Il Prof. Oggioni e il segreto di Stato

“Il G.I. di Firenze, nell’istruttorria sugli attentati in Toscana volle indagare sui rapporti Cauchi-Mannucci Benincasa e, in particolare, volle accertare chi fosse stato il tramite dell’incontro dei due, ma gli venne opposto il segreto di Stato (…). In questa istruttoria, infine, nel 1992, su espressa richiesta del G.I., venne infine comunicato dal SISMI che il collegamento fra Cauchi e Mannucci Benincasa era passato tramite il prof. Gianluigi Oggioni, affiliato alla P2, intimo di Gelli, ortopedico di fiducia del SISMI di Firenze, e buon amico del Mannucci Benincasa.
Il nome del prof. Oggioni, inoltre, era già comparso nella prima istruttoria dell’Italicus, in quanto il Franci, in concomitanza con attentati riferibili al suo gruppo era risultato ricoverato presso la sua clinica. Insomma l’affiorare del nome di Oggioni, in relazione al col. Mannucci Benincasa in una vicenda così delicata quale il contatto con Cauchi, rivela l’intimità del predetto con quegli ambienti piduisti cui si dichiarava ostile e sui quali, come si è visto in altro capitolo, dichiarava di indagare assieme al col. Nobili.
L’insistenza del Servizio per coprire Oggioni, giunta ad ottenere l’apposizione del segreto di Stato, insistenza della quale c’è traccia esplicita nella notazione “coprire ad ogni costo” vergata dal col. Lombardo su un documento del SISMI appare dunque quantomeno sospetta. Vero è che il prof. Oggioni, unitamente alla sua ex infermiera Mirella Ghelli, nega il ruolo di tramite fra Cauchi e Mannucci che gli viene attribuito dalle carte del servizio, ma non appare credibile, come messo bene in evidenza dal PM nel passo delle sue richieste che qui si riporta:
“Oggioni negherà di essere stato, unitamente alla sua infermiera Ghelli Mirella, già amante di Cauchi e di Franci, il tramite trail terrorista ed il capo centro, ma lo farà in modo talmente goffo da non meritare alcuna credibilità. E’ interessante viceversa richiamare il cursus massonico di Oggioni che rivela una straordinaria internità a quel mondo. Dopo aver negato, come d’obbligo per i piduisti, la sua appartenenza a quella loggia, di fronte alle contestazioni del G.I. (il 23.6.1992) che gli mostra una sollecitazione a sua firma diretta a Gelli per il passaggio nella P2, l’Oggioni ricorda di essere entrato nella massoneria a Bologna, all’obbedienza del gen. Ghinazzi di Piazza del Gesù, noto fascista collegato ad eversori del calibro del capo ordinovista Massagrande ed altri, di avere poi fondato la Loggia Sette Ponti e di essere quindi transitato nella P2, di avere avuto rapporti con il Gen. Bittoni, con l’Amm. Birindelli, con il Palumbo, di avere frequentato assiduamente Villa Wanda, di avere ricoverata in chirurgia generale Luciano Franci “per appendicite acuta”, arriva a dire senza coglierne l’ironia che “Gelli sospettava che Mannucci fosse uno del Servizio” e che “per parte sua il Mannucci mi chiedeva in continuazione notizie su Gelli… in particolare dopo la sua fuga dal carcere in Svizzera”.

Sentenza ordinanza Italicus bis pag 311-312

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