Amos Spiazzi – Udienza processo strage di Brescia 22.09.2009 – quarta parte

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO

DOMANDA – Lei si colloca dalla parte delle istituzioni?

RISPOSTA – A mio avviso lo scopo era quello di far uscire Borghese a fare questa manifestazione, questa manifestazione doveva essere una manifestazione contro la sessione della zona B all’Jugoslavia, con quell’occasione dire avete visto l’estrema Destra che gli era servita fino ad allora a determinati personaggi di governo per contrastare la Sinistra adesso non serviva più, la prendiamo e diciamo che volevano fare un colpo di Stato perché che il comandante Borghese volesse fare un colpo di Stato, avesse la possibilità di fare un colpo di Stato mi taglio la testa, non era possibile.

DOMANDA – Questa però è una sua lettura. Le ho chiesto questo non perché sia fondamentale, ma perché nell’ambito di queste dichiarazioni di Ferro anche se Ferro stenta un pochino a distinguere le varie cose, cioè l’organizzazione di sicurezza sembra quasi un’unica vicenda, comunque praticamente Ferro dice che la notte del golpe Borghese lei l’aveva in maniera chiara allertato perché c’era la possibilità che ci fosse un colpo di Stato, ma riferibile anche a lei?

RISPOSTA – Non vorrei sbagliarmi ma era già in congedo. Ferro non era militare.

DOMANDA – Sì, ma questo…

RISPOSTA – E quindi come facevo ad allertarlo, abitava a Trento non so neanche dove.

DOMANDA – Afferma che lei gli avrebbe detto che l’esercito era tutto dalla vostra parte che lei insomma mirava a un colpo di Stato, che vi era paura che il governo cambiasse nei comunisti, che lei gli aveva assicurato che questo colpo di Stato sarebbe stato senza morti. Che c’era in programma una serie di episodi dimostrativi che si dovevano fare ricadere sulla Sinistra, che aveva

chiesto a lei Ferro come si doveva comportare con i Carabinieri nell’ambito di questo golpe e che lei gli aveva risposto che non aveva nulla da temere dai Carabinieri. Poi ha parlato di tutta una serie di

riunioni che avvenivano a Bra, alla associazione mutilati alla quale avrebbe partecipato svariate

persone, in una di queste riunioni anche se poi in dibattimento non ricorda più queste dichiarazioni,

quindi in qualche modo non le ha confermate, avrebbe partecipato anche Carlo Digilio. E comunque ha confermato che queste riunioni riferibili non è molto chiaro se a quello che lei chiama organizzazione di sicurezza o a che cosa, la stessa Rosa dei Venti non so, c’erano persone che davano istruzioni sull’uso degli esplosivi, ad una di queste riunioni avrebbe partecipato

il famoso Palinuro che lei non conosce. Parla anche di un attentato all’espresso Brennero-Roma che sarebbe stato previsto in coincidenza dello stesso 8 dicembre, questo glielo dico non so a quale fine…

DOMANDE DEL PRESIDENTE

DOMANDA – Lei che cosa ci dice di tutto ciò?

RISPOSTA – Che era molto meglio se avesse scritto un romanzo piuttosto che dire tutte ste fesserie, che non è vero niente.

RIPRENDE CONTROESAME DEL PUBBLICO MINISTERO

DOMANDA – Non c’è nulla di vero?

RISPOSTA – Neanche una parola.

DOMANDA – Perché mi pare che lei abbia detto da qualche parte che era il migliore del corso questo Ferro, non era proprio un rimbambito.

INTERVENTO DELL’AVVOCATO DIFENSORE – Avvocato Battaglini – In quale parte?

RISPOSTA – Ferro l’ho fatto diventare caporale…

INTERVENTO DEL PRESIDENTE – Poco fa ha detto che non era piombo.

RISPOSTA – Ferro non era una persona molto raccomandabile, però il caporale l’avrebbe saputo fare bene, non era giusto secondo me che col modello D chi aveva delle simpatie per un partito politico o un altro venisse scartato dal corso, lui aveva simpatie politiche per il partito socialista, il PSIUP, io gli ho fatto fare non il caporalmaggiore, ma il caporale gliel’ho fatto fare lo stesso perché era valido come caporale.

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO

DOMANDA – Lei ha conosciuto un certo Teddy Richards?

RISPOSTA – Teddy Richards non era, come dice tanta gente o tante carte, o tante cose un capitano americano dei servizi, era semplicemente un militare, un fotografo che era stato arruolato perché loro hanno del personale civile che veste l’uniforme e che svolge mansioni civili, lui era un grande collezionista di armi, oltre che un bravo truffatore, adesso dico anche perché. Un bravo collezionista di armi e me l’hanno presentato Massagrande e Besutti quando erano con me nei militari.

Abbiamo parlato, lui è venuto a vedere la mia collezione a casa, siamo diventati amici, mi ha regalato un bel cagnetto perché io sono molto amante degli animali.

Abbiamo fatto degli scambi di armi. Dopo lui a un certo punto cosa ha fatto? Abbiamo fatto anche un’intervista su un giornale insieme che credo di avere mandato al capitano Giraudo che la voleva..

DOMANDA – C’è anche una fotografia.

RISPOSTA – Sì, c’è la fotografia che parliamo io e lui, dopodiché a un certo punto Teddy Richards cosa ha fatto? Ha comprato un sacco di roba nelle armerie di Verona dopo che ormai lo conoscevano tutti che comprava e pagava, ha comprato un sacco di roba, ha preso il tutto

se n’è andato via senza pagare dice “vengo domani”, per cui è sparito e non si è saputo più niente.

DOMANDA – Per quanto ne sa lei che fine ha fatto questa persona? Lei non ne sa saputo più niente?

RISPOSTA – No, no è tornato in America, aveva un parente non so se era il bisnonno che era pellirossa.

DOMANDE DEL PRESIDENTE

DOMANDA – Ma gliel’aveva presentato?

RISPOSTA – Massagrande.

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO

DOMANDA – Mi pare che lei avesse detto che aveva una moglie italiana?

RISPOSTA – Aveva una moglie italiana che faceva il più antico mestiere del mondo e come tanti americani l’ha sposata e sono andati via.

DOMANDA – Ma del fatto che sia tornato in America è una cosa che le consta?

RISPOSTA – Sono sicuro che è andato via perché so che ha avuto

delle noie anche là, ho saputo attraverso Massagrande.

DOMANDA – Ha avuto dei rilievi?

RISPOSTA – Deve aver avuto delle grane giudiziarie perché deve avere fatto degli imbrogli con i soldi però non posso dirlo con sicurezza.

DOMANDA – Qui o negli Stati Uniti?

RISPOSTA – Gli imbrogli grossi li ha fatti qua è andato via, non so se l’hanno trovato, non so più niente.

DOMANDA – Questo l’avrebbe appreso da Massagrande?

RISPOSTA – Questo me l’avrebbe detto Massagrande, poi Massagrande è andato via anche lui e io non ho più visto nessuno.

DOMANDA – Nessun’altra domanda.

ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO Dr PIANTONI

DOMANDA – Vorrei tornare un attimo sulla lettera che prima le è stata letta, è quella dove si fa questo riferimento a Piazza Loggia, Pian del Rascino la morte di Ferrari e la morte di Esposti. Che è una lettera senza data con la quale Spiazzi risponde ad una sua lettera del 15 novembre ‘75. E dove Spiazzi brevemente – l’abbiamo già detto prima – dice “d’altra parte non avevo lo stomaco per fingere fino a quel punto per non parlare di Piazza della Loggia, Pian del Rascino”, è Soffiati che scrive a Spiazzi rispondendo ad una lettera di Spiazzi del 15.11.75, “per non parlare poi di Piazza Loggia, di Pian del Rascino sui quali fatti, come sai, stavo indagando attraverso le persone che avevano preso parte all’ultima riunione precedente l’assassinio di Ferrari. Come ebbi ad informarti stavo per scovare qualcuno i quali senz’altro avrebbe potuto dirmi chi era la copia bionda maschio e femmina…” con questo richiamo alla morte di Esposti. Lei venne sentito sul contenuto di questa

lettera dal Giudice Istruttore di Brescia il 13 luglio ‘91 e fornì delle indicazioni un pochino più precise di quanto ha dichiarato oggi, le leggerei per richiamare alla memoria quella risposta nella speranza di poter ulteriormente approfondire questo tema. A foglio 7 di quel verbale “ricevuto integrale lettura del testo della lettera da me spedita a Soffiati quale risulta dalla trascrizione riportata alle pagine 105-106-107, ordinanza del Giudice di Venezia, invitato a considerare i passi che riguardano la strage di Piazza della Loggia, la vicenda di Pian del Rascino e la morte di Silvio

Ferrari, devo innanzitutto dire che non è questa la lettera alla quale prima avevo fatto riferimento; prendo atto che la lettera in questione è da collocarsi nella seconda metà del novembre ’75, se la collocazione temporale è questa ne deduco che la lettera mi venne scritta dal carcere di Firenze e pervenne a me nel carcere di Roma Rebibbia ove in quel periodo ero ristretto”. Lei da questo dato temporale fornì questa indicazione che verosimilmente la lettera in questione, quindi scritta da Soffiati a lei, proveniva da Firenze dove Soffiati era stato trasferito e diretta a Rebibbia dove si trovava in quel periodo.

RISPOSTA – Ero a Padova, nel carcere di Padova.

DOMANDA – “Pervenne a me nel carcere di Roma Rebibbia”, quand’è che lei è stato trasferito a Rebibbia?

RISPOSTA – Il 13 di gennaio ‘75.

DOMANDA – Nel novembre del ‘75 era a Rebibbia?

