La svolta del 1974 e il piano di Rinascita Democratica – prima parte

1. Come si è già osservato, ad una riflessione complessiva gli anni ’70 si presentano segnati, in coincidenza con la metà del decennio, da un punto di
“snodo” o di “svolta” attraversando il quale i fenomeni che la Commissione fa oggetto della sua inchiesta, pur nella loro indubbia continuità,
assunsero caratteri nuovi e connotazioni in parte diverse. Vuol dirsi cioè che il mutamento già rilevato nei caratteri del terrorismo di sinistra tra prima e seconda metà del decennio, è riscontrabile nella opposta area della eversione di destra e, più in generale, in tutte le componenti che animarono il “piano occulto” oggetto di indagine. Le due metà del decennio offrono quindi all’osservazione contesti non del tutto sovrapponibili; e le cui differenze meritano di essere vagliate per individuarne con esattezza ragioni e significato.

2.1 In sede saggistica è stato più volte sottolineato come il senso della svolta del 1974 possa essere agevolmente colto ove si abbia riguardo al coevo
abbandono da parte degli USA della strategia di politica estera sino ad allora seguita. Quest’ultima aveva conosciuto una forte accentuazione agli inizi
del 1969; e cioè da quando Henry Kissinger assunse la direzione del National Security Council, carica alla quale, nel settembre 1973, si sarebbe
aggiunta quella di segretario di Stato. Kissinger agiva in perfetta sintonia con il presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, nell’ambito di una
collaborazione che aveva visto “l’accentramento dei processi decisionali entro sfere ristrette all’interno della Casa Bianca, l’apertura di canali di
comunicazione riservati ed extraistituzionali e parallelamente l’esigenza di porre freni (…) all’ingerenza del Congresso in politica estera, nonché quella che è stata definita – con eufemismo – come l’abitudine di ‘origliare’ “.(196) Ora, che la politica estera statunitense, ed in particolare della CIA, abbia avuto una forte influenza sulle tensioni che segnarono la storia italiana nel periodo ’69-’74, costituisce un’ipotesi storiografica che inizia ormai a
trovare probanti riscontri anche in sede di indagini giudiziarie. Ed infatti, come in parte già ricordato, la sentenza-ordinanza del Giudice Salvini
attribuisce specifico rilievo, come si é già ricordato, ad una covert operation avviata dalla CIA nell’estate del 1967; l’operazione denominata in codice
“C.H.A.O.S.” consisteva nell’infiltrare a scopo di provocazione propri elementi in gruppi, associazioni e partiti dell’estrema sinistra extraparlamentare
(anarchici, marxisti leninisti, operaisti e castristi) d’Italia, Francia, Gran Bretagna, Spagna e Repubblica Federale Tedesca. L’operazione risulta avviata nell’agosto del 1967 e terminata nel 1973. Nel 1975 la cosiddetta “Commissione Rockfeller” (più correttamente: Commission on CIA activities within the United States) redasse un rapporto su questa e su altre operazioni illegali della CIA. Il rapporto é stato declassificato e reso pubblico nel 1977. E’ da rilevare che l’inizio dell’operazione C.H.A.O.S. si colloca temporalmente molto vicino alla costituzione, in Italia, dei Nuclei per la Difesa dello Stato e all’attuazione del cosiddetto Piano di Sopravvivenza, di cui si è scritto più diffusamente in altra parte di questa relazione. Tutte queste
iniziative seguirono di pochi mesi, come più volte ricordato, il convegno organizzato dall’istituto Pollio all’Hotel Parco dei Principi di Roma, del quale
si é già trattato nelle pagine precedenti. Se a ciò si collega l’attività svolta dall’agenzia di stampa Aginter Press (che in realtà sulla base delle ultime
acquisizioni giudiziarie si configura come un centro informativo specializzato in azioni di provocazione, strettamente legato alla CIA, oltre che ai
servizi segreti portoghesi) emerge senza ombra di dubbio che nella seconda metà degli anni ’60 fu intrapresa, da parte di settori della CIA, un’azione a
vasto raggio tesa a contrastare con ogni mezzo l’espandersi a livello europeo, di movimenti e gruppi di sinistra; un’azione che indubbiamente influì
nella determinazione di quel “contesto unitario” cui sono riferibili non solo i moltissimi attentati e tentativi eversivi – già pienamente disvelati anche
quanto all’accertamento delle responsabilità individuali – ma influì anche, almeno in termini di estrema probabilità, sulle tre stragi rimaste insolute del periodo ’69-’74. Né vi é dubbio che l’assimilazioni tout court al neofascismo dei gruppi eversivi che prevalentemente operarono nella descritta
strategia di tensione abbia per anni impedito una piena comprensione dei fenomeni. Il neofascismo si era connotato, nel periodo tra il 1945 e il 1968,
come un movimento certamente violento in alcune sue manifestazioni, ma queste si erano esplicitate soprattutto in aggressioni e scontri fisici nei
confronti di avversari politici, e solo saltuariamente esso aveva fatto ricorso all’attentato, usualmente incruento, prevalentemente rivolto a simboli e
monumenti della Resistenza. Le manifestazioni di violenza nel periodo ’45-’68 furono talora criminali, ma non terroristiche. Soprattutto mancava in
esse una qualsiasi pianificazione. Erano fenomeni locali, sconnessi e separati tra loro. Ciò che nasce nel 1969 è un fenomeno del tutto diverso, che per
molti anni si sovrappone e si somma alle manifestazioni dell’estremismo neofascista. E’ pur vero che spesso i protagonisti sono gli stessi, ma in questa
nuova attività appare subito evidente la presenza occulta, se non di un unico regista, almeno di un centro alieno di fomentazione, istigazione,
finanziamento e parziale coordinamento. Un dato è certo: l’irruzione del fenomeno e il suo radicarsi stabilmente furono troppo repentini perché tutto
ciò potesse essere considerato spontaneo. Le acquisizioni giudiziarie di questi ultimi venti anni confermano che la mutazione genetica subita da parte
del radicalismo di destra fu un fenomeno indotto da settori delle strutture di sicurezza, che una saggistica pigra e superficiale ha definito “deviati”; e
che invece le acquisizioni più recenti convincono siano appartenute ad una dimensione strategica di respiro internazionale.

