Valerio Viccei – dichiarazioni 03.10.1985 Italicus bis

Con riferimento alla sequenza dei quattro attentati della quale mi parlò per la prima volta Esposti Giancarlo, confermo che il colloquio in cui questi mi riferì degli attentati suddetti ebbe luogo a villa Nardi dopo il fallimento dell’ attentato di Silvi e prima del 14.04.74, data in cui ella mi dice cadde la Pasqua di quell’anno. Interrogato sui miei rapporti con l’ Esposti in questo periodo e fino al momento della sua morte preciso che l’ Esposti, sempre antecedente il 14.04.74 aveva formulato una richiesta di esplosivi da cava, detonatori e miccia gialla. Concomitante a tale richiesta fu una telefonata che l’ Esposti fece dal ristorante “il Pennile”,  ove mi ero recato assieme a lui, a quella persona che era solito chiamare “il vecchio” .
La telefonata ebbe luogo in occasione di una cena cui parteciparono anche il Marini e Nardi Alba. Vidi l’ Esposti altre volte prima della sua morte. Sempre al “Pennile” ebbe luogo un’ altra cena cui parteciparono anche le stesse persone di prima. Successivamente ancora consegnai al Marini degli orologi di particolare pregio che il Marini avrebbe dovuto a sua volta dare all’ esposti, il quale infine avrebbe dovuto regalarli ad una persona del suo giro molto influente. Sono quasi certo che l’Annina dovrebbe ricordare questa circostanza. Tramite il Marini, infine, avevo stabilito un appuntamento con l’Esposti al Terminillo per ricevere da quest’ ultimo il prezzo pattuito per gli orologi.
Questo incontro con l’ Esposti non ebbe luogo perché attendeva conferma da lui sulle modalità dell’appuntamento. Comunque avrebbe dovuto verificarsi poco prima della sua morte. Io non so dove in questi giorni si trovasse l’ esposti, lo sapeva invece il Marini col quale era in contatto.

valerioviccei

All’ epoca in cui l’ Esposti formulò la richiesta di esplosivi di cui ho prima parlato questi gia’ disponeva di esplosivo di tipo militare che a suo dire non era confacente alle sue necessità e che era provento di un furto avvenuto in un deposito militare svizzero tempo addietro su indicazione di un amico dell’ Esposti cittadino svizzero. A quell’ epoca, inoltre, il Marini disponeva di un deposito personale di esplosivo. Tale deposito si trovava a Castel Frosino (frazione di Ascoli) e valle Castellana (comune di Teramo) . In quella localita’ vi è una grotta di tufo o meglio una cavità naturale aperta in una parete di tufo raggiungibile attraverso un sentiero.

Nei pressi della grotta sotto un grosso masso, in una zona sabbiosa, il Marini teneva sepolti dei candelotti di esplosivo da cava di colore rosa recanti una scritta sull’involucro che erano contenuti in sacchetti di cellophane trasparenti con la scritta “Montecatini” . Si trattava di due tipi di esplosivo, uno gommoso e compatto, l’ altro a scaglie. Questo deposito era nella disponibilità del Marini fino al 1980. Quell’ anno, infatti, mi recai con Marini sul posto per vedere se era ancora tutto in ordine. L’ esplosivo si trovava al suo posto. C’ erano anche alcune scatole di munizioni, dei detonatori, alcuni dei quali d’alluminio ed altri di tipo elettrico c’ erano altresì degli spezzoni di miccia, marrone a lenta combustione e gialla alla pentrite.