RISPOSTA – A Rebibbia.

DOMANDA – “In effetti ricordo questa lettera – disse lei rispondendo al Giudice di Brescia – anche se alla stessa non ho mai dato un gran peso, ricordo che questa lettera mi venne esibita nell’ambito del processo di Venezia come prova di un presunto rapporto di subordinazione del Soffiati nei miei riguardi. Riportandomi a quanto già dichiarato in proposito del processo di Venezia devo dire che dagli argomenti trattati dal Soffiati in quella sua lettera il medesimo mi aveva già parlato nel corso

della nostra comune detenzione nel carcere di Verona”.

Quindi lei all’epoca nel ‘91 disse “sì ricordo che di questi temi dei quali Soffiati mi parla in questa

lettera da carcere a carcere ne avevamo parlato insieme quando eravamo entrambi detenuti a Verona”. “In sostanza – poi qui entra nel dettaglio – mi aveva riferito, quindi Soffiati, di indagini che per conto suo aveva condotto anzi che aveva condotto quale informatore della Polizia e dei Carabinieri. Sosteneva che era stato poi incastrato finendo in galera perché stava scoprendo un

qualcosa di non gradito ai destinatari delle sue informazioni, i quali avrebbero voluto una verità

diversa. Egli sarebbe stato incastrato facendogli trovare delle armi in macchina o in casa. Secondo quanto mi riferì egli era pervenuto alla convinzione, che non so da cosa fosse scaturita, che la strage di Brescia era stata opera di due elementi, un uomo e una donna biondi, della RAF, i quali avevano agito secondo lui non già per colpire i manifestanti, ma le forze dell’ordine”. Si ricorda tutti questi particolari?

RISPOSTA – Mi ricordo.

DOMANDA – Ricorda il racconto?

RISPOSTA – Ricordo questo racconto.

DOMANDA – Soffiati avrebbe già fatto a Verona di questo suo attivarsi?

RISPOSTA – Se l’ha fatto a Verona non mi ricordo, ma sarà stato senz’altro Verona perché è stato l’unico punto in cui ci siamo incontrati.

DOMANDA – Ci sono una serie di richiami, come le ho appena letto, relativi al momento in cui Soffiati viene arrestato?

RISPOSTA – Sì ma dico io se lui informava i Carabinieri e la Polizia gliel’avrà detto anche a loro, penso!

DOMANDA – Poi mi fa i suoi, mi dice quello che… lui viene arrestato il 21 dicembre ‘74 e gli vengono trovati esplosivi in casa e una pistola sulla macchina. E qua c’è questo richiamo “egli sarebbe stato incastrato facendogli trovare delle armi in macchina o in casa”, cominciamo a spezzettare la risposta. Su questo primo punto il commento che Soffiati fa nel parlare confidenzialmente con lei circa le circostanze dell’arresto suo di Soffiati, ne ha un ricordo o può solo confermare?

RISPOSTA – Ho un certo ricordo nel senso che lui diceva che avevano cercato di incastrarlo perché lui non aveva fatto quello che voleva Distasio, quello che voleva il tizio il caio.

DOMANDA – Cerchi di fare mente locale non aveva fatto ciò che Distasio che lui facesse, cosa voleva che facesse, cosa avrebbe voluto?

RISPOSTA – Avrebbe voluto evidentemente avere un ruolo più importante in questo suo compito di informatore.

DOMANDA – Nelle parole di Soffiati come si articola questo discorso che sarebbe finito in galera perché era stato incastrato?

RISPOSTA – Perché lui diceva che qualcuno gli aveva fatto del male, adesso non ricordo per quale motivo, per quale vendetta e per quale cosa, voleva fargli del male per farlo andare dentro perché forse, credo, che alcuni di Destra pensassero che, oppure era vero, Soffiati magari avesse parlato con la Polizia, con Distasio eccetera di qualche loro azione non tanto corretta, allora si sono

vendicati mettendogli le munizioni in macchina o in casa.

DOMANDA – Ma incastrato ad opera di qualcuno della sua stessa parte politica?

RISPOSTA – Penso di sì, ritengo di sì da come ho capito e da come ha detto.

DOMANDA – O incastrato con riferimento alle forze dell’ordine?

RISPOSTA – Io credo di avere capito dalla parte sua.

DOMANDA – Ma entrò in dettaglio?

RISPOSTA – No, no si figuri non potevo parlare con nessuno, si parlava così camminando per il cortile facendo finta di camminare perché io ero in massimo isolamento.

DOMANDA – Questo discorso che le ho appena letto circa i due elementi l’uomo e la donna biondi della RAF che avrebbero agito non per colpire i manifestanti, ma le forze dell’ordine è in grado di specificare?

RISPOSTA – Quello l’ho sentito non solo da Soffiati, ma anche da altre persone che hanno detto “questi qui volevano…” ma non so con quale elemento certo, volevano colpire i Carabinieri però i Carabinieri quel giorno combinazione o volutamente sono stati spostati da un’altra parte.

DOMANDA – Ma questo discorso lo fece anche Soffiati?

RISPOSTA – Lo fece anche Soffiati.

DOMANDA – Poi cosa significa questo passo che segue, “sempre secondo il Soffiati quei due sarebbero inoltre comparsi sulla scena di Pian del Rascino provocando la morte di Esposti e facendo apparire in suo possesso una mitraglietta”?

RISPOSTA – Questa per me è fantasia pura perché non mi risulta che ci siano stati una bionda e un biondo sul teatro di Pian del Rascino quando è successo…

DOMANDA – Lei ricorda questo discorso da parte di Soffiati?

RISPOSTA – No non lo ricordo.

DOMANDA – Oggi non lo ricorda?

RISPOSTA – L’altro sì, ma questo qua no.

DOMANDA – Ma quando ne parlò col Giudice di Brescia diceva quello che ricordava?

RISPOSTA – Come?

DOMANDA – Quando disse queste cose al Giudice di Brescia nel ‘91?

RISPOSTA – Certamente lo ricordavo.

DOMANDA – C’era un altro passaggio sul quale mi soffermerei un attimo perché di interesse centrale della nostra vicenda. Quanto alla morte di Ferrari Silvio, abbiamo letto prima il passaggio nella lettera cui si faceva riferimento…

RISPOSTA – Quando?

INTERVENTO DEL PRESIDENTE – Morte di Ferrari Silvio, 19 maggio ’74.

RISPOSTA – Galera completa.

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO

DOMANDA – Nella lettera abbiamo letto “su quei fatti come sai stavo indagando attraverso le persone che avevano preso parte all’ultima riunione precedente l’assassinio di Ferrari, come ebbi ad informarti stavo per scovare qualcuno i quali senz’altro avrebbero potuto dirmi anche quel discorso della coppia bionda”. Questo discorso sulla morte di Ferrari indagini di Soffiati che contatta coloro che parteciparono a queste ultime riunioni prima del decesso di Ferrari. Nel verbale al Giudice di

Brescia nel ‘91 lei dice “quanto alla morte di Ferrari Silvio egli espresse con me la convinzione basata sulle sue indagini che il predetto fosse stato assassinato dai suoi stessi camerati che così si sarebbero vendicati di un suo presunto tradimento”.

RISPOSTA – Confermo, lo ricordo abbastanza. Faccio un po’ fatica a ricordare, ma penso di sì che abbia detto così ha detto.

DOMANDA – “Ricordo che in proposito accennò a una sorta di brindisi fatto dai predetti camerati del Ferrari e che secondo lui sarebbe avvenuto per festeggiare la morte di un traditore”. Questo è quanto ricorda a distanza di tanti anni delle sue parole?

RISPOSTA – Questo se l’ho detto al Giudice vuole dire che il quel momento ricordavo perché in quel periodo lì… quando è avvenuto il fatto di Ferrari ero in segregazione cellulare anche da gennaio.

DOMANDA – Silvio Ferrari l’aveva conosciuto?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Ne aveva mai sentito parlare prima del suo decesso?

RISPOSTA – No, mai, ho letto dopo i giornali quando sono venuto fuori, ho sentito gente che parlava.

DOMANDA – Lei al di là della lettura degli giornali o delle conoscenze di questo tipo ha mai avuto notizia di rapporti di Ferrari Silvio con l’ambiente veronese della Destra?

RISPOSTA – Della Destra sì sapevo che lo conoscevano quasi tutti, me ne aveva parlato, non ricordo più in che termini, con dispiacere per la morte l’onorevole Pasetto.

DOMANDA – Ma quanto al gruppo dei giovani?

RISPOSTA – I giovani non li frequentavo quasi mai perché non

avevo neanche tempo.

DOMANDA – Degli ordinovisti veronesi conosceva Massagrande e Besutti che non era veronese che comunque frequentava quell’ambiente? Chi altri conosceva dell’ambiente…

RISPOSTA – Dell’estrema Destra nessuno. Conoscevo quelli del Movimento Sociale Italiano.

DOMANDA – Zamboni l’aveva conosciuto?

RISPOSTA – Chi?

DOMANDA – Zamboni.

RISPOSTA – So chi è, è uno che aveva un negozio di falegname, anzi di mobili però non l’ho mai frequentato.

DOMANDA – Altre persone come Venezia, Nico Venezia?

RISPOSTA – No sentito nominare Venezia, perché gli davano dell’ebreo perché si chiamava Venezia. Basta nessun altro. Invece conosco o conoscevo non so quelli che erano consiglieri comunali del Movimento Sociale. Pasetto soprattutto, Danieli che era il mio dentista tra l’altro.

DOMANDA – Chi?

RISPOSTA – Danieli, il senatore Danieli. Adesso non so più cosa sono più cosa sono perché hanno cambiato tutti.

