La presunta pulizia della sveglia – sentenza appello Italicus 1986

La citata perizia tecnico-balistica reca a fol. 13 la seguente annotazione: “Il relitto di sveglia, per quanto è dato conoscere, ufficiosamente, era, all’atto del ritrovamento, ricoperto da una patina di tipo polveroso ed appiccicaticcio; tale patina, presumibilmente, fu, immediatamente dopo il ritrova­mento, asportata, onde osservare-meglio le parti co­stituenti”.

Dal verbale di sopralluogo fatto dal P.M. a poche ore dalla strage (cfr. Voi.II, fasc.8°, fol.1 ) risulta semplicemente che l’agente Porcu, avvicina­tosi al magistrato che si trovava ancora nella galleria, gli consegnò il relitto di sveglia appena tro­vato, che venne preso in consegna dal cap.Monaco, Comandante del Nucleo Investigativo dei CC. di Bologna. Alle ore 9.30 del 4 agosto – a poche ore quindi dal momento in cui il relitto di sveglia era stato preso in consegna dal cap.Monaco — il P.M., con il provvedimento di nomina dei periti, dispose fra l’altro “che il relitto di orologio in sequestro sia af­fidato al Colonnello Spampinato, il quale lo custo­dirà e lo sottoporrà agli esami necessari” (cfr. Voi.II, fase.8°, fol.6. L’agente Porcu Giampaolo, sentito sul punto al dibattimento, ha testualmente dichiarato: “Io la sveglia l’ho presa e consegnata così com’era. La sveglia, mi pare di ricordare, era come se fosse stata messa sotto un fuoco, era annerita, ma non ricordo se l’annerimento venisse via toccandolo” (cfr. Voi.32, fol.3301 retro).

Poiché l’annerimento per esposizione al fuoco è cosa tutt’affatto diversa da una ” patina di tipo polveroso ed attaccaticcio”, non si comprende come i periti si siano procurati in via ufficiosa la notizia, dell’esistenza e dell’immediata rimozione della patina stessa. Dagli atti nulla risulta al riguardo, si che ben può ipotizzarsi che sia stata raccolta e riferita una semplice voce. Cosa questa ben possibile nella concitazione delle prime indagini, che condusse addirittura a far confusione fra i ritrovamenti operati dal Porcu e dal Carboni, non ostante fossero avvenuti in luoghi, in tempi diversi, ed avessero ad oggetto due sveglie dissimili non solo per colo­re, ma soprattutto per l’applicazione di leve ed ap­parati vari ad una sola di esse. In ogni caso non può certo supporsi, sulla sola base della richiamata annotazione dei periti,che il reperto sia stato volutamente alterato per eliminare un dato da cui risalire all’esplosivo usato nella confezione dell’ordigno, argomentandone ulteriormente che l’alterazione sarebbe opera degli apparati di si­curezza dello Stato.

Sentenza appello Italicu 1986 pag 270-271

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