Luciano Franci – dichiarazioni 18.12.1986 rese al GI Grassi

-Franci Luciano, in altri atti generalizzato, il quale viene sentito ai sensi dell’ art 348 bis cpp.

Sono rimasto sconvolto dalla condanna all’ ergastolo che oggi ho riportato e che ritengo ingiusta poiche’ con l’ Italicus non c’entro nulla. Ho deciso quindi di dire cose di mia conoscenza delle quali finora non ho parlato nella speranza che cio’ possa essere utile a portare un contributo al chiarimento della mia posizione, nonche’ alle indagini relative al procedimento che lei tratta. Spontaneamente quindi dichiaro che prima di militare nel MSI di Arezzo ero stato iscritto alla DC. Per tale motivo ero guardato con diffidenza dagli altri del MSI e per lungo tempo sono rimasto all’ oscuro dei loro disegni politici. Ricordo che, su iniziativa di Batani, il gruppo del MSI di Arezzo stabili’ stretti contatti con ON. Preciso che non so se l’ intero gruppo abbia seguito il Batani in questa scelta politica. Certo e’ che il Batani ebbe contatti con ON di Perugia. Dico questo anche perche’ ricordo un episodio del quale sino ad ora non ho mai parlato.

Si da’ atto che alle ore 19,45 si allontana il dr Murgolo.

Ricordo infatti che il Batani mi chiese di accompagnarlo in un giro in Umbria. Con noi c’ era anche il Cauchi ed andammo insieme a Passignano, quindi a Perugia. Ci recammo infine a Ponte Felcino ove incontrammo tre persone che solo piu’ tardi seppi che erano i fratelli Castori ed il Gubbini. Questi tre si misero in disparte assieme al Batani e al Cauchi. I cinque erano sulla macchina con le portiere aperte ed io mi trovavo a qualche metro di distanza. Sentii che parlavano di me e in particolare sentii che dicevano che lavoravo alle poste in ferrovia a Firenze. Aggiungo che percepii la frase seguente “.. Visto e preso, e’ il tipo adatto …” e ritenni tale frase riferita alla mia persona. L’episodio lo colloco in epoca antecedente all’attentato di Moiano.

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Ho riflettuto a lungo su questo episodio e sono arrivato a considerarlo l’ inizio del mio inconsapevole coinvolgimento in fatti che non ho commesso. Voglio aggiungere che il Batani, non ricordo esattamente quando, ma sempre nello stesso periodo, mi porto’ a Lucca ad una riunione che si svolgeva in una casa del centro storico, mi pare fosse palazzo Guinici. Fu in occasione di questa riunione che conobbi Tuti e Affatigato che vennero presentati da Batani.

Ricordo che c’ erano anche i fratelli Castori e qualcun altro di Perugia. In tutto partecipavano alla riunione una decina di persone tra cui alcuni della val di Nievole dei quali non ricordo i nomi ed altri di Pisa. C’era pure un certo Rossi Mario, mi pare di Pisa, il cui nome mi e’ rimasto impresso perche’ successivamente venni a sapere che si era suicidato. Certamente fra i partecipanti c’era anche il Tomei. Aggiungo che c’ era anche il Cauchi, il quale aveva fatto il viaggio assieme a me e al Batani. Ricordo che nella riunione Affatigato aveva assunto un ruolo di spicco. Vi prego di aiutarmi nel procedere nella esposizione dei fatti a mia conoscenza. Mi e’ difficile organizzare i miei ricordi e prego l’ ufficio di farmi delle domande.
Adr: interrogato in merito al rapimento a Siena del Brogi, preciso che non si tratto’ di un rapimento. Il Brogi doveva dei soldi a Rossi, il quale glieli aveva dati poiche’ la ragazza del Brogi ne aveva bisogno per delle cure mediche, cio’ almeno mi venne detto dal Batani o dal Cauchi. Comunque sia io, il Cauchi e il Donati ci recammo a Siena per incontrare Brogi e riscuotere il credito di Rossi. Mi pare che il Brogi fosse allora latitante. Lo attendemmo sotto casa di tale Pocci, dove aveva un recapito, una volta incontratolo inizio’ una discussione tra lui e il Cauchi imperniata sulla restituzione dei soldi. Ad un certo punto salimmo tutti in macchina e la discussione prosegui’. Ricordo che venimmo fermati dalla polizia stradale che ci fece una multa. Ci fermammo quindi in una stradina buia. Io e la Sanna (che era venuta con noi) ed il Donati scendemmo dalla macchina ed ebbi modo di notare che il Brogi, rimasto sul veicolo col Cauchi, stava scrivendo qualcosa su un pezzo di carta. Non so quale fosse il contenuto di questo scritto.
A proposito del Brogi preciso che questa persona non mi ha mai convinto. Si presentava, comunque, come particolarmente competente in materia di esplosivo.

