Giancarlo Rognoni – verbale 09.10.1991 giudice Salvini

Prendo atto che sono altresi’ indiziato dei reati di cui agli articoli 110 cp, 2, 4 e 6 legge 671002 nr 895 e 110, 635 cp, in relazione all’ attentato con la collocazione di cariche esplosive “Nitrex – cava” avvenuto in data 730301 in danno della “Coop italiana” di Bollate.

Prendo altresi’ atto che sono indiziato dei reati di cui agli articoli 2 e 4 della medesima legge per avere detenuto e portato un numero rilevante di bombe a mano (non meno di 36) modello SRCM, costituenti la dotazione del gruppo “La Fenice”, poi trasportate aroma a seguito dei fatti del 730412 a Milano durante i quali fu ucciso l’ agente di ps Marino Antonio. Prendo atto che gli elementi a mio carico si desumono:

-dal rinvenimento di un documento interno a persona aderente al gruppo “La Fenice” e risalente al 1974 da cui emerge come il gruppo fosse stabilmente dedito alla raccolta di armi ed esplosivi, all’ideazione e commissione, anche d’ intesa con altri gruppi, di una pluralita’ di attentati e caratterizzato da contatti illeciti con strutture militari e settori dei servizi di sicurezza:

-dalle dichiarazioni di Calore Sergio rese al GI di Bologna e poi al GI di Milano da cui emergono stabili contatti nel contesto della comune ideologia eversiva con il gruppo di Signorelli, a Roma, sino dal 1973, e con gruppi veneti e liguri, sempre dell’aerea di “Ordine nuovo”, i cui esponenti sono gia’ stati condannati per i reati associativi ed altri fatti con sentenza di primo grado della corte d’ assise di Roma;

-dalle dichiarazioni rese al GI di Milano da Vinciguerra Vincenzo da cui emergono: 1) marce di addestramento nella zona di Varese con uniformi dei carabinieri; 2) un progetto di deposito di esplosivi in Svizzera nell’ autovettura di un esponente di sinistra al fine di provocarne l’ arresto; 3) la disponibilita’ di esplosivo, nella primavera del 1974, in capo a De Amici e pagliai facenti parte del gruppo;

4) l’ approntamento in Spagna, nel 1975, di congegni esplosivi;

-dalle dichiarazioni di una persona, che allo stato non appare opportuno indicare, in merito alla proposta di attentato in danno della “Coop Italia” di bollate e dall’ identità fra parte dell’esplosivo rinvenuto nel garage “Sanremo” di Battiston Pietro e quello usato per tale attentato;

-dalle dichiarazioni di Robbio Mirella, anche al GI di Milano, in merito alla partita di esplosivo consegnato a Rognoni ed al gruppo milanese dal gruppo veneto nella primavera del 1973 nonché alla prosecuzione da parte del Rognoni dell’ attività, anche in Spagna, ove disponeva di numerosi passaporti italiani in bianco;

-dai legami di Rognoni Giancarlo con esponenti della “rosa dei venti” durante la latitanza in Svizzera allorche’, secondo le dichiarazioni di un teste, fu ospitato dalla famiglia Meli;

-dagli ulteriori elementi in merito alla stabile disponibilità di esplosivo a Milano da parte del gruppo, nel 1973, quale si desume dalle deposizioni rese da Ambiveri Rita al GI di Brescia.

rognoni

Faccio preliminarmente presente che ho scontato interamente la pena per l’ attentato al treno Torino – Roma. Sono stato scarcerato circa tre anni fa ed ho terminato anche il periodo di liberazione condizionale nel 1990. Fui arrestato, a seguito dell’ ordine di cattura per quei fatti, una prima volta in Svizzera, piu’ di un anno dopo, nell’ agosto del 1974. La richiesta di estradizione avanzata dalle autorita’ italiane fu respinta e fui liberato circa tre mesi dopo. Fui nuovamente arrestato in Spagna, nel febbraio del 1977 a Madrid, e questa volta fui estradato in Italia.

Per quanto concerne altre mie possibili pendenze giudiziarie, credo di avere tuttora una comunicazione giudiziaria dell’ autorita’ giudiziaria di Brescia per la strage di piazza della Loggia e credo vi sia anche un processo d’ appello presso la corte di assise di appello di Venezia per una imputazione il cui titolo non ricordo con precisione, ma comunque relativa a telefonate senza autorizzazione che avrei fatto dal carcere di Saluzzo con l’ aiuto di un agente di custodia. Ricordo di avere avuto a Roma uno o piu’ processi per reati associativi ed anche per ricostituzione del disciolto partito fascista; sono sempre stato assolto e dovrei verificare se non mi sono state mosse accuse analoghe a quelle del presente procedimento. Faccio ancora presente che ho scontato una lunga pena detentiva per un reato del quale sono stato ritenuto colpevole; l’ ho scontata secondo le leggi dello stato e considero quel passato come una parentesi chiusa della mia vita. Sul quel passato ho espresso le mie opinioni personali, nel senso che molte di quelle azioni che mi videro partecipe allora non le rifarei. Comunque queste valutazioni appartengono alla mia sfera personale e parlo di un passato che considero chiuso. Cio’ ovviamente non mi preclude, oggi, di essere in forma diversa presente in attivita’ di tipo sociale o politico qualora fosse utile.