DOMANDA – Un ultimo passaggio che vorrei sottoporre di queste lettere. Leggo dalla lettera “caro Marcello firmata Amos del primo dicembre ‘75 è una di queste lettere che l’abbiamo appena mostrato. Ora ti sarà chiesto dopo l’arresto di Spiazzi se veniva a sapere di un’attività eversiva contro la caserma Montorio a chi lo riferiva?

Io non so se tu andavi dal mio successore che comunque negherà sempre per interposta persona o mancando un gradino il tuo, tra virgolette superiore andava direttamente più su a Setaf o altro. Questo ti verrà chiesto e tutti negheranno, Carletto” e poi continua.

Cos’è questo discorso “io sono stato arrestato se ti dovessero chiedere se hai un fatto importante da

segnalare da chi vai dal mio successore, un gradino su” cos’è questo richiamo alla Setaf?

RISPOSTA – I militari dovrebbero essere i paladini del coraggio questo purtroppo non sempre avviene, dopo il mio arresto tutti quanti si sono spaventati, mentre quando sono uscito assolto da tutto mi hanno detto “ti ho sempre seguito”, mi sono girato tante volte e non ti ho mai visto e non sono andati a trovare mia moglie a differenza dei sottoufficiali e di artiglieri prima che morisse. Quello che lei mi chiede secondo me è che Soffiati non avrebbe trovato assolutamente nessuno

disponibile a raccogliere le sue informazioni anche se fossero state informazioni gravi a meno che non avesse avuto la possibilità di raggiungere il comandante di reggimento, forse quello aveva l’autorità sufficiente e forse il coraggio di dare ordini e di assumere la responsabilità, forse, me lo auguro.

DOMANDA – Questo è il senso della frase che ho appena letto, quello che volevo capire è questo riferimento che lei fa al comando Setaf?

RISPOSTA – Quelli sono fatti di Soffiati.

DOMANDA – Ma questo lo scrive lei?

RISPOSTA – Sì, gli dico anche “stai attento che lì tanto alla Setaf sarà ancora peggio non ci sarà nessuno che lo ascolterà anche perché sicuramente è ancora più screditato che da noi”.

DOMANDA – “Non so se tu andavi dal mio superiore che comunque negherà sempre per interposta persona o mancando il tuo superiore andavi direttamente più su a Setaf o altro”, ma chi è il superiore di Soffiati e perché sarebbe dovuto andare alla Setaf?

RISPOSTA – Perché lui diceva…

DOMANDA – Di avere contatti con la Setaf, il suo superiore chi era?

RISPOSTA – Non si sa, sicuramente non poteva essere lui unico a dirigere le informazioni raccolte, quindi sicuramente ci sarà stato uno addetto alle informazioni che era il suo capo.

DOMANDA – Per sua conoscenza, per averglielo detto Soffiati?

RISPOSTA – Non conosco nessuno, non ho mai messo piede, adesso c’è il Confota(?) e per fortuna non ci sono più, ma Soffiati avrà avuto sicuramente se doveva riferire qualcosa qualche superiore.

DOMANDA – Lei ha conosciuto Romano Schiavi?

RISPOSTA – Romano Schiavi molto bene è un mio carissimo amico. Tutti e due fratelli, sono due fratelli ufficiali tutti e due artiglieri.

DOMANDA – In particolare Romano che è stato ufficiale di artiglieria?

RISPOSTA – Mi può dire il nome dell’altro fratello se lo sa?

DOMANDA – Non conosco il fratello.

RISPOSTA – Sono più amico del fratello, comunque anche Romano lo conosco.

DOMANDA – Avete fatto un corso insieme?

RISPOSTA – Eravamo nello stesso reggimento a Modena al Trentacinquesimo controcarro, adesso Romano credo che sia a Venezia.

DOMANDA – Il fratello?

RISPOSTA – No, lui Romano dovrebbe essere a Venezia e dovrebbe dirigere il circolo ufficiali di San Marco, penso, ma non sono sicuro.

DOMANDA – Lei ha notizia di un ruolo eventualmente svolto da Schiavi nelle legioni di cui ha parlato?

RISPOSTA – Assolutamente no perché gli era stato chiesto, ma ha rifiutato.

DOMANDA – Gli era stato proposto e lui…

RISPOSTA – Ma lui aveva dei buoni motivi perché era in fase di trasferimento, essendo in fase di trasferimento da Brescia perché lui era di origine marchigiana, era delle Marche, lui stava per essere trasferito quindi non ha accertato.

DOMANDA – In che anno siamo, in che anno avvenne?

RISPOSTA – Siamo… sarà stato subito dopo… ’72 facciamo, nel ‘73 l’organizzazione di sicurezza è stata sciolta 14 luglio, sarà stato ‘72 o ’71.

DOMANDA – Questa notizia, circa il fatto che gli era stato proposto da chi l’ha appresa?

RISPOSTA – Me l’ha detto lui quando ci siamo incontrati.

DOMANDA – L’ha appreso direttamente da lui?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Quando le venne fatta questa stessa domanda…

RISPOSTA – Ripeto non era Romano era il fratello di romano che veniva proposto per questa.

DOMANDA – Il fratello, quando le venne fatta la stessa domanda il 17 settembre ‘98 dal Pubblico Ministero di Milano lei alla domanda “conosce Romano Schiavi?” Disse “conosco molto bene Romano Schiavi è stato mio collega al Trentacinquesimo reggimento artiglieria semovente di

Modena, non so se è stato responsabile della legione di Brescia dell’organizzazione di sicurezza. Certamente aveva le caratteristiche secondo la mia valutazione per ricoprire tale incarico anche se non apparteneva ad alcun reparto operativo”.

RISPOSTA – E’ vero.

DOMANDA – Vuole spiegarci?

RISPOSTA – Voglio dire che io sono stato uno di quelli che l’ho incitato ad accettare, sono sicuro che aveva tutte le caratteristiche per essere un buon selezionatore del personale che andava in congedo e che poteva essere proposto naturalmente con loro assenso, a partecipare all’OS, se non l’hanno accettato o se lui non ha voluto…

cioè lui non ha accettato, evidentemente motivi di famiglia, motivi personali erano più grossi della

situazione, lui evidentemente voleva trasferirsi. Tutto lì.

DOMANDA – Chi era l’omologo, il suo omologo a Brescia rispetto alla legione di Verona che era in qualche modo?

RISPOSTA – Non me lo ricordo. Anche perché c’è una certa riservatezza.

DOMANDA – Due sedi vicine non lo ricorda, non l’ha mai saputo?

RISPOSTA – No c’era così perché sono sicuro quando abbiamo fatto la riunione, c’era uno, ce n’era uno, non mi ricordo se comandava la Ottaviani o quell’altra caserma là in fondo.

DOMANDA – Ma lei lo conobbe?

RISPOSTA – Non me lo ricorderei so che c’era uno ma non ricordo né il nome né la fisionomia. Eravamo in 35.

DOMANDA – Se lei ricorda con questo incarico una persona anche se non sa indicare il nome perché quando venne sentito dal Pubblico Ministero di Milano nel ’98…

RISPOSTA – Di Milano…

DOMANDA – PM di Milano il dottor Meroni 17 settembre ’98 disse “non so se era stato responsabile della legione di Brescia” riferito a Romano Schiavi?

RISPOSTA – Non ho capito.

DOMANDA – Gliel’ho letta prima la risposta che lei dà al PM di Milano sulla domanda relativa a Romano Schiavi…

INTERVENTO DELL’AVVOCATO DIFENSORE – Avvocato Forzani – Chiedo scusa Pubblico Ministero, mi aiuta con la rilevanza, la pertinenza di queste ultime domande?

INTERVENTO DEL PUBBLICO MINISTERO – La rilevanza e la pertinenza è quella di capire delle conoscenze del colonnello Spiazzi in ordine a un eventuale ruolo di Schiavi nell’organizzazione di sicurezza, visto che ha svolto molte perizie in questo procedimento mi sembra che la rilevanza sia abbastanza evidente.

INTERVENTO DEL PRESIDENTE – Perizie che abbiamo anche fornito, quindi sapere se era in qualche organizzazione parallela poteva essere utile, questo è il senso.

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO

DOMANDA – Lei c’ha detto il responsabile della legione di Brescia, non ricordo come si chiamasse, poteva essere il comandante della Ottaviani piuttosto che il comandante di un’altra caserma di Brescia, quando venne sentito nel ’98 al PM di Milano disse “non so se Romano Schiavi è stato responsabile della legione di Brescia dell’organizzazione di sicurezza”. Come si conciliano

queste due risposte se lei non sa può anche…

RISPOSTA – Si conciliano in questo senso, lui aveva detto che non aveva intenzione assolutamente di prendere questo posto perché poi non avrebbe potuto avere il trasferimento, che dopo l’avesse preso o meno non ero sicuro perché non l’avevo più visto, quindi poteva essere anche diventato lui. Poi come le ho detto il 14 luglio del ‘73 è stata sciolta.

DOMANDA – Lei conosce Francesco Gironda?

RISPOSTA – Gironda sì, ma chi è Gironda.

DOMANDA – Un gladiatore…

RISPOSTA – Gironda sì, sì è il portavoce, giornalista portavoce dei gladiatori, è amico del mio collega dei corso Inzerilli che invece è il presidente.

DOMANDA – Lei ricorda di avere mai parlato con Gironda del ruolo di Romano Schiavi?

RISPOSTA – Non siamo in molto buoni rapporti con Gironda, ci siamo incontrati un paio di volte.

DOMANDA – Lei è esclude di avere mai riferito a Gironda sul ruolo di Schiavi nell’organizzazione di sicurezza?

