Rapporti fra Delle Chiaie /An e Licio Gelli – Fausto Baldi avvocatura dello Stato

(…) I rapporti Delle Chiaie — Gelli risalgono a data lontana.Il leader avanguardista fin dagli inizi degli anni 60 si mise al servizio di personaggi che avevano origine per così dire comune a quella di Licio Gelli (…). I servizi che gli erano stati commissionati sono di grande importanza, perché significativi del ruolo che Delle Chiaie venne ad assumere fin dall’inizio: mercenario al servizio di un sistema illegittimo che, non volendosi sporcare le mani direttamente, ha demandato l’esecuzione dei crimini politici a “spregiudicati” neo — fascisti, cooptati nell’anticamera del potere, inseriti nelle strutture informative “deviate” e remunerati con denaro ed altre controprestazioni. Nasce già in quell’epoca il sodalizio tra Delle Chiaie — Avanguardia Nazionale ed il sistema di potere di Licio Gelli e la struttura informativa “deviata” a lui facente capo.

Come tutti i sodalizi criminali, che hanno ad oggetto affari sordidi, anche quello che vede come parte Stefano Delle Chiaie ed il sistema di potere del Gelli darà luogo a rapporti anche difficili e complessi, che talvolta privilegeranno più l’arma del ricatto e della reciproca intimidazione che quella della comunanza di “ideali”, sottesi allo scopo sociale, per condizionarsi vicendevolmente e l’uno non permettere all’altro, di cui si conoscono e temono brutalità e spregiudicatezza, di allontanarsi, ovvero di affrancarsi dal proprio ruolo.

È evidente peraltro che le “liti” tra condomini, sono pur sempre conciliabili con il condominio. La prova certa, sicura ed univoca dell’insorgere di questi rapporti è stata documentalmente fornita da Stefano Delle Chiaie. In ben tre distinti documenti, tra quelli sequestratigli all’atto dell’arresto a Caracas, questo imputato ha dato contezza di come sia stato arruolato dalla struttura informativa “deviata” o “illegittima”, che è stata l’arma fondamentale con la quale Gelli ha costruito il suo potere.

Nel suo documento, dattiloscritto, con correzioni autografe di Stefano Delle Chiaie, “Premessa”, che inizia con le parole “Non sarei intervenuto in questo processo se non trascinatovi da un mondo squallido…”, a pag. 12 si attaccano, in maniera palesemente intimidatoria, il sen. Tedeschi ed il Dott. Umberto D’Amato, già capo dell’Ufficio Affari Riservati del Ministero dell’Interno al momento dei tentativi golpisti. Si afferma, infatti, che “negli anni 64 — 65 il Tedeschi ci fece avvicinare… per prospettarci un’azione psicologica contro il P.C.I..

L’operazione ci parve intelligente e positiva, saldandosi, tra l’altro, ai nostri interessi politici. Conducemmo l’operazione, nel Quadro dell’alleanza tattica con il gruppo Tedeschi, con ottimi risultati”.

Ancora, nel doc. di cui a Rep. 1/1—7 che inizia con le parole “Questi frammenti di storia di A.N….”, al Cap. I, a pag. 5, così si legge “Negli ultimi mesi del ’64 prese contatto con noi Giuseppe (Pino) Bonanni…amico e collaboratore di Mario Tedeschi… ci sottopose la possibilità di partecipare ad una vostra operazione di intossicazione psicologica diretta ai quadri ed agli iscritti del P.C.I…. L’esecutivo di A.N. si riunì per analizzare la proposta. Questa appariva in linea con la nuova strategia… Prese quindi le mosse”.

