Maurizio Del Dottore – verbale 16.02.1986

Prendendo come punto di riferimento l’ attentato all’Italicus ricordo bene che fino a qualche tempo dopo tale fatto io rimasi per i fatti miei nel senso che non intrattenni in quel periodo nessun rapporto o collegamento con le persone di cui ho parlato fino ad ora. Verso la fine di agosto mi capito’ di incontrare il Franci che trovai molto cambiato: “mi sembrava una persona diversa” ; lo trovai con delle idee politiche ben radicate, con sicurezza di se’ , all’apparenza in condizioni economiche migliori di quelle che lui e’ abituato, potrei dire che mi sembrava che si fosse “formato”. Il Franci nelle volte in cui mi capitava di vederlo, incomincio’ a “prendermi alla lontana” facendomi discorsi di contenuto politico, tornando su passati episodi come quello sulla discussione su Cauchi, in sostanza, secondo me, per vedere che tipo di reazione potevo avere io in vista, io penso, di un programma di mio coinvolgimento nelle sue iniziative.

Il Franci , gradualmente, da discorsi piu’ vaghi passo’ a discorsi piu’ precisi: nei primi tempi non mi aveva mai parlato dell’ esistenza di un gruppo organizzato, cosa di cui mi parlo’ solo a distanza di tempo. Sempre con questo criterio di gradualita’ comincio’ a farmi degli accenni alle armi chiedendo anche a me se disponevo di armi , ed io ovviamente non ne disponevo; comincio’ a ragionare di esplosivi e di impiego degli stessi e ricordo che una volta, abbastanza tempo dopo gli inizi di questi discorsi, si poneva il problema della possibilita’ di far esplodere a distanza una carica esplosiva con un radio – comando. Arrivo’ anche a dirmi che aveva la disponibilità di tantissimo esplosivo, detonatori anche elettrici, bombe a mano (a me disse una cassa addirittura di bombe a mano) ed armi di precisione. Io fin dall’ inizio diedi spago al Franci e ne spiego le ragioni: io non e’ che volevo partecipare all’ attivita’ criminosa del Franci, pero’ mi interessava sapere che cosa c’ era di vero nei discorsi che mi faceva anche perche’ da tempo fornivo collaborazione al nucleo cc di Arezzo, allora comandato dal maresciallo Cherubini, persona che tra l’ altro era anche in rapporti di conoscenza con mio padre.

Quindi io tenevo al corrente il maresciallo Cherubini delle cose che man mano mi venivano raccontate. Preciso anche che talvolta riferii al tenente regoli sempre del nucleo cc, che ricordo piu’ o meno in quel tempo venne promosso capitano. Riferisco questi fatti specifici avvenuti in quel periodo. Un sabato mattina mi capito’ di incontrare il Franci ad Arezzo io ero con la mia macchina; il Franci mi chiese di accompagnarlo ed io aderii dato che non avevo nulla da fare ed anche perche’ l’ occasione era buona per venire a conoscenza di qualche altra cosa. Il Franci mi fece arrivare fino ad una localita’ chiamata Poti, ad una casa abbandonata. Si scese ed all’ interno della casa il Franci prese un sacco che si trovava li’ e che io vidi bene, era un sacco di quelli in uso alle poste.

Il Franci vuoto’ il sacco del suo contenuto ed io vidi che c’ erano dei detonatori ad occhio e croce, una trentina, e dell’esplosivo, un quantitativo piccolo, del tipo di quello dell’ esercito. Questo esplosivo come le altre cose si vedeva che avevano preso umido, il Franci, tolta questa roba dal sacco, la sistemo’ non ricordo se su una pietra o su di un legno, dicendomi che in questo modo la roba si sarebbe asciugata; porto’ poi via il sacco delle poste che ripiego’ e mise in un’ altra busta. Si venne quindi via ed il Franci porto’ via con se il sacco delle poste: io gli chiesi, anche se ovviamente mi aspettavo la risposta, cosa eravamo andati a fare alla casa ed egli disse che lo scopo suo era di far sparire il sacco delle poste perche’ se qualcuno l’ avesse trovato, con il suo contenuto, avrebbe potuto risalire a lui o comunque fare dei collegamenti. Dopo qualche giorno mi incontrai col maresciallo Cherubini al quale diedi appuntamento dietro il cimitero dopo che egli mi aveva cercato per sapere se c’ erano novita’ .