Adr: interrogato in merito ai fatti trattati nel procedimento di Arezzo conclusosi con la mia condanna a 17 anni di carcere, dichiaro che nella chiesa abbandonata l’esplosivo era stato portato da me e da Gallastroni. Anche il Morelli sapeva che c’era dell’ esplosivo nascosto in quella localita’. Questo esplosivo era parte di una partita di esplosivo che in precedenza avevo rubato in una cava della val di Chiana assieme al Pera e all’ Affatigato. Si trattava di circa 200 kg.. Per il furto il Pera e Affatigato usarono la 128 bianca di Tuti, cosi’ almeno mi pare. Pera e Affatigato trattenerono per se’ piu’ della meta’ di questo esplosivo. L’ esplosivo rubato lo portammo a casa della Luddi, la quale non era al corrente di tutto questo, e quindi fu diviso.
Non corrispondono a verità le dichiarazioni rese da me in passato tese a scagionare la Luddi. All’ epoca di questi fatti io ero ben disponibile a fare attentati dimostrativi ad esempio contro centraline elettriche, cabine telefoniche o cose simili. Ad esempio ero perfettamente d’accordo ad eseguire un attentato contro la camera di Commercio di Arezzo che sarebbe stato particolarmente vistoso anche se incruento. L’ idea di questo attentato fu del Tuti, o meglio fu di Del Dottore e fu sviluppata dal Tuti il quale ne sottolineò la portata politica poiche’ l’obiettivo rappresentava un centro di potere economico e di controllo dei prezzi al consumo. Avevo gia’ pronto il volantino di rivendica che avevo affidato al Malentacchi. Quanto all’ attentato di Rigutino so che venne effettuato da del Dottore con esplosivo che gli era stato dato dal dr Luongo il quale intendeva cosi’ usare Del Dottore in funzione di provocatore per arrivare ad individuare il gruppo degli attentatori.

Tutto cio’ mi è stato detto in carcere dal Batani e dovrebbe risultare in un verbale di Del Dottore agli atti del processo Italicus. Quanto all’attentato di Terontola, voglio far presente che avevo consigliato il Gallastroni di far saltare una centralina elettrica della ferrovia in prossimita’ di Rigutino. Tale attentato avrebbe fermato la circolazione dei treni, ma non avrebbe potuto in alcun modo produrre delle vittime o lesionare i binari. Avevo notato che dall’ esplosivo custodito nella chiesa ne mancava una parte.

Rilevai cio’ prima del mio arresto, pochi minuti prima. Allorche’ avvenne l’ attentato di Terontola andai a parlare al Gallastroni e gli chiesi se era stato lui a commettere l’ attentato. Rispose no. Ero preoccupato per quell’ attentato perche’ temevo fosse stato commesso col mio esplosivo. A fronte dei miei timori il Gallastroni mi fece una risatina.

Adr: l’esplosivo dell’ Alpe di Poti non era roba mia, era di Del Dottore che l’ aveva ricevuto dal Batani. Mi pare che cio’ mi sia stato detto dal Batani stesso.

