“Criminale attentato alla Freccia del sud vicino a Pescara”

(Teramo), 29 gennaio 74. Doveva saltare questa notte. sulla linea Adriatica, ad una decina di chilometri da Pescara, la Freccia del Sud, un «espresso» in servizio fra Milano e Bari: è questa la convinzione più diffusa fra gli inquirenti, suffragata d’altra
parte da una serie di precisi e solidi elementi. Ben otto chilogrammi di esplosivo potentissimo, collocati al centro della strada ferrata, compressi entro un fustino di detersivo e collegati a due detonatori con miccia, che avrebbero dovuto accendere la carica al passaggio della prima coppia di ruote del convoglio: l’esplosione sarebbe stata di una violenza tale da far saltare in aria la motrice dell’« espresso ».
Sul treno (le cui sigle sono L.P., cioè Lombardia-Puglia) viaggiavano, secondo le prime notizie, oltre settecento persone.
Sarebbe stato un massacro. Solo per un puro caso — la corsa di un « merci » locale il cui- transito era evidentemente sfuggito ai criminali attentatori — ha evitato una terribile strage. Hanno promosso serrate indagini le questure di Teramo e Pescara, i comandi dei carabinieri dei due capoluoghi abruzzesi.
La bomba è stata rimossa dagli artificieri nel pomeriggio di oggi. L’esplosivo era composto di gelignite, una sostanza più potente del tritolo.
La pista per acciuffare gli attentatori può essere una sola: la pista nera, quella dell’eversione fascista e della strategia della terrore che ha insanguinato mezza Italia, da Reggio Calabria a Milano. L’attentato di Silvi Marina, quindi, va inquadrato nei disegni eversivi che le forze reazionarie tentano continuamente di far passare nel nostro paese. I partiti democratici a Pescara, sabato e
domenica scorsi, avevano presidiato le loro sedi per l’annunciata incursione n Abruzzo del caporione missino, Giorgio Almlrante. che — isolato completamente dalle popolazioni — ha tenuto comizi a Pratola Peligna e nella stessa Pescara.
Alla stazione di Silvi Marina — 13 km. a nord di Pescara — l’allarme è stato dato dal conduttore del « merci », diretto da Pescara ad Ancona, alle 2,35 della notte. Il macchinista, dopo aver notato un involucro sulla strada ferrata, aveva udito sotto le ruote della motrice uno scoppio. La polizia ferroviaria poco dopo scopriva la carica. Erano esplosi solo i detonatori. E ora alcune considerazioni di fatto: nello stesso punto, circa 40 minuti prima, era transitano – proveniente da nord – il direttissimo Milano-Lecce. Non era accaduto nulla. In quel momento la ferrovia era sgombra. Dunque la carica è stata sistemata dalle 2 alle 2 e 30. perché non è esplosa al passaggio del merci? (…) Il fustino era stato collegato, come abbiamo detto, con due micce ai detonatori posti sulle rotaie. I due detonatori erano spostati più avanti, in direzione sud, verso Pescara. Il merci proveniente da quest’ultima località ha fatto esplodere i detonatori e – contemporaneamente – ha trinciato le due micce. La bomba non poteva esplodere. Se invece un convoglio fosse giunto dal nord, i fili delle due micce – per il modo in cui erano stati sistemati – non avrebbero potuto essere trinciati, cioè sarebbero rimasti collegati ai due detonatori, il cui scoppio avrebbe provocato la deflagrazione. Dopo il passaggio del direttissimo Milano-Lecce doveva transitare un altro convoglio proveniente dal nord: appunto la “Freccia del Sud”, il cui passaggio sulla ferrovia minata era segnalato per le 3.01. (…)

L’Unità 30.01.1974