“La fuga di Tuti protetta da pubblici funzionari?”

Si sta tramutando in una farsa dai contorni sempre più sfumati la rocambolesca fuga (maniche di camicia, cinquemila lire in tasca, il mitra in mano) di Mario Tuti e dell’affannosa caccia che ancora gli ispettorati antiterroristici di tutta Italia gli danno, senza per il momento cavare un ragno dal buco.
Ancora ieri sono stati messi in luce alcuni legami che intercorrono tra Tuti e camerati e un ricchissimo industriale pistoiese Luigi Lenzi già processato per detenzione di armi, fascista proprietario di una tenuta nel pistoiese vigilata da guardie armate. (…)
Il Lenzi tra l’altro era amico di un certo avvocato Degli Innocenti, di Pistoia, a sua volta amico di Orlandini (caso Borghese), sul cui proposito girano con insistenza voci di una malcelata appartenenza o collaborazione con il Sid.
Non tutti i tasselli che compongono la trama fascista di Empoli ed Arezzo sono al loro posto, ma l’ordito nelle sue grandi linee è chiaro. Non è assolutamente vero, come sostiene il ministro degli interni che Tuti fosse sconosciuto alla Questura: la sua fedina penale non era pulita, la sua storia politica era incominciata anni fa annegata nella goliardia neofascista all’Università di Pisa (Fuan e compagnia bella), le armi trovate in casa sua dovevano senza dubbio averlo esposto all’interesse o all’attenzione di tanti, a meno che non si volesse ostentatamente ignorare la cosa. Prima domanda: perché invece si è propagandata l’immagine di un Tuti sconosciuto?
Secondo interrogativo: è accertato che Tuti il giorno in cui venne arrestato ricevette alle quattro del mattino una telefonata che lo mise sull’avviso. Probabilmente gli fu riferito che erano stati arrestati alcuni componenti della sua “cellula”, la moglie di Tuti ha riferito che la telefonata alle quattro del mattino innervosì parecchio il marito. Perché Tuti non scappò avendo in casa un arsenale di prima grandezza e sapendo che la polizia sarebbe arrivata prima o poi anche da lui.
Invece passano più di 16 ore e Tuti apparentemente, a quanto si sa fino ad ora, non fa nulla. La circostanza risulta incredibile per chicchessia, può lasciare soddisfatti al massimo il ministro di polizia e il segretario della Dc che sperano solo di mettere un punto fermo alla sgradevole faccenda. Infatti una pur minima riflessione su quanto è emerso fino ad ora risulta inequivocabilmente che l’attività di Tuti aveva una copertura più o meno esplicita in alcuni ambienti ufficiali o para-ufficiali e viaggiava su dei binari relativamente sicuri.
Tuti squadrista di belle speranze colleziona armi, la sua cellula mostra di disporre ogni volta che lo ritiene opportuno di esplosivo da mettere sulla ferrovia o in qualche palazzo, e per ultima la storia pazzesca del dirottamento dell’aereo per chiedere la liberazione di Freda e Ventura e alcuni miliardi di contorno. Una cosa è chiara: è interesse per inquirenti e governo sollevare il maggior polverone possibile intorno a Tuti e agli altri, facendoli passare per pazzoidi e velleitari, magari totalmente slegati da ogni altra realtà fascista. I fatti stanno dimostrando il contrario: la fuga di Tuti è stata organizzata e protetta così come organizzata e protetta la sua attività precedente. Questi legami si fermano soltanto ai camerati dell’Internazionale nera o ai bombaroli di casa nostra oppure toccano funzionari ben piazzati in posti sicuri?

Quotidiano dei lavoratori 1.02.1975

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