Adr: interrogato in merito alle dichiarazioni da me rese nel confronto avuto col Batani innanzi al dr Vigna e al dr Pappalardo, ricordo che tali dichiarazioni trassero origine da una conversazione avuta col Batani nel carcere di Bologna, ove mi trovai ristretto assieme ad alcuni imputati del processo ad Ordine Nero. Il Batani mi disse che, se volevo evitare possibili trasferimenti a me sgraditi, avrei potuto parlare di alcuni argomenti che poi lui avrebbe pensato a sviluppare. Mi limitai, nel corso del confronto, a dire tutto quello che mi aveva detto il Batani. Ricevo lettura delle dichiarazioni da me rese nel corso di tale atto e confermo che furono tutte suggerite dal Batani. In epoca successiva in carcere, subii delle pressioni da parte del Tuti e del Concutelli che mi accusavano di avere messo i gruppi di destra in relazione con la P2 ed è a seguito di tali pressioni che scrissi la lettera, anzi il memoriale, indirizzato al Tuti che, in copia venne poi sequestrata presso di me allorche’ mi trovavo in carcere, mi pare, a Massa. Il Batani, comunque, sapeva quello che diceva e sono convinto che sappia molto di piu’.

Adr: il Cauchi ed il Batani mi hanno detto che incontravano il Graziani a Perugia. Batani, inoltre, mi disse, una volta, che doveva recarsi a Siena ad incontrare il Graziani. Lo incontrai ad Arezzo al suo ritorno ed aveva con se dei manifesti e dei giornali di ON.

L’ episodio e’ avvenuto mentre a Roma era in corso il processo contro on. I gruppi di ON a Perugia, di Lucca e della val di Nievole erano in stretto contatto tra loro. A Lucca c’ erano Affatigato, il Tomei, Ercolini ed altri che fra l’ altro erano in contatto con gente di Pisa e di Livorno. A Perugia c’ era Gubbini i fratelli Castori e molti altri. Ricordo che un ordinovista perugino si trasferi’ a Roma dove apri’ una boutique insieme alla moglie perche’ a Perugia l’ambiente era cambiato e si stavano creando delle situazioni estremamente pericolose. Tutte queste notizie le ho avute dal Batani.

Adr: io non ho partecipato alla riunione della Verniana perche’ non ero stato invitato. Sono certo, tuttavia, che a tale riunione fossero presenti il Gubbini e i fratelli Castori. Anche questo mi e’ stato riferito dal Batani ed anche il Cauchi mi confermo’ la circostanza. A questo punto il Franci, spontaneamente, riferisce le circostanze seguenti:

-Batani e Cauchi avevano contatti in Abruzzo e nelle Marche. Avevano contatti a Giulianova ad Ancona ed entrambi erano stati due volte a Montesilvano, mi pare assieme anche ad Bellini Elena;

-il Batani, che lo conosceva bene, mi ha detto che il Benardelli era nel giro degli attentati, e che aveva contatti con gente del nord. Cio’ me lo disse il Batani nel carcere a Bologna. Allorche’ nel 1977 fui all’ Asinara assieme ad Azzi, cercando di saperne di piu’ gli chiesi notizie sul Benardelli. Il Batani, infatti mi aveva detto che il Benardelli era in relazione con dei milanesi e ritenevo che l’Azzi potesse fornirmi qualche altra delucidazione. Azzi mi disse che Benardelli conosceva gente di Perugia. Allorche’ mi trovai in carcere con lo Zani a Novara, riaprii anche con lui il discorso di Benardelli lo Zani mi disse che sapeva molte cose, ma che non era sua intenzione parlare. Disse anche che se avesse potuto ottenerne qualche tornaconto – che individuava in un trattamento di favore per la Cogolli – avrebbe potuto fare un discorso importante anche sulla strage dell’ Italicus.

Adr: questo colloquio con lo Zani ebbe luogo dopo che gli era stato contestato l’ omicidio di Mennucci Mauro.

