Il Fronte Nazionale Rivoluzionario – sentenza appello Italicus 1986

Ala domanda sulla possibilità che gli attentati terroristici – colpendo degli innocenti – alieni no dal Fronte le simpatie delle masse, il Tuti dà la seguente risposta: “Premetto che fino ad ora gli attentati eseguiti dal Fronte hanno avuto carattere dimostrativo evitando di far vittime innocenti e su tale strada ci proponiamo di continuare. E’ eviden­te però che per scuotere l’inerzia delle massi, può’,, a volte, essere necessario colpire in maniera dura e indiscriminata” (cfr. Vol.13, fase.49, fol.65 e segg.). Altrettanto importante per i dati che se ne traggono è il cosiddetto “memoriale”, anch’esso riconosciuto dal Tuti come autentico.

V’è innanzi tutto una precisa descrizione di come s’addivenne alla costituzione del F.N.R.: “A seguito dello scioglimento, con decreto del mini­stro dell’Interno, del Movimento Politico Ordine Muovo (ottobre 1973) e del Gruppo di Anno Zero (marzo 1974) che di O.N. era il continuatore e considerata anche l’apertura di nuovi processi (vedi Roma, 150 imputati) e la serie impressionante di arresti dei dirigenti e militanti delle organizza­zioni fasciste accusati di dichiarare apertamente le loro idee, nei primi mesi del 1974 con alcuni amici decidevamo di creare il Fronte Nazionale Ri­voluzionario, gruppo armato di lotta contro il sistema. Il F.N.R., diffuso nell’Italia Centrale preva­lentemente, è articolato in cellule corrispondenti ai vari capoluoghi di Provincia e dopo un primo pe­riodo di stesura di un programma politico e di lotta (allegare?) decideva di passare all’attività orga­nizzativa vera e propria“.

Quotatisi i militanti per circa 3.000.000 com­plessivi, sarebbero state acquistate armi, radio e sarebbe stata organizzata, nell’estate ’74 una pri­ma, base. Quindi la prima azione armata – nell’agosto ’74- consistita nella posa di una bomba e di manifestini propagandistici sugli scambi della stazione di Firenze, con successiva rivendicazione. Il “Memoriale” stesso contiene poi un capitolo dedicato alle tecniche di guerriglia applicabili in Italia, in cui fra l’altro si dice: “Sarà inoltre facile provvedere alla interruzione delle comunicazioni stradali e ferroviarie attraverso i due versanti dell’Appennino mediante opportuni sabotaggi dei ponti, viadotti e gallerie, arrivando alla paralisi econo­mica dello stato”, (cfr. voi.48, all.101, fol. 5-6 e 18).

Da questi scritti si deduce in primo luogo che il gruppo terroristico, all’epoca dell’attentato per cui è processo, era già costituito, organizzato e pronto ad operare. Il Tuti sostiene -a contrastare questa deduzio­ne – di aver avuto finalità di propaganda e di pro­selitismo. Sarebbe stato cosi indotto a far apparire il suo gruppo come già attivo nell’estate ’74, laddove le prime azioni sarebbero state quelle descritte nel memoriale a fol.7 (attentati del gennaio ’75).

L’attentato alla stazione di Firenze dell’agosto ’74 sarebbe null’altro che un innocuo “botto”, l’e­splosione di un petardo che non aveva causato danni. Premesso che su quest’ultimo punto v’è evidente nel memoriale una amplificazione che fa pensare ad in tenti di propaganda; che lo stesso è a dirsi per l’auto-intervista, là dove si prospetta che il F.N.R. sa­rebbe stato diffuso nell’Italia centrale con basi nelle città capoluogo di provincia, va posto in rilievo come il Tuti non potesse avere consimili intenzioni collocando nei primi mesi del ’74 la costituzione del F.N.R. L’amplificazione propagandistica avrebbe avuto senso se avesse presentato come costituito ed operante un gruppo che ancora non lo fosse stato. Poiché quando il Tuti scriveva il F.N.R. non solo esisteva, ma aveva concretamente operato almeno nel gennaio ’75, non avrebbe avuto alcun senso anticiparne falsamente di pochi mesi la costituzione., posto che ciò non avrebbe potuto dare una migliore impressione di effi­cienza, di organizzazione e di potenzialità militari.

