Alessandro Danieletti – dichiarazioni 25.03.1986

Adr: interrogato in merito alla sussistenza di rapporti fra il D’Intino ed il Vivirito ed ambienti della destra eversiva triestina ricordo che i due avevano effettivamente dei collegamenti con gente di Trieste. Tuttavia non mi furono mai fatti i nomi di queste persone. I due si recarono a Trieste e per quanto posso ricordare, durante il viaggio ebbero qualche contrattempo, me per quanto mi e’ stato detto si recarono semplicemente a trovare Cattaneo Davide che si trovava in carcere in quella citta’. I miei ricordi su quanto riferitomi in merito a questo viaggio, sono molto incerti. Mi pare che i due abbiano accompagnato a Trieste le zie del Cattaneo.

Adr: invitato ad approfondire i miei discorsi relativi ai rapporti intrattenuti dall’ Esposti durante il periodo in cui l’ ho frequentato, ricordo soltanto che costui diceva di essere in contatto con un grosso trafficante di armi di Roma, del quale non mi fece mai il nome. A proposito di traffici di armi, ricordo che loEsposti mi parlo’ di un trasporto di armi ed esplosivi effettuato con un camion. Mi pare che l’Esposti avesse ricevuto effettivamente le armi e l’ esplosivo, ma non so collocare questo episodio nel tempo,ne’ mi e’ stato detto quali persone fossero interessate a questa operazione. L’ Esposti me ne parlo’ allorche’ ci trovavamo a Roiano e a Pian del Rascino.

Confermo poi quanto gia’ riferito in merito ai progetti di attentati di cui mi parlo’ l’ Esposti. L’ Esposti pensava di eseguire assieme a me l’attentato alla raffineria, in quanto mi considerava vincolato a lui da una sorta di “patto di sangue”. Non posso aggiungere nulla a quanto gia’ detto in merito agli scopi che si prefiggeva l’Esposti nel progettare questi attentati. L’Esposti mi parlo’ anche di un suo progetto di uccidere il giudice d’ ambrosio. Non si trattava di un semplice vagheggiamento dell’Esposti, ma di un suo proposito che formulava con una certa serieta’. L’ Esposti diceva che col suo fucile di precisione avrebbe potuto colpire il D’Ambrosio anche da un chilometro di distanza.

Adr: confermo che mentre ero rifugiato in via Airolo, decisi di andare al mare, poiche’ ero stanco di stare in Milano in condizioni di latitanza. Verso Pasqua partii dunque per santa margherita ligure assieme a Rizzi Michele ed a un’ altra persona di cui in questo momento non ricordo il nome. Puo’ essere che abbia fatto il viaggio anche con Giacchi Livio. Quest’ ultimo, comunque, lo vidi sicuramente a Santa Margherita. La’ fui ospite in una villa di persone delle quali non ricordo i nomi, ove erano alloggiati anche Panzironi Dario, Leotta Paolo, Molioli Moretto, un tale di nome Walter, una ragazza di nome Corinna, un altra di nome Ambra ed una terza della quale non ricordo il nome. A Santa Margherita in quel periodo c’ era anche il Cipelletti che alloggiava in un’ altra abitazione. Nel periodo della mia permanenza in quella localita’ vi fu una rissa al bar Tiffany anzi alla discoteca Tiffany di Rapallo.

Adr: ne’ in quella occasione, ne’ in altre, ho avuto contatti con ambienti della destra extraparlamentare ligure o con persone della sezione Msi di Rapallo. Successivamente il D’Intino venne a sapere del fatto che mi ero allontanato da via Airolo. Il Vivirito era deciso a non fornirmi piu’ nessun aiuto in quanto riteneva il mio viaggio a Santa Margherita ligure particolarmente imprudente. Il D’Intino, tuttavia, insistette perche’ ricevessi ancora aiuto nella mia latitanza. Venni quindi inviato a Pagnona da Colombo. Il Colombo non l’ avevo conosciuto prima di allora, e si presento’ a me come il rappresentante di AN per Lecco. Il Colombo mi parlava di un imminente colpo di stato che dava per certo e che sarebbe avvenuto in modo rapido ed indolore grazie alle forze armate.