Nel doc. di cui Rep. 1/1—2, che inizia con le sue parole “Avanguardia Nazionale, nell’arco della sua esistenza”, a pag. 12, infine, Delle Chiaie esplicita in maniera univoca il messaggio intimidatorio sotteso a queste notazioni e getta luce sull’intreccio di rapporti “assai sporchi”, che ha tenuto in piedi il sodalizio, impedendo al partner (ora l’uno ora l’altro) di allontanarsi. Si legge, infatti, “Abbiamo già varie volte invitato il Tedeschi a non divulgare menzogne e a non spargere, con frasi volutamente equivoche, sospetti e discrediti su Avanguardia Nazionale. In un’occasione egli ci rispose che doveva “fare politica”. Gli fu già risposto che anche noi potevamo decidere di emularlo. Tutti i tentativi per evitare uno scontro frontale sono stati da noi effettuati. L’ultimo episodio, quello della delazione al Ministero degli Interni contro camerati della Calabria… ci autorizzerebbe in assoluta tranquillità di coscienza a riferire sui particolari della sua attività ma non riteniamo di dover scendere al suo stesso livello.

Vogliamo solo ricordargli che nel periodo dal ’64 al ’65 ci ha fatto pervenire, tramite un suo giornalista, un aiuto mensile di lire trecentomila (con quasi cronometrica puntualità) e, anche negli ultimi tempi ha ritenuto (seppure una volta sola) di farci pervenire una modesta somma unitamente ad informazioni preziose”. Stefano Delle Chiaie addita, dunque, con senso chiaramente intimidatorio episodi significativi, ma marginali, al Tedeschi e, ciò fa in ragione della collocazione di quest’ultimo all’interno di una struttura, che costituisce l’essenza più profonda del potere di Gelli. È lo stesso Delle Chiaie che con altre notazioni, più o meno esplicite, lo rende manifesto.

Così, infatti, nel doc. di cui a Rep. 11. 2—5, che inizia con le parole “Negli anni 50, le differenze di opinioni…”, Delle Chiaie fornisce uno squarcio illuminante di questa struttura e dell’inserimento in essa anche di camerati, militanti nazionalrivoluzionari. Nel paragrafo intitolato “D’Amato — Ministero Interni — Servizi”, così scrive “D’Amato era molto amico di Tedeschi.. Oggi è facile comprenderne il motivo: i due facevano parte della P2… L’ufficio Affari Riservati (ndr. diretto all’epoca dal D’Amato) aveva contatti con un professore di Padova amico di Pozzan e di Giannettini… Contatti costanti venivano mantenuti dai servizi con vari personaggi…Cauchi. Azzi, Fachini… Altri elementi e gruppi legati ai servizi: Serpieri, Paglia. Ordine Nero, SAM, Orlandini, Degli Innocenti, Niccoli, Guerra ecc..”

Ma ancora, a pag. 6 del doc. “Questi frammenti…” sopra cit.. Delle Chiaie annota “Quali erano gli ingranaggi a noi ignoti che si occultavano alle spalle del gruppo Tedeschi? per saperlo non restava che parlare con il Bonanni (costui) rivelò che dietro l’operazione c’erano elementi della C.I.A. ed elementi del Ministero degli Interni, che facevano parte con Tedeschi, di un gruppo che aveva collaborato nel ’46 con i Servizi Americani in funzione anticomunista.

Aggiunse che anche il Dott. Mazza aveva avvertito D’Amato che a sua volta aveva chiamato Tedeschi accusandolo di leggerezza… “La rottura fu immediata, ma non ci impedì di continuare la nostra strategia strumentalizzando l’attività che il gruppo Tedeschi continuò a svolgere

L’indicazione fornita da Delle Chiaie sulla comune provenienza di quegli elementi che con il Tedeschi avevano collaborato con i Servizi Americani, si è rivelata straordinariamente esatta. Lo stesso Federico Umberto D’Amato deponendo davanti alla Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla Loggia massonica P2, ha ammesso di aver collaborato a suo tempo con i servizi militari statunitensi e di poi con quelli alleati (già O.S.S. ed in seguito C.I.A.).