Al di la’ di una rimozione psicologica come quella cui ora ho accennato, mi è comunque difficile tornare su cose che risalgono a quasi venti anni fa. Faccio presente che alcune delle persone che sono indicate in questo verbale non le ho conosciute o non le ho conosciute con il loro vero nome. Intendo rispondere alle domande che mi verranno fatte ed in relazione alla prima contestazione circa l’ attentato ad una coop di Bollate, posso dire che ricordo l’ episodio perche’ in quel periodo ne parlarono i giornali. Sono comunque del tutto estraneo alla sua esecuzione e tantomeno ho proposto ad altri di compierlo con noi come l’ ufficio mi fa presente che sembrerebbe essere emerso dal procedimento. Per quanto concerne l’ accusa di avere fatto pervenire ad un gruppo analogo di Roma, di cui faceva parte Signorelli, un lotto di bombe amano dopo i fatti di Milano in cui fu ucciso l’ agente Marino, faccio presente che io mi allontanai dall’ Italia un paio di settimane dopo il 730412 e ricordo che cio’ avvenne esattamente quando un telegiornale locale diede la notizia del mio arresto per l’ attentato al treno Torino – Roma. In merito, con riferimento a me ed alle altre persone che con me collaboravano a “La Fenice” e cioe’ i miei coimputati per l’attentato al treno e Battiston, Pagliai e De Amici, non mi risulta che noi tutti disponessimo o utilizzassimo bombe a mano. Non posso ovviamente dire nulla, perche’ non è mio compito, in merito ad altre persone che gravitavano intorno al nostro ambiente. Faccio presente che, personalmente, non credo di avere mai conosciuto Calore Sergio e nemmeno Ambiveri Rita fra le persone citate nel presente verbale. Ho conosciuto le altre persone, De Amici, Pagliai e Battiston in quanto facevano parte de “La Fenice”, e le altre, probabilmente, nelle circostanze che diro’. Poiché l’ ufficio mi comunica che Robbio Mirella sarebbe stata la moglie di meli mauro di Genova, che io conosco, posso dire che una volta, vidi una donna in sua compagnia e con loro cenai a Genova. So pero’ che Meli ha avuto due mogli e quindi non posso essere certo che fosse lei la persona che ho conosciuto. Ci incontrammo in un ristorante di via XX Settembre e si era nei primi anni 1970.

Per quanto riguarda le dichiarazioni di Vinciguerra, io l’ ho visto in Italia e conosciuto meglio in Spagna. Credo di averlo visto, la prima volta, durante qualche riunione pubblica del movimento sociale italiano in veneto. L’ ho conosciuto poi meglio a Barcellona e poi a Madrid. A Madrid ero inquilino in una casa di proprietà di Degrelle Leon. Premetto che fra me e Vinciguerra Vincenzo c’ e’ sempre stata scarsissima simpatia. Poiche’ l’ ufficio mi chiede se ho conosciuto turco cesare, rispondo che potrebbe identificarsi in una persona del veneto, alta di statura e di professione ingegnere che ho visto a Roma in occasione di riunioni del centro studi di via degli Scipioni, ma non credo di averlo mai visto a Milano. Aggiungo che in Spagna, anche se non vi era giunto con me, c’ era Zaffoni, che pero’ abitava in luoghi diversi dai miei. Anche Pagliai si trovava in Spagna, mentre De Amicis Marco, che presumo dovesse anche lui venire in Spagna, fu invece arrestato in Italia.

Non e’ vero quanto riferisce il Vinciguerra e cioe’ che io e persone della Fenice, almeno per quanto di mia conoscenza, avessimo fatto dei campi di addestramento nella zona di Varese disponendo di divise dei carabinieri. Aggiungo che Zaffoni non faceva parte del gruppo “La Fenice”, pur gravitando in un ambiente di destra. A domanda dell’ ufficio, ho conosciuto a Madrid Pomar Eliodoro, anzi l’ ho conosciuto in Spagna, ma non sono sicuro che fosse a Madrid. Nego di essermi occupato con il Pomar della costruzione di ordigni esplosivi. A domanda dell’ufficio, in merito al nome delle persone che mi avrebbero ospitato in Svizzera prima del mio arresto cui seguì la mancata estradizione, dichiaro che non intendo rispondere per non coinvolgere le persone che mi avevano aiutato, anche se devo dire che in larghissima misura riuscivo a cavarmela da solo.