Pur avendo ovviamente relazioni col D’Intino ed il Vivirito, il Colombo considerava i due come dei disperati. Avevo avuto occasione di constatare nei miei colloqui con il D’Intino, come questi fosse favorevole alla lotta armata clandestina e si riproponesse obiettivi di sovversione in linea con il progetto di Fumagalli. Il D’Intino, inoltre era favorevole, se non altro in linea teorica, alla pratica degli attentati dinamitardi e condivideva quella filosofia che piu’ tardi mi venne enunciata dall’Esposti. Il Colombo, per quanto e’ a mia conoscenza, era contrario a queste posizioni. Ricordo tuttavia che allorche’ apprendemmo dello Attentato di Lecco compiuto dal Petroni, il colombo si disse dispiaciuto di non averne saputo niente e di non aver percio’ potuto prestare soccorso al Petroni ed evitare cosi’ la cattura.

Adr: la posizione del colombo era dunque in un certo senso ambigua in quanto da un lato si attendeva quel Colpo di Stato indolore di cui sopra ho fatto cenno e d’ altro tuttavia manteneva contatti con persone che se non altro teorizzavano attivita’ di sovversione. Come  gia’ detto, poi, il Colombo era in contatto con l’ Alberti, cioe’ con Chiodo Picone nonche’ con l’ avvocato Degli Occhi.

Adr: il Vivirito si trovava in uno stato di sudditanza nei confronti del Ballan. Il D’Intino, invece, era piu’ autonomo.

Adr: conosco la sorella di Vivirito e so che era inserita in AN in posizione di un certo rilievo. La sua militanza politica la porto’ a separarsi dal marito.

Adr: sia l’ Esposti che il D’Intino, che il Vivirito, mi hanno parlato del Ferri come di persona coinvolta in numerosi attentati. Non so essere piu’ preciso sul punto e posso solo aggiungere che il ferri stesso, quando ci trovammo in carcere assieme a Bologna al Pratello o a San Giovanni in Monte, mi riferi’ dei particolari curiosi che pero’ ora non sono in grado di ricordare, in merito ad un attentato da lui commesso a Milano.

Adr: il Di Giovanni era in amicizia col Colombo, il quale gia’ durante il mio soggiorno a Pagnona mi aveva parlato di viaggi fatti  assieme a lui. Durante la nostra detenzione al carcere del Pratello, il Di Giovanni era isolato dal resto del gruppo. Cio’ soprattutto perche’ malvisto dal Benardelli che gli addebitava l’ arresto del Tosti, il Di Giovanni era isolato nel senso che non pranzava al nostro tavolo, tuttavia ci frequentavamo.

Adr: al Pratello venivano a trovarci delle ragazze, la Cogolli Jeanne aveva colloqui con Zani; una tale Sandra, che dopo le precisazioni fornitemi dall’ ufficio identifico in Codivilla Alessandra aveva colloqui con il Di Giovanni, ed io invece avevo colloqui con Sinagra Germana, figlia di un magistrato. Queste ragazze dapprima frequentavano l’aula ove si teneva il dibattimento per Ordine Nero, e successivamente richiesero ed ottennero i colloqui con noi. Lo Zani aveva colloqui anche con un ragazzo di Bologna, basso e grassoccio. Dopo che l’ ufficio mi ha fatto il nome di Naldi, ricordo che effettivamente si chiamava cosi’ il Naldi incontrava lo Zani soltanto in aula ma non ha mai avuto permessi di colloquio per incontrarlo. La Codivilla Sandra dopo che Zani usci’ dal carcere gli affitto’ una casa a Fiesso.

Adr: durante la mia permanenza a S. Margherita nel periodo della Pasqua del 1974, non vi fu soltanto la rissa al Rapallo ma vi furono anche altri scontri fra noi e persone dell’ opposta fazione politica e di tali scontri fu data notizia sulla stampa.

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