Andrea Brogi – il finanziamento ricevuto da Gelli – primo verbale

“Dopo i tralicci e dopo che Augusto (Cauchi) andò a vedere gli effetti materiali dell’esplosione rimanendone molto deluso, Augusto ne parlò con Mario (Tuti) e decisero di riparlarne ancora bene con il Bumbaca. Io ricordo che Augusto andò dal Bumbaca che abitava verso Montepulciano. Al ritorno dal colloquio col Bumbaca e col Mario, Augusto sembrò risollevato ed aveva di nuovo dell’entusiasmo. Una sera andammo a cena insieme io, Augusto e Francesco Bumbaca. Francesco disse chiaramente che lui conosceva la strada per rifornirsi di armi ed esplosivo ma ci volevano dei soldi. Fu a questo punto che Augusto si procurò quella tal valigia di cui ho sempre parlato e sulla quale posso anticipare fin da ora che proveniva da Gelli.
Mi si riassumono ed in parte mi si rileggono le dichiarazioni da me rese anche il 14.1.1985,l’8.2. e il 13.2.1985 a proposito di soldi, industriale, Pugliese e Gelli. Ritornando su tutta la vicenda ed ammettendo che le prime dichiarazioni furono reticenti perché mi pesava arrivare a parlare di Gelli, quindi di P2, le cose stanno così: dapprima vi fu il viaggio a Roma da Pugliese, di ritorno dal quale Augusto mi disse che con i soldi non avremmo avuto problemi. Però venne fuori che questi soldi che Roma metteva a disposizione erano falsi. Per tale ragione non era facile spenderli, tanto che a distanza di tempo, quando si pose il problema di pagare la camionata di roba che veniva da Rimini il Bumbaca avvertì che si doveva pagare con denaro buono. Il discorso dei soldi divenne attuale dopo il fatto dei tralicci che drammatizzò la necessità di approvvigionarsi di roba buona. Da qui le due visite che il Cauchi fece al Gelli, la prima da solo, la seconda con me. A queste due visite c’è da fare una premessa. In epoca precedente ed ancora nella campagna elettorale del 1972 vi erano stati dei contatti per il problema del finanziamento tra ambienti della massoneria e il partito, contatti che non avevano dato esito perché il partito aveva conservato la sua tradizionale ostilità alla massoneria. In questo ambito Augusto, che era stato responsabile provinciale del settore giovanile del MSI di Arezzo, aveva avuto contatti con lo stesso Gelli ed anche con altri operatori economici della zona del Trasimeno, che quindi erano rimaste persone che avrebbe potuto contattare.
Anche il Gelli aveva proposto soldi al MSI nel ’72 ma anche la sua proposta era stata respinta per la ragione che ho detto.  Dopo lo scioglimento di Ordine Nuovo ad Augusto era tornata l’idea di cercare appoggi finanziari presso queste stesse persone tanto che era andato all’estero, credo in Francia, per avere il benestare su questa iniziativa, benestare che però gli era stato rifiutato dicendogli anche, non so da parte di chi, che non era un’iniziativa che potesse essere coltivata in ambiente locale. Tra l’altro, quanto alle persone più vicine ad Augusto noi si sapeva che il Gubbini ed in genere i perugini avevano come il fumo agli occhi gli ambienti massonici. Da ultimo rammento che il prof. Rossi aveva raccontato, ed Augusto lo sapeva, che il Gelli aveva a che fare con la massoneria in modo particolare, nel senso che il Gelli, dentro la massoneria, faceva in un certo senso parrocchia da solo.
Chiusa questa premessa, che mi proviene da quanto confidatomi da Augusto, Augusto stesso decise di andare dal Gelli per sovvenire ai problemi che avevamo. Augusto contava sul fatto della disponibilità a suo tempo esternata dal Gelli ed anche sul fatto che questi, avendo avuto parte dirigente nell’associazione industriali di Arezzo avrebbe potuto esercitare l’influenza anche su quei quattro o cinque industriali del Trasimeno, i quali pure, a suo tempo, si erano dichiarati disponibili finanziariamente. Io con Augusto si parlò del tipo di discorso da fare al Gelli. Andava escluso che si chiedevano i soldi per il partito in vista del referendum, sia per il precedente del ’72, sia perché mentre il partito aveva ufficializzato la scelta del “si” era noto che la massoneria, anche se non ufficialmente, era per il “no”.