nixon

2.2 Gli indici rivelatori del contesto sono stati già ampiamente evidenziati in pagine che precedono: nelle stesse si è anche chiarito come, rispetto ad
una situazione di sostanziale potenzialità operativa che aveva caratterizzato il contesto stesso sino alla fine degli anni ’60, la contestazione studentesca
ed operaia che segnò la fine del decennio operò in termini che abbiamo già definito di meccanicistico innesco. Basterà qui l’indicazione di ulteriori
elementi di conferma. Il giorno precedente la strage di piazza Fontana il settimanale “Epoca” uscì con una copertina tricolore e un articolo a firma di
Pietro Zullino, nel quale si leggeva tra l’altro: “…se la confusione diventasse drammatica e se – nell’ipotesi di nuove elezioni – la sinistra non accettasse
il risultato delle urne, le Forze Armate potrebbero essere chiamate a ristabilire immediatamente la legalità repubblicana. Questo non sarebbe un colpo di Stato, ma un atto di volontà politica a tutela della libertà e della democrazia. (…) Tuttavia, il ristabilimento manu militari della legalità
repubblicana, possibile nel giro di mezza giornata, potrebbe non essere sufficiente (…). Perché non ci poniamo seriamente il problema della
Repubblica presidenziale, l’unica capace di dare forza e stabilità al potere esecutivo? Vi sono giorni in cui la storia impone riflessioni di questo tipo.
Forse questi giorni sono venuti. Questi giorni, forse, noi li stiamo già vivendo”. (197) Sono caratteri di una vicenda complessiva che reiteratamente
riemergono sino alla metà degli anni ’70. Il 1971 vide anche la nascita di un movimento politico interpartitico di destra, la cosiddetta “Maggioranza
silenziosa”, nel quale erano presenti diverse anime, da settori della Resistenza liberale alle varie correnti e tendenze del neofascismo. Ne fu animatore
Adamo Degli Occhi, avvocato monarchico, ex partigiano “bianco”. Nel marzo 1971 si svolsero a Milano e a Roma due manifestazioni nelle quali
vennero scanditi slogans come “Basta coi bordelli, vogliamo i colonnelli” e “Ankara, Atene, adesso Roma viene”, che facevano riferimento ad una
svolta a destra che sembrava coinvolgere l’intera Europa meridionale. Nella manifestazione di Roma, il fronte dei partecipanti era ancora più ampio e
comprendeva tra gli altri, il deputato missino Giulio Caradonna, il segretario del Partito Democratico di Unità Monarchica, Alfredo Covelli, insieme a
Giovanni De Lorenzo, anch’egli eletto alla Camera nelle liste del partito monarchico. Il movimento ebbe vita breve e non lasciò segni rilevanti nella
realtà politica del periodo, ma dieci anni dopo, nel 1981, il tenente colonnello Nicolò Bozzo rese una testimonianza spontanea ai giudici milanesi
Colombo e Turone (198), dalla quale sarebbe emersa l’esistenza, negli anni 1971/1974, di un gruppo di potere annidato preso il comando della Prima
Divisione Carabinieri “Pastrengo” di Milano, della quale facevano parte, tra gli altri, il generale Palumbo, comandante della stessa Divisione, e il
colonnello Musumeci, che negli anni successivi sarebbe divenuto un importante dirigente del SISMI di Santovito e che, in questa veste, avrebbe
partecipato alle attività illegali del cosiddetto “Supersismi”, per le quali fu condannato con sentenza definitiva. Ne facevano parte, inoltre, il
colonnello Santoro, che era rimasto coinvolto nelle indagini su attentati avvenuti a Trento proprio nel 1971, ed altri ufficiali di grado inferiore.
Sempre secondo la testimonianza del tenente colonnello Bozzo, negli uffici del generale Palumbo si sarebbero svolti incontri con la partecipazione di
Giorgio Pisanò, Franco Servello, Gastone Nencioni e Adamo Degli Occhi, cioè dei principali esponenti delle varie anime della destra milanese. alcuni
di essi erano rimasti coinvolti in inchieste su fatti eversivi anche gravi, ma il dato politico significativo era che essi si incontravano in una sede
istituzionale come il comando della Divisione Pastrengo con alti ufficiali dell’Arma dei Carabinieri. Alla luce di questa testimonianza, tutta la attività
eversiva del periodo 1971/74, in particolare a Milano, assunse contorni più chiari ed è significativo che molti dei personaggi citati sarebbero poi
risultati iscritti alla Loggia P2.