Andrea Brogi dichiarazioni 26.02.1986

L’ esplosivo che il Cauchi aveva portato con se da massa era da prima occultato in un nascondiglio situato sul lato nord est dell’Alpe di Poti. Venne quindi trasportato in un altro nascondiglio sul lato sud, dal quale fu prelevato per gli attentati ai tralicci. In questo nuovo deposito sistemammo l’esplosivo di spettanza mia e del Cauchi o meglio del gruppo aretino proveniente da Rimini. Il Tuti che sapeva dove si trovava il deposito prelevò una parte di esplosivo per se. Non so dove lo abbia sistemato. Certamente sapeva dell’ esplosivo anche il franci e verosimilmente, anche se non ne ho la prova, anche il Batani e Donati Luca. Con la Digos di Firenze ho già individuato i depositi di esplosivo di cui ora ho parlato. Proseguendo nell’ esposizione cronologica dei fatti ricordo che l’incontro di Passignano sul Trasimeno ebbe luogo nei primissimi giorni di aprile. A Passignano c’eravamo io, augusto, uno dei Castori, tale Carlo, Zani e Ferri. Lo Zani e il Ferri stavano rientrando a Milano da qualche località più a sud della toscana che non so indicare. I due si fermarono soltanto a pranzo con noi. Io e gli altri, invece, ci imbarcammo sul traghetto e discutemmo l’obiettivo da colpire per il 23 convenendo infine di colpire la casa del popolo di Moiano. Zani e Ferri sapevano che dovevamo discutere l’ obiettivo da colpire per il 23 e credo che loro a quel tempo avessero già deciso l’ obiettivo che essi stessi avrebbero colpito per quella data. Verso il giorno 8 vi furono degli incidenti di piazza ad Arezzo, io venni arrestato e rimasi in carcere per due tre giorni. A cavallo di questo periodo si fece piu’ intenso il mio conflitto col Cauchi che proprio in questo arco di tempo mi prese a schiaffi o a pugni per la prima volta. L’incontro tra Cauchi e Zani alla stazione di bologna per la consegna dei volantini di rivendicazione dell’ attentato che doveva essere compiuto a Moiano avvenne verso il 15 aprile.

In quella occasione lo Zani consegnò al Cauchi i volantini ed i due quindi fecero un sopralluogo sulla linea ferroviaria Bologna Firenze in preparazione dell’ attentato di Vaiano. Per quel che mi risulta l’attentato di Vaiano non richiese una grande preparazione. L’ esplosivo c’ era, le persone disponibili a farlo anche e naturalmente questo attentato non andava coordinato con altri attentati. Per quello che ne so, dunque, Vaiano fu frutto di una decisione quasi improvvisata di Cauchi e di Zani. Lo Zani dapprima aveva pensato di eseguire l’ attentato di Vaiano il 25 aprile, ma successivamente ritenne più opportuno farlo prima del 23 e cioè sostanzialmente per due ragioni.

In primo luogo perché fare l’ attentato il 25 aprile avrebbe significato in pratica firmarlo; in secondo luogo perché temeva che gli attentati del 23 avrebbero attirato l’ attenzione degli inquirenti su una pista ben definita e preferiva fare l’attentato alla ferrovia prima che cio’ avvenisse, tanto più che l’attentato di Vaiano, non essendo rivendicato, non avrebbe potuto pregiudicare il compito di quelli successivi. Circa due giorni dopo l’ incontro fra lo Zani ed il Cauchi a bologna per la consegna dei volantini ed il primo sopralluogo a Vaiano, io ed il Cauchi facemmo un secondo sopralluogo, questa volta notturno, in quella località.

Confermo tutte le dichiarazioni rese al dr Minna in ordine alla esecuzione dell’attentato di Vaiano. In estrema sintesi: io e il Cauchi ci trovammo con lo Zani a Prato. Lo Zani aveva una Volkswagen maggiolino di colore scuro ed era accompagnato da altri due milanesi. L’ uno era senz’altro Danieletti e l’altro la persona che nel precedente interrogatorio ho riconosciuto in una fotografia del d’ intino. Ci fermammo in un bar a mangiare dei panini e ad aspettare la notte. C’eravamo incontrati infatti verso le 8 di sera ed intendevamo compiere l’attentato attorno alla mezzanotte. Trascorso un poco di tempo ci avviammo verso il luogo dell’attentato io, Cauchi ed il Danieletti. Utilizzammo la vettura del Cauchi. Il D’Intino, invece, raggiunse Vaiano e si fermò nella stazione di quella località. Ritengo che nelle intenzioni dello Zani il D’Intino andò alla stazione di Vaiano affinché avessimo a disposizione, in caso di inconvenienti, una macchina anche da quel versante della ferrovia. Raggiunto il luogo stabilito il Cauchi e lo Zani collocarono l’esplosivo, mentre io e il Danieletti restammo di guardia, l’ uno da una parte e l’altro dall’altra. Sono certo che la persona cui ora mi sono riferito fosse proprio il Danieletti in quanto questi è riconoscibilissimo.

