Piero Egisto Casalone – dichiarazioni 11.03.1994

Chiestomi di approfondire le mie dichiarazioni relative al primo incontro che ho avuto con Gelli; quello avvenuto nel pistoiese, nel corso della guerra partigiana, ricordo che nel primo pomeriggio di un giorno di settembre del 1944 alcuni miei partigiani sorpresero il Gelli alla guida di una pattuglia di militari sudafricani. Volevano passarlo per le armi in quanto a loro risultava appartenente alla repubblica sociale. Mi opposi a questa esecuzione sommaria. Rettifico la verbalizzazione sul punto della mia deposizione in data 9 febbraio, nel senso che io no sapevo di nessuna benemerenza del Gelli nei riguardi dei partigiani. Impedii l’esecuzione solo perche’ la ritenevo contraria a principi di umanità e di giustizia. Per noi la guerra era finita. Adr: io ero il comandante militare della formazione Fantacci Ubaldo. Il responsabile politico era invece Ciantelli Attilio. Non mi risulta che questi abbia avuto rapporti con Gelli, neppure successivamente alla fine della guerra.

Adr: conosco il Corsini ex sindaco di Pistoia. Anche lui era stato partigiano – faceva parte del comitato di liberazione pistoiese assieme a Carobbi Italo ed ad altri ed era affiliato alla massoneria di Palazzo Giustiniani. In una prima fase fu ostile al Gelli in modo che definisco feroce. Lo aveva addirittura condannato a morte. In un secondo tempo, invece, i suoi rapporti con Gelli migliorarono. Non ne conosco la ragione. Segnalo che in tema di rapporti di Gelli con personaggi del pc pistoiese è stato aggetto a suo tempo di una polemica giornalistica fra lo storico Risaliti Renato e il Piazzesi, all’ epoca direttore del quotidiano la nazione.

Adr: ho conosciuto anche il Carobbi, cioe’ colui che rilasciò al Gelli un attestato di benemerenza partigiana. Anzi il Carobbi rilascio’ al Gelli due attestati di questo genere, uno subito dopo la guerra ed un altro in epoca molto successiva – non ricordo esattamente quando – che gli venne richiesta per conto del Gelli datale Gori Osvaldo.

Adr: ribadisco di non avere conosciuto ne’ il Fedi ne’ il Ducceschi e di non sapere nulla per mia conoscenza diretta sulle cause che determinarono la loro morte. Il Mannucci Benincasa mi ha chiesto tante volte notizie su Fedi e Ducceschi. Rivangava continuamente il passato, ma non fui in grado di dargli indicazioni. Ricordo che il Mannucci chiedeva notizie sulla morte dei due anche a due storici pistoiesi, il professor Risaliti renato e il professor Petracchi Giorgio.

Adr: ho conoscenza dell’ informativa cosiddetta Cominform per averne appreso dalla stampa. Ho sempre ritenuto che il Gelli avesse importanti rapporti con la Romania. Cio’ fra l’ altro perche’ una ditta di Montecatini, operante nel settore dell’abbigliamento come d’ altra parte era la Lebole anzi la giole, facevano confezionare appunto in Romania i capi d’ abbigliamento. La ditta a cui mi riferisco e la Inco di Montecatini i cui proprietari, pur negandolo, erano legati a Gelli, almeno da quello che io riuscii a capire . Non so dire se egli avesse rapporti con Ceaucescu. So pero’ che sia lui che quelli della Inco incontrarono governanti e alti funzionari rumeni ospitandoli nelle loro foresterie.

Adr: anzi spontaneamente dico che la fortuna del Gelli è stata creata dal Salvini che gli ha dato la responsabilita’ di rapporti fra la massoneria italiana e quella sudamericana. Fu cosi’ che il Gelli conobbe Peron ed alte personalita’ sudamericane, fra i quali il generale Massera e Videla.

Adr: dopo l’ episodio che ho riferito, circa un anno dopo, rividi il Gelli a Pistoia. A quel tempo vendeva macchine da scrivere. Successivamente sentii parlare di lui dal dottor Bernardini gran maestro della loggia Ricasoli Bettino. Successivamente lo incontrai nuovamente a Castel Fibocchi e a Milano nelle circostanze che ho gia’ riferito nel precedente esame.

Adr: ho conosciuto il generale Picchiotti vice comandante dell’ Arma. Il Picchiotti mi riferi’ che nel periodo in cui Andreotti fu Presidente del Consiglio, non ricordo in quali anni, lui e Gelli si recavano con regolarita’ a fargli visita a Roma. Gli incontri avvenivano a Palazzo Chigi ed il Picchiotti non partecipava ai colloqui tra Andreotti e Gelli e restava in anticamera.

