Amos Spiazzi – Udienza processo strage di Brescia 22.09.2009 – terza parte

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO Dr DI MARTINO

DOMANDA – Sempre nell’ambito delle contestazioni che si riferiscono alla reale entità e valenza di questi interventi, di queste informazioni che le forniva Soffiati, vorrei riportare un passo sempre dell’udienza del 26 gennaio 2000 davanti alla Corte d’Assise di Milano in cui parlando sempre della collaborazione con Soffiati lei dice “una volta che abbiamo sventato questa minaccia – fa riferimento all’episodio della polveriera – lui sosteneva Soffiati che altri personaggi erano pronti a fare altre azioni contro l’esercito eccetera, l’ho autorizzato per conto dell’ufficio a contattare

ancora altri personaggi se lui aveva questa possibilità vista che era un oste e andavano a bazzicare nella sua osteria e se aveva qualche informazione utile me la desse così com’era stata utile la sua informazione. Cioè mi si era rivalutata la figura del Soffiati. Questo per dire che insomma dall’atteggiamento scettico relativo a quando le venne fornita la prima informazione sembrerebbe da questa frase che in realtà il suo atteggiamento nei confronti di Soffiati sia cambiato e gli abbia espresso quella fiducia che non esprimeva in precedenza. Volevo chiedere una cosa, c’entra poco ma sennò poi me la dimentico e va alle spalle, Soffiati nell’ambito di questa sua collaborazioni, rapporti con la CIA, quanto altro, presunti e millantati rapporti con istituti di intelligence diceva di avere qualche superiore?

RISPOSTA – No signore non ha mai detto questo, comunque io rileggendo le lettere riguardando tutto…

DOMANDA – Alle lettere passiamo dopo.

RISPOSTA – Avevo sbagliato tutto nei confronti di Soffiati, mi ero completamente dimenticato tante sue attività, devo dire che lui non ha mai citato nessun superiore, da quanto mi risulta e da quanto mi ricordo.

DOMANDA – Qui a pagina 49 di questo verbale del 26 gennaio 2000 c’è un inciso perché lui diceva di avere un superiore “andava direttamente alla Setaf siccome lui diceva di essere in contatto con gli americani”, queste cose le diceva, non le dico che fossero vere?

RISPOSTA – Le diceva.

DOMANDA – Lei ha un po’ riveduto questo suo atteggiamento…

RISPOSTA – Completamente riveduto.

DOMANDA – Senza volere…

RISPOSTA – Rileggendo queste lettere…

DOMANDA – … rimestare nella piaga o cose di questo genere, non sto a leggerle tutte le lettere, lettere ne chiederò l’acquisizione, la Corte d’Assise avrà tutto il tempo di leggerle se crede. Ma le leggo soltanto alcuni passi di una sua lettera, quindi presumibilmente vera insomma se lei ne conferma il contenuto. Alcuni passi dai quali risulterebbe un minimo di serietà di questo rapporto.

Non la leggo tutta. E’ una lettera che comunque verte su questo argomento della collaborazione. Lei ce le ha davanti?

RISPOSTA – Sono pienamente d’accordo perché non le ricordavo

più.

DOMANDA – Se lei va alla terza pagina del plico vedrà… nella prima pagina della trascrizione a macchina della lettera 15 novembre ‘75 che lei ha scritto, lei ha scritto questa lettera, è sua questa lettera?

RISPOSTA – E’ mia. E’ mia.

DOMANDA – Tra le varie cose che dice, non sto a leggere tutto, lei dice a Soffiati “noi ci conosciamo di vista, non attraverso una persona che rivelerei solo se me lo chiedesse e che non so che tu sai chi sia anche se è stata molto vicina a te, io ho chiesto più volte la tua collaborazione nel senso di raccogliere informazioni in varie direzioni”. Testimonia un’iniziativa da parte sua?

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Più che di Soffiati, “sapevo per la tua simpatia per l’ambiente di Ordine Nuovo che frequentavi dall’esterno”. Poco più avanti in fondo a questa prima pagina della trascrizione della lettera, lei dice “se a Montorio…” Montorio è dove lei?

RISPOSTA – Dove c’è la caserma.

DOMANDA – “…rimase sotto il più stretto controllo e il mio apparato a richiesta, quello della fanteria, dopo l’alzamutande lo debbo in buona parte a gente come te che svolgeva ricerche serie, efficienti, riservate e senza… dagli incarichi”. Quindi c’è una sorta di attestato di serietà…

RISPOSTA – Di benemerenza senz’altro.

DOMANDA – Poi andando più avanti senza stare a leggere tutto, a metà di questa pagina 23 della trascrizione lei parla “se non hanno distrutto tutto la documentazione dovrebbe essere in tre comandi diversi. Mi ricordo di averti chiesto di frequentare la sede del PSIUP che tanti guai

aveva dato al colonnello Grazioli”. “In tale occasione mi fornisti delle utilissime informazioni mi sembra sul Tosi e sulla stamperia dei volantini dei PD. Non vorrei sbagliarmi ma mi sembra che pure che ti feci fare dei discreti sondaggi tra la Destra su chi avesse buttato la benzina davanti al negozio del Baresi”. Non le chiedo spiegazioni di ognuna di queste cose perché sennò facciamo notte. Però diciamo che appunto si fa riferimento a così a una varia collaborazione, magari

non tutta dello stesso livello. Anche nell’ultima pagina si parla del rapporto con i Carabinieri. Dice “risulta pure che qualche utile indicazioni sia pure ad un livello amichevole e poco impegnativa come tempo tu l’abbia data più o meno volontariamente, ma credo di sì ai Carabinieri che ti considerano una brava persona e un buono italiano ormai alieno dall’attivismo politico”, questa è l’ultima pagina in alto, non sto tanto ad entrare nel merito del senso di questi interventi, però

quello che si desume è che in qualche modo le forniva delle informazioni. Lei aveva qualcosa a che fare con i servizi segreti?

RISPOSTA – No, io ero ufficiale all’informazione e alla sicurezza, l’informazione è una cosa che si svolge esclusivamente in guerra come artigliere per vedere da dove sparano, sicurezza era la sicurezza della caserma sia dal punto di vista delle strutture, delle sentinelle e anche del personale militare per vedere chi frequentava e non frequentava. Siccome ero abbastanza bravo in questo lavoro sono stato mandato a Montorio in occasione di quando i proletari in divisa al posto del

tricolore avevano alzato un paio di mutande con la scritta “Viva Mao”. Mi sono servito di Soffiati e devo dire che tutto quello che io ho detto sta mattina di non perfettamente corretto nei confronti di Soffiati me lo rimangio tutto perché non ricordavo questi particolari, rimane solo il fatto finale che in fondo faceva un po’ troppo lo sbruffone dicendomi era agente di qui era agente di là, ma tranne quello mi era stato utile e l’ho visto tante volte, quindi chiedo scusa di avere detto una cosa che non era completamente vera, ma non me la ricordavo più.

