Angelo Izzo – verbale 18.01.1984 reso al pm Vigna

Izzo dice: intendo rispondere. Desidero porre la seguente premessa alle dichiarazioni che intendo fare in quanto essa esplicita quale sia la mia posizione attuale. La mia decisione di dissociarmi in modo attivo dal mondo neofascista è scaturita da un lungo dibattito con alcuni amici nell’ambito del carcere di Ascoli, ma è anche frutto di una scelta individuale che mi ha portato a rivedere criticamente quelle che sono state le mie scelte umane e politiche.

Queste ultime scelte erano state causate da una visione borghese esasperata della vita che vedeva nella trasgressione, ogni tipo di trasgressione, l’unica possibilita’ di liberazione senza alcun rispetto delle esigenze degli altri che vedevo sempre e solo come nemici.

Oggi mi sono reso conto come tutto questo sia stato figlio di immaturità e ignoranza ed essendo “cresciuto” ho preso la decisione di distanziarmi in modo netto ed irrevocabile dal passato. Innanzi tutto, dopo aver ricevuto lettura delle dichiarazioni gia’ rese e che confermo, desidero aggiungere altri particolari relativi a discorsi fattimi da Freda in piu’ occasioni nel carcere di trani o in presenza del Concutelli e quindi riferiro’ anche di affermazioni fattemi da quest’ ultimo, o a quattr’ occhi.

Per quanto riguarda il Concutelli, come per quanto riguarda il Freda, mi limitero’, sapendo di dover dire la verita’, a riferire quanto essi mi hanno detto; se poi sia tutta la verita’ quella che mi diceva Concutelli io non so, dato che il Concutelli e’ un tipo con un carattere particolare.
Freda, dunque, in varie occasioni, mi dette dei particolari sul gruppo veneto e mi parlo’, fra l’ altro, di un personaggio che chiamava a volte “zio Otto” e a volte “ziotto” come fornitore dell’esplosivo servito sia per gli attentati ai treni che precedettero piazza Fontana, sia per lo stesso attentato di piazza Fontana.

carlomariamaggi

Adr: non mi dette altri particolari su questa persona.
Dr. E cioe’ chiestogli se Freda dette particolari sul tipo di esplosivo.
Izzo dice: io non sono uno che si intenda di esplosivi per cui se anche in ipotesi il Freda mi avesse parlato di tipi di esplosivi, il che non ricordo abbia fatto, non vi avrei focalizzato la memoria.
Izzo riprende: mi parlo’ anche, il Freda, di un medico, Maggi Carlo Maria descrivendolo come uno che propugnava ideologicamente i fatti di strage e dicendomi che aveva contatti con ambienti ordinovisti di Roma.

Il Freda contemporaneamente mi disse anche che il gruppo veneto aveva contatti con Delle Chiaie e con ambienti di Avanguardia Nazionale: ed anzi mi disse che la manovalanza per i fatti di Roma (altare della patria etc.) Era stata fornita da Avanguardia Nazionale. Mi preciso’ anche, il Freda, che pur non essendo tutte le persone che facevano capo all’ ambiente golpista (che lui riconduceva ad on, an e a certi settori del movimento sociale Italiano) che le stragi avrebbero dovuto fare da detonatore ad un determinato discorso golpista, purtuttavia fatti di strage erano universalmente accettati.
Mi parlo’, il Freda, anche di altri contatti suoi e del gruppo veneto: mi parlo’ di contatti con i fratelli De Felice, che lui definiva “pezzi grossi” fra i golpisti e, sia pure per cenni, di contatti con ambienti militari senza darmi troppe spiegazioni anche se mi pare che facesse riferimento all’ambiente militare di Verona. Mi parlo’ ancora, il Freda, di un nobile friulano, del quale non mi fece il nome, dicendomi che intorno a costui gravitava un ambiente più esoterico che politico, ma che, tuttavia, si trattava di elementi fanatici con un vero e proprio culto per la morte.
A Trani Freda manteneva buoni rapporti con un detenuto comune, Antonelli Alberto, che Freda doveva aver gia’ conosciuto a Novara.
Il Freda era per cosi’ dire affascinato dalla personalita’ di questo Antonelli che pur provenendo da famiglia nobile, era considerato un grosso rapinatore. Anche l’Antonelli da parte sua, era colpito dalla persona del Freda e l’Antonelli per diverso tempo stette in cella anche con me e Concutelli e latini. Il Freda aveva fatto dei progetti con l’ Antonelli e piu’ precisamente il Freda aveva dei progetti sull’Antonelli, nel senso di potersene servire per il suo gruppo come attore militare una volta che Antonelli fosse uscito dal carcere.