RISPOSTA – Escludo.

DOMANDA – Lei frequentava la Piccola Caprera?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Vuole spiegare di che si tratta, si volgevano delle riunioni, che cosa avviene?

RISPOSTA – La Piccola Caprera è un sacrario militare che è stato costruito a Valeggio vicino a Verona, è stato lasciato dal comandante del reggimento giovani fascisti che si è immolato al completo a Bierelgobi. Questo suo grande possedimento che aveva personale è stato trasformato in un museo di tutta la Guerra d’Africa, in un monumento e ci sono anche le tombe sue e della moglie. In questo piazzale c’è l’alzabandiera ogni prima domenica del mese, viene ricordata un’Arma,

l’artiglieria, la fanteria, il genio eccetera, poi ci sono anche, questo è l’anomalia rispetto a tutto il

resto, c’è una domenica dedicata alla decima Mas, una domenica dedicata ai caduti della repubblica sociale italiana, una terza domenica dedicata a qualche altra cosa che è relativa al fascismo. Tranne queste tre domenica per il resto è di carattere militare, la cerimonia incomincia alle dieci c’è la santa messa e…

DOMANDA – Lei ha preso parte diverse volte a queste manifestazioni?

RISPOSTA – Chi vuole piglia va a Valeggio, va alla Piccola Caprera assiste alla messa, dopo ci sono dei gruppi di amici che vengono da fuori città e vanno a mangiare in un ristorante lì vicino, basta.

DOMANDA – Le chiedo ricorda la presenza a queste riunioni di un sottoufficiale o ufficiale del Sid?

RISPOSTA – Sì è quello che mi ha dato l’incarico… che mi ha detto che sarebbero arrivati quelli due di Padova per parlare con Nardella e che se non c’era Nardella li accogliessi io perché erano persone che erano sotto il loro controllo e che quindi non avrebbero potuto deviare eventuali finanziamenti su altre parti pericolose.

DOMANDA – Questo era un sottoufficiale?

RISPOSTA – No, è venuto in un sottoufficiale però chi mi aveva telefonato era un sedicente capitano Venturi che poi non era lui perché quando abbiamo fatto il confronto in carcere ho sentito che lui parlava un napoletano che era perfettamente quello di… lui parlava perfettamente bolognese e quello che mi aveva telefonato parlava un perfetto napoletano come il defunto capitano La Bruna,

non aggiungo altro.

DOMANDA – Perché non aggiungo altro e c’è un tono polemico “ e non aggiungo altro”, lei aveva problemi con La Bruna?

RISPOSTA – E’ questione che era venuto a Roma anche lì per fare delle testimonianze fasulle, ha avuto anche il coraggio di dirmelo, “io ubbidisco agli ordini dei miei superiori”, dico “cos’è qua a fare?” “Devo fare una deposizione sa contro di lei so che non è vera però devo farla perché io sono abituato ad obbedire agli ordini dei superiori”. A Bolzano l’avevo anche denunciato perché aveva fatto delle cose che non erano corrette sotto il profilo umano legale eccetera. Dico “mi dispiace ma io credo proprio che domani una testimonianza contro di me non la farà”. L’ho detto nel senso dire le verrà rimorso, si ricorderà di quella brutta figura che ha fatto in Alto Adige, invece la mattina dopo il cancelliere è venuto in aula è ha detto “Signor Presidente il teste La Bruna non può venire a deporre perché è morto di infarto questa notte”, tutti quelli che avevano sentito questo discorso hanno detto per carità sono tuo amico, tuo amico facendo degli scongiuri un po’ scorretti.

DOMANDA – Torniamo sul personaggio che frequentava le riunioni della Piccola Caprera. è una persona diversa dal sedicente capitano Venturi?

RISPOSTA – Venturi non è venuto.

DOMANDA – Le fa una telefonata, ma c’era un sottoufficiale che partecipava stabilmente o comunque più di una volta?

RISPOSTA – Lì è venuto uno appositamente mandato da questo pseudo Venturi. Sono venuti con una Opel ed erano due personaggi.

DOMANDA – Questo è l’episodio specifico. Le chiedevo alle riunioni della Piccola Caprera lei conosceva tra i partecipanti un soggetto che era un sottoufficiale del Sid?

RISPOSTA – No assolutamente.

DOMANDA – Le giunge nuova?

RISPOSTA – Non ci vado molto, vado un paio di volte all’anno.

DOMANDA – Un certo Gasperini o Gasparini questo nome le dice qualcosa?

RISPOSTA – L’ho sentito, però non so localizzarlo.

DOMANDA – E’ persona che lei ha conosciuto?

RISPOSTA – No. Però so che esiste un Gasperini.

DOMANDA – L’ha sentito da chi?

RISPOSTA – No, guardi riesco a ricordare. Non ho nessun elemento per poterlo ricordare.

DOMANDA – Una cosa molto veloce, lei ha notizia di una richiesta di sostegno finanziario avanzata dalla sorella di Giovanni Ventura a Soffiati?

RISPOSTA – Assolutamente no.

DOMANDA – Un discorso nel quale venne coinvolto Affatigato, ce n’ha riferito a verbale…

RISPOSTA – Non ho mai conosciuto Ventura né Freda né nessuno di questi.

DOMANDA – Non sa nulla di questo aiuto economico che non venne dato al Ventura perché aveva reso dichiarazioni non gradite in ambiente americano?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Le è nuova questa?

RISPOSTA – Questa è completamente nuova.

DOMANDA – Un’ultima cosa, abbiamo parlato delle varie organizzazioni, non abbiamo detto nulla del gruppo Sigfrid, è una sigla che le ricorda qualcosa, che cos’è il gruppo Sigfrid?

RISPOSTA – Non ho capito bene.

DOMANDE DEL PRESIDENTE

DOMANDA – Sigfrid?

RISPOSTA – Era un’organizzazione di Destra questo senz’altro. Poi da chi fosse…

DOMANDA – Ad occhio l’avrei detto pure io!

RISPOSTA – Non lo so, ho sentito è un nome che ho già sentito Sigfrid, era senz’altro di persone di estrema Destra sicuramente.

DOMANDA – Chi erano, che facevano?

RISPOSTA – Non lo so, non so niente.

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO

DOMANDA – Lei non ricorda nulla?

RISPOSTA – Non conosco nessuno che facesse parte di questa associazione.

DOMANDA – Nessun’altra domanda.

CONTROESAME DELL’AVVOCATO DIFENSORE – AVV. FORZANI Difesa Delfino

DOMANDA – Una prima specifica la farei sulla contestazione che le è stata fatta dal Pubblico Ministero in ordine alle valutazioni sul ruolo del capitano Delfino nei rapporti con la Destra. Le venne letta la risposta che lei rilasciò il 18.10.99 a verbale nella quale richiesta lei diceva “anche se in talune occasioni si era dimostrato piuttosto insidioso, nel senso che aveva convinto alcuni dei suddetti soggetti a compiere qualche cosa di illecito per poi sorprenderli con le mani nel sacco o

comunque prevenirli all’ultimo momento”, ricorda questo passaggio della discussione di oggi?

RISPOSTA – Assolutamente.

INTERVENTO DEL PRESIDENTE – Questo è quello che lei aveva detto al Pubblico Ministero sui rapporti col capitano Delfino?

RISPOSTA – Io non ho mai visto il capitano Delfino.

RIPRENDE CONTROESAME DELL’AVVOCATO DIFENSORE

DOMANDA – Questo è risultato chiaro. Lei ha però risposto ad una contestazione su un verbale del 18.10.99, in questo verbale lei ha raccontato alla Corte e a chi l’ha ascoltata che il capitano Delfino era una figura vicina agli ambienti di Destra perché si interessava degli ambienti di Destra ai fini investigativi?

RISPOSTA – Investigativi nel senso come tutti quanti di impedire che facessero fesserie.

DOMANDA – Un’altra cosa che mi ha incuriosito è che io l’ho vista direi quasi allarmata nel momento in cui le sono state formulate domande che avevano ad oggetto dichiarazioni da lei rilasciate al capitano Giraudo del ROS dei Carabinieri, anzi lei c’è stato un momento in cui ha detto “no prendiamo altre contestazioni non quelle del capitano Giraudo”. Posso sapere perché ha

avuto questa reazione?

RISPOSTA – Perché è venuto da me il capitano Giraudo presentandosi come capitano dei Carabinieri dicendo che voleva ricostruire tutta la storia di quegli anni e se potevo dargli una mano da collega, da amico. Io sono stato molto contento e tra l’altro ho parlato con lui di tante cose, abbiamo formulato delle ipotesi, abbiamo visto com’erano andate le cose eccetera, poi ad un certo

punto mi sono accorto che lui praticamente non è che fosse stato un collega e un amico che insieme con me voleva onestamente ricostruire la verità, ma che invece voleva avvalorare determinate tesi che non erano quelle che secondo me erano giuste. Allora abbiamo rotto i rapporti e lui praticamente è arrivato con un suo sottoufficiale e mi ha fatto dei colloqui investigativi.

Lasciamo perdere come in che maniera perché non ho voglia di litigare con nessuno.

DOMANDA – Mi perdoni se la interrompo, quando il capitano Giraudo si presenta da lei non si presenta rendendole noto qual è il ruolo dell’indagine?

RISPOSTA – No, è un amico, un amico, uno che mi ammira, tutte ste balle qua. L’unica cosa positiva che ha avuto è che una volta che lui ha finito di disturbarmi – per non dire peggio – io ho poi dato alle stampe con grande sacrifici economici, ho dato alle stampe un mio libro dove narravo tutta la versione esatta dei fatti che ha avuto un grosso successo tra l’altro. Ma l’unica cosa è stata questa. Ma lui travisava, è anche direi alle volte ha usato dei toni, non dico minacciosi, ma quasi.