Si deve poi considerare che il Tuti nel “Memo­riale” collega attendibilmente la costituzione del F.N.R. alla crisi di O.N. seguito al decreto di scioglimento. Poiché questi fatti sono di fine ’73 – inizio ’74, si ha un ulteriore argomento per ritenere che il Tuti nei suoi scritti abbia indicato attendi­bilmente 1′ epoca di costituzione del gruppo.

Può aggiungersi che se lo stesso Tuti pone in relazione la nascita del F.N.R. con lo scioglimento di O.N., è logico dedurne la verosimiglianza di quanto riferito dal Brogi sui contatti che il Tuti manteneva con gli ordinovisti aretini e sulla sua parteci­pazione al dibattito che si andava svolgendo fra i “milanesi” più duri (quelli che avrebbero operato gran parte degli attentati rivendicati con la sigla dì Ordine Nero) ed altri gruppi – come ad esempio i lucchesi – che ritenevano preferibile un tipo di at­tività più tradizionale. E’ quindi anche verosimile che il Tuti abbia partecipato alle riunioni in cui, secondo il Brogi si andava elaborando il programma degli attentati, ed in particolare a quella riunio­ne in cui – presente Clemente Graziani – i treni vennero indicati come obiettivo preferenziale. Si ri­cordi al riguardo quanto riferito dal Calore e dall’Izzo su questa riunione e sull’irritazione del Tuti quando – per prendere le distanze dagli attentati – fu sparsa la voce che vi sarebbe intervenuto solo un sosia del Graziani (cfr. a narrativa sub. 81° ed 82°).

Graziani

Poiché le riunioni preparatorie sono dell’inverno ’74, se ne trae ulteriore argomento per rite­nere che a quell’epoca il F.N.R. fosse già costituito. Nello stesso senso, nonché per ritenere la po­tenzialità offensiva del gruppo nell’estate ’74, va ricordato come il Brogi collochi nei primi mesi del ’74 il trasporto di armi e di esplosivi da Rimini al le Ponti del Clitumno, Una parte degli esplosivi, tramite il Cauchi ed il deposito dell’Alpe di Poti, pervenne al Tuti, a conferma di quel ruolo di forni­tore di esplosivi attribuitogli in un primo tempo dallo stesso Franci.

Al riguardo s’è visto come sia poco attendibile Franci quando – dopo l’arresto del Tuti – ha tentato di sostenere di aver rubato quell’esplosivo da una cava. Che del resto il Tuti detenesse armi ed esplo­sivi in notevoli quantità risulta evidente dalla lettura del suo diario, certamente databile al pri­mo periodo della latitanza (febbraio 1975). Parlando dell’inefficienza di Lucca, ossia de­gli ordinovisti di quella città, si lamenta che sia no stati solo capaci “di prendersi le mie armi, la MG 42, il mitra, la carabina Winchester, la pistola col silenziatore, l’esplosivo, i detonatori elettrici (ora in possesso di Claudio Pera e del  (nome illegibile) che credo le tengano nascoste in una casa a Borgo ….”.

Né doveva trattarsi di piccole quantità di esplosivo se subito dopo il Tuti cosi continua nel suo sfogo: “Anche la mia richiesta di avere un pò di esplosivo è stata elusa eppure il Pera ne ha, grazie a me, almeno 80 Kg.” (cfr. Voi.13°, fase.49, fol. 53-55).

Ove si consideri che a casa della nonna della Luddi vennero sequestrate  oltre a micce e detonatori, ben 75 Kg. di esplosivo (cfr. Vol.13°, fase.49, fol.17), si ha un complesso di elementi che, visto nel suo assieme, induce a ritenere ampiamente prova­to che il F.N.R. nell’estate ’74 avesse i mezzi per porre in atto l’attentato all’Italicus, e soprattut­to che il Tuti potesse certamente adempiere a quelle funzioni di forniture di esplosivo attribuitegli dal Fianchini. Anche i metodi di lotta del F.N.R. non rifuggi­vano dall’attentato sanguinoso e dalla strage. Si è visto come il Tuti nei suoi scritti, mentre ammette in linea teorica la possibilità di attentati indiscriminati per scuotere l’inerzia delle masse, sostiene che quelli eseguiti fin allora sarebbero stati volutamente diretti a non fare vittime.

