P2 e terroristi neri – sentenza appello Italicus 1986

Più specifici elementi in tema di finanziamenti ti ha fornito il Brogi, attestando, come si è posto in rilievo al punto 75° dell’esposizione in fatto, di aver visto il Cauchi in possesso di una notevo­le somma di danaro che lo stesso Cauchi aveva detto essergli stata consegnata dal Gelli. Al riguardo ed anche ai fini di valutare la attendibilità del Brogi, è importante ricordare che la polizia aretina avesse avuto il sospetto che il Cauchi fosse finanziato dal Gelli. Come si è evidenziato in narrativa, il Maresciallo Baldini, no­tando come il Cauchi avesse una certa disponibilità di danaro e sapendo che era solito frequentare la casa del Gelli, ne aveva dedotto che quest’ultimo gli desse del danaro. Il Cauchi, naturalmente, lo ha negato: ha dovuto però ammettere di averne fre­quentato la casa, ed allora resta da chiedersi il perché di un fatto certamente inusuale, data la differenza di età, di posizione sociale, di interessi dei due personaggi.

Si deve considerare, nella doverosa valutazione d’assieme delle emergenze processuali, come fin dal­l’istruttoria siano emerse non solo le aspirazioni del Gelli ad un mutamento istituzionale in senso autoritario, ma le preoccupazioni, nutrite ai vertici massonici, di un suo coinvolgimento in trame golpiste (cfr. il punto 10° dell’esposizione in fatto). Si ricordano al riguardo le precise accuse dell’avv. Ermenegildo Benedetti; le dichiarazioni di Angelo Sambuco su come il Gran Maestro Salvini desse quasi per sicuro un colpo di stato proprio nell’estate del 1974; le ammissioni a denti stretti dello stesso Salvini sulla possibilità che nel luglio ’71 si fosse espresso in senso favorevole a “far fuori” il Gelli (naturalmente in senso massonico).

Chi era il Cauchi è sicuro e dimostrato: il leader, con il Batani, degli ordinovisti aretini. Come tale lo indica la moglie, De Bellis Alessandra. Analogamente il Brogi, che lo dà presente a tutte le riunioni tenute in preparazione degli attentati. Vie ne indicato dall’Affatigato come membro del F.N.R. ed era di certo in stretti rapporti col Tuti, che lo attendeva, il giorno del duplice omicidio di Em poli, per darsi assieme alla latitanza.
Era presen­te col Franci al sequestro del Brogi venne raggiunto da ordine di cattura per i fatti del gennaio ’75; fu di poi- latitante in Spagna aiutato da esponenti di A.N. (cfr. quanto dichiarato al riguardo da Vin­cenzo Vinciguerra, punto 78° dell’esposizione in fatto), a riprova di come all’epoca fossero tutt’altro che inusuali i contatti fra elementi di Ordine Nuo­vo e di Avanguardia Nazionale. La De Bellis inoltre descrive il Cauchi, con riferimento all’ epoca della loro convivenza, cessa­ta nell’ultimo torno del ’73, come un individuo con occupazioni incerte e saltuarie, né vi sono motivi per ritenere che nel periodo immediatamente successivo le sue condizioni economiche siano decisamente migliorate. Il Brogi inoltre riferisce dei numerosi viag­gi fatti dal Cauchi nel febbraio-marzo ’74, fornendo un elemento che singolarmente coincide – rafforzandolo – col rilievo del maresciallo Baldini sul­la sua eccessiva ed inspiegabile disponibilità di danaro.

Deve aggiungersi che Vincenzo Vinciguerra – come si è evidenziato in narrativa al punto 78° – ha dato atto di aver saputo dallo stesso Cauchi di suoi rapporti di notevole intimità col Gelli, il qua le di tanto in tanto – a suo dire – gli aveva versato delle piccole somme di danaro a titolo di finanziamento. Inoltre dal documento consegnato da Mauro Tomei al C.I. di Firenze il 16.10.1985 (si tratterebbe di una relazione autografa di Affatigato al Graziani, pervenuta al Tomei tramite certo George Chamboulive) risulta, oltre ad una conferma dell’incontro a Luc­ca col massone (cfr. fol.451 e 458 del relativo verbale), che il Cauchi era entrato in contatto col finanziatore del gruppo aretino per parlargli di un acquisto di armi (cfr. fol. 452 del verbale stesso, al legato all’interrogatorio del Tomei del 16.10.1986, Vol.B, pos.Tomei).

Il documento,prodotto in una fotocopia non certo perfetta, sembra di mano dell’Affatigato – come dichiarato dallo stesso Tomei – ma reca numerose aggiunte e correzioni eseguite con diverse grafie; è inoltre incompleto e quindi ha un valore probatorio piuttosto modesto, anche in considerazione del mo­do non certo chiaro con cui è pervenuto al Tomei. Da comunque un ulteriore riscontro agli elementi in base ai quali può ritenersi validamente accertato che ambienti massonici, ed in particolare il Gelli, nel periodo fine ‘73-inizio ’74 fossero in contatto con gruppi ordinovisti lucchesi ed aretini e, sia pure parzialmente, ne finanziassero le attività.

Ne certo va trascurato di porre in rilievo che lo stesso Franci, nel confronto col Batani dell’8.9. 1976 (cfr. Voi.16°, fase.62 bis, folio 15) affermi, espressamente di aver appreso dal Batani e dal Cauchi – all’epoca latitante – notizie sui “collegamenti fra esponenti della massoneria di Arezzo, o me­glio della P 2, il SID ed alcuni elementi di destra sempre di Arezzo” nonché sui “rapporti avuti dal Batani con un certo maresciallo dei carabinieri di Arezzo”. Il Batani nella circostanza ammise di aver fatto queste confidenze al Franci, parlò dei suoi i rapporti col M.llo Cherubini mentre si rifiutò, per timore, di fare dichiarazioni sui collegamenti fra la Loggia P2 ed esponenti della destra aretina.

Non è chi non veda quindi la debolezza del successivo assunto del Franci di aver parlato soltanto per evitare il trasferimento al Carcere di Nuoro. Che questo fosse il suo intento lo si può dare per acquisito (al termine del confronto consegnò al P.M. perché l’inoltrasse, una domanda di trasferimento del carcere di Nuoro): che avesse però riferito solo voci correnti ad Arezzo non è vero affatto, se lo stesso Batani ammise di avergli parlato dell’argomento P 2, e non certo in termini banali se rifiutò ogni dichiarazione al riguardo adducendo l’aver paura.

Tutto ciò si pone come ulteriore, anche se gene­rica conferma dei rapporti fra il Cauchi ed il Gelli emersi sulla base degli accertamenti della Squadra f politica della Questura di Arezzo, delle ammissioni del Cauchi, delle dichiarazioni dell’Affatigato, dello Spinoso e del Brogi, nonché dì quanto risulta dal suddetto documento consegnato dal Tomei.

Sentenza appello Italicus 1986