Tra gli atti pubblicati dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta figura, poi, un carteggio del 1944, tra la Legione Carabinieri di Pistoia, la Questura di Pistoia e locale Prefettura, dal quale emerge la prova “storica” dell’iniziale reclutamento nei servizi segreti statunitensi ed alleati (C.I.C., di poi O.S.S. ed in seguito C.I.A.) di Licio Gelli — cfr. doc. XXIII, N 2—quater 3/11, pagg. 91 e segg., 509—510—.

Il reclutamento di Gelli, D’Amato, Tedeschi nasce nello stesso momento e segue le stesse tappe. Superfluo è osservare come i tre si troveranno insieme anche nella Loggia P2.

I contatti, quindi, confessati quanto minacciati da Delle Chiaie nei suoi documenti sopra citati, forniscono la prova del momento nel quale quest’ultimo inizia a lavorare con quello che lui definisce gruppo Tedeschi, che, per diretta ammissione degli interessati e per le “certificazioni storiche” acquisite, sappiamo più propriamente essere la struttura informativa di Licio Gelli.

Questi contatti nascono nel ’64 e già nel maggio dell’anno successivo Delle Chiaie, com’egli stesso annota, partecipa a quel convegno di studi strategici finanziato dal SID, più sopra illustrato.

Tutto questo notevole materiale di prova è stato ignorato dal giudice di II grado, che in maniera sorprendente ha esaminato solo pochi elementi di prova attestanti l’internità di Stefano Delle Chiaie con i Servizi Segreti deviati ed in particolare con il cap. La Bruna. La valutazione compiuta dalla Corte è sconcertante nel suo apparente illogico candore.

Osserva, infatti, il giudice che “è più realistico pensare” che quei contatti furono intrapresi in ragione delle indagini che per i legittimi motivi di servizio facevano capo al SID (cfr. pag. 521 e segg. sent. imp.). L’osservazione della Corte è assurda quanto sorprendentemente ingenua.

Il primo episodio di questi rapporti, storicamente certo, perché ammesso da entrambi i protagonisti, esaminato dalla Corte, è quello del 30 novembre 1972, allorché La Bruna si reca in Spagna, munito della relazione Paglia ed in quell’occasione rivelò a Delle Chiaie che le armi di Camerino erano un’operazione di provocazione effettuata dai Servizi (“L’abbiamo fatta noi”) con la collaborazione di Giannettini e Fachini. Secondo la Corte è certamente vero che La Bruna fece quelle assai gravi dichiarazioni, ma è più razionale ipotizzare che ciò abbia fatto per indurre l’avanguardista a collaborare e riferire utili informazioni.

Da un punto di vista logico la motivazione non sta in piedi.

È poi da osservare che la relazione Paglia conteneva la confessione di questo avanguardista, riportante notizie di una gravità impressionante su condotte cospirative che costituivano il massimo pericolo che potesse essere arrecato allo Stato democratico e costituzionale, bene supremo demandato per eccellenza alla tutela dei Servizi informativi.

Ciononostante quel rapporto — relazione non fu mai consegnato ad alcuna autorità giudiziaria procedente, né ad alcun organo investigativo, ma venne invece affidato ad un altro “fratello”, di Loggia P2, il giornalista Pecorelli, tra le cui carte è stato ritrovato dopo il suo omicidio avvenuto il 20 marzo 1979.

Si è già sopra accennato all’implicazione del Gelli nei tentativi di colpo di Stato nei quali pure è stata parte attiva Stefano Delle Chiaie ed Avanguardia Nazionale. Ma è dopo la ristrutturazione del 77 che Stefano Delle Chiaie compie il salto di qualità. I testimoni sen. Lanfrè e cap. Taddei, con estrema precisione, hanno dichiarato che Stefano Delle Chiaie iniziò la sua fortuna, anche economica, dopo che, nel 1977, proveniente dalla Spagna, iniziò a collaborare con i potenti Servizi Segreti Argentini, che spaziavano in tutta l’area sudamericana.