Sia l’ Ortenzi che l’ Esposti che il Nardi sapevano che il Marini aveva la disponibilità di questo esplosivo e sapevamo dove lo custodiva. Tornando al discorso che mi fece l’ Esposti circa i quattro attentati ricordo che uno era rappresentato dal fallito attentato di Silvi, il secondo avrebbe dovuto venir gestito esclusivamente dai milanesi, mentre per gli altri non vi furono riferimenti specifici. Il quarto, aggiunse l’Esposti, avrebbe dovuto venire gestito dagli ascolani. Sia il secondo che il terzo attentato dovevano venire eseguiti nel centro, centro nord dell’ Italia.
L’ Esposti mi disse che il primo attentato doveva servire a suscitare panico ed allarme e porre le premesse perché i successivi attentati avessero ancora maggiore effetto e risonanza sino a creare le condizioni per un colpo di stato. Il primo, inoltre, doveva servire a sondare le reazioni sia dell’opinione pubblica che delle forze dell’ordine. L’Esposti era molto risentito per il fallimento dell’ attentato di Silvi ed è questa la ragione per la quale aveva riservato l’esecuzione del secondo attentato esclusivamente ai milanesi. Solo nel successivo colloquio con l’Ortenzi del quale ho già fatto cenno nel precedente verbale venne fatto riferimento alla strage di Brescia e alla strage dell’ Italicus.
Con riferimento ai contatti della cellula ascolana col gruppo milanese preciso che la stessa faceva capo a tale gruppo.
Dai discorsi che si facevano a villa Nardi appariva evidente che il Ballan ed il Rognoni appartenevano allo stesso gruppo dell’Esposti essendovi inseriti al medesimo livello di responsabilità di quest’ultimo. L’Esposti, da Ascoli, aveva frequenti contatti telefonici coi due. Questi venivano sempre nominati congiuntamente e da quanto mi diceva di loro l’ Esposti risultava che avevano responsabilità di tipo organizzativo in ordine all’ intera attivita’ del gruppo. L’Esposti si recava frequentemente al nord per avere contatti con loro e verosimilmente con altre persone. Per quanto è di mia conoscenza facevano parte del gruppo milanese ance il D’Intino, il Danieletti, e il Vivirito, persone che non ho mai incontrato ma delle quali mi parlava il Marini e l’Esposti.

Nei discorsi dell’Esposti e del Marini e dell’Ortenzi si faceva inoltre il nome di Angeli Angelo, anch’ egli milanese, il quale secondo i tre sarebbe venuto più volte in Ascoli ancora all’epoca in cui Nardi aveva la responsabilità della cellula ascolana. Con riferimento al Rognoni devo aggiungere un riferimento fattomi dal Marini. Questi trascorse gran parte della sua latitanza ad Andorra e da qui si recava spesso in Spagna dove compì delle azioni contro alcuni militanti dell’Eta e rapine per autofinanziamento.

Fra i suoi contatti spagnoli il Marini indico’ il Concutelli ed il Rognoni. Questi secondo il Marini erano sotto la protezione dei servizi segreti della marina spagnola ed avrebbero potuto proteggermi e darmi una mano nel caso avessi voluto anch’ io riparare in Spagna. Dell’ organizzazione in cui era inserita la cellula ascolana faceva parte altresì quel Benardelli di lanciano a cui nel precedente verbale ho fatto un breve cenno.

Questi in realta’ era inserito nel gruppo ad un livello di responsabilità analogo a quello dell’Esposti, del Ballan e del rognoni. Il Benardelli, inoltre era in contatto con un certo capitano D’Ovidio, anch’ egli abruzzese, che era considerato un sicuro riferimento per il gruppo e che a quell’ epoca prestava servizio a Roma o comunque nel Lazio. Tutto ciò l’ ho appreso nel corso di conversazioni a casa Nardi cui partecipavano altresì il Crespi, l’Annina e Nardi alba oltre naturalmente all’ Ortenzi ed al Marini.

Voglio a questo punto precisare che il Marini e l’Ortenzi si frequentavano e svolgevano assieme attività politica sebbene che trai due non corresse buon sangue in quanto entrambi ambivano a fidanzarsi con Nardi Alba. Notizie circa i movimenti di vetture, di persone e di armi che si verificavano nella villa di nardi, potranno essere fornite anche dai custodi, anzi da una donna che fungeva da custode ed aveva l’abitazione attigua alla villa. Tornando alla cellula ascolana ricordo che di questa facevano parte oltre al Marini e Ortenzi il Valentini, il quale però si defilò verso la fine del 1972.