Freda

Di conseguenza il Freda parlò all’ Antonelli, in mia presenza, di un magistrato che avrebbe avuto possibilita’ di aiutarlo (di aiutare cioe’ l’Antonelli ad uscire dal carcere) in quanto tale magistrato era in qualche modo implicato nel gruppo veneto.

Si trattava di un magistrato di Verona o di Vicenza ora ben non ricordo di quale delle due città. Quando ho riferito il discorso di Freda allo Antonelli sul magistrato che poteva aiutare Antonelli a uscire dal carcere, intendo dire che il Freda si riferiva ad un aiuto processuale di tale magistrato.
Adr: Freda fece solo riferimento alla circostanza che questa persona era un magistrato e cioe’ non specificò che attribuzioni rivestiva e neppure se era della giudicante o del pm e parlo’ solo insomma di magistrato. In altra occasione Freda tornò sull’ argomento quando temeva che Ventura potesse essere estradato: diceva, allora, che il Ventura se parlava avrebbe potuto inguaiare una decina di persone fra cui anche gente di una certa importanza fra cui il magistrato.
Il Freda mi parlo’ anche di contatti assai stretti fra il suo gruppo e il gruppo milanese facente capo a Rognoni Giancarlo e a Gaggiano Nando detto “il barba”. Questi contatti di cui parlava Freda mi furono confermati da Bonazzi Edgardo che mi racconto’ – e lo aveva saputo da Azzi Nico – di un tentativo del gruppo milanese in accordo con Fachini di nascondere dei timer analoghi a quelli usati per piazza Fontana (Bonazzi disse dello stesso stock) in una villa di Feltrinelli in modo che poi fossero ritrovati dai carabinieri. Questo doveva servire a depistare. Altro tentativo di depistaggio, questo raccontatomi da Freda, sarebbe stato il fallito attentato sul treno in cui rimase ferito Azzi Nico, il quale insieme ai suoi complici, per ordine del Rognoni, avrebbe dovuto, sul treno, tenere un “atteggiamento da compagni”, con Lotta Continua aperta per leggere e simili, cosa che in effetti avvenne, in modo da far pensare che la matrice dello attentato fosse rossa.
Concutelli mi disse che le bombe a mano del gruppo milanese, usate per l’ omicidio dell’ agente Marino, tipo Srcm, facevano parte di uno stesso stock che Rognoni consegnò a Fachini, che a sua volta consegno’ in parte a Signorelli e si trattava di quelle bombe a mano, cosi’ diceva Concutelli, che erano state trovate anche in via dei Foraggi ove Concutelli fu arrestato. Concutelli aggiungeva che anche altra roba trovata in via dei Foraggi e per la precisione quella risalente al periodo bellico, (mi pare parlasse di un mitra tedesco e di pistola) provenivano sempre dalla medesima fonte. Sempre Concutelli aggiunse che Fachini e gli altri veneti avevano una incredibile quantita’ di armi murate e seppellite.
Freda mi ha anche raccontato che Fiore e Dimitri e Spedicato si recavano spesso a trovarlo durante il processo di Catanzaro, in aula e mi disse che gli regalarono, fra l’ altro, la runa di terza posizione d’ oro: questa runa di terza posizione veniva detta runa del lupo ed era diversa dalla runa di Avanguardia Nazionale.
