Alessandro Danieletti sulla morte di Giancarlo Esposti

DANIELETTI, così come si è sempre profuso in abbondanti particolari in ordine alla visione assolutamente da “terrorista” e “golpista” di ESPOSTI (si veda, appunto, il capitolo su ESPOSTI) , era stato in passato assai parco di indicazioni su quanto accaduto in occasione del “conflitto”. Anche oggi esordisce con un significativo “Ricordo molto poco”, ma finisce per fornire una versione misteriosamente molto più completa di quella resa all’epoca. Uscì per primo dalla tenda.

Quando uscì ESPOSTI si accovacciò abbastanza vicino alla stessa, “dopodichè fulmineamente estrasse la Browning e cominciò a sparare in direzione della Land Rover e dei Carabinieri”. DANIELETTI ha parlato di due cordoni di militari, che sostanzialmente li circondavano. ESPOSTI si alzò quasi di scatto, si spostò e cominciò a sparare. Ricorda una breve colluttazione con un militare che cadde. ESPOSTI fu colpito da due colpi di moschetto in rapida successione del brigadiere (MUFFINI). Rimase con la pistola in mano per un attimo, come se fosse fermo, e fu allora che il Maresciallo FILIPPI gli sparò un colpo alla testa. Forse stava già cadendo, ma era ancora in piedi quando fu colpito.

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Il suo ricordo è quello di FILIPPI che allunga la mano e con la pistola gli spara alla testa. ESPOSTI usava la fondina dentro ai pantaloni. Particolare sconcertante è che il 16.7.74, davanti al g.i. di Rieti DANIELETTI affermò di non aver visto chi iniziò la sparatoria perché la stessa cominciò alle sue spalle. Poi addirittura, su intimazione del maresciallo, si gettò a terra con il viso in avanti rimanendo immobile. Oggi, invece, giunge al punto di fornire addirittura, qualora fosse necessario, una giustificazione al comportamento del M.llo FILIPPI, sostenendo che chiunque al posto suo gli avrebbe sparato in testa! Il M.llo FILIPPI aveva un fucile con il cannocchiale. Ricorda di averglielo visto in mano.
Ricorda ancora che FILIPPI, in Corte D’Assise disse che il fucile in questione era guasto e quella mattina doveva portarlo a riparare. Ricorda anche che la cosa stizzì il Presidente che gli contestò: “Lei va a fare un’operazione militare con un fucile guasto…”. FILIPPI, però, sparò con la pistola. DANIELETTI ha comunque escluso, in palese contrasto con tutti i testi (Marzio MORI, Giorgio SPEDINI…) che hanno riferito che, secondo il suo racconto, ci sarebbe stato un colpo di grazia. Non si può escludere che questo atteggiamento un po’ particolare di DANIELETTI trovi spiegazione in un grave episodio che lui stesso ha descritto anche in dibattimento a Brescia:

“IO e D’INTINO comunque fummo vittime di un episodio abbastanza drammatico dopo la sparatoria, fummo portati nel bosco da Carabinieri non in divisa sopravvenuti successivamente uno dei quali si qualificò come un parente di uno dei Carabinieri, non ricordo se disse che uno dei Carabinieri era morto o no, si qualificò come un fratello di uno di questi Carabinieri…noi non sapevamo se erano feriti o morti, ci portarono nel bosco, io non sapevo niente quindi non potevo dire niente, so che D’INTINO fu portato prima di me… Prima lui portarono, avrei dovuto capre che dopo che era tornato lui non avrebbero ucciso me, tornato con gli occhiali rotti, picchiato, io non ebbi modo di parlare con lui, ebbi modo di parlare con lui dopo, poi fui potato io nel bosco, nel bosco c’erano queste persone, mi misero…cercarono di mettermi una pistola n mezzo alle gambe e dirmi <prendila, prendila>, poi c’era un Carabiniere dvanti con un MAB che diceva <sparagli, sparagli>, fu traumatico, avevamo paura di essere uccisi, probabilmente dicevano <dicci tutto>, io purtroppo non sapevo nulla, ero lì in modo fortuito, tant’è che mi terrorizzai quando vide, nel MAB quando metti il colpo n canna si vede la pallottola, ebbi paura che lì in mezzo al bosco mi potessero ammazzare, già ESPOSTI era morto, mi chiesero dov’è il generale NARDELLA, non sapevo neanche chi era questo generale, ma minacciarono di spararmi dissi <fermi, fermi, ve lo dico> , non sapevo che dire, dissi <all’estero>, dopodichè pensarono che volevo prenderli in giro e fui selvaggiamente picchiato, orecchie morse,una brutta pagina”.
E’ evidente che un episodio del genere, quasi certamente riferibile ai “servizi” può avere condizionato DANIELETTI e D’INTINO non soltanto nell’ambito delle dichiarazioni rese subito dopo all’A.G. , ma anche di quelle rese in seguito.

Memoria pm strage di Brescia

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