NARDI 78U

Il Merlini paolo fece parte del gruppo con mansioni di scarso rilievo, fino alla data in cui Nardi si diede alla latitanza. Voglio precisare che il Merlini non aveva alcuna cognizione in fatto di politica ed in pratica collaborava col Nardi soltanto per la retribuzione che da questi riceveva. Aggiungo che anche la convivente o l’ amica di questo Merlini, tale Franca, ha soggiornato a casa Nardi. La villa del Nardi era frequentata inoltre da Vecchiotti memo e da sua sorella Margherita che credo abbia avuto una relazione con nardi. Il Vecchiotti era un personaggio ambiguo ed era considerato collegato al Sid. Nonostante questo era utilizzato dal gruppo per portare a notizie a quelli che venivano considerati i suoi referenti e, al contempo, per ricevere da lui informazioni ed aiuti. Naturalmente il Vecchiotti non era al corrente di tutte le attivita’ del gruppo.

Il Vecchiotti era al corrente dei collegamenti della cellula ascolana ed aveva un rapporto privilegiato col Nardi, tanto è vero che i suoi rapporti col gruppo si fecero meno intensi allorché iniziò la latitanza di quest’ ultimo. Interrogato in ordine a tale Giorgi, ascolano, ricordo di avere conosciuto un Giorgi, attualmente dell’ età di circa 40 anni, attualmente sindaco di Venarotta, il quale non frequentava villa Nardi e tuttavia poteva conoscere Gianni in quanto questi aveva una residenza anche a Venarotta. E’ notorio in Ascoli che costui era dell’ area politica dell’ estrema destra. Con riferimento a quel “professore Rossi”, di cui ho parlato nel precedente verbale devo aggiungere le seguenti precisazioni: prima della Pasqua del 1974 Esposti era alla ricerca disperata di tutte le armi possibili e anzi aveva trovato una partita di armi, mi sembra a Roma, che non gli era possibile rilevare perché mancavano i soldi. A questo punto dissero che era necessario una telefonata al professore Rossi di Arezzo perché fornisse il denaro per l’ acquisto di queste armi. Non ricordo che si sia parlato di una cifra precisa ma sicuramente era un cifra consistente per l’ epoca nell’ordine di svariati milioni.
Questa telefonata ci fu ma non davanti a me e una settimana dopo Esposti non aveva piu’ quel problema. A quello che ricordo io alla telefonata ha assistito anzi al discorso di fare la telefonata al Rossi ha assistito la Annina. Non so chi abbia fornito all’ Esposti quella partita di armi, so pero’ che a Roma un contatto del Marini e del Nardi era rappresentato da tale Mondini Fulco, persona che nel precedente verbale ho indicato solo col nome. Questi aveva lavorato nell’ armeria Bonvicini e successivamente nell’ armeria Trident. Incontrai questa persona unitamente al Marini nel gennaio del 1978, nei pressi della sua abitazione romana sita nella zona ove ha lo studio l’ avvocato Moscato. Attorno al 1972 – 1973 aveva consegnato due fucili modello Ten marca Hight Standard al Nardi, il quale a sua volta doveva darli all’Esposti. Non so quale fosse l’ origine di questi fucili, attorno ai quali, nell’ ambito del gruppo sorse una qualche questione che ora non riesco a ricordare.
(…) Ortenzi e Marini frequentavano spesso gli ambienti universitari di Perugia e frequentavano altresì una persona di Foligno ed una di Spoleto. Nel precedente verbale non ho menzionato la circostanza che nel 1980, successivamente alla mia dimissione dal carcere di Ascoli, il Marini mi disse finalmente quale fosse il nome di quell’ ufficiale dell’ esercito di stanza nel triveneto di cui si era a suo tempo parlato a villa Nardi. Si trattava di Spiazzi Amos, come le è noto inquisito in vari procedimenti. Questi era considerato dal gruppo ascolano come un consulente in fatto di armamenti ed era ritenuto in grado di reperire armi anche molto particolari che altrimenti sarebbe stato impossibile trovare sul mercato.