Il Freda portava questa runa dentro un sacchettino – custodia, di velluto nero. A proposito di Fiore, Dimitri e Spedicato, Freda mi disse che li considerava una specie di suoi eredi: infatti, mi disse Freda, costoro mantenevano rapporti sia con ambienti di avanguardia sia con ambienti di ON e in particolare con i De Felice. Io ho saputo da Fioravanti Valerio che il Dimitri era in contatto diretto con Delle Chiaie Stefano a Parigi, e che il Dimitri aveva invitato piu’ volte sia il Fioravanti che altri ragazzi dell’ambiente romano a mettersi in contatto con avanguardia per un discorso più organico e vasto. Questi discorsi fattimi da Fioravanti e cioe’ i collegamenti fra Dimitri e avanguardia trovano conferma nell’ arresto del Dimitri stesso che, come dettomi da Nistri Roberto nel carcere di Ascoli (il Nistri era stato arrestato insieme al Dimitri a via Alessandria di Roma), al momento dello arresto aveva delle copie anzi delle bozze di articoli per la rivista Confidentiel, fra cui la bozza di un articolo sugli agenti del KGB in Italia: e questo mi ricorda un altro episodio, collegato a quell’ arresto, riferitomi dal Nistri e che è questo. Con loro fu arrestato anche tale Montani Alessandro, un ragazzo di terza posizione, al quale in questura di Roma venivano poste domande sugli agenti del KGB in Italia (con riferimento a quella bozza di cui ho detto) e lui cascava dalle nuvole.
Freda, parlandomi in particolare dei suoi rapporti con Fiore e Dimitri, mi diceva che voleva dare una specie di “imprimatur” a terza posizione in modo da farne il gruppo egemone di cui servirsi come manovalanza e disse di avere detto a Fiore e Dimitri di impossessarsi in qualunque modo di tutte le armi dei gruppi romani in modo da tenerli sotto controllo, ma i due dissero al Freda che non erano in grado di agire in quel modo. Ricordo che riferii di questo discorso del Freda, al tuti e lui replicò subito che la disposizione del Freda era una porcheria e che se armato fosse stato lui le armi non gliele avrebbero levate.
Nei confronti di Terza Posizione mi è stato riferito da Signorelli, a Rebibbia una quindicina di giorni fa, che anche lui, de felice e quelli vicini alle loro posizioni, avevano intenzione di ammettere gente all’ interno di terza posizione e contemporaneamente mi ha raccontato dei suoi incontri con Fiore e Adinolfi per tentare una unità operativa con taluni gruppi ex ordinovisti che a lui facevano capo. Tra l’ altro il Signorelli mi ha detto che Mangiameli Francesco era un suo uomo: di quest’ ultimo, da Concutelli, so che era il capo di AN in Sicilia. Ciò dimostra e di questo mi ha fatto capire anche Freda, che determinate persone, a livello ad esempio Signorelli, erano punti di riferimento sia di ON che di an e che certe diatribe interne fra i due gruppi rispondevano solo ad un gioco delle parti.
I rapporti fra ON e AN sono dimostrati anche dal racconto che Freda mi fece della fuga dal carcere di Catanzaro.
Freda mi disse che la fuga era stata organizzata da ex ordinovisti come calore e Fachini e gli fu proposto di trovar rifugio in veneto insieme a Cavallini Gilberto. Il Freda mi disse, ma mi sembro’ una scusa perche’ doveva aver gia’ in mente di lasciar l’ Italia quando evase, che non aveva accettato quella soluzione perche’ Cavallini secondo lui era un delinquente comune.

