“Concutelli, lo spietato: così raccontò l’omicidio di Buzzi” – Brescia Oggi

A Brescia era atteso anche stavolta per tentare di colmare qualche vuoto, per cercare di svelare qualche retroscena di un mondo, quello dell’eversione nera, che conosceva bene, avendo girato per 32 anni le carceri di massima sicurezza di mezza Italia, per aver raccolto in cella confidenze scottanti, per essersi fatto latore di messaggi “pesanti”, portatore, dicono le cronache, anche di due condanne a morte eseguite in carcere: quella di Ermanno Buzzi, bresciano, inquisito per la Strage di piazza Loggia, e di Carmine Palladino.
PIERLUIGI CONCUTELLI, 67 anni, l’uomo che uccise il giudice Vittorio Occorsio il 10 luglio del 1976, a Brescia, al dibattimento scaturito dalla terza inchiesta per la Strage e chiusosi una manciata di mesi fa, però non si è presentato. La malattia che lo ha reso afasico è stata ritenuta troppo invalidante per considerare efficace un interrogatorio in aula, quell’aula che già aveva dovuto fare i conti con tanti non ricordo, con racconti di ottantenni che hanno avuto buon gioco a mettere in campo una memoria piena di falle. Così, per Pierluigi Concutelli, all’ultimo processo per la Strage di piazza della Loggia, hanno parlato i verbali.

IL RACCONTO di un duro che non è mai stato abituato a fare sconti; di un uomo che in coppia con Mario Tuti, impiegato comunale di Empoli, altro nome illustre dell’eversione nera, ha saputo essere spietato come pochi. «Il carcere ci aveva reso così feroci» ha raccontato una volta Tuti ad un giornalista che era andato a trovarlo in carcere, e la ferocia, la freddezza del racconto, erano i particolari che avevano colpito molti quel giorno di fine anni ’80, quando la coppia neofascista fece la sua comparsa nell’aula della Corte d’assise di Brescia chiamata a giudicare per la bomba di piazza della Loggia Cesare Ferri e la cosiddetta “pista milanese”.

 

tuti-e-concutelli

Pierluigi Concutelli si sedette davanti ai giudici con quella sua aria un po’ spiritata e raccontò, con lo sguardo glaciale del killer, l’omicidio di Ermanno Buzzi, al tempo condannato in primo grado per la Strage del ’74, e da qualche giorno ospite del carcere di massima sicurezza di Novara.
Era la mattina del 13 aprile del 1981 quando Buzzi, sceso «all’aria», venne aggredito da Tuti e Concutelli. Una silenziosa e lenta agonia in un angolo appartato del cortile, uno strangolamento con i lacci delle scarpe raccontato in un’aula silenziosa con dovizia di macabri particolari. Un omicidio ampiamente premeditato, perchè – furono parole di Concutelli – da cinque anni attendeva l’occasione per sopprimerlo: “Buzzi era un delatore del capitano Delfino, un provocatore”. Una condanna a morte che Concutelli ribadì anche in una lettera, il 21 aprile 1981, al quotidiano La Repubblica. Una missiva che aveva il sapore della sentenza per quell’uomo la cui attività di “delatore e provocatore” rappresentava una ragione sufficiente per un’azione rapida e spietata. Come rapido e spietato, Pierluigi Concutelli , è sempre stato. Fuori e dentro il carcere.
http://www.bresciaoggi.it/stories/Cronaca/245625__concutelli_lo_spietato_cos_raccont_lomicidio_di_buzzi/

Annunci