Giovanni Pellegrino sui Servizi Segreti del 1974

(…) In commissione Andreotti ha affermato di non essersi a lungo occupato, da ministro della Difesa, dei Servizi segreti: “Mi avevano consigliato che, proprio per il mio prestigio, non avrei dovuto farlo”. E Maletti in qualche modo conferma, quando dice che in realtà il potere politico italiano aveva lasciato totalmente le briglie sul collo degli uomini dei Servizi: “Noi potevamo fare quello che volevamo, potevamo violare qualsiasi regola. Almeno fino al 1974, nessuno ci aveva spiegato che dovevamo difendere la Costituzione”. Però poi Andreotti, stando ancora alla sua testimonianza, quando nel 1974 torna alla Difesa, dice ai Servizi che “devono cambiare registro”… Fino al ’74, probabilmente fa parte della schiera di coloro che lasciano fare, se non dei “conniventi”, sicuramente degli “indulgenti”. Ma quando nel ’74 capisce che si sta aprendo una fase storica nuova, allora cerca di riassumere il controllo delle forze a cui prima si era lasciata mano libera. E’ un obiettivo difficile, ma lui ci riesce…
Però, il solo fatto di aver lasciato mano libera è sufficiente a determinare una responsabilità politica. Andreotti è politicamente responsabile di tutte le deviazioni del Servizio militare che si sono avute quando era titolare del Dicastero e aggiungo che sicuramente non poteva ignorare ciò che avveniva. Conosciamo la finezza del personaggio, lui non aveva bisogno di dare ordini precisi: il fatto stesso che lasciasse fare determinava in chi agiva la certezza di muoversi con l’avallo del potere politico, quando fosse necessario, di fare un passo indietro per non essere inchiodato dagli esecutori alla responsabilità dell’ordine dato. Insomma, non lasciavano un affidavit, non scrivevano come faceva il cardinale Richelieu ne I tre moschettieri: “E’ per mio ordine e su mia disposizione che il latore della presente ha fatto ciò che ha fatto…”. No, questo non lo facevano, non davano ordini, però guidavano le carriere, mettevano uno al posto dell’altro”.

Giovanni Pellegrino – estratto dal libro “Segreto di Stato”

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