Adr: ritengo che Cauchi e Batani abbiano conosciuto Benardelli. Dopo che l’ ufficio mi ha precisato che questi ha abitato a Lanciano, ricordo che i due si recarono in questa localita’ per incontrare Benardelli. A proposito di questa persona ricordo altresi’ che qualcuno mi ha detto che dovrebbe essere implicato in qualche attentato ai treni avvenuto dalle sue parti. Invitato a precisare la fonte di tale notizie, dichiaro che mi fu data sia dall’ Azzi sia da Zani;

-la notte dell’ attentato all’ Italicus, mentre mi trovavo nella stazione di Firenze a fare il mio lavoro vidi un tale che conoscevo e che stava correndo provenendo dal binario 11: si trattava di tale La Manna persona che avevo gia’ conosciuto a Firenze alla sede del MSI ove mi ero recato con Batani in una data che non so precisare. Questo La Manna lo avevo rivisto in stazione a Firenze altre volte poiche’ veniva la notte a comprare il giornale. Non so quanto rilevante sia questa circostanza, certo e’ un fatto su cui ho riflettuto a lungo;

-se vorra’ controllare il registro dell’ albergo Locarno sequestrato nel corso del processo per l’ Italicus, potra’ constatare che al tempo in cui affioro’ la cosiddetta pista dell’albergo Locarno era alloggiato nell’ albergo suddetto tale Guazzaroni che divideva la stanza con tre arabi. Faccio presente inoltre di non avere mai evidenziato questa circostanza nel corso del processo poiche’ il Tuti mi aveva intimato di non parlare assolutamente, che, altrimenti, avrebbe rivendicato pubblicamente l’ attentato dell’Italicus. Questo perche’, nella logica del Tuti non dovevo fornire alla giustizia la benche’ minima forma di collaborazione.
Prendo atto che l’ atteggiamento del Tuti puo’ apparire singolare, ma le cose sono andate proprio come ho detto;

-il maresciallo Cherubini aveva rapporti con il Batani e il Cauchi. Ricordo che questi ultimi, su sollecitazione del Cherubini organizzarono un’ irruzione nella presunta sede di stella rossa di Lucignano. Lo so perche’ partecipai io stesso a quell’ operazione. Facemmo irruzione, armi alla mano, in una casa colonica situata tra Bettolle e Lucignano, dove non trovammo nessuno;

-nel novembre del 1974 il Tuti mi diede parte delle sue armi: una carabina, un mitra Thompson, una pistola calibro 22 o una carabina dello stesso calibro. Ricordo poi in altra circostanza andai a prendere una mitragliatrice mg a casa del Tuti e la portai a Raggiolo. Da qui poi la portai al Tuti che poi la diede al lucchesi.

Questa mg venne poi usata in una rapina commessa da Affatigato Marco in un epoca che non so precisare. Quest’ ultima notizia mi venne data dal Tuti. In un’ altra circostanza infine per conto del Tuti andai a ritirare delle armi presso tale Manetti che faceva il postino a marina di Pisa. Ero accompagnato da Donati Luca e durante il viaggio restammo senza benzina cosicche’ fummo costretti a prelevarne, aspirandola con una canna gialla, dal serbatoio di un paio di macchine. Il Manetti ci consegno’ delle armi, ricordo in particolare delle bombe a mano che erano dei lucchesi. Io le ho portate ad Arezzo e quindi le ho date a Tuti. Il Tuti, poi, le riporto’ ai lucchesi. Non ho mai capito il senso di questa operazione. A questo punto sono le ore 23.45 e l’ atto viene sospeso.

Prima della chiusura del verbale l’ ufficio chiede al Franci se conoscesse Esposti Giancarlo. Il Franci dichiara di non averlo mai conosciuto personalmente e fa presente, richiesto se sappia di qualche progetto di uccisione del maresciallo dei carabinieri che aveva ucciso l’ Esposti a Pian di Rascino, di avere appreso che qualcuno di Perugia coltivava tal progetto. Fa presente di averlo appreso da Batani. Dichiara inoltre che i perugini sapevano dove trovare questo maresciallo perche’ erano state fornite in proposito delle indicazioni da qualcuno che risiedeva in Abruzzo o nelle Marche.

In sede di rilettura il Franci fa presente che La Manna da lui menzionato nell’ interrogatorio appartiene a AN. Ricordo, dichiara, che cio’ mi e’ stato detto da Mingrone Stefano mentre ci trovavamo assieme al carcere delle Murate. Preciso poi che alla riunione di Lucca deve avere partecipato anche tale Pecoriello che so aver successivamente fornito qualche collaborazione alla giustizia.

Sono le ore 24.05 e viene sospeso l’ atto.

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