E’ per contro verità giudizialmente accertata che l’attentato di Terontola, lungi dall’essere di­mostrativo, avrebbe potuto determinare il deraglia­mento di treni in un punto particolarmente pericoloso. SÌ che il Tuti ed il Franci sono stati condannati per il delitto di strage (cfr. al Voi.27°, fol.223 e segg., la sentenza della Corte d’Assise di Arezzo 26.4,1976, passata sul punto in cosa giudicata). A parte questo pur assorbente rilievo d’ordi­ne formale, basta chiedersi quali possano essere gli effetti del brillamento di una carica esplosiva ca­pace di tranciare un binario ferroviario per circa 55 centimetri. Solo la casualità, nella specie il restare in asse del binario tranciato, può evitare il deraglia­mento dei treni. Ciò rientra nella più comune prevedibilità ed è quanto conta per ritenere che il Franci ed il Tuti, concorrendo a porre in essere l’attenta­to di Terontola, dovessero quanto meno prevedere di poter cagionare una strage. Anche sul piano dei metodi di lotta deve quin­di considerarsi accertato che il Tuti – e con lui il Franci – accettassero la possibilità della stra­ge, in linea teorica e come conseguenza del loro operato.

Programmi quindi, metodi, disponibilità di mezzi, partecipazione alle riunioni in cui i treni e gli impianti ferroviari vennero indicati come .obiet ti vi preferenziali di attentati, tutto concordie si sovrappone perfettamente all’accusa del Fianchini. Può aggiungersi che il Tuti, proprio nel giorno precedente ed in quelli immediatamente successivi all’attentato, fu assente dall’Ufficio (cfr. la narrativa sub 13 e). Ciò nella valutazione del Colle­gio rileva non tanto per la mancata presentazione di un certificato medico giustificativo (invero se il Tuti fosse stato tenuto a giustificare l’assenza, in quanto superiore ai 3 giorni, è presumi bile che non avrebbe avuto difficoltà ad ottenere un compiacente certificato di malattia), quanto perché l’as­senza dal lavoro non è stata attendibilmente spie­gata, sì da lasciare spazio alla supposizione che sia stata determinata da straordinari quanto inconfessabili motivi. Già è puerile e scarsamente credibile l’assunto di aver impiegato l’intero sabato per provare una motocicletta da cross (chi sa perché poi la mo­glie avrebbe dovuto preoccuparsi se avesse saputo che il marito quella mattina non andava in ufficio), ma soprattutto non si comprende perché mai il Tuti, pur non essendo ammalato, abbia protratto la sua assenza dall’ufficio fino all’8 agosto. E’ quindi verosimile la prospettazione accusa­toria che vede in siffatto comportamento un ulterio­re, concordante indizio di colpevolezza.

Al sabato il Tuti potrebbe aver collaborato al confezionamento dell’ordigno. Se deve riconoscersi che il libro sul “trappolaggio” (si vede, al Voi.42°, ali. n.40) attiene al­la caccia e non alla confezione di ordigni esplosivi, è altrettanto vero che il Tuti, quale geometra, ha buone cognizioni in materia di esplosivi. L’ha dimostrato egli stesso al dibattimento intervenendo con cognizione di causa in tema di brillamento per simpatia. D’altra parte sia il Tomei che il Moscatelli (quest’ultimo tramite lo Spinoso) hanno riferito di come il Tuti nel suo ambiente venisse considerato pratico di esplosivi. Nello stesso senso si ricorda l’incontro a Pisa con l’Affatigato, col Cauchi e col Brogi – riferito da quest’ultimo – per parlare fra l’altro del modo per ovviare all’inumidimento di esplosivi: ciò in funzione della specifica esperien­za del Tuti.