Adr: dopo il giorno dell’ attentato il Danieletti l’ho visto una prima volta nel carcere di San Giovanni in Monte durante l’istruttoria di Ordine Nero ed una seconda volta al dibattimento di tale processo.

Adr: non ricordo esattamente il tempo che restammo sul luogo dell’attentato. Ricordo comunque che dal punto dove lasciammo la macchina alla ferrovia si camminò per diverso tempo. Credo che ritornammo alla macchina dopo la collocazione dell’ordigno, circa verso le 2 di notte. Avevamo un appuntamento col D’Intino al casello di Barberino, ma ad un certo punto si ruppe la nostra macchina e dovemmo proseguire a piedi.

Adr: ho appreso soltanto piu’ tardi; nel corso del procedimento, che l’esplosione della carica posta dal Cauchi e dallo Zani avvenne verso le otto del mattino.

Adr: non ho mai saputo, ne’ al tempo dei fatti, ne’ in epoca successiva, quali siano state le modalità  di innesco della carica, l’ esplosivo usato e gli altri dettagli tecnici dell’ attentato. Il Cauchi non me ne ha mai parlato e comunque io non ho nessuna esperienza di esplosivi.

Adr: non so quando l’ ordigno avrebbe dovuto esplodere secondo il piano dello Zani e del Cauchi. Certo è che i due, allontanandosi dal fatto, non si meravigliarono di non aver udito alcuna esplosione nell’arco di tempo di circa 30 40 minuti necessario per raggiungere la macchina. Ne’ lo Zani ne’ il Cauchi, comunque ne’ prima ne’ dopo il fatto mi dissero qual’ era l’ obiettivo della carica. Al tempo degli attentati di Vaiano e di Moiano ero comunque già in una fase di netta rottura col Cauchi e non potevo per ciò fargli molte domande. Il contrasto tra me e il Cauchi derivava dal fatto che lo spingevo a desistere da attività troppo pericolose. A me andavano bene le attività di autodifesa o al massimo attentati di tipo quello di Moiano che erano soprattutto atti di tipo simbolico. Il Cauchi, invece era ormai invece del tutto coinvolto nella strategia dei milanesi.

Adr: confermo le dichiarazioni rese al GI di Firenze ed al GI di Brescia in merito all’ attentato di Moiano ed alla riunione di Verniana o meglio dell’ incontro alla Verniana nella casa di Cauchi. Il Cauchi manteneva contatti con quelle persone della federazione di Arezzo anche se più anziane di noi dimostravano sensibilità nei confronti dei giovani. Parlo del Rossi, del Capacci e dell’ Albiani.

Questi, dunque, parteciparono alla cena di Verniana del 22 ed il Cauchi cerco’ di ottenere la loro approvazione, non tanto al programma di attentati del quale non parlò, quanto piuttosto a quell’ insieme di mezzi di autodifesa utilizzati in ambiente giovanile. Il Rossi tuttavia era al corrente che l’ indomani sarebbe avvenuto l’ attentato alla casa del popolo di Moiano, anche se non era al corrente della strategia complessiva in cui era inserito. Quella sera alla Verniana c’ era anche la Sanna, la Bellini, io ed Augusto. Più tardi giunsero Donati, Pratesi e Batani. Nella riunione dunque non si parlò di attentati. Quando però più tardi l’ avv. Ghinelli venne a sapere che avevamo coinvolto in questo incontro gente della federazione di Arezzo proprio il giorno prima dell’ attentato di Moiano, si preoccupò moltissimo e rimproverò il Cauchi. Questi allora, sperando di rimediare in qualche modo all’errore commesso, pregò la Berna Patrizia tramite la Sanna di lasciar credere di essere stata anch’essa presente alla riunione della Verniana. Costei era una ragazza del tutto insospettabile e l’incontro della Verniana avrebbe potuto passare per una semplice festicciola. L’iniziativa del Cauchi tuttavia si rivelò negativa poiché la Berna non seppe mantenere la versione che le era stata suggerita e, nel corso dell’ istruttoria di Ordine Nero, riconobbe infine di non aver partecipato all’ incontro del 22.