A domanda dell’ ufficio, ho conosciuto Mainardi Marcello di Brescia ed è possibile che io lo abbia visto in Svizzera. Egli in Svizzera aveva anche un’attivita’ commerciale nel settore delle mense aziendali. Nego di avere progettato d’ intesa con le persone di cui parla Vinciguerra la deposizione di esplosivi nell’ autovettura di una persona di estrema sinistra che risiedeva a Lugano. Si tratta proprio di una invenzione o, al piu’, posso immaginare qualche elemento di commistione con una sorta di indagine che io e altri facemmo, quando ero gia’ latitante, poiche’ pensavamo di avere individuato a Lugano un estremista di sinistra che vi risiedeva che sarebbe stato uno degli responsabili dell’ aggressione in danno di mia moglie, Cavagnoli Anna. Questa aggressione avvenne nel suo negozio e per le lesioni riportate elle fu in pericolo di vita e subi’ una grave operazione.

L’ ufficio chiede a Rognoni se egli, nel corso dell’ attivita’ politica del periodo in questione, sia stato in qualsiasi forma in contatto con persone di apparati dello stato quali strutture militari o servizi di sicurezza, comunicandogli che elementi in tal senso sono emersi nell’ambito del memoriale di cui si e’ detto, in relazione proprio ai progetti ed all’ attivita’ del gruppo “La Fenice”. Rispondo che un solo fatto concreto si è verificato, peraltro in tempi assai precedenti alla vita del mio gruppo, nei primi anni 1970. Ero matricola all’ universita’ Cattolica presso la facolta’ di economia e commercio, intorno al 1963 / 1964, e militavo gia’ nel movimento sociale italiano. Fui avvicinato da un militare che si qualificò come esponente dei servizi di sicurezza dei carabinieri, dandomi anche un numero di telefono di via Moscova.

Costui mi propose di collaborare con loro in termini di informazione all’ interno dell’ universita’. Io, dubbioso, mi recai a parlarne, a Bergamo, con l’ allora avvocato Tremaglia, che era esponente del movimento sociale italiano e che io conoscevo in quanto avevo studiato a Bergamo ed ero iscritto al Msi di Bergamo. Questi mi sconsiglio’ assolutamente di accettare una simile proposta ed io, infatti lasciai cadere anche se in seguito fui rimproverato da un altro esponente politico di non avere accettato. Per quanto concerne gli anni successivi, io non ho avuto nessun contatto con esponenti degli apparati di sicurezza che presupponesse alcun tipo di collaborazione cosciente ed attiva. Ovviamente, non posso escludere, fra le molte persone politicamente attive e comunque senza saperne il ruolo, persone che a loro volta avessero con atti con persone di tali apparati.

Dico questo perche’ piu’ volte ho avuto occasione di leggere che qualche persona che ho conosciuto fosse indicata come legata a qualcuna di queste strutture. A titolo di esempio, ho letto che si dice che Zorzi Delfo, persona che io ho conosciuto nell’ ambito della mia attivita’ politica, fosse legato a tali apparati, ma io non ne ho mai saputo nulla. Per quanto concerne specificamente l’ attentato per cui sono stato condannato, e cioe’ quello sul treno Torino – Roma, penso di potere escludere che in qualsiasi fase della sua ideazione ed attuazione vi sia stata interferenza di persone esterne diverse a quelle tratte a giudizio allora. Intendo dire che mi riferisco a quello che so in quanto, con riferimento all’ esplosivo che fu usato, che emerse come tritolo, io non l’ ho dato, oltre ovviamente a non averlo deposto (tuttora mi dichiaro estraneo alla progettazione dell’ attentato), ma qualcuno l’ ha dato a chi l’ ha usato.

Ribadisco che io non ho fornito l’ esplosivo per quell’ attentato e non so chi l’ abbia fornito. A domanda dell’ ufficio, ho conosciuto Siciliano Martino; l’ ho visto sia a Mestre sia a Milano anche perche’ sposo’ una ragazza di Milano che io conoscevo. L’ ho visto a Milano nei primi anni 1970. A domanda dell’ ufficio, faccio presente che dal 1968 al 1972 circa sono stato impiegato alla banca commerciale; ho lavorato in varie filiali, soprattutto in quella di viale Compania.