Freda mi disse che, scartata quella soluzione si era messo in contatto, una volta evaso, con vecchi elementi di an che avevano rapporti con la Ndrangheta: e allora dapprima era stato tenuto nascosto in Calabria, accenno’ ad una tenuta in campagna. Dopo diverso tempo era andato in Liguria per passare la frontiera fra Italia e la Francia. Ricordo che mi disse che prima di muoversi dalla Calabria, per vedere se le sue sembianze destavano sospetto, si era recato in un bar dove era conosciuto, un po’ travisato e nessuno lo aveva riconosciuto.
In Liguria, mi disse Freda, era stato ospitato in una casa che era nella disponibilità di malavitosi calabresi, casa nella quale viveva arrivare un sequestrato o un sequestrato era stato tenuto. Poi, disse Freda, aveva attraversato a piedi il confine fra l’ Italia e la Francia e a questo proposito rammento un particolare del suo racconto. Chi lo accompagnava non lo aveva avvertito che doveva fare un pezzo di strada un po’ impegnativa a piedi e quindi lui era calzato con mocassini e si lamentava di ciò. Freda mi disse che Ventura era stato aiutato anche lui da Fachini per allontanarsi dai confini, e dopo dovette arrangiarsi da se’ perché aveva perso stima nello ambiente. Freda piu’ volte mi disse che Ventura era personaggio di secondo piano. Riferisco ora quel che mi fu detto sia da Concutelli che da Freda circa il sequestro Mariano: Freda, a proposito del sequestro Mariano, negava nei colloqui con me e Concutelli, di essere l’organizzatore del sequestro Mariano e diceva che quello di Taranto, il Martinesi, aveva millantato il nome di esso Freda: tuttavia il Freda ammetteva di esser stato al corrente del sequestro.
Il Concutelli diceva di essere stato convinto al sequestro dal Signorelli il quale gli aveva detto che tutto era guidato da Freda e che solo per questa garanzia egli si era impegnato nel sequestro. Posso dire che Freda e Concutelli traevano argomento da questa diversa impostazione per parlare con parole dure del Signorelli che veniva definito “il goliarda” o “chitarrella”, cioe’ buono solo a suonar la chitarra. Concutelli diceva che il sequestro all’ inizio era stato mal gestito, che lui quando era intervenuto aveva dovuto risolvere tutti i problemi anche logistici e allora su individuazione di Signorelli si era recato sul luogo ove era il sequestrato si era poi avvalso dell’ aiuto di un ragazzo palermitano del suo gruppo del quale fece il nome come Davide. A dimostrazione di come era mal condotto il sequestro Concutelli disse che, quando era arrivato col Davide in Puglia e aveva preso alloggio in una pensione, il Martinesi aveva loro chiesto se volevano due donne per passare la nottata. Il Concutelli aveva rifiutato e diceva che questa proposta del Martinesi dimostrava la poca serieta’ posta nel condurre il sequestro. Concutelli diceva che era stato lui ad imporsi per far liberare il mariano perche’ il Martinesi e gli altri parlavano addirittura di eliminarlo: questo perche’ loro avevano commesso degli errori imperdonabili durante la gestione del sequestro, dando al mariano la possibilita’ di eventualmente portare prove contro i sequestratori. Costoro non avevano avuto il coraggio di palesare al Concutelli fino a che punto avevano male agito e allora dicevano che era meglio non rilasciare il mariano ma eliminarlo. Concutelli, cosi’ diceva lui, aveva invece detto che andava liberato e così avvenne. Concutelli diceva di essersi preso quasi a forza, essendogli altri riluttanti a dar danaro, cento milioni che erano, così diceva, più della parte che gli sarebbe dovuta spettare secondo i patti e diceva che poi questi denari erano finiti nelle mani di Signorelli.