Questo incontro era evidentemente pericoloso per la federazione del Msi di Arezzo che avrebbe potuto vedersi direttamente coinvolta nella responsabilità dell’ attentato. Quanto all’ attentato di Moiano, devo dire che diedi io l’imbeccata al dr Zincani che portò a ritenere che l’ autore materiale fosse stato il Batani. Fu una mia scelta consapevole compiuta al fine di proteggere i reali autori dell’attentato che, essendo ancora del tutto insospettabili, avrebbero potuto venire ulteriormente utilizzati.

Nelle mie intenzioni, inoltre, l’indicazione del Batani avrebbe dovuto inevitabilmente crollare allorché si fosse rilevato che costui era entrato in caserma alle ore 23.30 (l’attentato ebbe luogo infatti verso le 1.40) . Ero sicuro dunque che la mia segnalazione non sarebbe nociuta troppo al Batani e sarebbe stata utile a coprire i veri autori del fatto. Tutto ciò fu concertato fra me e il Cauchi.

Al Batani, allorché ci trovammo assieme in carcere, proposi altresì di accollarci insieme l’ attentato e gli dissi che in tal caso avremmo ottenuto la libertà provvisoria per il Donati e il Pratesi.

Il Batani, consigliato da Ghinelli, rifiutò in quanto sperava di uscire in brevissimo tempo per scadenza termini. Invece rimase in carcere, credo, per un altro ordine di cattura.

Adr: confermo che gli esecutori materiali di Moiano furono Ciolli, Rinaldini e un basista di Perugia. Concorsero in qualche modo all’ideazione e alla esecuzione Castori euro, il “Carlo”, Augusto ed io stesso che accompagnai augusto nella consegna della borsa dell’esplosivo al Ciolli e al Rinaldini. Erano al corrente del fatto che sarebbe avvenuto l’attentato, senza tuttavia prendere in esso alcuna parte il Batani, il Rossi e molti camerati di Perugia fra i quali senz’ altro il Gubbini il quale aveva dato l’autorizzazione ad effettuare l’attentato in territorio di Perugia, nella sua veste di capo di ordine nuovo in quella città .

Adr: poco dopo Moiano ci fu un altro scontro con Cauchi Augusto e lo minacciai di parlare con rossi ed il Batani di tutte le sue iniziative, e perciò anche dei suoi contatti con la gente di Milano e dell’ attentato di Vaiano. Il Cauchi si imbestialì e mi picchiò.

Mi cacciò dalla sua casa e disse a tutti che ero un infame ed una spia. Disse anche che avevo rubato un anello della De Bellis.

Mi trasferii perciò a Siena insieme alla Sanna dove andammo ad abitare da un certo Pocci, trafficante di quadri ed ex repubblichino. Restai a Siena da lui e in albergo fino a circa il 20 maggio. A Siena venni raggiunto dal Cauchi dal Donati e dal Franci, che ci caricarono in macchina, ci portarono in aperta campagna e mi fecero firmare uno scritto in cui mi accollavo la responsabilità per tutti gli attentati avvenuti in toscana nel 1974 siglati da Ordine Nero. Ritengo che il Franci in quella circostanza fosse un emissario del tuti. Alla spedizione avrebbe dovuto partecipare altresì il Rossi ed il Batani. Ciò naturalmente lo appresi in epoca successiva, allorquando appresi anche che i due si erano rifiutati di partecipare ritenendo l’iniziativa del Cauchi sproporzionata rispetto a quello che avrei potuto dire sul loro conto insomma il Cauchi aveva inteso organizzare contro di me una spedizione punitiva composta dalle persone che avrebbero potuto ricevere pregiudizio se avessi detto tutto ciò che sapevo.

Adr: dopo la mia partenza a Siena mi trasferii di nuovo a Firenze dove rimasi per tutta l’estate conducendo una vita estremamente ritirata perché avevo paura che il Cauchi utilizzasse contro di me il foglio che mi aveva fatto firmare e poiché avevo paura altresì per il fatto che era stata messa in giro la voce che fossi una spia.

Durante l’ agosto, non ricordo se prima o dopo la data dell’Italicus, incontrai sotto casa mia il tuti e il Cauchi. Quest’ultimo mi minacciò nuovamente ricordandomi il foglio che avevo firmato e dicendomi che mi avrebbe considerato responsabile delle perquisizioni o delle altre iniziative di polizia che avesse dovuto subire lui o il suo ambiente. Il Tuti, che aveva in mano una pistola, taceva ed alla fine però disse ad Augusto che se io sapevo delle cose era per responsabilità sua di Augusto e che perciò anche egli era responsabile di quanto si sarebbe potuto venir a sapere.