DOMANDA – A seguito di questa, siamo sempre più o meno sempre nello stesso periodo perché c’è un’ulteriore lettera poi sua che comunque, mi pare, ’75, lei era detenuto allora?

RISPOSTA – Nel ’75 ero in galera.

DOMANDA – Lei è stato in galera?

RISPOSTA – Dal 13 gennaio 1974 fino alle fine del ‘79.

DOMANDA – Quindi queste lettere sono in un periodo in cui lei è detenuto. C’è una lettera che non ha data, per dire la verità, questa volta di Soffiati. E’ chiaro che le cose che dice Soffiati non è che le possano essere contestate perché lui poteva scrivere quello che voleva. Però in qualche modo sono indicative anche queste di un certo rapporto. Però questa lettera dove lui dice “Caro Amos, rispondo solo ora alla tua del 15.11.1975…” che è quella che abbiamo appena brevemente commentato si vede che non è molto tempo dopo dà atto di varie cose, tra le quali sembra di capire di una volontà insomma che c’era da parte della polizia giudiziaria, dello stesso Distasio prima di tutto di incastrare lei. Che cosa vuole dire tutto questo può fare qualche commento?

RISPOSTA – Sono secondo me sono supposizioni sue, io certamente ho subito 19 tra inquisizioni e processi eccetera. Con questo non condanno nessuno perché ognuno fa il suo lavoro ed il suo mestiere. Quello che pensa Soffiati in merito che ci sia una volontà perversa di farmi del male ho dei grossi dubbi perché non avevo fatto delle male a nessuno, non credo che potessero avere dell’odio e dell’astio nei miei confronti, può darsi chi sia una convinzione, può darsi che avesse

qualche elemento, questo elemento non lo spiega, non lo dice e quindi non posso permettermi di dire quello mi ha fatto del male volutamente.

DOMANDA – Ci sono varie frasi non sto a entrare nei particolari, è Soffiati che parla, dice “verso la fine del ‘73 Distasio e Tamburino decidono di passare all’azione per incastrarti attraverso la palestra di karate”. “Attraverso il mio lavoro di rappresentante avevo continui contatti con Distasio e i suoi collaboratori”.

RISPOSTA – Vendeva pandorini e dolci ai circoli ufficiali ed anche al circolo della Polizia.

DOMANDA – Sembra di capire che lui svolge a suo favore una certa attività per capire Distasio che cosa vuole dire.

RISPOSTA – Era un mezzo per poter entrare in contatto.

DOMANDA – E’ una cosa di Soffiati lei dice?

RISPOSTA – Era un mezzo per poter entrare in contatto con la gente perché se lui vendeva merce ai circoli, agli spacci dei poliziotti o dei carabinieri o dell’esercito aveva un modo per contattare gente.

DOMANDA – Nell’ambito di questa lettera ci sono alcuni riferimenti di Soffiati a fatti che per noi potrebbero essere di interesse. Però noi non sappiamo se lei è in grado di dare qualche spiegazione per averne parlato con Soffiati in altra sede, non lo so, per avere ricevuto qualche indicazione. Adesso io le leggo la frase che poi le è stata probabilmente letta molte altre volte nel corso dei suoi interrogatori immagino. Ed è alla terza pagina della trascrizione della lettera che Soffiati le scrive. Della lettera senza data. E lui scrive nell’ambito di questi discorsi di Distasio. “D’altra parte non avevo lo stomaco per fingere fino a quel punto per non parlare poi di Piazza della Loggia e di Pian del Rascino sui quali fatti come sai stavo indagando attraverso le persone che avevano preso parte all’ultima riunione precedente l’assassinio di Ferrari. Come ebbi ad informarti stavo per scovare qualcuno i quali senz’altro avrebbero potuto dirmi anche chi era la coppia bionda maschio e femmina che il giornale nomina subito dopo la strage e che ricompare a Pian del Rascino scomparendo poco prima dell’assassinio di Esposti”. Poi c’è un altro discorso va bene poi ne parliamo. Lei questo discorso qua è una cosa che ha un qualche riferimento nelle sue conoscenze per averglielo detto, per averne parlato in altra sede Soffiati? Siccome Soffiati sembra fare riferimento a qualcosa di cui gli ha già parlato?

RISPOSTA – Ero nel massimo isolamento è difficile che possa avere parlato di queste cose con Soffiati, ero in galera, ero chiuso dentro.

DOMANDA – Che senso ha questo fatto che dica “come tu sai”?

RISPOSTA – Come tu sai, lui amava sempre questo qui è un difetto suo amava di dire tu le sai queste cose per coinvolgere, per…

DOMANDA – Lei non sa nulla circa queste pretese indagini di Soffiati sulla strage di Piazza della Loggia?

RISPOSTA – Ricordo che mi disse di aver indagato, ma i risultati delle indagini no.

DOMANDA – Lei ricorda un qualche discorso in cui lui le disse che si era occupato?

RISPOSTA – Lui aveva detto che aveva sempre controllato le persone di Destra quelle esagitate, quelle che potevano fare delle male e per caso se avesse trovato, in questo gli davo ragione, qualcuno che voleva fare dei crimini l’avrebbe denunciato, solo questo, di specifico non…

DOMANDA – Non le ha mai detto io sto cercando di capire chi è stato a fare Piazza della Loggia?

RISPOSTA – No signore. Perlomeno non ricordo.

DOMANDA – Poi c’è un’altra frase che so che ha suscitato la sua irritazione in uno dei verbali, è questa… prosegue il discorso che ho letto fino a poco fa che termina con l’assassinio Esposti. “Tutto ciò come ben sai era atto (scoprire o scaricare) i due che hanno fatto sia Brescia che Esposti e stabilire di conseguenza chi e come aveva potuto mettere in mano al povero Esposti la tua pistola sperimentale. Quest’ultima circostanza è ampiamente provata in quanto nella prima foto di Esposti morto panorama impugna una Browning e nella successiva è fotografato con la tua”. Le attribuisce… lei ha già risposto di sta cosa però dovrebbe dire nuovamente?

RISPOSTA – Non era assolutamente possibile perché non potevo costruirmi una mitraglietta per di più quella lì dalle fotografie ho detto anche ai Giudici durante i vari procedimenti che si trattava di una M3 americana, la famosa (inc.) o ingrassatore e loro hanno controllato con i tecnici.

DOMANDA – Cos’era M3?