DOMANDA – E’ molto importante secondo me perché la Difesa Delfino ritiene che il problema Giraudo verrà sollevato in altre occasioni in questo processo, mi interesserebbe particolarmente conoscere i metodi di investigazioni utilizzati con lei dal capitano Giraudo anche se la cosa possa essere faticosa?

RISPOSTA – Non è faticosa quello che dice lui viene creduto sicuramente, quello che dico io… lui mi può denunciare. Io non ho mica voglia di fare altri processi, sono veramente stufo, ne ho fatti 19, il ventesimo proprio non lo voglio. Sennò se avessi avuto… purtroppo non pensavo, era un amico, sembrava un amico, io considero un collega come un amico, come un fratello, invece così non è stato purtroppo. E mi dispiace, spero di non incontrarlo.

DOMANDA – Lei al di là del comportamento effettivamente tenuto dall’ufficiale che ha svolto le indagini si è sentito minacciato?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Sempre al di là dell’effettivo comportamento io sto indagando sulle sue sensazioni, si è sentito forzato?

RISPOSTA – Sì. Molto forzato, “vedrà che se lei non aderisce a questa tesi eccetera le potranno capitare…” molte cose molto sospette e molto brutte.

DOMANDA – Lei si trovava in uno stato di inquietudine quando rispondeva alle domande?

RISPOSTA – All’inizio era bellissimo abbiamo mangiato insieme, era tutta un’altra cosa, poi improvvisamente lui ha cominciato a forzarmi, a farmi dire cose che non erano vere. “No, che discorsi fai abbiamo fatto…”, allora ho capito che c’era un secondo scopo.

DOMANDA – Le faccio una domanda diretta questi colloqui investigativi hanno avuto ad oggetto anche l’allora capitano oggi generale Delfino?

RISPOSTA – No, non mi sembra che mi abbia mai parlato.

DOMANDA – Di questo se ne parla nel verbale?

RISPOSTA – No…

DOMANDA – Nel verbale lei parla?

RISPOSTA – No, no.

DOMANDA – Un’altra cosa che mi ha incuriosito nella sua deposizione di oggi è che quando le sono stati ricordati alcuni dettagli in ordine alla deposizione di Picone Chiodo o ad altre sue affermazioni in ordine alla liminarità, chiamiamola così del generale Delfino all’estrema Destra, lei ha avuto dei moti di stupore e non ricordava queste cose. Lei ha riflettuto durante il tempo che ha avuto oggi su come mai non ricorda oggi nulla di quello che venne riferito in allora sul capitano Delfino?

RISPOSTA – Il tempo è passato. E’ passato tanto tempo, non ricordo, purtroppo non posso riferirmi a Picone Chiodo perché è morto, non posso riferirmi ad altre persone che hanno avuto contatti con lui e delle quali mi posso fidare. Questo è il problema, ma comunque credo che sia stata una persona corretta che ha svolto il suo mestiere, il suo lavoro anche infiltrandosi, non dico infiltrandosi in senso cattivo, parlando, dialogando con la Destra per vedere che non ci fosse il solito esaltato che magari faceva qualche cosa di male. Io i colleghi li considero tali finché non viene dimostrato il contrario.

DOMANDA – Le faccio una domanda che invece su un argomento sul quale lei ha sollecitato la mia attenzione che mi ha… estraneo alla vicenda di oggi ma che mi ha un po’ spaventato. Lei mi ha detto che oggi lei ricopre un ruolo di rilievo nel Nastro Azzurro?

RISPOSTA – Sono presidente provinciale.

DOMANDA – E non so se ho capito bene ma mi sta dicendo che sta abbandonando quest’incarico?

RISPOSTA – Penso di sì perché purtroppo… la mia intenzione era quella di avere, siccome a Verona vengono dismesse, come in tutte le città, le varie caserme, di avere una caserma per noi, per tutte le associazioni d’Arma dove potere lavorare insieme, invece ognuno anche lì, ci tiene al suo orticello, quindi è un po’ difficile mettere d’accordo tutti. E poi c’è l’UNUCI ed altri reparti che fanno delle esercitazioni, che fanno dei richiami parziali, quindi potrebbe saltare fuori qualcuno che a un certo momento dice Spiazzi che è quello… è il capo della più importante associazione fa fare delle esercitazioni, delle cose a persone come ai tempi dell’organizzazione di sicurezza.

DOMANDA – Non avevo capito questo avevo capito un’altra cosa, io avevo capito che qualcuno lo stesse già facendo questo e che la ragione del suo allontanamento…

RISPOSTA – Non lo sa facendo.

DOMANDA – … e che lei intendesse allontanarsi proprio perché si stava ricostruendo una sorta di stay behind?

RISPOSTA – No

DOMANDA – Mi sono sbagliato io?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Nessun’altra domanda.

CONTROESAME DELL’AVVOCATO DIFENSORE – AVVOCATO DEBIASI Difesa Zorzi

DOMANDA – Gran parte delle domande che avrei inteso rivolgere le sono già state fatte, lei mi consentirà di tornare su alcune questioni solo per delle precisazioni. La prima domanda che le rivolgo riguardo Theodor Richards, ha già detto alla Corte della sua conoscenza con questa persona. Vuole riferire alla Corte l’epoca in cui ebbe a conoscere Richards, questo non abbiamo parlato?

RISPOSTA – 1960-‘61.

DOMANDA – Altra domanda, il nome Maurizio Tramonte le dice qualcosa?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – L’organizzazione Aginterpres lei l’ha conosciuta, sa dire qualcosa?

RISPOSTA – Mai sentito nominare.

DOMANDA – Torniamo alle famose lettere di cui lei ha una copia. Il Pubblico Ministero alla ripresa dell’udienza pomeridiana le ha letto, sono all’ultimo foglio se vuole prenderlo così segue, una frase che io adesso le rileggo per completezza con riferimento a questa appartenenza,

presunta o vera appartenenza, di Soffiati alla CIA, laddove lei ebbe a scrivere “perché quando i Giudici di Bologna mi hanno detto che tu sei stato addestrato dalla CIA secondo tue dichiarazioni a Camp Derby e sembravano crederci io non ho potuto fare a meno di ridere”. Il Pubblico Ministero si è fermato qui. Io le lego la frase che segue e le chiedo di spiegare alla Corte cosa intende. “Almeno che tu abbia doti a me sconosciute, ma non saresti venuto a chiedermi di presentarti a un

servizio, possibilmente americano, anche se sei venuto a chiederlo proprio a un antiamericano”. Vuole spiegare alle un alla Corte cosa c’è dietro questa frase?

RISPOSTA – Semplicissimo, il discorso è questo: mi sembrava ridicolo che uno che andava in giro con il cartellino della CIA che diceva di fare parte della CIA poi venisse da me a chiedere se per favore contattavo degli agenti della CIA, glieli mandassi là perché aveva bisogno di dire delle cose importanti relative alla sicurezza degli americani, veniva proprio da me che io sono un italiano,

credo nelle alleanze, bisogna per forza farle in questo mondo particolare, però prima di tutto viene l’Italia e poi viene tutto il resto. Non sono uno che vuole che l’Italia diventi una colonia americana o cosa di queste genere. Venire proprio da me che non frequentavo mai una caserma degli americani, che non avevo nessun amico americano tranne Richards che era soltanto un discorso di carattere collezionistico, poi lo chiamavo pellirossa, quindi era ridicola la cosa. Queste tre cose.

DOMANDA – Lei ne ha accennato genericamente a queste informazioni importanti che lui aveva bisogno di riferire agli americani?

RISPOSTA – Sì agli americani.

DOMANDA – Ne ricorda qualcuna?

RISPOSTA – Il discorso che volevano rapire un generale americano, la sicurezza di quelle installazioni radio che gli americani avevano sulle colline veronesi.

DOMANDA – Partite d’armi?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Non ricorda questa?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Questo pomeriggio il dottor Piantoni è tornato su quella lettera dove Soffiati riferisce circostanze rilevanti con riferimento a Piazza Loggia ed a Pian del Rascino, in particolare la questione relativa alla mitraglietta?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Lei ha detto che la questione della mitraglietta certamente non è vera?

RISPOSTA – E’ ridicola.

DOMANDA – Allora le chiedo, perché Soffiati, una spiegazione che si è dato lei, ha inserito in questa lettera una circostanza che lei dice essere non vera, lei ha dato?

RISPOSTA – Per due eventuali motivi, uno perché magari effettivamente ha creduto a quei discorsi che erano stati fatti in certi ambienti che effettivamente io avevo costruito una mitraglietta e lui c’ha creduto. Secondo invece, per fare vedere che lui aveva tanta stima di me che pensava che io costruissi addirittura armi.

DOMANDA – Prima di farle la contestazione che poi è un aiuto alla memoria, le faccio un’altra domanda, ma queste lettere che lei riceveva e che poi scriveva in risposta, tenuto conto che siamo in un periodo in cui lei era carcerato?

RISPOSTA – Sì, censura.

DOMANDA – Mi ha tolto le parole di bocca. La censura, il fatto che Soffiati scrivesse cose rilevanti in merito a fatti così gravi, che significato aveva metterle per iscritto e scrivere a lei?

RISPOSTA – Incoscienza secondo me.

DOMANDA – Perché vede…

RISPOSTA – Perché io quando rispondo e quando scrivo non scrivo niente di compromettente e cosa del genere però gli rispondo per le rime.

