Arturo De Bellis – dichiarazioni 28.11.1984

Di mia iniziativa voglio far presente che quando sono successi i fatti da cui sono sorti i processi di Arezzo e di Bologna le condizioni di salute di mia figlia erano molto gravi l ho ricoverata più volte in ospedale e l’ ho rincorsa piu’ volte in varie parti d’ Italia perche’ all’ improvviso spariva da casa e bisognava anche andare a riprenderla. Fu il tenente colonnello Caposele della polizia stradale di Perugia che mi consiglio’ di ricoverare mia figlia a Roma presso la clinica Cerquatelli perche’ li un figlio del Caposele era stato ricoverato con risultati soddisfacenti. Col Cauchi ho sempre avuto rapporti formali perche’ io ero contrario al suo matrimonio con mia figlia in quanto un amico di cortina mi disse che si trattava di un personaggio non nuovo. Quando accompagnai mia figlia in tribunale ad Arezzo, per la separazione dal marito io e la ragazza fummo accolti con gesti offensivi da Cauchi e da una quindicina di giovani che erano con lui nell’ atrio del tribunale. La separazione fu consensuale ma poi mia figlia ha ottenuto l’annullamento dalla Sacra Rota.

Le vicende in cui si e’ trovata coinvolta mia figlia hanno toccato anche me, difatti io lessi su un giornale che l’ ingegner siniscalchi aveva affermato che io facevo parte della P2. Mi rivolsi ad un avvocato di Roma il quale ritenne di fare querela solo davanti al pretore perche’ il giornale aveva pubblicato dichiarazioni di Siniscalchi alla commissione P2. Davanti al pretore siniscalchi risulto’ aver parlato di un generale qualsiasi che poi era un generale un generale dell’ alta Italia di nome Emilio. Davanti al pretore siniscalchi è stato assolto perche’ il fatto non costituisce reato.

Io comunque non ho mai fatto parte della P2. Non ho mai conosciuto Gelli Licio. Non sono mai stato iscritto alla massoneria. A sua volta siniscalchi fu assolto perche’ aveva appreso la notizia dal giornale “Vie nuove” che l’ aveva pubblicata nel 1979 con riferimento ad un altro De Bellis.
Adr: prendo atto che il GI di bologna il 751126 nella parte che riguarda un maresciallo della questura di Arezzo. La domanda mi fu rivolta in passato davanti alla corte d’ assise di Bologna per il processo Italicus e anche allora io non ricordai con precisione dato che finii di lavorare ad Arezzo nel 1965 e dopodiche’ venni a Perugia. Dalle parole di mia figlia potrebbe trattarsi del maresciallo Baldini che lavorava all’ufficio politico della questura o del maresciallo Marzilli che lavora all’amministrazione del reparto e che frattanto è morto o del maresciallo Marchino che lavorava all’ufficio amministrativo della questura.

Dopo il processo dell’Italicus non ho piu’ parlato di questa questione con mia figlia. Di queste faccende non ho mai parlato con mia figlia ne prima ne dopo. Adr: non ho mai saputo di quali soldi vivesse mia figlia ed il marito nel breve periodo del loro matrimonio, io dopo il matrimonio non ho sovvenzionato loro due. Andarono a vivere a Massa Carrara dove lui aveva un impiego, Cauchi era figlio di un impiegato comunale e di una insegnante. A questo punto poiche’ e’ mia intenzione attendere l’interrogatorio di mia figlia che è stata convocata insieme a me io stesso chiedo di poter riflettere se riesco a ricordare particolari per identificare quel maresciallo mentre il GI prosegue ad esaminare mia figlia.

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