ADr: Concutelli e Freda non parlavano di implicazioni dell’ onorevole Manco nel sequestro e anzi, così dicevano loro, la implicazione del manco era dovuta ad una specie di rivalsa del Martinesi il quale si lamentava del modo in cui manco lo aveva difeso.
Freda mi disse che sapeva che il Martinesi ammesso ai colloqui con i familiari, aveva loro detto di scegliere se preferivano che lui si dichiarasse delinquente politico o se preferivano che si facesse passare come comune sequestratore e aveva fatto in questo colloquio coi familiari un po’ di scena.
Mi ricordo che nel carcere di Sulmona conobbi un altro imputato del sequestro Mariano, a nome Costantini e con lui si torno’ sul discorso del Manco e anche il Costantini coi suoi discorsi fece intendere che ce l’ avevano un po’ col manco per il fatto della difesa. Concutelli mi disse che tornato a Roma dopo il sequestro, dopo pochi giorni, al bar del tennis da lui frequentato, si presentarono il Carmassi e il fini che non sapevano cosa fare e lui li mando’ in spagna. Riferisco ora a proposito di Giannettini che io ho conosciuto nel carcere di trani. Il Giannettini era stato in precedenza nel carcere di Nuoro ove era stato protetto in varie occasioni da tuti e Bonazzi che gli avevano parlato bene di me.
Quando arrivo’ a trani, dato che era mal visto a causa della sua posizione, come era malvisto anche a Nuoro, egli fece riferimento a me anche perche’ a Nuoro era corsa voce che Concutelli parlasse male di lui in maniera minacciosa. E infatti rammento’ che li’ a Trani la prima volta che giunsero insieme a Freda e Giannettini, il Freda entrò a parlare da solo con Concutelli chiedendogli come favore personale quello di non molestare il Giannettini. Il Giannettini era un tipo abbastanza chiuso, restio ad aprirsi e praticamente li’ a Trani aveva legato solo con me e insieme si andava all’ aria. Il Giannettini mi disse che effettivamente Freda era una sua fonte informativa ai tempi in cui esso Giannettini lavorava per il SID.
Con me il Giannettini diceva che il Freda lo informava solo sui compagni e cioè sulla sinistra. Il Giannettini con me si dichiarava estraneo ai fatti addebitategli e sosteneva che il suo coinvolgimento era dovuto solo a una sua conoscenza marginale di quegli ambienti e che era stato messo male da Ventura e cioè tirato in mezzo da Ventura che aveva fatto il polverone. Giannettini diceva che era stata molto montata la questione relativa alla sua copertura come agente del Sid e che questo in realta’ era un falso problema, creatosi perche’ nessuno voleva assumersi la responsabilita’ in prima persona della sua copertura come agente del Sid e che sarebbe bastato che un generale avesse detto che lo si era voluto coprire perché era un agente e i nomi degli agenti non rivelano, e allora tutto si sarebbe sgonfiato. Tuttavia Giannettini mi disse qualcosa che sapeva: egli cioe’ mi confermo’ che Pozzan era il numero uno del gruppo veneto, anche se Giannettini era un po’ arrabbiato a causa dell’ attacco che Pozzan aveva fatto che in fondo Pozzan era stato mantenuto in spagna da Delle Chiaie. In sostanza diceva Giannettini, che non si sputa nel piatto dove si e’ mangiato. Ho in mente qualche altro particolare su Giannettini ma ora non mi viene in mente: se mi verra’ lo diro’. Parlo ora del tentativo di omicidio deciso da Fioravanti Valerio nei confronti di Fachini Massimiliano: i fatti che ora dirò mi sono stati raccontati da Fioravanti Valerio e confermati dal Cavallini. Dopo l’ omicidio del dr Amato Mario, Cavallini ando’ in veneto o meglio tornò in veneto dove normalmente risiedeva e dove in passato aveva avuto rapporti stretti col gruppo di Fachini.