DOMANDA – Ma lei sapeva qualcosa inerenti ai fatti della strage di Piazza della Loggia?

RISPOSTA – Si figuri io non sapevo niente, io l’ho saputa quando ho letto i giornali quando me li hanno dati.

DOMANDA – Di Pian del Rascino?

RISPOSTA – Assolutamente niente.

DOMANDA – E della morte di Silvio Ferrari?

RISPOSTA – Assolutamente.

DOMANDA – E perché lui nello scrivere dice, “come tu sai, come ti è noto, come hai visto”?

RISPOSTA – Sono quelle cose che mi hanno fatto dire in parziale modifica, che poi do ho rettificato

ulteriormente…

DOMANDA – E’ su questa rettifica che voglio tornare?

RISPOSTA – Purtroppo Soffiati, non era affidabile al cento per cento, anche non so se erano frutto della sua leggerezza oppure se c’era qualcuno che gliele faceva scrivere.

DOMANDA – Perché lei, sono al verbale del 13 luglio 1991 pagina 9 per chi mi sta seguendo, ha dato una spiegazione perché ovviamente questa contestazione le è già stata fatta e lei ebbe a riferire quello che vado a leggere. Partiamo dalla mitraglietta perché è lì che nasce… “quanto alla mitraglietta dell’Esposti io gli replicai che non avevo mai costruito alcuna mitraglietta”, lei ha sempre detto che questa cosa era falsa. “Ricordo che lui ammiccò furbescamente come a dire che ero bravo a non raccontarla giusta, io gli lasciai le sue convinzioni, se mi è consentito fornire

una chiave di interpretazione psicologica del Soffiati e del suo modo di comportarsi, credo di potere dire che il medesimo tentando in tutti i modi di coinvolgermi e di agganciarsi a me e tentando altresì di accreditarsi attraverso missive necessariamente sottoposte a censura quale persona impegnata in indagini su gravi fatti quali quelli di cui sopra, mirasse a fare passare se stesso ed anche il sottoscritto quali vittime di manovre provocatorie e conseguentemente di ottenere fiducia presso l’autorità giudiziaria nella speranza di potere recuperare la libertà al fine anche di proseguire quelle

indagini nell’interesse della giustizia. Questo è il senso che tuttora riesco a dare alle condotte del

Soffiati caratterizzate da evidente megalomania”.

RISPOSTA – Che posso dire, io tutto sommato ho risposto esattamente dicendo che ha fatto senz’altro delle cose utili e che eravamo in contatto e tutto il resto. Questi qui sono delle illazioni mie che comunque sono ancora dentro di me che ogni tanto ruotano nel cervello e che mi sono fanno dire – come mi hanno fatto dire questa mattina quando sono stato preso un po’ alla sprovvista – che non è una persona affidabile, tutto lì.

DOMANDA – Vengo a quella citazione che avevo anticipato prima, il fatto che nella lettera sopracitata Soffiati usi ripetutamente frasi del tipo “come tu sai, come ebbi ad informarti ed altre di analogo tenere, si spiega semplicemente con il fatto che di quelle stesse cose lui me ne aveva parlato nel corso dei nostri colloqui carcerari e non già col fatto che io fossi addentro alle cose che lui riferiva. In realtà io personalmente non sono mai stato in possesso di alcun elemento di

conoscenza in ordine alla strage di Brescia, al fatto di Pian del Rascino e alla morte di Silvio Ferrari”. Questo per completare quello…

RISPOSTA – Concordo completamente.

DOMANDA – Scusi e così finisco, “il Soffiati tentava di coinvolgermi per lettera in modo che poi anch’io venissi sentito dalla autorità giudiziaria, come ho detto sono convinto che lui sperava in quel modo che entrambi venissimo rimessi in libertà”.

RISPOSTA – E’ una delle cose che mi rodono dentro.

DOMANDA – Ma è vero o non è vero questo che io le ho letto?

RISPOSTA – Che sia vero al cento per cento…

DOMANDA – E’ vero di quello che io letto?

RISPOSTA – Quello che lei dice è verissimo, sacrosanto. E’ giusto. E’ giustissimo, pienamente ragione.

DOMANDA – Lei ha mai fatto parte di Ordine Nuovo?

RISPOSTA – No, non potevo neanche se avessi voluto.

DOMANDA – Nessun’altra domanda.

CONTROESAME DELL’AVVOCATO DIFENSORE – AVVOCATO BATTAGLINI – Difesa Rauti

DOMANDA – Volevo chiederle anch’io solo delle precisazioni e partirei da Ferro Enzo, persona della quale il Pubblico Ministero le ha letto le dichiarazioni rese a dibattimento davanti alla Corte anche se non proprio fedelissimamente. Lei diceva che la notte dell’otto dicembre il golpe Borghese per intenderci probabilmente, lei ha detto, Ferro era già in congedo. La aiuto se le dico che Ferro c’ha riferito che si è congedato a gennaio del ’74, quindi il mese dopo, ma che prima del

congedo beneficiò di un periodo di malattia e lui però non è stato in grado di precisare se si trattasse del mese prima che si congedasse o di quindici giorni prima. Le dice niente questa cosa è in grado di precisare questo?

RISPOSTA – Confermo senz’altro, sicuramente la sera dell’9 dicembre non c’era.

DOMANDA – Non era in servizio?

RISPOSTA – Non era in servizio.

DOMANDA – Presumibilmente…

RISPOSTA – Ha avuto due o tre problemi, ha avuto problemi di salute, poi un problema con una donna due o tre cose che ha avuto licenze, poi ha avuto anche licenze per malattia. Ha perso… gli ultimi mesi di servizio militare non li ha fatti.

DOMANDA – Passando ad altro, lei c’ha detto che Soffiati le parlò tra le varie cose del fatto di essere stato Camp Derby, lei naturalmente lo sa perché glie l’ha detto Soffiati non ha nessun…

RISPOSTA – Elemento…

DOMANDA – … per dire che effettivamente Soffiati ha avuto accesso a Camp Derby. Io volevo farle presente che Giampaolo Stimamiglio ha detto davanti a questa Corte ad aprile che lei gli avrebbe confermato che Soffiati aveva accesso a Camp Derby, è possibile?

RISPOSTA – No, non era possibile.

DOMANDA – Passando a un’altra domanda, il Pubblico Ministero le ha chiesto quante fossero le legioni, lei ha detto 35, è sicuro?

RISPOSTA – In un certo periodo di tempo erano 35, ci sono state delle variazioni può darsi, ma non lo so.

DOMANDA – In realtà lei ha detto tutt’altro sia al dottor Di Martino sia alla Corte d’Assise di Milano. Le contesto i verbali, davanti al dottor Di Martino il 18.10.99 lei ha detto “il numero complessivo delle legioni non lo conosco, ma era comunque ben superiore a quello di 36

che lei mi propone”, perché il numero di 36 le è stato fatto per la prima volta dagli inquirenti non viene da lei?

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Davanti alla Corte d’Assise di Milano invece lei dice “quante erano le legioni?” è la domanda che le fa il Pubblico Ministero e lei risponde “non lo so”, va a avanti e dice “io mi riferisco al quinto corpo d’armata, quinta legione Carabinieri che c’era allora, adesso non si chiamano più legioni si chiamano regioni anche quelle dei Carabinieri”.

RISPOSTA – E adesso sono ritornate legioni anche loro.

DOMANDA – Comunque fa riferimento alla legioni che prima erano regioni. Il Pubblico Ministero le chiede “ma approssimativamente non lo sa nemmeno quante erano le legioni?” E lei dice “no, ho letto sui giornali un sacco di numero che fanno ridere, 36 chissà perché continuano a dire 36? Mai esistito il 36, mai sentito 36, evidentemente c’è gente più informata di me” Il Pubblico Ministero le chiede “Che numero ha sentito?” “Ho sentito sui giornali 36” Le chiede “ma non è vero?” “Ma da noi non si è mai parlato del numero”. Il Pubblico Ministero “di che numero si è parlato?” “Secondo me si è parlato di un numero corrispondente al numero dei commiliter delle regioni dei Carabinieri che esistevano in Italia che erano sette, otto, dieci adesso non ricordo più”. Lei esclude in ben due occasioni che il numero fosse 36?

RISPOSTA – Non so, forse non avevo le idee molto chiare. Perché quando abbiamo fatto le riunioni c’erano i comandanti delle 35 legioni esistenti, 35 legioni che alcune comprendevano delle province altre invece parte di provincia, quindi erano in totale 35, però il numero di partecipanti a queste riunioni dove si doveva decidere il modo di comportarsi soprattutto quando è stato proposto il piano per la pubblicizzazione della organizzazione di sicurezza e la trasformazione in organizzazione di veterani volontari, c’erano anche altri ufficiali che erano coordinatori tra legione e legione, per cui si era arrivati ad un numero di circa 90-95 persone. Riconfermo che le legioni vere e proprie erano 35, se io non ho detto queste cose al momento opportuno può darsi anche che mi sia dimenticato oppure

che… non so, non ho una spiegazione logica da dare.

DOMANDA – Lei sta dicendo che originariamente erano 35 perché corrispondevano al numero delle legioni dei Carabinieri?

RISPOSTA – No, corrispondevano ad uno studio che era stato fatto sul terreno dove in alcune parti comprendevano un’intera provincia, in altre parti più pericolose, faccio per dire siccome si temevano movimenti a Reggio Calabria dove ci sono stati i moti di Reggio Calabria, in Emilia Romagna lì le legioni erano più numerose, però erano più piccole, erano zone più piccole, erano

superfici geografiche più piccole, in altre parti potevano comprendere come nel Veneto tutto il Veneto.