Cio’ mi lascia ritenere che l’ elenco di armi rinvenuto in possesso di Esposti a Pian di Rascino sia stato redatto se non altro sulla Base di indicazioni fornite da questo Spiazzi. Lo Spiazzi era un punto di riferimento di Esposti e del “vecchio”.
L’ Esposti parlando di questioni attinenti al reperimento di armi faceva sovente riferimento o allo Spiazzi ed al Fumagalli indicandoli però non con i loro nomi bensi’ con quei riferimenti che usavo io stesso nel precedente verbale. Ricordo che nei primi mesi del 1974 l’ Esposti  era interessato a procurarsi un fucile d’ assalto svizzero marca SIG e che il Marini gli disse che il “vecchio” aveva consigliato di rivolgersi al “loro amico nel Veneto”. Non so fornire indicazioni utili all’individuazione di quell’ufficiale dei cc di cui ho già parlato.
Al convegno di Montesilvano del 1971 presero parte numerosi perugini, toscani, ascolani e maceratesi. Fra i perugini ricordo tale conti giulio, il già menzionato Duccio, fra gli ascolani ricordo tale Crescenzi Vittorio, Amici Augusto ed altri ragazzi di scarso rilievo nell’ ambiente. Al convegno parteciparono anche i personaggi italiani più noti come estremisti e picchiatori e fra questi ricordo il Cauchi di Arezzo che godeva di particolare considerazione. Merlini Paolo nel 1974 aveva 25 anni e rassomigliava moltissimo a Nardi Gianni tanto da fare a volte il sosia di Nardi. Merlini era l’ autista di Nardi ma già verso la fine del 1973 ed in sostanza quando Nardi andò via Merlini prese le distanze da Nardi.
Mi pare nel 1972 ma forse anche nel 1973, nella zona di Ascoli vi fu il reperimento di armi, esplosivi ed ordigni da guerra. Nel gruppo ascolano vi fu una grandissima discussione su chi aveva dato indicazione al procuratore di Ascoli. La voce lambì anche lo stesso Nardi all’ epoca detenuto. Nel 1976 Marini mi dette un recapito telefonico di Arezzo dove ricercarlo e sempre nel 1976 e poi nel 1977 lo incontrai una volta a Cortona, nei pressi del museo archeologico; una volta nei pressi di Anghiari ed una volta in una località che si chiama Pratovecchio o Pontevecchio o qualcosa del genere. Mi pare che in quella zona ci sia un paese che si chiama Stia.
All’ epoca Ortenzi nella sua casa di campagna aveva attrezzato dei nascondigli per armi ed esplosivi e io so che oltre alla casa di campagna aveva altri nascondigli come ad esempio nella pompa, o meglio nel vano della pompa dell’ autolavaggio situato sotto l’abitazione dello zio. Anche di Marini so che aveva dei nascondigli e su tutti questi punti sono pronto ad essere più preciso appena entriamo nel dettaglio.
Nell’ estate del 1974 in una data che mi pare concomitante con una ricorrenza concernente Nardi Alba, il Marini iniziò la sua latitanza. In quel periodo si teneva in contatto con me telefonandomi presso il negozio di autoricambi di proprietà di mio padre. Il Marini aveva necessità di denaro. In quel periodo, inoltre, frequentavo Izzo Angelo che aveva bisogno di procurarsi delle armi. Fu per questo che verso la fine dell’ estate o inizio dell’autunno combinai un incontro a Lugano fra Izzo e Marini. L’ Izzo ricevette da me una somma di circa 3 milioni, provento di mie attività illecite, che consegnò al Marini.
Il Marini dal conto suo diede all’Izzo la possibilità di acquistare in svizzera due pistole marca SIG, una carabina Winchester ed alcune bombe a mano MK2 e MK3. Queste ed altre armi o forse solo altre armi ed una parte di queste vennero poi date dall’Izzo ad Macchi Emanuele e ad Ghira Andrea. Di ciò ho già riferito al Pm di Roma dr Ambrosio.

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