“Così i servizi segreti hanno «usato» la destra, tra tentativi di golpe e grossi traffici d’armi”

Seconda «puntata» del racconto di Aldo Tisei, «superpentito», al processo per l’assassinio Leandri. E’ stato uno dei dirigenti militari di Ordine nuovo fino al ’79. In due lunghissime udienze ha raccontato la sua storia personale e politica nella semiclandestinità, citando episodi scottanti di quegli anni di strategia eversiva.  Ha raccontato vicende vissute, oppure ascoltate dalla voce del suo ex capo Pierluigi Concutelli, assassino del giudice Occorsio. Per suo conto rapinò la «124» usata nell’attentato del ’76 contro il magistrato. E per conto di Ordine nuovo ha compiuto rapine, attentati, partecipando anche se marginalmente ad un tentativo di colpo di stato, alla vigilia delle elezioni del ’76. Di questo episodio conosce solo pochi particolari. Ricordo che poco prima delle votazioni, la nostra organizzazione disponeva di molte armi. Era già avvenuta la fusione tra ON e Avanguardia nazionale, e nella zona della Tiburtina erano stati creati due gruppi distinti. Io facevo parte di quello di Tivoli, diretto da Paolo Signorelli e Filippo Todini. Poi c’erano i camerati di Palombara Sabina. Tutti insieme avevamo appuntamento in una casa di proprietà di Todini, a Setteville, dove dovevano esserci le armi per questo colpo di stato. Ci accompagnò un certo Alfio. Ma sul posto trovammo soltanto poche pistole, ed i contenitori vuoti. Evidentemente i piani erano saltati, e qualcuno aveva fatto sparire tutto». Cominciarono in questo periodo — estate ’76 — i primi sospetti su Paolo Signorelli e su altri fascisti, accusati di mantenere contatti poco chiari con i servizi segreti. E proprio dai «servizi» arrivarono i primi guai. «Contattammo un certo Felice Avignano, presentato come trafficante internazionale di armi. Ci fece vedere dei “dépliant” di materiale molto sofisticato, e mi accorsi che c’era il timbro di una società import-export, la RA.CO.IN.. Insospettito ne parlai con il tenente Vecchioni (comandante della stazione di Tivoli del CC, ndr) che confermò i miei timori. Quel tizio era dei servizi segreti. Ma su questo episodio è in corso un’altra inchiesta, e non posso parlare».
«Tra gennaio e febbraio del ’77 traslocammo poi molte armi da un covo di Ostia in via dei Foraggi, rifugio di Concutelli. Ne eravamo a conoscenza pochissimi, e ritenemmo quindi che la soffiata per la cattura di Concutelli nella nuova base fosse venuta da Paolo Bianchi (altro pentito, ndr). Ma dietro c’era una vera congiura. E lo dimostra una nota riservatissima dell’ufficio politico diretto dal dottor Umberto Improta, dove c’erano tutti i nostri nomi elencati, tranne quello di Bianchi. Me la consegnò un camerata di AN.

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Dopo la cattura di Concutelli, venimmo infatti quasi tutti arrestati. Ed era chiaro a quel punto che qualcuno ci aveva venduto. E non poteva averlo fatto Bianchi da solo. Quella nota la consegnai anche al capitano della Digos Straullu (ucciso nell’81 dai NAR). Alla fine del ’77 sono partito per il servizio di leva a Pisa. E seppi molte cose sul gruppo toscano di Mario Tuti. Tra l’altro, ero a conoscenza del piano per uccidere Mauro Mennucci. E ne parlai lo scorso anno agli inquirenti. Ma nessuno mi ha ascoltato. E Mennucci è stato ucciso. Sapeva molto sull’Italicus e su Tuti». Tisei racconta anche le confidenze ricevute da Concutelli per un altro attentato, quello contro il presidente della DC cilena. «Concutelli mi disse che la Dina (servizi segreti) cilena voleva eliminare quell’uomo. E lui s’incaricò di tutto. Sparò con il silenziatore alla fronte di Leighton, e quando ha sentito le grida della moglie ha colpito anche lei. Era convinto di averli uccisi, e non infierì. Mi disse che era il primo errore della sua vita, e che i cileni andarono su tutte le furie». Come si è visto, quindi, in tutti gli episodi citati c’è lo zampino di qualche «servizio», italiano o straniero. E Tisei ricostruisce dettagliatamente altri fatti minori, citando più volte l’onnipresente Stefano delle Chiaie. «Ogni volta che tornava in Italia, ospite di qualche camerata, lasciava documenti compromettenti. E regolarmente quel camerati finivano in carcere, mentre lui era già fuggito». Tornando ai ricordi del periodo tra il ’76 e il ’77, Tisei ha anche precisato alcune vicende già raccontate da Bianchi. In particolare sui rapporti con i servizi spagnoli. «Fornivano gli indirizzi dei militanti dell’ETA rifugiati in Francia all’ATE (l’antiterrorismo), del quale facevano parte Delle Chiaie, Campo e Concutelli. Ne furono uccisi tre, in due operazioni distinte».  «Per questo gli spagnoli ci regalarono soldi e armi, tra le quali l'”Ingram” usato per uccidere Occorsio». Intanto in Italia, si prepara il «nuovo corso» della destra, con il progetto dei Gruppi d’azione ordinovista. Si comincia a parlare di contatti con il terrorismo «rosso», mentre sono in cantiere attentati contro il giudice di Firenze Vigna, contro il capo dell’antiterrorismo Santillo, e contro il giudice Carli, lo stesso che presiede oggi questo processo per il delitto Leandri. Un processo che, come si capisce chiaramente, sta ricostruendo gli ultimi anni di terrore nero, con una cronologia impressionante e precisa di fatti, circostanze, riscontrate sulla base delle testimonianze di almeno tre «pentiti»: Paolo Bianchi, Aldo Tisei e Paolo Aleandri, ex braccio destro di Signorelli, la cui testimonianza è prevista per domani mattina. Oggi, è ancora di scena il «pentito» più informato di tutti, Aldo Tisei.

Raimondo Bultrini, “L’Unità” 10.12.1982

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