La fonte da cui proviene questo straordinario dato probatorio, semplicemente ignorato dalla Corte d’Assise d’Appello di Bologna, è assai qualificata. Lo stesso Vincenzo Vinciguerra ha dichiarato che questi due eccellenti testimoni erano collaboratori della polizia segreta del tristemente noto ammiraglio piduista, intimo amico di Gelli, Emilio Massera. Alle dichiarazioni di Taddei e Lanfrè offre il suo contributo di riscontro per cosi dire autentico, Stefano Delle Chiaie che ha annotato nei suoi diari, con entusiasmo, gli avvenimenti straordinari di cui cominciava finalmente ad essere grande protagonista, come l’incontro con il Gen. Pinochet ed il proficuo lavoro svolto per il colpo di Stato in Bolivia.

È poi assolutamente certo che in quel periodo i Servizi Segreti sudamericani erano controllati da Lido Gelli, che usava come suoi dipendenti, i dirigenti degli stessi e persino i famigerati Emilio Massera e Lopez Rega, oltre ai più prestigiosi ufficiali dell’esercito argentino.

Il direttore del SISDE, Gen. Grassini, per poter ottenere un qualche significativo risultato nel suo lavoro, ritenne in quel periodo, di non rivolgersi al suo pari grado argentino, dal quale non riceveva sufficiente collaborazione, bensì a Licio Gelli. L’intervento di quest’ultimo fu addirittura miracoloso: il giorno successivo, l’addetto militare argentino si mise a disposizione del Gen. Grassini.

Addirittura l’ex presidente della Repubblica Argentina, Frondizi indica nel Gelli il vero capo dei Servizi Segreti di quello Stato. È pertanto certo che l’arruolamento del Delle Chiaie nel 1977 nei Servizi Segreti Argentini, con incarichi di straordinaria importanza, è un momento estremamente significativo del rinsaldarsi di quel sodalizio i cui primi rapporti si scorgono già verso la metà degli anni 60.

I personaggi sono nel frattempo cresciuti, il potere di Gelli è enorme, il latitante neofascista può coronare il suo sogno di sempre, compiere vere rivoluzioni, sovvertire governi legittimi, lavorare per regimi autoritari, istruire gli uomini dei formandi Servizi Segreti alle tecniche della persuasione psicologica ed anche della tortura (di cui sarà un mirabile insegnante teorico, pratico un suo uomo, Pierluigi Pagliai, che addirittura atterrirà con la sua brutale e sadica crudeltà gli addetti ai servizi segreti boliviani che partecipavano alle sue lezioni pratiche), trovarsi al centro di affari internazionali di straordinaria rilevanza: rivestire, in altri termini, ed usando le parole di Valerio Fioravanti, i gradi del “capo mondiale del fascismo”.

È quindi, estremamente significativo che proprio a partire dall’arruolamento di Delle Chiaie nei Servizi Segreti Argentini del Gelli, inizino le telefonate all’Excelsior tra il terrorista latitante ed il venerabile maestro, di cui ha riferito la Lazzerini.

Questa testimone ha ricevuto dalla Corte lo stesso (scandaloso) trattamento che qualche illuminato membro della Commissione Parlamentare d’inchiesta le ebbe a riservare (passando peraltro alla “storia” per questo suo singolare comportamento), quando si oppose strenuamente alla sua audizione in quanto quella persona, sospettata di essere l’amante del Gelli, era da lui ritenuta moralmente indegna di comparire al cospetto di deputati e senatori. Se il giudice dell’appello non ha affermato che la Lazzerini non è attendibile perché moralmente indegna, ha però ritenuto che troppe diverse “possibilità”, potrebbero opporsi al dichiarato della testimone e che un segno tangibile della sua “insincerità” sarebbe rappresentato dal fatto che costei, nei suoi diari, avrebbe annotato avvenimenti che dovevano ancora avvenire, a dimostrazione delle artificiosità delle annotazioni.