Adr: circa Scripilliti so solo che circolava la voce che era stato fucilato dai gap. Di cio’ ha scritto parecchio il prof. Risaliti.

Adr: sono entrato nella loggia Ricasoli nel 1974 o 1975. Circa la mia permanenza in massoneria confermo le dichiarazioni rese nel mio precedente verbale.

Adr: non ho mai sentito nominare la loggia “Risorgimento”.

Adr: per quanto ne so tutti i militari che volevano iscriversi alla massoneria venivano affiliati d’ ufficio al P2. Nulla so di altre logge riservate ai militari.

Adr: nulla so della struttura denominata “Gladio” o di altre strutture analoghe.

Adr: confermo che conobbi il Mannucci verso il 1979 – 1980 presentatomi da generale Palumbo. Ci si vedeva frequentemente, circa due volte al mese. Il Mannucci con me non ha mai trattato argomenti attinenti alle indagini sulla strage del 800802.

Adr: non mi risulta che il Mannucci fosse massone, ne’ so se fosse o meno legato al Viezzer. Mi risulta in vece che scriveva veline contrarie a Gelli.

Adr: il Mannucci era anti comunista ed era protetto dal generale Palumbo. Mannucci voleva dimostrare che Gelli era al servizio dei paesi dell’ est e che era una persona poco per bene. Spontaneamente dico che il Mannucci mi disse piu’ volte che aveva una paura fisica del Gelli.

Adr: sono stato allontanato dal servizio dal generale Notarnicola, probabilmente perche’ ero ritenuto legato al vecchio staff di Santovito. Come ho gia’ detto nel precedente verbale io avevo avuto rapporti con Santovito, con Musumeci, Belmonte ed anche con pazienza che ho visto presso la direzione del Sismi, ove si muoveva con dimestichezza. Chiesi chi fosse e mi fu detto che era un parente di Santovito. Peraltro con il pazienza non ho mai parlato. Ho conosciuto il colonnello D’Eliseo che si occupava dei voli della compagnia aerea del servizio. Ho conosciuto il capitano Artinghelli che era addetto alla segreteria del direttore del servizio.

Adr: durante il periodo in cui frequentavo questi ambienti del Sismi non ho mai sentito alcuno parlare della strage di Ustica. Non ne ho sentito nemmeno parlare dal Mannucci. Non sono mai stato nella sede del centro di Firenze, ne’ tantomeno in altre sedi coperte di quel centro. Sono stato piu’ volte, come ho gia’ detto nel precedente verbale, nella sede centrale del servizio in via XX settembre.

Adr: il professor Oggioni, persona che non ho mai conosciuto personalmente, da notizie raccolte in ambiente massonico mi risulta molto legato al Gelli, col quale aveva interessi in America latina.

Adr: sono amico del generale Bittoni, che credo sia ancora in vita. In merito alle notizie da lui ricevute dell’ ammiraglio Birindelli circa la strage dell’ Italicus non so nulla. Il Bittoni non mi ha mai parlato di questo argomento. Il Bittoni gia’ prima della perquisizione di Villa Wanda parlava malissimo di Gelli e diceva che non voleva sapere piu’ nulla della P2. Questo atteggiamento, probabilmente, è conseguente al fatto che il Gelli non lo aveva accontentato in qualche sua richiesta.

Adr: ho incontrato il Pazienza nei locali della direzione del servizio negli anni 1979 – 1980. Spontaneamente ricordo, con riferimento al Musumeci, che questi, non venne promosso al grado di generale di brigata. Si mise allora ad  inveire contro il generale De Sena che riteneva responsabile della sua mancata promozione. Musumeci diceva anche, in quell’ occasione, che lui era della P2 e che gliel’ avrebbe fatta pagare. Successivamente, invece, il Musumeci ha negato, nel corso delle varie inchieste sulle P2, di avere fatto parte di detta loggia. Spontaneamente faccio presente che circa un mese prima del sequestro degli elenchi della P2 alla Giole, o a Villa Wanda, il Salvini mi disse che di li’ a poco sarebbe successo qualcosa di sconvolgente. Sono sempre stato convinto che tutta l’ operazione del sequestro degli archivi fosse stata pilotata dal Gelli, ma che comunque qualcosa, alla fine, non e’ andata come previsto. Tra l’ altro mancherebbero, secondo voci che ho raccolto, alcuni nomi di “compagni”. Ricordo che il generale Picchiotti diceva che mancavano nomi di comunisti che egli stesso aveva iniziato. Il generale Palumbo ha piu’ volte invitato Picchiotti a fare quei nomi, essendo la cosa di estrema utilita’, ma Picchiotti si rifiuto’ categoricamente affermando che non poteva farlo perche’ sarebbe stato fuori d’ ogni regola massonica.

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