STRAGE BOLOGNA: FIORAVANTI E GELLI INEDITI IN DOCUMENTARIO
Il Fioravanti Valerio disse al Cavallini quando entrarono in rapporto fra loro, di troncare i rapporti col veneto e in particolare col Fachini Massimiliano. Il Cavallini diradò i rapporti e anzi ufficialmente li tronco’. Venne pero’, come lo stesso Cavallini mi ha detto, contattato dal Fachini che gli chiese due passaporti.
Cavallini mi disse che questa richiesta gli aveva fatto pensare che Fachini volesse mettersi in contatto con Delle Chiaie.
Cavallini, così mi disse, non racconto’ al Fioravanti della richiesta dei due passaporti o almeno non gliela disse tutta, ma accenno’ a Fioravanti il suo malumore nei confronti di Fachini.
Fioravanti che gia’ per suo conto era prevenuto nei confronti dei “vecchi” disse allora a Cavallini di eliminare Fachini.
Cavallini, così mi raccontò lui, andò a Padova e dapprima andò in una casa dove stava la madre di Fachini o dove comunque la madre era stata, pensando di trovare in uno scantinato delle armi delle quali intendeva appropriarsi prima di eliminare il Fachini.
Rammento un particolare: disse Cavallini che per poter entrare nell’ edificio aveva approfittato del fatto che era giunta una signora che doveva entrare nello stabile e per guadagnare tempo lui si fece cadere dei gettoni a terra. Però nello scantinato non trovò nulla. Mi pare che il Cavallini mi dicesse che questo stabile era quello il cui portinaio, anni passati, era stato gettato o caduto dalle scale. Poi il Cavallini, così lui disse, si era recato a casa del Fachini e precisamente nel garage per tendergli un agguato, ma aveva visto che nessuno veniva e cioe’ che Fachini non si faceva vivo e allora era venuto a sapere che Fachini si era recato in roulotte a Santa Maria di Leuca in campeggio. A questo proposito dico che Signorelli mi ha detto che in quel tempo Fachini tornando da Santa Maria di Leuca in roulotte si era fermato in campagna da Signorelli.
Il Cavallini saputo che Fachini era al sud aveva allora raggiunto Roma per poi proseguire.
Cavallini mi disse che poi non era piu’ andato al sud per eliminare Fachini per una serie di contrattempi fra cui un aspro litigio con Ciavardini che aveva prima fatto parte del gruppo di Valerio e che a seguito di questo litigio si era distaccato.
Valerio mi ha detto che queste affermazioni del Cavallini circa la mancata partenza per il sud per eliminare Fachini gli parevano una scusa. Rammento a proposito del Cavallini che una volta io chiesi al Signorelli se sapeva nulla di attriti fra Cavallini e Fachini e il Signorelli mi disse di sì, aggiungendo pero’ che Cavallini ci teneva troppo alla sua famiglia per prendere iniziative contro Fachini. A rilettura del verbale Izzo dice: innanzi tutto preciso che Concutelli riferendosi al Mangiameli non disse che era il capo di AN in Sicilia, ma uno dei capi. Debbo poi aggiungere che Adinolfi Gabriele era mio intimo amico prima che io venissi arrestato: egli ufficialmente militava nel fronte studentesco, ma era inserito in AN. Mi sono poi ricordato di quell’ altra cosa relativa a Giannettini che prima non mi veniva in mente. E la cosa e’ questa.
Giannettini diceva che la copertura e la conseguente fuga dalla Italia per la spagna di Pozzan e il conseguente contatto con Delle Chiaie rientravano in una faida fra SID e Affari Riservati nel senso che il SID lo aveva portato in Spagna, ma li’ lo aveva messo nelle mani di Delle Chiaie che era uomo degli affari riservati e cio’ per coinvolgere gli affari riservati nell’ inchiesta sulla strage di piazza Fontana.
Giannettini faceva anche riferimento alla storia del mitra scomparso dal ministero degli interni e diceva che vi era stata una specie di balletto fra affari riservati da un lato e SID dall’ altro per vedere di ritrovare questo mitra, gli uni per coprire l’ avvenuto ingresso nel ministero e gli altri per dimostrare che c’ era stato.
Giannettini diceva che an un successo lo aveva ottenuto riuscendo a creare anche attraverso una abile campagna di stampa l’ opinione che il golpe del 701200 fosse una burletta.
A questa punto essendo le ore 20 il verbale viene sospeso e fissata per la prosecuzione dell’ esame la giornata di domani 840119 alle ore 9.