“Strage dell’ Italicus. Ecco perche’ Tuti e’ stato assolto”

ROMA . Contestato a teatro, Mario Tuti si consola con una importantissima sentenza della Cassazione. Nelle stesse ore, infatti, in cui l’ associazione partigiani di Santarcangelo di Romagna (Forli’ ) rendeva pubblica la sua opposizione alla presenza, nel seminario sul “Teatro carcere” del 3.12 luglio, del filmato dell’ opera drammatica di Kokosckha “Assassino, speranza delle donne” in cui il neofascista partecipa come attore, la Corte suprema lo ha mandato definitivamente assolto dalla strage dell’ Italicus. Secondo i giudici della V sezione penale presieduta da Guido Guasco mancano le prove per condannare i neofascisti Mario Tuti e Luciano Franci, entrambi quarantaseienni. Esistono solo “indizi, tesi e illazioni non suffragati da certezze e fatti concreti”. La Corte percio’ non poteva che confermare la sentenza d’ appello (aprile ‘ 91) che aveva scagionato i due dall’ accusa di essere gli autori della strage dell’ Italicus (4 agosto ‘ 74, 12 morti e 44 feriti). In 57 pagine i magistrati hanno smontato il castello accusatorio. Sono molti, dice la motivazione, i tasselli che ancora non combaciano nella ricostruzione dell’ accusa. Innanzitutto sono da provare i due punti chiave: la modalita’ di collocazione dell’ esplosivo e il ruolo di Franci. Sul primo punto, non si “e’ trovata una concreta soluzione sul piano probatorio”. Esistono, infatti, tesi discordanti: c’ e’ chi dice che l’ esplosivo sia stato collocato durante la sosta del treno nella stazione di Firenze e chi sostiene che qualcuno lo abbia messo durante il viaggio da Roma prima di scendere a Firenze. Sino a che non si potra’ provare la vera dinamica dei fatti, e’ difficile arrivare “all’ affermazione della responsabilita’ “. Ma anche sulla presenza di Luciano Franci il giorno dell’ attentato tra i binari 11 e 12 della stazione di Santa Maria Novella aleggia il mistero. Per collocare l’ esplosivo infatti “era sufficiente una sola persona” e la presenza di un “palo” inutile. I veri “punti deboli” dell’ accusa sono le testimonianze dimostratesi inattendibili. Prima tra tutti quella di Aurelio Fianchini, teste chiave dell’ accusa. “Questa corte . scrivono i giudici . aveva gia’ rilevato come le menzogne dette da Fianchini non avevano trovato giustificazione ne’ da parte del testimone ne’ ad opera della sentenza d’ appello”. Fianchini, infatti, “aveva ammesso di essere convinto, prima ancora di ricevere le confidenze del Franci, della colpevolezza dello stesso e di avere usato l’ inganno per indurlo a confessare”. Le sue deposizioni poi sono diverse: per le cose che ha conosciuto direttamente puo’ essere considerato attendibile, mentre per quelle raccontate “di seconda mano” non da’ garanzia. E “poco credibili” sono considerati anche gli altri testi tra cui Stefano Tisei e il giornalista Giovanni Spinoso che hanno riferito su fatti non vissuti direttamente.

23.05.1992 – Corriere della Sera

http://archiviostorico.corriere.it/1992/maggio/23/strage_dell_Italicus_ecco_perche_co_0_92052311816.shtml