Considerazioni sugli attentati di Ordine Nero

L’organizzazione terroristica denominata ORDINE NERO compare sulla scena eversiva italiana in un anno, il 1974, particolarmente denso di attentati terroristici, nel quale gli episodi culminanti furono le stragi di Piazza della Loggia e del treno ITALICUS.
Ad ORDINE NERO sono attribuibili, con certezza 10 attentati, il primo compiuto il 13 marzo 1974 alla sede del Corriere della Sera di Milano e l’ultimo il 4 luglio dello stesso anno, sempre nel capoluogo lombardo, all’Ufficio Postale di Via Porlezza.
Buona parte degli attentati (otto su dieci) sono stati effettuati contemporaneamente, realizzando due “triplette” (il 23 aprile ed 10 maggio 1974) ed una “doppietta” (4 luglio 1974), ed hanno interessato più regioni d’Italia: la Lombardia, ove la sigla di ORDINE NERO fa sia la prima che l’ultima comparsa e dove vengono realizzati sette dei dieci attentati, l’Umbria, le Marche e l’Emilia-Romagna.
A partire dall’attentato realizzato alla sede del PSI di Lecco il 23 aprile 1974, ove l’esecutore materiale, Adriano PETRONI, venne arrestato in quasi flagranza di reato, le investigazioni si fecero via via più serrate, consentendo di stabilire che:
– i volantini rinvenuti sui luoghi degli attentati erano altrettante copie xerografiche di un medesimo originale di base, le quali, debitamente riempite, venivano usate quale mezzo per attribuire con certezza ad ORDINE NERO la paternità delle esplosioni. Il problema si era posto preventivamente, per riconoscere le emulazioni ed individuare i provocatori, e per tale ragione era stato studiato tale sistema di verifica.
– nei giorni dal 28 febbraio 1974 all’1 marzo 1974 si era tenuta a Cattolica una riunione dello stato maggiore del disciolto ORDINE NUOVO;
– in tre casi (attentato all’Esattoria Civica di Milano, all’edificio di Via Arnaud a Bologna, ed all’assessorato all’Ecologia di Milano) le copie xerografiche vennero riempite con un testo risultato battuto con macchina da scrivere TRIUMPH della libreria MARTELLO di Milano ove, sino al 30 agosto 1974 aveva lavorato Fabrizio ZANI. La stessa macchina da scrivere, come si è sopra detto, risulterà anche aver
battuto il volantino di smentita della rivendicazione della strage dell’ITALICUS fatto ritrovare l’8 agosto 1974 in una cabina telefonica di Piazza dei Tribunali a Bologna;
– in Rocca San Giovanni, nei pressi di Lanciano, venne rinvenuto un deposito di esplosivo unitamente a volantini privi del comunicato, intestati ai “Gruppi per l’Ordine Nero”, nonché ad una scorta di caratteri gotici trasferibili (sistema multilight), utilizzati per le citate titolazioni, il cui possesso era possibile attribuire a Luciano Bruno BENARDELLI. La disposta perizia stabilirà l’identità tra i volantini
rinvenuti sui luoghi di tutti gli attentati e quelli attribuiti al BENARDELLI;
– l’esplosivo sequestrato allo ZANI nella pineta Creva di Luino (VA), quello rinvenuto a Rocca San Giovanni e quello utilizzato per tutti gli attentati di ORDINE NERO, era della medesima natura: a base di nitrato d’ammonio polverulento. Uno degli attentati della “doppietta” del 5 luglio 1974 non andò a buon fine e, così, la perizia poté giovarsi di esplosivo non detonato.
La competenza del Tribunale di Bologna venne riconosciuta in considerazione dell’unitarietà del disegno criminoso che era stato perseguito nell’esecuzione dei vari attentati ed a fronte del luogo ove era stato compiuto il più grave degli attentati (l’edificio di Via Arnaud di Bologna).
Al movente generico, proprio di qualunque atto di terrorismo, consistente nel diffondere panico ed insicurezza tra la popolazione, sino al punto di ingenerare un senso di sfiducia nelle istituzioni incapaci di tutelare l’ordine e la sicurezza collettiva, si aggiunse il movente specifico di turbare il regolare svolgimento della campagna per il referendum popolare per l’abrogazione della legge sul divorzio (prova politica i cui
risultati avrebbero assunto significati generali ulteriori rispetto al tema specifico).
Alcuni dei membri di ORDINE NERO avevano già partecipato ad altre formazioni politiche eversive, quali le SAM ed ORDINE NUOVO. Dalle dichiarazioni degli imputati era stato possibile acquisire che:
– ORDINE NERO era una formazione nata a Milano agli inizi del 1974 per iniziativa di Giancarlo ESPOSTI che ne era il capo e che aveva praticamente assorbito le SAM;
– la formazione poteva contare su un notevole livello organizzativo;
– aveva reclutato adepti tra gli aderenti ad ORDINE NUOVO e ad AVANGUARDIA NAZIONALE anche in altre regioni e, segnatamente, in Toscana;
– aveva collegamenti all’estero, era articolata in sezioni e disponeva di depositi di esplosivo in diverse parti del territorio nazionale.