D’altra parte non si poteva nemmeno essere espliciti col Gelli sull’esistenza di strutture clandestine che avevano già in atto un programma di lotta armata. Si decise quindi che bisognava puntare sul tema della difesa dell’iniziativa privata in rapporto alla scelta dell’anticomunismo in vista del dopo referendum, il cui esito appariva scontato a beneficio dei partiti di sinistra. Siccome il Gelli sapeva che Augusto veniva da Ordine Nuovo e che Ordine Nuovo avrebbe cercato e cercava di arare nel campo del MSI per fare nuovi adepti, Augusto avrebbe dovuto dire al Gelli che i soldi sarebbero serviti per iniziative tutte volte allo scopo di dare maggior forza a queste forze di destra alternative al MSI (gli avrebbe parlato anche di una libreria di edizione come Ar) e, in particolare, compiere un’azione di addestramento e di preparazione, sul piano militare, cioè con armi ed esplosivi, a persone che avrebbero potuto e dovuto, nel dopo referendum, assumere iniziative. Augusto avrebbe dovuto dire al Gelli che per addestrare questi giovani si trattava di fargli fare delle azioni non di grossa entità in vista di una loro preparazione. Augusto andò dal Gelli e al ritorno mi riferì che gli aveva puntualmente detto quello che avevamo concordato.  Aggiunse che aveva parlato al Gelli da solo, che aveva fatto un bel po’ di anticamera e che c’era andato vestito bene. Disse che Gelli era rimasto d’accordo sulla proposta e che si era preso l’incarico di mettersi in contatto con quei 4 o 5 industriali che l’Augusto stesso gli aveva nominato e forse con altri che lui conosceva. Ad Augusto aveva detto che si sarebbero rivisti e riparlati dopo il referendum. Il Gelli in cambio aveva chiesto due cose: tre o quattro ragazzi capaci, che sapessero guidare l’automobile e sapessero, o potessero imparare a guidare l’elicottero; penso che gli servissero come guardie del corpo. E poi aveva chiesto di essere tenuto al corrente di come venivano spesi i soldi e di quali iniziative, riferendosi ad azioni di addestramento, sarebbero state compiute.
Dopo una decina di giorni Augusto tornò dal Gelli ed io lo accompagnai trattenendomi nel giardino antistante la villa, dove rammento anche delle piante di limoni. Cauchi si sbrigò alla svelta e mi disse che il Gelli gli aveva confermato di aver fissato di lì a pochi giorni l’appuntamento con gli altri industriali, un paio dei quali gli avevano dato la loro adesione appena contattati, ed io e Augusto pensammo che questi due fossero due della zona del Trasimeno che anche Augusto conosceva e riteneva con minori remore di altri a darci i soldi. Dopo qualche giorno vi fu la consegna dei soldi nei termini già da me riferiti. Io e Augusto Cauchi si ritenne che l’appuntamento di cui Gelli gli aveva parlato ci fosse in effetti stato e con esito positivo”.
“Per quanto concerne il ritiro dei soldi Augusto andò da solo; sono sicuro che l’operazione avvenne nel centro di Arezzo e che vi fu coinvolto uno studio notarile, i soldi ad Augusto materialmente li ha dati un segretario o una sorta di galoppino di Gelli, io ho visto i soldi nella ventiquattrore ed erano nuovi e messi a mazzette. Non so quanti fossero, Augusto mi aveva detto di voler chiedere cento milioni ma deve avere avuto molto di meno”.

Sentenza appello Vaiano 1989 pag 33-36

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