RISPOSTA – L’M3 è una mitraglietta, una piccola mitraglietta di concezione americana che ha una manopola che si muove così e per quello viene chiamato ingrassatore, era quella e non era assolutamente una mitraglietta costruita da me che io in effetti ho progettato una mitraglietta molto, molto, molto molto leggera, piccola, simile all’Uzi israeliano o al Franchi italiano però l’ho progettata e ho mandato i progetti all’arsenale di Piacenza l’hanno presa, me l’hanno scritto sulle note caratteristiche “ha progettato anche da buon artigliere…” ma più di questo non posso fare perché per potere costruire un’arma bisogna avere delle attrezzature che naturalmente non potrei aver avuto perché neanche un’officina normale può avere delle attrezzature del genere. Ci vuole una fabbrica d’armi.

DOMANDA – Qui si dà atto, per dire la verità, a Pian del Rascino sono state sequestrate diverse armi, anche lunghe?

RISPOSTA – Non lo so.

DOMANDA – Probabilmente ci sarà anche l’arma che lei ha descritto. Però il discorso che fa Soffiati sembra riferirsi non tanto a un’arma lunga, ma alla pistola che aveva in mano. Noi sappiamo che aveva una Browning, l’abbiamo vista, abbiamo fatto anche degli ingrandimenti di questa pistola che aveva in mano. Ma qui sembra fare riferimento Soffiati a qualcosa proprio di utilizzato insomma durante il conflitto da parte di Esposti. Quindi lei esclude… lei ha parlato di un’arma lunga, di un’arma che sparava a raffica?

RISPOSTA – A raffica sì era una machine pistola, una specie di mitra piccolino. Quello è quello che mi hanno fatto vedere le fotografie, poi mi hanno fatto vedere altre fotografie io di quell’avvenimento lì non conosco quasi niente, so solo che c’è stato un conflitto a fuoco, non so quando, non so esattamente la data. Quello che ho potuto leggere sui giornali.

DOMANDA – Sempre per rimanere nell’ambito del medesimo argomento, riportandoci a cose che peraltro le sono già state chieste e so già che cosa risponderà, ma glielo chiedo di nuovo, da più parti si afferma, l’afferma per esempio Digilio, ma lo dicono anche altri, che sarebbe stata fabbricata in Spagna da parte di un ingegnere – lei la sa questa storia – Doro Pomar Madrid un’arma che poi mi sembra dovesse essere destinata non so ai militari, che sarebbe stata appunto realizzata copiando un progetto suo che sarebbe strato sottratto, cose di questo genere. Lei ha già risposto dovrebbe nuovamente spiegare il suo pensiero sul punto risulta o non risulta?

RISPOSTA – Si dà il fatto che non è stata mai trovata una sola di queste armi strane che questo signore avrebbe dovuto avere costruito, questo qui al processo Borghese era accusato di…

DOMANDA – Sta sparlando di Pomar?

RISPOSTA – … avere in tasca degli isotopi radioattivi da buttare in caso di rivolta negli acquedotti, se uno si tiene in tasca degli isotopi radioattivi penso viva poco, c’ero anch’io che con un Macchi416 biposto dovevo volare su Roma con 30 paracadutisti a bordo con sotto attaccata una bomba atomica di sette tonnellate. Non dico altro.

DOMANDA – Per completare un discorso di questo genere, lei ha progettato anche un mortaio oltre che un

RISPOSTA – Ho progettato non tanto un mortaio bensì la culatta del mortaio, come far sì che i mortai da 81 in dotazione all’esercito o i 120 possano aumentare la gittata sfruttando l’ultima parte del tubo con una specie di fanale, i fanali concentrano la luce in un certo posto, si può spostare questa luce in avanti modificando la forma del fanale. Così modificando la culatta del mortaio si poteva fare una cosa del genere. Ho mandato il progetto, anche quello a Piacenza.

DOMANDA – Le risulta che sia stato realizzato?

RISPOSTA – Non è possibile da realizzare.

DOMANDA – Ma anche la pistola machine non è stata realizzata mai?

RISPOSTA – Assolutamente no, purtroppo perché un mio collega invece ha progettato il cannone l’obice da 105 degli alpini e si è preso un bel sacco di soldini perché anche i brevetti vengono compensati.

DOMANDA – In una delle ultime lettere, anzi nell’ultima lettera che abbiamo qui trascritta in qualche modo stiamo parlando delle lettere dell’83, erano passati degli anni, 8 settembre ’83, lettere dove effettivamente il rapporto nei confronti di Soffiati sembra essere meno idilliaco di quello di prima e più critico, comunque c’è una frase nella pagina 5 dove lei dice “ma ti invito a dire solo il vero in maniera chiara e concisa perché quando i Giudici di Bologna mi hanno detto che sei stato

addestrato dalla CIA secondo tue dichiarazioni a Camp Derby e sembravano crederci io non ho potuto fare a meno di ridere”. Questo discorso di questo addestramento lei lo ricorda fatto da Soffiati in qualche occasione?

RISPOSTA – Sicuramente più volte.

DOMANDA – Al di là della contestazione che le hanno fatto i Giudici, le chiedo se lui personalmente…

RISPOSTA – Lui personalmente.

DOMANDA – … le ha mai parlato di un qualche cosa fatto a Camp…

RISPOSTA – Avevo chiesto a uno che era stato a Camp Derby com’era fatto, uno che mi dicesse qualche cosa di caratteristico per vedere se lui lo ricordava, non ha funzionato mi ha aggirato il discorso.

DOMANDA – Non ho capito?

RISPOSTA – Avevo chiesto a uno che era stato effettivamente a Camp Derby se si ricordava l’ingresso, se c’era un monumento se c’era roba, cosa c’era qualcosa di caratteristico e poi ho chiesto a Soffiati “descrivimi un po’ questo”, non mi ha dato dei risultati positivi. Io non credo che ci sia mai stato.

DOMANDA – Non è mai riuscito a descrivere i luoghi?

RISPOSTA – Non credo che ci sia mai stato.

DOMANDA – Che cosa diceva?

RISPOSTA – Che ha avuto un ottimo addestramento sia sull’intelligence, sia sulla sopravvivenza, quando mi ha parlato di sopravvivenza gli ho fatto anche alcune domande perché ho fatto un corso di sopravvivenza e me ne intendevo, sono rimasto molto perplesso perché non è che ne sapesse molto.

DOMANDA – Non era molto preparato. Di Maggi mi pare che abbiamo già parlato, vuole ripetere solo in parte forse, in che occasione l’ha conosciuto.

RISPOSTA – Non ho capito

DOMANDA – Carlo Maria Maggi?