Io, ricordo che il maresciallo venne da solo ed aveva la 128 blu del nucleo, accompagnai il Cherubini fino a Poti alla casa abbandonata dove gli feci vedere le cose lasciate dal Franci, cose che il maresciallo prelevo’ . Io non so quali atti a poi compiuto il maresciallo a seguito di questo rinvenimento. A distanza di un paio di settimane venni a sapere, ma non dal franci, e non ricordo nemmeno come, che c’ erano delle cose nascoste di una certa importanza in un certo punto di una strada che passa da un bosco tra Rigutino e Castiglion Fiorentino: ricordo che mi era stata data una indicazione per la localizzazione di questo punto e mi pare che fosse una pianta di castagno messa in un certo modo rispetto alla strada. Io dissi al Cherubini di questo fatto e il Cherubini a distanza di un po’ di tempo (io non gli avevo dato per sicura la cosa limitandomi a dirgli che avevo ricevuto quella certa notizia) mi disse che era andato a vedere in quel punto e che ci aveva trovato due bombe a mano cose comunque che io non ho mai visto.

Questa serie di avvenimenti ha un primo punto di approdo in un’epoca che colloco nell’ ottobre – novembre del di quell’ anno. Ricordo che essendomi scritto al 5 anno di ragioneria con corsi serali (continuavo a lavorare alla Lebole, durante il giorno) per tutto il mese di ottobre non frequentavo i corsi perche’ avevo frequenti incontri con il franci. Fu’ in questa epoca che il discorso del Franci divenne piu’ preciso. Comincio’ a dirmi dell’ esistenza di una vera organizzazione che non mi disse pero’ come si chiamava, organizzazione che aveva sede in molte localita’ e, della Toscana. Oltre che in Arezzo, a Lucca, a Viareggio, a Prato. Non mi fu’ fatto centro ne’ a Firenze ne’ a Pisa ne’ ad altre localita’ della Toscana.  (…) Per darvi un’ idea di come fosse estesa l’ organizzazione il Franci mi disse che essa era in grado di realizzare delle azioni con scadenza periodica “da mare a mare” .circa queste azioni il Franci parlava di compiere attentati a cose e non a persone e quando diceva cose si riferiva  ainstallazioni come a tralicci e simili; non mi accennava ne’ ai treni ne’ alle ferrovie. Ricordo che a proposito delle scadenze periodiche di queste azioni faceva riferimento a nove giorni tra un fatto e l’ altro. Una volta mi parlo’ di un dirottamento di un aereo che avrebbe dovuto poi atterrare in Libia, pero’ non mi disse quale era lo scopo del dirottamento. Ricordo che questo particolare discorso mi fece commentare rivolto al Franci che mi sembrava una cosa pazzesca e priva di senso tale quindi che mi faceva venire dei dubbi sulla serieta’ di tutti l’insieme dei discorsi che il Franci faceva.

Il Franci mi disse che questa organizzazione era realizzata attraverso il criterio dei “triangoli” nel senso che ogni appartenenza ad essa aveva funzione di gerarchia su due altri appartenenti, con la precisazione che i due “subordinati” tra loro non avrebbero dovuto teoricamente sapere l’ uno dell’ altro poiche’ il Franci a quel punto intendeva inserirmi nell’organizzazione e poiche’ io volevo approfittare di questa sua idea per saperne di piu’, comincia a chiedergli chi erano gli altri che c’ erano gia’ dentro, almeno di Arezzo, dicendogli che prima di imbarcarmi in queste iniziative volevo sapere chi erano gli altri per capire se era gente di cui ci si poteva fidare o no, per sapere cioe’ che gente era. Il Franci dimostro’ ritegno e solo perche’ io insistei mi fece  dei nomi; mi fece i nomi di Gallastroni e donati accompagnati dalla frase di questo tipo “questi li conosci, ti fidi? “. Come personaggio di secondo piano, ma in qualche modo legato alla struttura, mi fece il nome anche di Pietrino Del Pirana. Questi nomi me li fece in una conversazione molto lunga che avemmo di notte, da soli, in macchina mia, la 128, mentre si era fermi nella periferia di Arezzo.

Prima di farmi questi nomi il Franci aveva battuto il tasto di dirmi, per rassicurarmi, che aveva gia’ fatto il mio nome “a chi di dovere” e che il mio nome aveva avuto una specie di gradimento considerato anche l’ esperienza politica ed il fatto di Perugia. Siccome io non mi accontentavo di questo tipo di rassicurazione e insistevo per avere delle altre fu allora che il Franci mi fece dei nomi. Siccome io, parlando con il Donati e con Pietrino, volevo vedere se avevo qualche conferma alle cose dettemi dal Franci, senza scoprirmi ogni tanto facevo qualche illusione lanciando qualche mezza frase e ricordo che proprio il donati una voltami fece capire, facendone il nome, che nell’organizzazione c’ era anche il Cauchi, e cio’ fece come per dimostrarmi che si trattava di una cosa seria.

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