Il deposito di esplosivo di Cauchi e Franci dell’Alpe di Poti

Si accertava inoltre che nell’estate del 1974 si era recato dai Carabinieri di Arezzo un loro confidente, tale Maurizio Del Dottore; inserito nel medesimo gruppo eversivo del Franci, il quale aveva segnalato che costui disponeva di esplosivo in certa quantità.

Di più ancora, subito dopo la strage del 4.8.1974, il Del Dottore era tornato dai Carabinieri di Arezzo e si era detto preoccupato degli attentati che erano stati eseguiti alle linee ferroviarie, in quanto riteneva che responsabili di questi delitti fossero Franci e gli altri suoi camerati. Aggiungeva in quell’occasione il Del Dottore che egli era a conoscenza del deposito nel quale Franci e soci custodivano l’esplosivo da loro utilizzato per compiere quegli attentati.

Il 7.8.1974, pertanto, il Maresciallo Cherubini si recava con il Del Dottore in località dell’Alpe di Poti, ove effettivamente veniva rinvenuta una certa quantità d’esplosivo. Sequestrato il materiale, veniva redatto in data 10.8.1974 il relativo rapporto giudiziario a carico di ignoti, che era inoltrato alla Procura della Repubblica di Arezzo. L’esplosivo veniva però distrutto; dirà, poi, il M.llo Cherubini di non ricordarsi perché si fece brillare l’esplosivo se perché loro non disponevano di un luogo dove custodirlo, o se forse perché ciò era stato ordinato dalla Procura della Repubblica.

Di fatto, però né quel rapporto venne mai inviato all’A.G. che indagava per la strage dell’Italicus (è pervenuto dall’A.G. di Firenze che si occupava di altri attentati stragisti, solo in occasione del giudizio di rinvio dopo la sentenza con la quale la Corte di Cassazione ha annullato la condanna all’ergastolo di Tuti e Franci), né i carabinieri di Arezzo compirono alcuna attività di controllo nei confronti del Franci. Il Del Dottore, esasperato e addirittura disgustato dalla scandalosa copertura assicurata al Franci ed al suo gruppo dai carabinieri di Arezzo si era “sfogato” verso la fine del 1974 con il M.llo Proietti della Polizia Stradale di Arezzo. Quest’ultimo a sua volta aveva inoltrato un’allarmata segnalazione ai colleghi della Squadra Politica, gli stessi che già sapevano che Franci fabbricava “pericolosi ordigni”, ovvero “bombe di carta” in casa. Ma ancora una volta non si fece assolutamente nulla nei confronti del Franci, neppure un semplice controllo sulla sua utenza telefonica.

Fu solo dopo l’attentato di Terontola del 6.1.1975, e più precisamente quando il Del Dottore tomo alla carica con la Questura di Arezzo affermando che Franci e Tuti stavano per compiere un altro attentato contro la Camera di Commercio di Arezzo, che finalmente verso il 20 gennaio scattò un’operazione di controllo verso costui. Fu così che Franci venne colto con le mani nel sacco, nel mentre stava prelevando esplosivo da un deposito segnalato dal Del Dottore, e Tuti si sottrasse agli accertamenti uccidendo due poliziotti ad Empoli, nel mentre i Servizi Informativi facevano fuggire Augusto Cauchi (cfr. quanto sopra illustrato sub 1.8.6), il quale, all’evidenza, apparteneva ad un livello superiore. Di straordinaria importanza è il fatto che per la strage di Terontola, dopo che l’attentato era stato eseguito e non aveva provocato vittime, non fu attuata alcuna copertura. Nel mentre prima che l’attentato fosse stato eseguito, quando era peraltro già agevolmente possibile intervenire con l’aiuto del medesimo informatore, attivato solo quando i terroristi stavano volgendo le loro attenzioni alla Camera di Commercio di Arezzo, nulla era stato fatto.

Avvocatura dello Stato – Motivi a sostegno della dichiarazione d’impugnazione proposta nell’interesse delle parti civili costituite.
http://www.stragi.it/2agost80/sen01/mavv0591.htm