RISPOSTA – Allora sono stato a Venezia, non ricordo in questo momento l’anno, a casa del professor Felice D’Agostino che era il presidente di un’associazione tradizionalista cattolico monarchica e che era vicino anche ai nostri ideali di stato organico eccetera, tipo Serenissima

della Repubblica di Venezia, sono stato a casa sua dove c’è stato un incontro con una piccola conferenza e c’erano sei, sette, otto persone; uscito dalla casa di D’Agostino volevo andare in stazione per prendere il treno attraverso le calle di Venezia e non sapevo la strada e questo signore che si è presentato come Maggi mi ha detto “se permette l’accompagno io” e mi ha accompagnato gentilmente fino alla stazione. Abbiamo parlato del più e del meno, mi ha fatto un’ottima impressione, ci siamo salutati e basta.

DOMANDA – L’ha visto altre volte?

RISPOSTA – Sì l’ho visto una volta, come ho detto a Colognola ai Colli a casa del Soffiati insieme col D’Agostino, poi ci siamo visti, ai processi, uno accanto all’altro.

Ripeto ancora, io mi sento di dirlo, ho avuto l’impressione di una persona buona e generosa. Questa è l’impressione che ho avuto, poi naturalmente le impressioni lasciano il tempo che trovano.

DOMANDA – Parliamo di Carlo Digilio lei l’ha conosciuto?

RISPOSTA – Digilio è un problema perché il Digilio l’ho visto una volta, due volte. Una volta non ricordo più dove, la seconda volta ha suonato a casa mia e mi ha chiesto se l’accompagnavo fino in stazione senza dirmi che era ricercato o che era latitante, non lo so, fatto sta che ho avuto solo due occasioni di vedere Digilio. Non so, non saprei dare un giudizio sulla persona.

DOMANDA – Lei nell’interrogatorio che ha reso davanti al dottor Grassi, credo anche al dottor Salvini, del 2 giugno ‘94 in qualche modo amplia un po’ la consistenza di questi rapporti…

RISPOSTA – So che in Tribunale aveva detto anche che era venuto a casa mia, che non è vero.

DOMANDE DEL PRESIDENTE

DOMANDA – Maggi l’ha incontrato per strada e Digilio ha bussato a casa sua?

RISPOSTA – No, Maggi parlavo di Digilio.

DOMANDA – Digilio è venuto a casa sua a bussare?

RISPOSTA – sì, chiedo scusa.

DOMANDA – Due personaggi che sono alla nostra attenzione.

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO

DOMANDA – Nell’ambito di questo interrogatorio parla di quattro occasioni non è che siano molte. Innanzitutto le chiedo ricorda qualche altra particolarità di questi incontri?

RISPOSTA – In questo momento no. Se me la cita può darsi che me la ricordi.

DOMANDA – Siamo a pagina 87 della trascrizione quindi sono parole sue perché sono registrate, è il verbale davanti ai dottori Grassi e Salvini del 2 giugno ’94, le viene chiesto Digilio che rapporti avesse con lui. “A Carlo Digilio l’ho conosciuto una volta portatomi da Soffiati quando è venuto a Verona, vi dico tutto perché non ho problemi. Lui è venuto accompagnato da Soffiati e Soffiati mi ha detto ‘questo qui è un camerata qui a Verona e adesso resta un po’ a casa mia ospite a casa mia se c’è bisogno di qualcosa si può rivolgersi anche a te’. Ma dico io non capisco e dice lui me l’ha

presentato ci conosciamo già”. Cioè Digilio dice a lei “ci conosciamo già”. “Come ci conosciamo già?” Replica lei. “Sì, io sono venuto a sparare nel poligono di Avesa alle sue dipendenze”, questo è il commento suo, la trascrizione è un po’… “Allora può darsi benissimo che sia stato uno di quelli che mi mandavano per fare gli addestramenti, non organizzazioni di sicurezza, di piano di sopravvivenza. Può darsi, può darsi non lo so io sinceramente non mi ricordo perché ne ho visti tanti eccetera”. Lei ricorda…

RISPOSTA – E’ vero che è arrivato.

DOMANDA – Mi lasci finire, lei ricorda in questo verbale che Digilio le disse “guarda che noi ci conosciamo già perché io sono venuto a sparare nel poligono di Avesa” Lei risponde al giudice “non mi ricordo, però può darsi che fosse uno che è venuto ad esercitarsi”, una cosa

così. Questo è il discorso di Avesa. Le chiedo, ci fu un’occasione in cui ad Avesa ci fu un’esercitazione, qualcosa, un’occasione in cui si sparò?

RISPOSTA – Molte volte.

DOMANDA – Avesa dov’è?

RISPOSTA – Di solito si faceva solo con la truppa, con l’esercito. Qualche volta il comando militare

territoriale mandava della gente della truppa o dei richiamati a fare delle esercitazioni con noi di tiro, solo di tiro. Perché Avesa è un poligono.

DOMANDA – Le aggiungo così non è una contestazione, per sua conoscenza, che Digilio afferma di essere andato…

RISPOSTA – Lo so.

DOMANDA – … ad Avesa a fare quello che lei dice che…

RISPOSTA – Lo so perché anche in altri processi.

DOMANDA – Comunque lei tuttora non ricorda questa sua presunta presenza?

RISPOSTA – No, io ricordo che è venuto con…

DOMANDE DEL PRESIDENTE

DOMANDA – Con Soffiati?

RISPOSTA – Quello me lo ricordo, me l’ha presentato lui, ma che io lo conoscessi già che fosse venuto al poligono assolutamente…

DOMANDA – Si ricorda che Digilio disse “ci conosciamo già perché sono venuto a Avesa”?

RISPOSTA – NO, mi ricordo che in tanti processi è venuta fuori questa storia qua e mi è stata chiesta.

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO

DOMANDA – Il problema è che lo dice lei, lei racconta al dottor Grassi, sono sue parole che Digilio le affermava…

RISPOSTA – Si vede che in quel momento…

DOMANDE DEL PRESIDENTE

DOMANDA – Che lei non si ricordi del fatto di Avesa ce l’ha confermato oggi?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Però quel racconto lo fa lei, cioè che fu Digilio a dirle raccontato da lei “ci conosciamo già perché ci siamo visti a Avesa”?

RISPOSTA – Può darsi che questo…

DOMANDA – Siccome l’ha raccontato lei al Giudice?

RISPOSTA – … sia tutto vero.

DOMANDA – Che lei non si ricordi di Digilio fisicamente ad Avesa lei ha detto…

RISPOSTA – In questo momento, scusatemi, ma non mi ricordo proprio.

