Alessandro Danieletti – verbale 22.11.85

Adr: nel carcere del Pratello ero in cella col Benardelli il quale mi parlo’ di un errore dello Zani nell’eseguire un attentato sui binari ferroviari. Ricordo che il Benardelli mi fece un discorso tecnico a proposito dell’ ordigno usato dallo Zani e concluse affermando che era esploso il solo detonatore. Non ho alcuna conoscenza di materia di esplosivi e non sono quindi in grado di specificare il contenuto di questo discorso del Benardelli in modo piu’ esatto. Prendo atto della descrizione che mi viene fatta dall’ufficio delle cause del fallimento dell’ attentato di Silvi Marina e prendo atto in particolare della modalita’ di innesco seguite dagli autori. Non sono certo che il discorso del Benardelli si riferisse a tale attentato, comunque mi sembra che il discorso del Benardelli fosse compatibile con la dinamica dell’ attentato a Silvi Marina.
Adr: ricapitolando i discorsi fatti nel carcere del Pratello in ordine ali attentati di Ordine Nero, confermo che ho appreso notizie in ordine ai soli attentati di Lecco, di Moiano e di via Arnaud. Inoltre, naturalmente, ho appreso tutto quanto riferito al GI di Brescia in ordine alle responsabilita’ del Ferri nella strage di Brescia. E’ possibile, poi, che nel carcere del Pratello siano stati fatti dei discorsi in merito ad altri attentati. Ora, non li ricordo, eccezion fatta per quanto diro’ con riferimento all’ attentato dell’ Italicus. L’ attentato di Lecco, dunque, venne eseguito da Petroni.
Cio’ era del tutto pacifico ed era dato per scontato che il Petroni avesse agito da solo. L’ ipotesi che io e il Colombo gli avessimo fatto da basista è assurda, anche perche’ Pagnona, dove mi trovavo al tempo dell’attentato col Colombo, non e’ certo vicino al luogo dell’ attentato stesso. Con riferimento all’ attentato di Moiano confermo che il Benardelli deve avervi partecipato in qualche maniera forse addirittura come esecutore materiale. Questo mi venne detto dal Benardelli stesso, mi venne confermato dallo Zani ed era circostanza nota a tutto il gruppo del carcere del Pratello, cioè al Ferri, al Di Giovanni, al D’Intino, oltre che come gia’ detto allo Zani. Il Batani, invece, era considerato dal gruppo estraneo all’attentato anche se in qualche modo sembrava compiacersi per essere inquisito per tale reato.
Circa l’ attentato di via Arnaud ricordo che fu lo stesso Zani a  farmi capire di avervi direttamente partecipato. Lo Zani mi spiego’ dettagliatamente la dinamica dell’attentato, sì da farmi comprendere che era stato presente al fatto. Con riferimento alla strage dell’ Italicus ricordo che nel gruppo del carcere del Pratello tutti erano molto scettici circa eventuali responsabilita’ del Franci e del Malentacchi e circolava altresi’ la voce che fosse stata addebitata al Tuti che appariva un capo espiatorio ideale a seguito dell’ uccisione dei due poliziotti.
Si rilevava come vi fossero stati dei depistaggi in occasione del processo di Brescia del processo dell’Italicus e di ordine nero che direttamente ci riguardava. Parlando di depistaggi con riferimento ad ordine nero mi riferisco al fatto che il Batani, per esempio, era stato ingiustamente accusato e, piu’ in generale era stata enfatizzatala rilevanza della posizione dei toscani, che, in realta’, rispetto ai milanesi erano figure del tutto secondarie.
Ricordo inoltre che il Cauchi appariva essere una figura particolarmente ambigua e circolava la voce che avesse goduto di protezioni. Insomma il Cauchi avrebbe lasciato nelle pesti gli altri toscani e sarebbe riuscito a cavarsela. Per tornare all’ Italicus, dunque, al Pratello era stato formulata l’ ipotesi che a tale attentato avesse preso parte lo Zani. Fu il D’Intino a parlarmi di tale possibilita’. Come ho gia’ detto in altri verbali era certo che l’ autore della strage di Brescia fosse il Ferri. Orbene tale strage non era un fatto isolato ed appariva scontato che altri fatti analoghi, e in particolare l’Italicus, rientrassero nella strategia del gruppo Esposti, cioe’ di quelle persone fedelissime all’Esposti che si identificano nel Benardelli, nel Ferri, nello Zani e nel Di Giovanni. Tale gruppo, poi aveva certo altri collegamenti con altre persone. Guarda caso anche il Petroni era amico di Esposti.
Adr: il D’Intino aveva una conoscenza del gruppo milanese di Ordine Nero molto piu’ approfondita della mia, come mi risulta ad esempio dalla circostanza che nel carcere di Rieti gli fosse stato richiesto di redigere un organigramma di ordine nero da far pervenire al Ballan tramite la sorella di Vivirito.
In proposito aggiungo che al tempo in cui il D’Intino e il Vivirito si trovavano in carcere a Rieti e redassero questo organigramma, entrambi facevano spesso riferimento al nome di Rognoni. Ora non ricordo se lo ricollegassero o meno all’organigramma di Ordine Nero.

Adr: confermo che l’ esposti in epoca di poco anteriore al 10.05.74 consegno’ dell’ esplosivo al Ferri e allo Zani. Cio’ mi venne detto da cesare, nel carcere di bologna nel 1976, mi venne confermato dallo Zani nel carcere del Pratello nella stessa circostanza in cui si parlo’ della responsabilita’ del Ferri nella strage di Brescia.

Adr: non so se l’esplosivo sequestrato allo Zani a Varese fosse quello consegnato gli dall’Esposti, ne’ so se l’ esplosivo dato dall’Esposti ai due provenisse o meno dal Benardelli. Quest’ ultimo, comunque, in epoca che non riesco a precisare aveva fornito esplosivo al ferri. Lo so in quanto me lo ha detto il Ferri stesso, che mi parlo’ di un viaggio a Lanciano, dove si procurò l’esplosivo presso il Benardelli e il successivo viaggio di ritorno a Milano in treno.
Adr: non ricordo se durante il viaggio da Milano ad Ascoli l’Esposti il D’Intino, il Vivirito ed io ci siamo o meno fermati a Bologna, non posso comunque escluderlo.

Adr: spontaneamente aggiungo che durante il processo contro il Mar di Fumagalli, Delle Chiaie venne a Brescia. Cio’ mi venne detto dal d’intino che a sua volta l’aveva saputo dal Vivirito. Secondo il D’Intino, inoltre, il Fumagalli era stato costretto a ritrattare delle affermazioni che aveva fatto contro AN. Il D’Intino metteva in relazione la venuta a Brescia di Delle Chiaie con la ritrattazione del Fumagalli.
Adr: il riferimento che faccio al foglio 10 nell’ interrogatorio reso davanti al dr Zorzi il 14 novembre alla circostanza che non avrei appreso assolutamente nulla sull’ Italicus, nemmeno da discorsi fatti in carcere, deve intendersi, nel senso che non disponevo, come attualmente non dispongo, di conoscenze circa specifiche responsabilità di singole persone relativamente a quella strage. Quel che so sull’ Italicus e’ costituito soltanto dai generici discorsi che ho riferito in altra parte di questo interrogatorio.

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