I legami più significativi di ORDINE NERO, emersi dall’attività espletata dall’Autorità Giudiziaria di Bologna, sono quelli con Carlo FUMAGALLI e la sua organizzazione denominata MAR, con ORDINE NUOVO, con AVANGUARDIA NAZIONALE e con le frange oltranziste del MSI.
Tenuto conto della prossimità temporale dello scioglimento di ORDINE NUOVO con la comparsa della nuova sigla di ORDINE NERO ed i successivi attentati, con tale sigla rivendicati, della denominazione usata dagli attentatori, identica nelle iniziali (ON) a quella dell’organizzazione disciolta nel novembre 1973, dell’ideologia, emergente dai volantini rinvenuti sui luoghi degli attentati, dei personaggi a cui erano intestate le varie sezioni (Celine, Drieu La Rochelle, Evola ed altri), veniva dapprima ipotizzata e poi confermata una preponderante continuità di reclutamento nel bacino degli ex-ordinovisti.
Significativa, in tal senso, fu la scoperta di due importanti riunioni ordinoviste tenutesi in Emilia Romagna. La prima nel novembre del 1973 presso il Circolo “IL RETAGGIO”, organizzata da Luigi FALICA (alla quale era intervenuto Elio MASSAGRANDE, più volte citato, negli appunti informativi della fonte TRIRONE, per i suoi legami con Giovanni MELIOLI). La seconda, già citata, presso l’Hotel Giada di CATTOLICA dall’1 al 3 marzo 1974, alla quale aveva partecipato lo Stato Maggiore di ORDINE NUOVO.
Fu accertato, infatti, che in queste riunioni erano stati esaminati i problemi derivanti dall’incriminazione del movimento ed in quella di Cattolica, in particolare, erano state poste le basi per una prosecuzione, necessariamente clandestina, della sua attività.
L’ipotesi, quindi, che gli attentati di ORDINE NERO fossero la prima tangibile manifestazione di attività politica clandestina di ORDINE NUOVO, diretta a dimostrare la propria vitalità, ad onta della condanna e del conseguente decreto di scioglimento ministeriale, veniva confermata da diversi elementi emersi nel corso dell’istruttoria bolognese che poté beneficiare anche di acquisizioni informative
provenienti dal SISMI.
Queste ultime riguardavano i nomi di alcuni dei presenti alla riunione di Cattolica e l’elenco degli argomenti trattati, tra cui, oltre alla decisione di creare e diffondere un nuovo organo stampa denominato “ANNO ZERO”, il cui emblema dell’araba fenice era chiaramente allusivo, come la testata, di una reviviscenza, vi sarebbe stato quello della riorganizzazione del movimento sotto la nuova denominazione di ORDINE NERO.
Gli appunti informativi generati dalla fonte TRITONE si collocano in perfetta continuità e coerenza con tali emergenze processuali.
Il procedimento bolognese n. 270/74 “A” GI, denominato “BALISTRERI Umberto + 37”, avente ad oggetto gli attentati di ORDINE NERO, si concludeva il 25 giugno 1976 con la sentenza-ordinanza del GI, Dott. Vito ZINCANI, che disponeva il rinvio a giudizio, dinnanzi alla Corte di Assise di Bologna, di 19 dei 38 imputati. La Corte d’Assise di Bologna, nel procedimento contro BATANI Massimo + 18, il 3 maggio 1978 dichiarava colpevoli ZANI Fabrizio, PETRONI Adriano, BENARDELLI Bruno Luciano, CAUCHI Augusto e BROGI Andrea.
La Corte d’Assise d’Appello di Bologna, nel procedimento contro BATANI Massimo + 16, in parziale riforma della sentenza di primo grado, il 14 febbraio 1984, dichiarava colpevoli ZANI Fabrizio, BENARDELLI Bruno Luciano, CAUCHI Augusto, BATANI Massimo, ROSSI Giovanni, BROGI Andrea, DONATI Luca, PRATESI Roberto.
La prima Sezione della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2072 del 18 novembre 1985 rigettava i ricorsi di ZANI, di BENARDELLI, di ROSSI, di BATANI, di BROGI, di PRATESI, e di DONATI ed annullava la sentenza nei confronti di FERRI Cesare e di CAUCHI Augusto, limitatamente al capo relativo al delitto di strage, per il quale rinviava gli atti alla Corte d’Assise d’Appello di Firenze. Quest’ultima, nel
giudizio di rinvio contro FERRI e CAUCHI, in data 8 giugno 1987, assolveva CAUCHI per gli episodi di Bologna e di Lecco e lo condannava per i restanti reati ed assolveva FERRI. La Corte di Cassazione, con sentenza dell’8 giugno 1988, dichiarava inammissibile il ricorso del CAUCHI.

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