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO

DOMANDA – Siccome Digilio ricorda Avesa ma non ricordava di avere visto Spiazzi. Poi c’è un’altra occasione andando avanti, continuo nella lettura, lei ipotizza a livello puramente, così astratto, che potesse essere legato a piano di sopravvivenza, “può darsi, può darsi non lo so,

io sinceramente non mi ricordo, ho visto tanti, non posso ricordarmi tutte le facce dei soldati e degli

aggiunti addirittura mandati a sparare. Se ha bisogno qualcosa questo è il mio telefono”, sempre è il discorso che lei fa a Digilio. “Se ha bisogno di qualcosa questo è il mio telefono”. E’ il suo racconto di questo rapporto con Digilio. Come dire che gli dà il numero di telefono.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – “In quell’occasione mi ha chiesto, dicendo così che era in difficoltà economiche se potevo vendergli una pistola…” vendergli nel senso di vendere per suo conto  “lui aveva una pistola e gli ho detto si va be’, senz’altro, però allo bisogno di un documento di regolare possesso della pistola e io senz’altro mi interesserò, ero perito balistico in quell’epoca mi ha lasciato, non ero più perito balistico era già stato in galera, non ero più niente… mi ha lasciato questo foglio una fotocopia”. E questa sarebbe la seconda occasione.

Se lo ricorda questo fatto della pistola?

RISPOSTA – Vagamente.

DOMANDA – E che cosa ricorda?

RISPOSTA – Ricordo che mi aveva chiesto che aveva una pistola voleva venderla regolarmente, io conoscevo un bravo armaiolo di Verona un certo Sacchetti se mi dava tutti i documenti prescritti la vendevo.

DOMANDA – Poi non è riuscito a venderla?

RISPOSTA – Non credo proprio.

DOMANDA – Questa dovrebbe essere la seconda “sono stato arrestato il 15 marzo…” no, è ancora la prima. Seconda visita “arrivano con il camioncino (siamo a pagina 89) con il Volkswagen di Soffiati un certo Bressan, il maresciallo Verelli dei Carabinieri, il Soffiati e il Digilio. Sto uscendo era caldo, era luglio, gli ho detto scusatemi non posso neanche offrirvi un bicchiere d’acqua fresca, sono di corsa, montato sulla mia Cinquecento e sono andato via”. Questo di poca significanza, comunque se lo ricorda?

RISPOSTA – Sì, perfettamente.

DOMANDA – “Ho visto il camioncino di Soffiati che non avevo mai visto”. Ma cos’era, era un camioncino?

RISPOSTA – Tipo familiare, quelli classici di una volta quei Volkswagen che avevano due portiere, la portiera dietro, sei sedili.

DOMANDA – Poi passa alla terza volta. Terza volta “è venuto con una signora, che poi ho visto credo che sia di avere riconosciuto nella Cinzia Di Lorenzo”.

RISPOSTA – Questo no.

DOMANDA – “Per chiedermi se ero riuscito a far qualcosa per questa pistola, se ero riuscito a vendergli questa pistola cioè a trovare di venderla, non è che ce l’avessi io la pistola e gli ho detto di no. Però era estate, mia moglie che era sempre gentile e squisita non ce l’ho più li ha fatti entrare, gli ha dato qualcosa da bere”. Poi c’è una quarta volta “c’è una quarta volta quando lui viene la mattina prestissimo e dice che deve partire con urgenza e mi chiede di accompagnarlo alla stazione, mi fermo ad una cabina telefonica dove lui ha fatto da telefonata. Mi è rimasta quella stramaledetta

denuncia della pistola”. Queste quattro occasioni per la verità non tutte particolarmente significative, le ricorda grosso modo?

RISPOSTA – Sì signore.

DOMANDA – Le chiedo se questo episodio detto da qualcuno poi le spiegherò da chi ha un qualche fondamento che lei ha ceduto a persone dei nuclei di difesa dello Stato che lei ha detto che non esistono, diciamo che la domanda può essere trasformata in persone delle legioni o che

facessero parte delle organizzazioni di cui lei faceva parte, una mitragliatrice MG4259 facente parte della dotazione della sua caserma, mitragliatrice che poi sarebbe stato costretto praticamente a recuperare altrove in una fabbrica di armi di nome qualcosa come Reinmetal(?), le dice qualcosa di questo fatto? RISPOSTA – E’ una cosa mostruosa, mai sentita. Nella mia caserma mi porto via una mitragliatrice. E’ un po’ grave! E anche mi scoprono subito.

DOMANDA – L’aveva in dotazione questo tipo di mitragliatrice MG4259, faceva parte in astratto al di là dell’episodio?

RISPOSTA – L’MG4259 è una mitragliatrice a nastro che è identica a quella che avevano i tedeschi durante la seconda guerra mondiale ed è poi stata fabbricata in Italia.

DOMANDE DEL PRESIDENTE

DOMANDA – E voi l’avevate nella vostra caserma?

RISPOSTA – Ne avevamo in dotazione ogni gruppo di artiglieria mi sembra o quattro o sei, adesso non ricordo, sei, una per ogni pezzo d’artiglieria.

DOMANDA – Non è mai sparita nessuna mitragliatrice?

RISPOSTA – No assolutamente.

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO

DOMANDA – Non c’è mai stato qualche episodio, qualche fatto che possa orecchiare?

RISPOSTA – Avevo un maresciallo tra l’altro scrupolosissimo che non avrebbe mai permesso neanche a un generale o non so a chi di avvicinarsi o di toccare o di portare fuori un’arma.

DOMANDA – Lei ha conosciuto un certo Rossi Benito?

RISPOSTA – Rossi Benito bisogna che mi dia qualche altra indicazione perché non mi dice niente.

DOMANDA – Mi coglie impreparato.

INTERVENTO DEL PRESIDENTE – Meno male approfittiamo andiamo avanti.

INTERVENTO DEL PUBBLICO MINISTERO – So dove avrebbe operato, mi sembra che avesse anche qualcosa a che fare col commercio del vino, se non ricordo male.

RISPOSTA – Non so chi è questo Benito Rossi.

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO

DOMANDA – Il nome non le dice niente, è una persona che aveva nella sua agenda il suo numero di telefono per questo glielo chiedo?

RISPOSTA – Non lo so.

DOMANDA – Al momento non le dice niente?

RISPOSTA – Non lo so. Che mestiere faceva questo?

DOMANDA – Le ho detto mi pare di ricordare che ufficialmente commerciasse vino, però non ne sono sicuro se magari…

RISPOSTA – Sulla mia agenda potrebbero esserci i fornitori non so il fabbro, il falegname.

DOMANDA – Ma con Fulvio Bovolato ha avuto qualche rapporto?

RISPOSTA – Bovolato.

DOMANDA – Ha mai sentito fare dei discorsi non so di Nardella, di Degli Occhi?

RISPOSTA – E’ un cognome che ho sentito. Ma io non ho mai conosciuto un Bovolato.

DOMANDA – Comunque Bovolato?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Al momento non le dice niente?

RISPOSTA – Assolutamente.

DOMANDA – Lei ha conosciuto tale Sergio Minetto?