DOMANDA – Quando lei ha detto sette, otto, dieci in Corte d’Assise Milano faceva riferimento al numero delle legioni di Carabinieri, invece adesso sta dicendo ce ne erano di più?

RISPOSTA – Più o meno.

DOMANDA – Adesso sta dicendo che ce ne doveva essere qualcuna in più perché nei posti un po’ più a rischio ne furono previste più di una?

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Comunque non arriviamo a 35 o ci arriviamo?

RISPOSTA – 35.

INTERVENTO DEL PRESIDENTE – Oggi si ricorda 35 l’ha detto pure sta mattina.

RIPRENDE CONTROESAME DELL’AVVOCATO DIFENSORE

DOMANDA – Lei ha parlato del movimento politico Ordine Nuovo dicendo che ne facendo parte Massagrande, Besutti, Graziani e poi ha Rauti che invece non ne faceva parte?

RISPOSTA – Infatti mi sono sbagliato perché Rauti era con l’altro gruppo di Ordine Nuovo che era rientrato nel Movimento Sociale.

DOMANDA – Nessun’altra domanda.

CONTROESAME DELL’AVVOCATO DIFENSORE – AVVOCATO MASCIALINO

Difesa Tramonte.

DOMANDA – Lei ricorda quante volte ha incontrato Giraudo?

RISPOSTA – Giraudo l’avrò incontrato sette, otto volte, nove volte, veniva da Roma, veniva all’aeroporto di Verona andavo a prenderlo e veniva a casa mia.

DOMANDA – Lei andava a prenderlo e lui veniva a casa sua ed era lì che avvenivano i vostri colloqui?

RISPOSTA – Certamente.

DOMANDA – Sempre a casa sua?

RISPOSTA – Sempre a casa mia, nel mio studio.

DOMANDA – Mangiavate insieme?

RISPOSTA – Tre o quattro volte penso.

DOMANDA – Lei ha detto che all’inizio era estremamente

piacevole, avevate un ottimo rapporto?

RISPOSTA – Avevamo un ottimo rapporto, molto amichevole, parlavamo di tante cose, facevamo tante ipotesi, provavamo a vedere se invece di così fosse stato così eccetera, credevo che fosse un amico e che fosse una persona che insieme con me voleva cercare di ricostruire seppure a nostro uso e consumo una verità che è pesata sul popolo italiano.

DOMANDA – Secondo lei stavate facendo insieme una ricostruzione storica?

RISPOSTA – Più che storica di indagine su chi aveva agito, su chi era stata la mente di certe nefande cose che sono accadute in Italia in quegli anni.

DOMANDA – E facevate insieme delle ipotesi?

RISPOSTA – Facevamo delle ipotesi ma non delle conclusioni.

DOMANDA – E anche lui faceva delle ipotesi?

RISPOSTA – Sempre le stesse.

DOMANDA – Cioè?

RISPOSTA – Sicuramente escludeva ogni interferenza da parte statale, ogni interferenza… poteva essere anche umano e naturale, addossava sempre tutte le responsabilità alla Destra ed ai capi della Destra.

DOMANDA – Questa era l’ipotesi che faceva Giraudo. Lei poi ha detto che ad un certo punto il vostro rapporto cambia?

RISPOSTA – Cambia perché a un certo momento voleva che io mettessi per iscritto, facessi una specie di interrogatorio con le tesi sue cosa che non mi andava bene, allora lui si è arrabbiato, mio sono arrabbiato e ci siamo lasciati.

DOMANDA – Lui si è arrabbiato che cosa vuole dire?

RISPOSTA – Mi ha detto “le avevo offerto una possibilità di affermarsi, di fare una bella figura, di non essere più perseguitato giudiziariamente abbracciando la mia tesi e invece non abbracciando la mia tesi avrà altri guai, altre convocazioni, altre storie”. Poco dopo mi è arrivato un malloppo di 345 pagine col processo di Milano.

DOMANDA – Dopo che avete interrotto i rapporti?

RISPOSTA – Dopo l’ultimo incontro con Giraudo, non dico che sia stato lui per carità!

DOMANDA – Nessun’altra domanda.

CONTROESAME DELL’AVVOCATO DIFENSORE – AVVOCATO SANDRINI

DOMANDA – La prima domanda che le faccio è questa, ho bisogno di un chiarimento se lei conobbe o meno Picone Chiodo?

La mia domanda diciamo così ha un senso perché lei in alcuni verbali ha dato risposte differenti, prima le faccio la domanda e poi vediamo i verbali?

RISPOSTA – Picone Chiodo quello anziano…

DOMANDA – Giuseppe intendo?

RISPOSTA – Giuseppe Picone Chiodo lo conosco nel senso che l’avrò visto tre volte più o meno, mentre invece sono in ottimi rapporti con il figlio di Picone Chiodo che mi scrive sempre dalla Germania, mi manda anche delle carte, dei giornali interessanti da leggere sono veramente interessanti circa la politica perché lui è insegnante di italiano in una scuola tedesca, quindi

siamo in ottimi rapporti, ci sentiamo almeno una volta ogni quindici giorni, il padre l’ho conosciuto solo così di sfuggita due volte o tre volte.

DOMANDA – Due o tre volte dice?

RISPOSTA – Due o tre volte nell’ambito del Movimento Nazionale di Opinione Pubblica.

DOMANDA – Se le dicessi una volta sola che l’ha visto una volta sola?

RISPOSTA – Le direi che ha ragione lei.

DOMANDA – Le leggo un primo verbale datato 20 luglio 1975 reso come imputato e disse “non ho mai sentito parlare né conosciuto persona che si faceva chiamare comandante Alberti ex capo partigiano della Val d’Ossola il cui vero nome sarebbe quello di Picone Chiodo Giuseppe, sia il nome di copertura che il nome proprio sono tali da doversi ricordare, ma io ripeto neppure ha sentito parlare di questo personaggio”. Sentito più recentemente davanti al dottor Zorzi il 13 luglio ’91 lei colonnello ebbe a dire, leggo il passaggio ampio in modo che lei faccia delle considerazioni. “Di personaggi coinvolti in vicende processuali bresciane io come ho già avuto occasione di dichiarare ho conosciuto solo Picone Chiodo e Ruggeri Adelino, il primo lo vidi una sola volta a Verona presso la sede del MNOP, il secondo lo vidi sempre nel medesimo posto una o due volte in tutto. Con Ruggeri peraltro ho avuto ulteriori contatti telefonici ma in epoca più recente in quanti interessati a fare ricorso alla Corte di Giustizia della comunità europea in riferimento alle ingiustizie che avevamo subito con le rispettive carcerazioni”. A DR “prendo atto che nell’interrogatorio reso al Giudice Istruttore di Brescia dottor Arcai il 30.07.75 nel carcere di Vicenza dichiarai di non avere mai visto né conosciuto Picone Chiodo Giuseppe, alias comandante Alberti, devo dire che francamente non ricordo alcunché di nell’interrogatorio”, supero alcune righe per arrivare alla sua conclusione “sono portato a formulare l’ipotesi che il nome Picone Chiodo mi sia rimasto

impresso non tanto in conseguenza di un incontro con tale persona, tanto perché me ne fu fatto il nome da qualche Giudice in sede di interrogatorio, fatto sta che ora non sono in grado di precisare se effettivamente o meno io conobbi quel tale Picone Chiodo”. Detto questo lei mi conferma di averlo conosciuto e propende a pensare di averlo visto in una sola occasione?

RISPOSTA – Una, due al massimo. Io sarei per una. Precisamente… forse due perché l’ho visto una volta a Verona alla sede del Movimento Nazionale di Opinione Pubblica, una volta l’ho incontrato, se non sbaglio, a Desenzano perché era in compagnia di un mio carissimo amico un certo Condorelli che era suo amico non so per quale motivo ed era anche amico mio e credo di averlo

incontrato anche lì. Sicuro quello di Verona, non sicuro quell’altro.

DOMANDA – Ma i rapporti tra di voi erano rapporti abbastanza… visto che gli incontri sono due, tra di voi c’era confidenza oppure no visto il numero…

RISPOSTA – C’era piacere. E basta.

DOMANDA – I rapporti erano di questo tipo, non vi facevate delle confidenze particolari?

RISPOSTA – Assolutamente no.

DOMANDA – Per quanto riguarda invece Ruggeri Adelino nel passo che le ho letto prima facendo riferimento all’interrogatorio davanti al dottor Zorzi parla di due incontri, le torna con riferimento a Ruggeri Adelino?

RISPOSTA – Se mi dice dove sono avvenuti questi incontri posso confermare…

DOMANDA – Io le leggo il passaggio vediamo se lo specifica, “come ho già avuto modo di dichiarare ho conosciuto soltanto Picone Chiodo… il primo lo vidi una sola volta a Verona presso la sede… il secondo lo vidi sempre nel medesimo posto una a due volte in tutto”.

RISPOSTA – Confermo.

DOMANDA – Anche in questo caso le chiedo i rapporti con Ruggeri Adelino erano sempre rapporti molto formali oppure…

RISPOSTA – Molto formali.

DOMANDA – Confidenze fatte a lei o ricevute da lei da parte di

Ruggeri ce ne sono state o no?

RISPOSTA – Inesistenti, non esistevano.

DOMANDA – Le chiedo contezza di un argomento secondo me lei colonnello qui ha il diretto di rispondere e se ritiene di spiegare, abbiamo sentito tale Marco Affatigato su cui lei ha avuto modo di parlare in relazione a un MFA, un documento relativo a un colpo di Stato mi sembra che lei l’argomento l’abbia già sviscerato. Il secondo argomento è che questo Affatigato c’ha parlato di un tentato… adesso le prendo il passaggio esatto, si parlava di un attentato all’Arena di Verona, un mancato attentano all’Arena di Verona secondo Affatigato questo attentato avrebbe richiesto l’impiego di un mortaio che lei avrebbe messo a disposizione. Le faccio questa domanda non me ne abbia vorrei che mi rispondesse se è vero o non è vero, se ritiene perché Affatigato si pronuncia in questi termini?

