Valutazioni sulla dinamica dell’attentato di Vaiano

Alle 8,47 del 21 aprile ’74 un’esplosione interessava la sede ferroviaria Bologna-Firenze al km 29+500, provocando la rottura della rotaia sinistra (esterna) del binario dispari (Bo/Fi) nonché un cratere avente profondità circa 80cm e diametro pari a circa un metro; inoltre, nel punto di rottura il tratto di rotaia contromarcia era deformato così da risultare sollevato nonché piegato verso l’interno del binario; risultavano infine, deformati o frantumati, nonché in parte proiettati sull’altro binario, i materiali d’ancoraggio delle rotaie. Sul luogo dell’esplosione era transitato, alle 8,41 circa, il treno merci 52483, senza inconveniente alcuno. Alle 8,44 il direttissimo 113 transitava dalla stazione di Vernio giungendo al PB n 15 nell’istante in cui quest’ultimo dalla posizione “via libera” a quella “linea occupata”: ciò per effetto dell’interruzione del binario conseguente all’esplosione, in quanto la tratta in questione è servita da un dispositivo elettrico di “blocco automatico” che consente la segnalazione automatica di eventuali interruzioni del binario: pertanto il direttissimo citato veniva arrestato prima della interruzione”.

(…)
“Il ritrovamento sul luogo dell’esplosione della staffa e del filo elettrico consentivano e consentono di ipotizzare un dispositivo di attivazione dell’ordigno comandato dal passaggio di un convoglio ferroviario. In sintesi la ruota del locomotore, passando sulla staffa disposta a cavallo del fungo della rotaia, avrebbe dovuto funzionare da interruttore del circuito elettrico, determinando l’innesco del detonatore; la conseguente esplosione dell’ordigno, posto dieci metri più avanti, avrebbe dovuto produrre il deragliamento del convoglio con la ricercata interruzione della rotaia. Ma, essendosi verificata l’esplosione senza che sul luogo transitasse alcun treno (e del merci 52483 l’ultimo transitato alle 8,41 senza inconvenienti), se ne deve dedurre che l’attivazione dell’ordigno era affidata ad un congegno a tempo, oltre a quello comandato dal transitato del convoglio ferroviario, nonché la interdipendenza. In sintesi le perplessità espresse dai pp.uu. in sede di perizia effettuata subito dopo l’attentato in questione furono sciolte con la relazione peritale relativa all’attentato di Incisa Valdarno; pertanto i congegni attivanti dell’esplosione di cui si tratta furono due, indipendenti ed alternativi tra loro; il primo, a staffa, non ebbe a funzionare perché scalzato dalla rotaia al passaggio di un convoglio; l’altro un timer, presumibilmente una sveglia timerizzata funzionò mentre sul luogo non era in transito alcun treno, così che il DD 113 poté arrestarsi prima di pervenire all’interruzione prodotta.
(…)
Il treno, quindi, non è pervenuto sul luogo dell’attentato. Esso avrebbe potuto raggiungere il km 29+500 soltanto se al momento dello scoppio la locomotiva avesse superato il segnale del P.B. n 15 e quindi il personale di macchina non avesse avuto la percezione della variazione dell’aspetto del segnale. In tale ipotesi, stanti le condizioni dell’armamento dopo lo scoppio (svellimento delle traverse, rotture con deformazioni delle rotaie, sfalsamento di circa cm 30 in verticale dei piani di rotolamento delle due parti di rotaia) si può affermare che, con estrema probabilità, il treno sarebbe sviato (…) sviato proprio all’imbocco del viadotto. Ipotizzare il suo comportamento non è possibile, stanti le componenti casuali in gioco: se fosse sviato verso l’esterno, la locomotiva avrebbe – dopo aver divelto il parapetto – trascinato fuori rotaia diverse carrozze, facendole scaraventare contro la parete montagnosa a sinistra; se fosse sviato verso l’altro binario, data la velocità, avrebbe potuto precipitare nel fiume, portandosi dietro numeroso materiale rimorchiato. In entrambe le ipotesi le conseguenze per i viaggiatori ed il personale sarebbero state pesantissime”.

Sentenza primo grado Vaiano pag 35-38

Annunci