Così non è. I fatti sono stati spaventosamente travisati dalla Corte. In primo luogo, l’osservazione di principio — più volte enunciata a proposito delle varie circostanze esaminate, secondo la quale la realtà potrebbe essere diversa da quella riferita dalla Lazzerini, è illogica ed illegittima, dal momento che la medesima ripropone l’oggetto stesso del merito del giudizio che si deve compiere, e non costituisce un principio di valutazione della prova testimoniale. Coessenziale al deposto testimoniale, che non costituisce prova legale, ma prova valutabile, è la sua possibilità di essere rispondente a verità o meno.

Non vale in tal senso, ipotizzare eventuali realtà sostanziali diverse da quelle dichiarate, per far ritenere la testimonianza non attendibile. È sul terreno dei fatti accertati che si deve compiere la valutazione. Su questo terreno la Lazzerini è stata confortata da tutti gli atti del processo, anche da quelli, quali l’arruolamento del Delle Chiaie da parte di Servizi Segreti Argentini nel 1977, che la medesima non conosceva e non poteva conoscere.

Per quanto attiene alla pretesa non genuinità dei suoi diari, argomento da sempre proposto e riproposto, con tenacia pari alla sfrontatezza, dalla difesa degli imputati, e incredibilmente fatto proprio dalla Corte, devesi ribadire che le annotazioni contestate, non sono “i diari” della testimone, ma gli appunti della medesima tratti da fogli in precedenza redatti. La Lazzerini è, con chiarezza, cresciuta alla scuola del venerabile maestro e non ha fatto mistero, o se si vuole ha addirittura essa stessa dichiarato, con estrema onestà, di essere stata più volte costretta nel passato ad affidare le sue esigenze di sicurezza personale al patrimonio di conoscenza che le era derivato vivendo accanto a Gelli.

La Lazzerini in più occasioni, secondo necessità ha, pertanto, ricopiato i foglietti sui quali si era diligentemente annotati avvenimenti ritenuti significativi per affidare ad essi il salvacondotto della propria vita o delle necessità familiari.

È così, tra l’altro, che il “Corriere della Sera” assunse suo figlio geometra e lo pagò per non fare assolutamente nulla, ed avendolo poi dovuto “licenziare” per sopraggiunti motivi di difficoltà aziendali, lo riassunse subito, quando la Lazzerini fu costretta a sventolare alcuni foglietti.(…)

I documenti di Stefano Delle Chiaie, puntualmente ignorati dal giudice di II grado, controllano la Lazzerini e confermano la certa veridicità delle sue dichiarazioni.

Dopo l’assunzione nei Servizi Segreti Argentini, Delle Chiaie stabilisce importanti contatti di affari con gli uomini della P2, per conto degli Stati sudamericani per i quali agisce.

Di straordinaria rilevanza è in tal senso, ancora una volta la documentazione che proviene dall’imputato.

Nella lettera manoscritta del Sen. Lanfrè (conservata dall’imputato tra quelle che gli sono state sequestrate a Caracas) che inizia “circa 3 anni or sono…”, si certifica l’insorgere dei rapporti tra delle Chiaie e Ciolini.

Lanfrè ricorda quali affari questo uomo di Licio Gelli era andato a curare in Argentina: “Voleva collocare due torpediniere inizialmente destinate all’Iran… dette torpediniere però non interessavano, “interessava invece una forte fornitura di armi (carri armati, carri d’assalto, artiglieria…)”.

Fu così che si concluse l’affare. Delle Chiaie però si lamentò con Lanfrè per il ritardo con il quale gli aveva presentato un uomo così importante come Ciolini.