RISPOSTA – Minetto Sergio è un conoscente quasi certamente di Soffiati, è un fotografo del comando Ftase, allora o l’ho conosciuto tramite Soffiati o l’ho conosciuto tramite un altro fotografo collezionista che viene definito sulle carte processuali capitano dei servizi segreti, ma invece è un fotografo e non è neanche soldato, è un fotografo militare collezionista che era amico di questo Minetto.

DOMANDA – Temo che lei stia parlando di un certo Giovanni Bandoli è sicuro?

RISPOSTA – Sì, Bandoli ha ragione mamma mia ha ragione. Minetto invece… Ha ragione signore Pubblico Ministero, è proprio Bandoli.

DOMANDA – Questo Giovanni Bandoli da dove salta fuori è amico di Soffiati?

RISPOSTA – Esatto.

DOMANDA – Dove l’ha visto?

RISPOSTA – Ho sbagliato invece l’altro era Minetto, però anche Minetto…

DOMANDA – Siamo sempre grosso modo nell’ambito dello stesso tipo di frequentazione però è un’altra persona.

RISPOSTA – E’ un’altra persona

DOMANDA – Per aiutarla le posso dire che si occupava di frigoriferi.

INTERVENTO DELL’AVVOCATO DIFENSORE – Avvocato Battaglini – Stiamo suggerendo le risposte, facciamo gli indovinelli!

INTERVENTO DEL PRESIDENTE – Si occupava dei frigoriferi lo mette sulla strada è che conosce tutti poi gira e rigira, frigoriferi le ricorda qualcosa?

RISPOSTA – Dico solo che questo Minetto un giorno che stavo passeggiando in piazza Bra a Verona nella piazza più grande e andavo in stazione per prendere il biglietto per andare – tanto per cambiare – ad un processo ho incontrato una persona che mi è venuta incontro e mi ha detto “sono Minetto e volevo almeno avere il piacere di stringerle la mano e di conoscerla perché ho sentito

tanto parlare di lei”.

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO

DOMANDA – Questa è l’unica occasione. Le mostro una pessima fotografia di questo signore per vedere se questo?

RISPOSTA – L’ho visto.

DOMANDA – E’ quello di cui parla o è un’altra persona?

RISPOSTA – Non lo conosco, ma l’ho visto.

DOMANDE DEL PRESIDENTE

DOMANDA – Che vuole dire non lo conosco ma l’ho visto?

RISPOSTA – E’ quello che mi ha incontrato e mi ha voluto darmi la mano.

DOMANDA – Quello è?

RISPOSTA – Dovrebbe essere quello perché non è quell’altro, come si chiama che non mi ricordo mai.

DOMANDA – Non è Bandoli, questo è Minetto.

RISPOSTA – Altre allora questo sì mi ricordo di averlo visto, se invece mi fa vedere la foto di Bandoli difficilmente lo ricordo.

INTERVENTO DEL PUBBLICO MINISTERO . Ne ho una non lo so io non lo riconosco, se lo riconosce lei.

RISPOSTA – No

DOMANDE DEL PRESIDENTE

DOMANDA – Comunque Rossi Benito già commerciante di scarpe e poi commerciante di vino è quello che ha vinto il concorso delle SS, così mi si dice ma adesso ci ricordiamo.

INTERVENTO DEL PUBBLICO MINISTERO – Che avesse anche il padre…

INTERVENTO DEL PRESIDENTE – Che vinse il concorso delle SS ci domandammo quelli requisiti bisognava avere per fare il concorso alle SS, questa è la persona fisica, poi cosa abbia detto è lunga.

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO

DOMANDA – Minetto l’ha incontrato dove?

RISPOSTA – In piazza Bra.

DOMANDA – Ma perché?

RISPOSTA – Ed ero fortunatamente insieme ad un maresciallo dei Carabinieri in borghese che ha sentito tutto e mi ha detto nome e cognome e mi ha voluto dare la mano perché lui aveva detto che anche lui aveva avuto delle rogne, delle noie non lo so, ero insieme con un maresciallo dei

Carabinieri che in questo momento non ricordo il nome…

DOMANDA – Era lei o Minetto insieme al maresciallo?

RISPOSTA – Io insieme al Carabiniere.

DOMANDA – Nel senso che si è congratulato per…

RISPOSTA – Ha detto “volevo avere il piacere di stringerle la mano perché io l’ammiro molto”.

DOMANDA – Non ha spiegato per che cosa, non ha spiegato questa sua ammirazione che origine aveva?

RISPOSTA – No, ma trovo tanta gente che mi incontra mi dice queste cose.

DOMANDA – Questo è avvenuto in che anno più o meno?

RISPOSTA – E’ troppo difficile ricordare un particolare così insignificante.

DOMANDA – Stiamo parlando degli anni Settanta o degli anni Ottanta?

RISPOSTA – Ma ’85-‘86.

DOMANDA – Mentre invece questo Bandoli l’ha visto più di una volta?

RISPOSTA – Bandoli l’ho visto un paio di volte e mi aveva dato anche il suo indirizzo, mi aveva pregato di andarlo a trovare a casa sua e mi sono ben guardato di andarci, lui aveva un permesso per andare a fare le fotografie in caserma alla NATO, in più una volta me lo sono visto

dove l’ho conosciuto a Montorio è venuto a fare le fotografie al giuramento… no, ad un’altra festività, una cerimonia nostra militare, aveva il permesso per entrare anche Montorio però provvisorio, mentre invece mi ha fatto vedere quello di Ftase che era permanente, prima

mi ha fatto vedere quello della Ftase dico “con questo non può entrare perché qui non c’entra niente la Ftase”, allora ha tirato fuori quello provvisorio, quello di una volta sola, della mia caserma. Dopo l’ho rivisto ancora in città, poi o mi ha telefonato o è venuto in caserma, adesso non ricordo, no mi ha telefonato e mi ha dato il suo numero di abitazione, il suo indirizzo e mi ha detto che aveva bisogno, aveva desiderio, aveva piacere di parlarmi ma io non ci sono andato.

DOMANDA – Ma Soffiati non le ha mai parlato di questo signore?

RISPOSTA – Mi ha parlato di Bandoli, ma non di Minetto.

DOMANDA – Di Bandoli che cosa le ha detto?

RISPOSTA – Che era un altro dei suoi, diciamo così, amici e collaboratori nell’ambito Ftase.

DOMANDA – Quali erano gli altri amici e collaboratori?

RISPOSTA – Collaboratori nel senso che diceva di raccogliere informazioni, di sentire, di guardare. Solite cose.

DOMANDA – Degli altri amici e collaboratori aveva fatto il nome Soffiati?

RISPOSTA – No. Aveva detto che Bandoli…

DOMANDA – Oltre a Bandoli ha fatto qualche altro nome di queste persone che l’avrebbero…

RISPOSTA – Può darsi senz’altro che li abbia fatto, ma adesso non ricordo.