RISPOSTA – Assolutamente impossibile il fatto di usare un mortaio che non esisteva e che non era possibile costruire. Secondo fatto, questo l’ho sentito adesso non ricordo chi me l’ha riferito nell’ambiente di Destra che aveva parlato di un ipotetico tentativo di fare un attentano in Arena, questo l’ha detto… c’è una dichiarazione di Stefano Delle Chiaie che dice che la sua organizzazione come si chiamava…

DOMANDA – Avanguardia Nazionale.

RISPOSTA – Avanguardia Nazionale aveva impedito all’attentatore, che doveva essere questo Affatigato, di fare quest’azione criminosa. Da chi l’ho sentita, come l’ho sentita e in che modo l’ho sentita non sono in condizioni di poterlo dire perché non mi ricordo.

DOMANDA – Una conferma, riguardo a Soffiati è corretto che lei per la prima volta lo vide nell’ottobre ‘72 e poi non lo rivede più se non nel carcere di Verona il 22 maggio ‘75?

RISPOSTA – Può darsi che l’abbia incontrato ancora o che mi abbia telefonato che ci sia stato qualche cosa.

DOMANDA – In date intermedie intendo? Volevo capire se tra il ‘72 e il ’75…

RISPOSTA – C’è stato sicuramente qualche incontro, perché se poi è venuto, come si dice, a farmi le condoglianze per la morte di mia madre nel ’75 evidentemente c’era forse un po’ più di confidenza.

DOMANDA – Lei era in carcere in quel periodo?

RISPOSTA – Sì anche lui.

DOMANDA – Anche in questo caso è un ulteriore precisazione,

lei ha parlato di questa sua presenza a Magenta nel ‘73

in occasione…

RISPOSTA – Un’esercitazione annuale di artiglieria.

DOMANDA – E andò presso la sede dell’MSI?

RISPOSTA – Esatto, ci sono capitato davanti un po’ per caso,

ma anche un po’ perché l’ho cercata.

DOMANDA – Disse che parlò con persone che frequentavano la federazione…

RISPOSTA – Con alcuni ragazzi che erano tutti entusiasti perché si stava organizzando una manifestazione a Milano.

DOMANDA – In quell’occasione le venne parlato di questa amicizia di copertura di Delfino, la frase su cui ho bisogno di conferma è questa: quando lei dice “non sono assolutamente in grado di dire il nome di alcuno di questi giovani poiché fu una conoscenza strettamente momentanea” è corretto?

RISPOSTA – Confermo perché sono stato dentro sì e no dieci minuti, un quarto d’ora.

DOMANDA – Nessun’altra domanda.

CONTROESAME DELL’AVVOCATO DIFENSORE – AVVOCATO DE BIASI

DOMANDA – Lei ha mai conosciuto il dottor Delfo Zorzi?

RISPOSTA – No, mai, mai, quello che è in Giappone adesso.

DOMANDA – Nonché imputato in questo processo. Grazie.

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO Dr PIANTONI

DOMANDA – Sulla tema della censura nel rapporto epistolare durante il periodo carcerario, le lettere che riceveva da Soffiati e quelle che gli inviava, le inviava attraverso i canali ufficiali o avevate, come spesso accade…?

RISPOSTA – Certamente le dovevo dare alle guardie che poi dopo non so quando partivano o meno.

DOMANDA – Le pervenivano attraverso la stessa?

RISPOSTA – So che quando ho finito l’isolamento mi è arrivato un pacco di lettere così.

DOMANDA – Glielo chiedo perché le lettere che abbiamo esaminato provengono da un sequestro effettuato dalla Questura di Verona il 25 ottobre ‘82 presso la residenza di Verona o il domicilio di Colognola ai Colli di Soffiati, non provengono da censura, provengono dal sequestro effettuato molti anni dopo, questo lo chiedevo per capire le congetture che vengono fatti sui contenuti allusivi o meno delle lettere?

RISPOSTA – Certo.

DOMANDA – Sul tema che è stato appena ripreso dalla Difese, il discorso del “come tu sai”, lei ha chiarito fin dal verbale del ‘91 e ha confermato anche quest’oggi che di quegli argomenti Strage di Brescia, le cosiddette indagini di Soffiati avevate avuto modo di parlarne tra lei e Soffiati in un precedente periodo di comune detenzione a Verona, a quello può fare ben riferimento…

RISPOSTA – In maniera rapidissima perché io non ne sapevo niente, ne sapevo ben poco, lui mi aveva spiegato a modo suo perlopiù in fretta perché io non potevo neanche fermarmi a parlare.

DOMANDA – Sapeva quello che lui stesso gli aveva detto?

RISPOSTA – Sì esatto.

DOMANDA – Lei ha notizia di rapporti di Soffiati con il Sisde, servizio di sicurezza democratico.

RISPOSTA – Non lo so perché allora c’era l’ufficio affari

riservati che era quello del Sisde, era il vecchio Sisde, il Sifar che era il vecchio Sismi.

DOMANDA – Quando lei venne sentito dal Giudice di Brescia nel verbale che abbiamo già citato del 13 luglio ‘91 lei dice “in realtà mi risolvi a uno del Sisde tale Benfari”.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Ricorda Benfari Francesco?

RISPOSTA – Sì, col nome di battaglia barone, nome fasullo di copertura barone.

DOMANDA – “Tale Benfari il quale provvide a fare contattare il Soffiati da due agenti del servizio che si spacciarono per americani, so che costoro gestirono la cosa compiendo anche degli accertamenti all’estero ma senza pervenire ad alcun risultato concreto, tutto questo comunque è agli atti del processo di Venezia”, conferma queste dichiarazioni?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Fu lei stesso a creare il contatto tra il Sisde e

Soffiati?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Sa bene che ci furono contatti di Soffiati anche con il Sisde?

RISPOSTA – Sì.

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO Dr DI MARTINO

DOMANDA – Lei ha parlato di due figure di Picone Chiodo, Giuseppe almeno il nome le è stato in qualche modo suggerito dalla difesa e Marco Picone Chiodo, il figlio?

RISPOSTA – Non ho capito.

DOMANDA – Lei ha parlato di Picone Chiodo poco fa, c’è un Picone Chiodo padre e un Picone Chiodo figlio e lei ha distinto i rapporti con i due. Poco fa ha parlato soprattutto di Picone padre, di Picone figlio ha detto

che ha tuttora dei rapporti?

RISPOSTA – Sì, è professore di italiano in Germania.

DOMANDA – Io le chiedo Marco Picone Chiodo, cioè il figlio, le ha mai detto qualcosa con riferimento all’allora capitano Delfino?

RISPOSTA – Assolutamente non ha mai parlato delle vicende di suo padre né dei motivi della carcerazione né di amici che lui avesse, non ha mai parlato e non parla mai di queste cose.

DOMANDA – Lei in occasione del verbale del 18.10.99 a Brescia ha detto “è vero che ho ricevuto alcune telefonate da Marco Picone Chiodo credo che le suddette telefonate siano da collocare una prima in occasione della morte del padre, una seconda in occasione dell’arresto del generale Delfino. E una terza successivamente. Il predetto manifestò la sua soddisfazione per l’arresto del generale e attribuì a lui tutti i guai che il padre aveva passato sotto il profilo giudiziario, è vero che

disse qualcosa come – queste sarebbero le frasi di Picone – ‘ha strumentalizzato il suo nome per la Strage di Brescia?, non mi fornì ulteriori spiegazioni anche se è possibile che io gliele abbia chieste. Certamente lui addebitava al generale Delfino qualcosa che si riconnetteva con la Strage di Brescia che aveva avuto dei riflessi giudiziari negativi nei confronti del padre. Non sono in grado di fornire altre spiegazioni”. Ricorda queste spiegazioni?

RISPOSTA – Assolutamente non mi ricordo.

DOMANDA – L’ha detto a me?

RISPOSTA – Forse allora se l’ho fatto vuole dire che sarà stato vero senz’altro. Però adesso non mi ricordo.

DOMANDA – Non si ricorda quanto meno un rallegramento da parte del figlio?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Per l’arresto?

RISPOSTA – Lui da quello che mi ricordo io lui con me, soprattutto per telefono, non ha mai accennato a vicende delle padre, a nomi di altre persone o a altre cose, da quello che mi ricordo, può darsi che quando ho fatto questa deposizioni avessi ricevuto da poco queste telefonate e che le ricordassi, non lo escludo a priori.

DOMANDA – Se lo ricorda?

RISPOSTA – Se dicessi che me lo ricordo direi una bugia.

DOMANDA – Se ha detto queste cose ritiene che all’epoca avesse la mente più fresca o se le è inventate?

RISPOSTA – Non me le sono inventate di sicuro.

DOMANDA – O se le è inventate lei o me le sono inventate io?

RISPOSTA – Lei no di sicuro, ma neanch’io. Se non le ho inventate saranno vere però in questo momento non me lo ricordo.

DOMANDA – Grazie.

INTERVENTO DELL’AVVOCATO DIFENSORE – Avv. Battaglini – Mi scusi, sul contatto che creò tra Benfari e Soffiati il periodo?

RISPOSTA – Questo è sempre un problema, probabilmente 1981- ‘82.

INTERVENTO DEL PRESIDENTE – Grazie colonnello Spiazzi.