Successivamente i due sparirono ed io, spaventato, rimasi chiuso in casa per cinque giorni.

Adr: durante la mia detenzione a San Giovanni in Monte, dove venni ristretto nel processo contro Ordine Nero e dove rimasi per circa due mesi e mezzo, non subii aggressioni da parte di nessuno. Soltanto l’ultimo giorno di carcere fui assalito dallo Zani il quale mi minacciò di morte e mi diede dell’infame. In precedenza avevo assistito ad una rissa fra delinquenti comuni o meglio ad un regolamento di conti fra calabresi e slavi in carcere per delitti comuni, ma non partecipai al fatto. Questo avvenne durante l’ora d’aria.

Adr: i miei appunti rinvenuti a rimini furono scritti in parte da me ed in parte da un mio compagno di detenzione del quale non ricordo il nome che era a San Giovanni in Monte per rapina ed aveva un’età di circa 30 anni. Si trovava alla V sezione ed era un settentrionale con capelli leggermente ricci. Mi pare che la rapina l’avesse fatta a Imola o Castenaso. Il Cauchi era tendenzialmente golpista ed aveva molta ammirazione per le forze armate. Aveva contatti con la questura di Arezzo ed in particolare con il maresciallo Cherubini. Lui passava informazioni sulla sinistra e sui traffici di droga e in compenso riceveva la protezione della questura. Il Cauchi mi disse che il trasporto di armi da Rimini alle Fonti di Clitumno era avvenuto con tacita accondiscendenza dei carabinieri. Il Cauchi aveva rapporti privilegiati coi carabinieri di Cortona e di Monte San Savino. Era in contatto altresì con un personaggio del Sid che non ho mai conosciuto ma che ritengo operasse nella zona di Milano, il quale aiutava il Cauchi nella sua attività in favore dell’ambasciata cilena. Cauchi, infatti, era in rapporto anche coi servizi segreti cileni in particolare con uno di loro rappresentante che si trovava all’Università di Perugia. Grazie ai servizi resi ai cileni Augusto ottenne da questi dei passaporti cileni in bianco. Ricordo che aveva richiesto anche dell’esplosivo e delle armi, ma non venne accontentato perché i cileni ritennero pericolosa l’operazione. Quest’ultimo episodio è accaduto subito dopo i tralicci quando augusto aveva iniziato a darsi da fare per reperire esplosivo di buona qualità.

Adr: dico che il referente del Sid del Cauchi operava a Milano in quanto fu lo stesso Cauchi a dirmelo. Credo mi abbia detto anche si trattava di un maresciallo dei carabinieri.

Adr: confermo che Gelli finanziò il Cauchi dandogli una valigetta 24 ore piena di denaro suddiviso in mazzette. Confermo di aver visto personalmente questa valigetta ed il denaro nella cassa della Verniana e confermo che il denaro fu usato per pagare le armi di rimini. A quel tempo si sapeva che Gelli era massone, ma non si sapeva che fosse gran maestro di una loggia segreta. Era conosciuto per esser un importante industriale di Arezzo. Confermo le dichiarazioni già rese in ordine alle modalità della consegna del denaro al Cauchi.

Adr: il Rossi apparteneva alla massoneria ma ad una loggia diversa di quella di Gelli. A noi giovani spiegava la storia della massoneria ed i suoi simboli, tuttavia non ci teneva al corrente dei rapporti interni alla comunita’ massonica che riteneva cosa troppo seria per parlarne con noi.

Adr: allorché fui militare a Pisa ero addetto al centralino e alla sala radio e telescriventi. Si trattava di un incarico delicatissimo attraverso il quale potevo apprendere moltissime cose.Un giorno fui contattato dal capitano De Felice Carmine dell’ ufficio “I” il quale mi chiese di lavorare per quell’ ufficio controllando in particolare le armerie e le furerie. Il de felice mi chiese anche di darmi da fare per individuare eventuali estremisti di sinistra. Accettai l’ incarico che svolsi per tutto il tempo del mio servizio di leva come peraltro molti altri miei commilitoni della mia stessa fede politica tra i quali ricordo l’ allora tenente Celentano, tenente Mieville, tenente Volpe, il capitano Brusci ed altri.

Terminato il servizio militare il capitano de felice mi chiese se ero disponibile a proseguire il rapporto con l’ ufficio “I”. Io tuttavia, dopo averci pensato per un po’ rifiutai. Di tutto ciò, naturalmente ho parlato anche con Augusto.

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