DOMANDA – Nell’ambito di queste collaborazione, presunta attività di informazione facente capo alla Ftase come assumeva Soffiati se avesse fatto qualche altro nome oltre a quello. Non le ha mai parlato di Minetto Soffiati?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Lei mi pare che avesse anche accennato all’inizio quando ha parlato delle sue difficoltà economiche, forse non ne aveva fatto il nome, lei ha conosciuto il professor Gunnella?

RISPOSTA – Sì, molto bene Piero Gunnella è stato una persona che mi ha veramente aiutato, nel senso che per un anno mi ha fatto insegnare filosofia, psicologia e pedagogia nella sua scuola per assistenti di comunità infantili a Verona, la scuola Pitagora che poi ho dovuto lasciare perché sono stato arrestato un’altra volta.

DOMANDA – Ma al di là di questa collaborazione umana, se vogliamo dire, lei ha avuto qualche altro rapporto con

questo signore che è di natura più professionale?

RISPOSTA – Gunnella so che era di Destra, conosceva tutto l’ambiente di Destra, però non era legato a nessuna organizzazione né Ordine Nuovo né Avanguardia Nazionale era per fatti suoi. Non so quali rapporti potesse tenere con altre persone della stessa ideologia. Lui era apertamente e dichiaratamente di quell’ideologia.

DOMANDA – Oltre ad essere di quell’ideologia le chiedo se Gunnella conosceva Elio Massagrande, se ha avuto qualche rapporto con lui?

RISPOSTA – Sicuramente penso di sì che deve averlo aiutato perché più volte Massagrande mi ha detto di avere trovato un camerata e un amico in Gunnella.

DOMANDA – Io le rappresento questo, non è che sia una contestazione perché sono dichiarazioni provenienti da altri delle quali comunque già disponiamo. Praticamente Carlo Digilio – quella persona di cui abbiamo parlato poc’anzi dei quattro incontri – afferma che questo signore, professor Gunnella sarebbe stato una sorta di contatto tra lei e Minetto?

RISPOSTA – No, no.

DOMANDA – E’ falso?

RISPOSTA – E’ una barzelletta. Io ero amico di Gunnella perché mi ha beneficato, è una brava persona. Cioè a me ha fatto del bene.

DOMANDA – Io le chiedo se questo abbia un qualche fondamento, in qualche modo avrebbe anche un po’ come aveva fatto con Massagrande, avrebbe tenuto contatti tra persone di Destra magari fuori uscite in America Latina e altre persone di destra presenti in Italia, un’attività che viene definita figurativamente buca delle lettere. Lei sa niente di questo?

RISPOSTA – No, so che Massagrande aveva dei contatti in America con Graziani che era comunque da un’altra parte e non in America, sono rimasto sempre in contatto con la moglie di Massagrande che quando veniva in Italia mi veniva a salutare, mi raccontava delle vicende del

marito che era diventato una specie di fazendero, aveva una fazenda sul posto, non sono andato, mi è dispiaciuto dal punto di vista morale ma non volevo incontrarmi con tanta gente che non mi piaceva, quando si è ammalato e stava per morire è venuto a Trento dove c’è una figlia che abita a Trento sposata con un argentino, con un paraguaiano, è venuto a morire a Trento. Io dovevo andarci perché mi avevano invitato al funerale poi non ci sono andato, non volevo incontrare un certo ambiente che non era completamente confacente al mio modo di pensare.

DOMANDA – Per essere più preciso su quello che dice Digilio “in merito a Piero Gunnella posso confermare quanto dichiarato nell’interrogatorio 21.12.95 cioè che era l’elemento di raccordo tra Minetto e gli agenti statunitensi da un lato e la struttura di Spiazzi dall’altro, nonché raccordo tra entrambe le strutture e importanti latitanti come Elio Massagrande. Io credo di non averlo conosciuto di persona, ma ne parlò verso la metà degli anni Settanta Soffiati. Mi spiegarono che era

un professore molto riservato e che non si esponeva e che apposta per tali ragioni era stato scelto come buca della posta in quanto riceveva lettere anche in doppia busta che costituivano per il mittente richiesta di incontrarsi con una terza persona in favore della quale egli curava l’inoltro; riceveva lettere dal Paraguay da Elio Massagrande e che poi aveva cura di inoltrare al destinatario indicato da Massagrande eccetera” A lei non risulta nulla?

RISPOSTA – Chi è il soggetto di questa ricezione.

DOMANDA – Digilio che parla del ruolo che avrebbe avuto Gunnella?

RISPOSTA – Può essere.

DOMANDA – A parte il rapporto con Massagrande, però non le

risulta nulla di tutto questo?

RISPOSTA – Assolutamente non può esserci nessun contatto tra

un’organizzazione statunitense e il sottoscritto.

DOMANDA – E’ inutile che le chieda di Palinuro?

RISPOSTA – Di chi?

DOMANDA – Del presunto ufficiale golpista di cui…

RISPOSTA – Chi è?

DOMANDA – … che svariate persone assumono lei abbia incontrato, lei questo signore?

RISPOSTA – Mi può ridire.

DOMANDA – Palinuro l’ha mai conosciuto? Un ufficiale con

finalità golpistiche soprannominato con questo nome?

RISPOSTA – Mi può ridire il nome.

DOMANDA – Palinuro le è stato chiesto tante volte?

RISPOSTA – Palinuro. Chissà chi è Palinuro perché è comparso in un fatiscente incontro a Firenze, poi più volte compare questo nome, sicuramente è un ufficiale, secondo me, è un ufficiale dei servizi con nome di copertura

DOMANDA – Lei non ha mai conosciuto un ufficiale dei servizi con tale nome di copertura non l’ha mai conosciuto?

RISPOSTA – No assolutamente.

DOMANDA – Non ha mai avuto questi rapporti?

RISPOSTA – Assolutamente.

DOMANDA – Per completezza, così lei non è imputato certamente è stato assolto in ordine a tutte queste vicende, ma comunque come elemento di contestazione con riferimento ad alcune delle cose che lei ha detto oggi, le riferisco alcune cose che ha detto, confermato in dibattimento Ferro. Lei se lo ricorda Ferro?

RISPOSTA – Ferro è un artigliere mio poveretto. Era un mio artigliere di Trento.

DOMANDA – Enzo Ferro.

RISPOSTA – Che purtroppo non era completamente a piombo che a un certo punto messo un po’ alle strette dai servizi di Trento ha detto delle cose che non erano vere.

DOMANDA – E’ stato interrogato per una mattinata le riassumo alcune delle cose più significative che…

RISPOSTA – Penso di saperle tutte.