Nel suo “diario” (v. Rep. 11/2—5 sopra cit.) Delle Chiaie fornisce ulteriore conferma: “II Ciolini si presentò… come un commerciante interessato ad una serie di affari. Poiché avevo buoni contatti, Lanfrè e Taddei pensarono che potevo essergli utile… Ci incontriamo nuovamente in Argentina e in questa occasione parliamo della Bolivia. Conoscendo, infatti, i contatti commerciali del Ciolini, penso che una sua venuta possa essere di utilità per questo Paese…”. Tra gli affari internazionali di cui Delle Chiaie afferma nel suo “diario” si occupò in Bolivia Elio Ciolini, v’è anche un accordo con la Francia per “lo sfruttamento dei giacimenti di uranio in Bolivia”.

Delle Chiaie, Lanfrè e Taddei, con gli ulteriori specifici riferimenti contenuti nei documenti di Caracas ad altri episodi e personaggi (sempre del giro della P2 di Gelli, come Von Berger, Federici…) attestano in definitiva come l’Argentina ebbe ad approvvigionarsi di armi dall’agenzia di affari P2, per le sue esigenze belliche, tra le quali rientrava anche la preparazione del colpo di Stato in Bolivia, attuato nell’estate 1980, con la diretta e qualificata partecipazione di quell’ex mercenario neofascista che ormai era diventato un prezioso collaboratore di Licio Gelli, all’interno del medesimo sodalizio criminoso.

Un riferimento specifico al grande momento che cominciò ad attraversare Stefano Delle Chiaie dopo l’arruolamento del 1977 è confermato dal secondo numero dei Fogli d’Ordine del M.P.O.N., nel quale correggendosi il tiro del numero precedente, che aveva affermato che i latitanti all’estero erano da considerarsi “persi”, essendo nella migliore delle ipotesi, delle palle al piede per il movimento nazionalrivoluzionario (venivano ironicamente bollati come “nazional turisti”), si afferma invece che grande utilità può derivare dai latitanti esteri, e dalle strutture che essi stanno ivi allestendo.

Tutti quegli elementi di prova che vedono, a ridosso della strage del 2 agosto 1980, Gelli e Delle Chiaie uniti nel medesimo sodalizio, sono stati ignorati dalla Corte d’Assise d’Appello, che pure ha ritenuto di dover respingere la richiesta del P.M. di acquisizione di altri documenti, comprovanti come il latitante Delle Chiaie fosse in contatto nel 1979 — 1980 con l’addetto militare all’ambasciata di Buenos Aires (iscritto alla P2) esponente del SISMI di Gelli, Santovito e Pazienza.

Nel medesimo periodo in cui questo addetto militare ha affermato di essersi incontrato a Buenos Aires con Gelli all’Hotel Plaza, avveniva nel medesimo albergo anche l’incontro con Stefano Delle Chiaie e Elio Ciolini. Per finire sull’argomento relativo al commercio di armi intrapreso dall’Argentina con gli uomini di Gelli, va anche ricordato che le indagini sulla morte del banchiere Calvi (affiliato alla P2 ed all’altra organizzazione massonica internazionale “OMPAM”, creata da Gelli e Lopez Rega) hanno evidenziato, tra le ipotesi più verosimili, la “vendetta” del servizio segreto inglese per i finanziamenti P2, effettuati dal Banco Ambrosiano all’Argentina per l’acquisto di armi ed in particolare dei missili utilizzati per la guerra delle Falkland. Ma è anche sul terreno nazionale che si saldano rapporti collaborativi tra avanguardisti ed ambienti finanziari massonici che gravitavano nell’orbita della malavita. Veggansi al riguardo le vicende della soc. ODAL—PRIMA e SOFINT, nonché le dichiarazioni di Citti, ma anche di Elio Ciolini.

Imponente è in definitiva il materiale che, già non esaminato dal giudice di I grado che peraltro non aveva potuto materialmente valutarlo, è stato invece ignorato dalla Corte d’Assise d’Appello che pure ne aveva disposto l’acquisizione, ritenendolo con ordinanza dibattimentale indispensabile ai fini del decidere, dal quale si evince con certezza l’esistenza di un assai stretto rapporto associativo tra Gelli e Delle Chiaie.

http://www.stragi.it/2agost80/sen01/mavv0591.htm

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