DOMANDA – … in qualche modo hanno a che fare con gli argomenti che sono stati da lei trattati. Praticamente questo signore afferma di avere ricevuto all’atto del suo congedo un invito a fare parte di quest’attività informativa che in qualche modo forse potrebbe essere riconducibile all’organizzazione di sicurezza di cui ha parlato. E riferisce in particolare di essere stato infiltrato per suo conto nell’università di Trento per verificare se c’erano delle cellule eversive?

RISPOSTA – Ma da parte mia.

DOMANDA – Questa è la prima volta che dice.

RISPOSTA – Da parte di chi sarebbe stato infiltrato?

DOMANDA – Da parte sua.

INTERVENTO DEL PRESIDENTE – Per suo conto?

RISPOSTA – Lui era molto in contatto con i servizi, questo sì.

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO

DOMANDA – Quali servizi?

RISPOSTA – Servizi italiani che facevano capo al generale Pignatelli, il CS, controspionaggio, so che l’hanno interrogato, l’hanno adoperato, questo sono venuto a saperlo.

DOMANDA – Prima di trattare le altre cose che ha detto Ferro, mi sto avviando verso la conclusione, lei nell’ambito del golpe borghese, che cosa ha fatto, l’8 dicembre vuole riferire una volta ancora che cos’è successo?

RISPOSTA – La sera dell’8 dicembre io ero in caserma e per combinazione ero comandante di gruppo perché il comandante di gruppo era malato. Inoltre, altra combinazione, stavo trasferendo un munizionamento da un forte a un altro forte uno a nord e uno a sud di Verona e avevo le munizioni in caserma su autocarro pronte per partire la mattina successiva. A un certo punto mi telefona il generale…

DOMANDA – Cordiani.

RISPOSTA – Esatto Cordiani, il quale era responsabile del fronte nazionale per ciò che riguardava il Veneto.

DOMANDA – Fronte nazionale quello di Borghese?

RISPOSTA – Sì. Mi ha detto “stiamo partendo per Roma perché i gruppi B vanno a Roma”. Borghese aveva diviso i suoi iscritti in due gruppi, un gruppo A e un gruppo B. Il gruppo A non doveva muoversi dalla città dov’erano residenti, mentre il gruppo B era sempre disponibile per

partecipare alle manifestazioni, tutti i più giovani. Dico “generale auguri ma mi sembra una cosa un po’ strana cosa andate a fare?” “E non lo sappiamo, il comandante c’ha convocato”. Dopo neanche dieci minuti stavo per andare a casa, mia moglie mi tempestava di telefonate per sentire se doveva buttare la posta o meno, mi arriva un’altra telefonata dal comando mio superiore, precisamente da quello di presidio Verona e da quello del comando operativo Cremona, che mi dicono di attuare esigenza triangolo. Cosa vuole dire attuare esigenza triangolo? Significa prendere un numero di

soldati che venivano selezionati dal punto di vista politico con i modelli D cosa non certamente democratica né bella ma che allora si usava, venivano scelti questi e con questo personale si mettevano in piedi uno, due, tre, quattro cinque, sei pezzi di cannoni d’artiglieria e si doveva partecipare all’ordine pubblico, cioè andare a reprimere eventuali manifestazioni di ordine pubblico.

Allora io che cosa ho fatto? Siccome Cordiani mi dice che questa manifestazione del fronte, dall’altra parte mi viene detto che si attua l’esigenza triangolo, anche fossero stati i comunisti, anche fossero stati chiunque trovo immorale mandare fuori della gente in piazza per poi avere la scusa di arrestarla per dire che stavano facendo qualcosa, comunque avrei avvisato coloro che stavano facendo questo perché non è morale. Allora ho telefonato immediatamente a Roma e dopo parecchi rinvii sono riuscito a parlare col comandante e gli ho spiegato la cosa.

DOMANDA – Comandante cosa intende?

RISPOSTA – Borghese. Il comandante mi ha detto “ti ringrazio Spiazzi ma l’ho saputo anch’io in questo momento dal colonnello Condò che è al Ministero, ti ringrazio per il tuo interessati. Adesso faccio fare subito marcia indietro”. Io dovevo attuare l’esigenza triangolo, ho caricato i pezzi, le munizioni erano già caricate, sono partito, siccome avevo il vantaggio su tutti gli altri reparti di avere già le munizioni caricate perché dovevo fare il trasloco il giorno dopo, sono partito e sono

andato verso il punto di impiego che era… come si chiama quel borgo molto industrializzato di Milano, San Giovanni…

DOMANDA – Sesto San Giovanni.

RISPOSTA – Sesto San Giovanni. All’uscita di Segrate c’era anche ad attendermi i carri armati dei lancieri di Milano che erano pronti anche loro e partecipavano a questa faccenda qua, in quella mentre eravamo appena uscita dall’autostrada arriva l’ordine “esigenza triangolo esercitazione, esercitazione, esercitazione”, tornare indietro perché è stata un’esercitazione.

Dietrofront e siamo ritornati indietro. Io giorno dopo abbiamo fatto un rapporto, so che Condò ha fatto in un rapporto anche lui dettagliato sul fatto che era arrivato quest’ordine non si sapeva bene da chi perché non è partito dallo Stato Maggiore, è partito da un nucleo che faceva capo il generale Maletti che non era lui il responsabile, praticamente lui ha fatto questo rapporto, mentre andava per portarlo allo Stato Maggiore è stato colto da malore ed è stato soccorso per combinazione da due agenti dei servizi che l’hanno portato alla Clinica Filippo Neri ed è morto di infarto abbastanza giovane, il rapporto non è mai arrivato.

DOMANDA – Che senso hanno questi rapporti col fronte nazionale?

RISPOSTA – Da parte di chi?

DOMANDA – Da parte sua?

RISPOSTA – Ho avuto sempre una grande ammirazione.

DOMANDE DEL PRESIDENTE

DOMANDA – E’ stato soccorso da questi due ufficiali soccorso che non ha avuto modo esito perché è morto di infarto.

RISPOSTA – E’ morto di infarto sì.

DOMANDA – Come si chiamava?

RISPOSTA – Tenente colonnello Condò. Per ciò che riguarda il comandante Borghese lo ammiravo solo da un punto di vista personale, non era mica iscritto né al fronte né niente, siccome ho visto in lui un grande amore di italiano, nessun odio verso gli avversati politici o presunti tali, una persona squisita…

DOMANDA – Dove andavate con i carri armati?

RISPOSTA – A sesto San Giovanni.

DOMANDA – Sull’autostrada?

RISPOSTA – Per autostrada si andava sempre per autostrada con i carri armati e con tutto non era mica come adesso, si rovinavano tutte le strade, il compito era quello di arrivare a Sesto San Giovanni, di essere pronti ad intervenire in aiuto della pubblica sicurezza dei Carabinieri quello che era in caso di sovversione. Che non ce n’era neanche per la testa, non aveva senso.

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