Pisa ucciso l’estremista nero che fece catturare Tuti

Pisa, ucciso l’estremista nero che fece catturare Mario Tuti Il delitto di giovedì sera rivendicato dagli «amici» del ragioniere di Empoli Pisa, ucciso l’estremista nero che fece catturare Mario Tuti Mauro Mennucci aveva 33 anni – E’ stato assassinato durante l’intervallo di una partita dei mondiali di calcio – Era uscito dal «giro» ma sapeva che era stato condannato a morte PISA — Mauro Mennucci, 33 anni, sposato con un figlio, estremista «nero» da qualche anno a riposo, è stato ucciso giovedì, sera a Pisa con due colpi di pistola sparatigli con una «P 38» a bruciapelo appena al di sotto del mento. Devastato il volto, il Mennucci è stato soccorso da alcuni vicini, ma è spirato durante il trasporto all’ospedale. Un assassinio su ordinazione, secondo gli inquirenti. Il passato della vittima, la sua stretta colleganza con 11 gruppo estremista di Mario Tuti, l’ipotesi che fosse stato proprio lui — Mauro Mennucci — a determinare l’arresto del fuorilegge empolese a Cap d’Antibes, sono tutti elementi che concorrono ad una sola interpretazione del delitto: uh killer «nero» per regolare un conto rimasto da tempo in sospeso. Del resto, durante il processo per la strage dell’Italicus nel dicembre dello scorso anno. Mario Tuli parlò dell’«infame Mennucci» gridando in pubblico già allora una sentenza di morte che ha tardato soltanto pochi mesi a realizzarsi. In quell’occasione Tuti rivendicò anche la paternità morale dell’assassinio di Ermanno Buzzi, altro estremista di destra che aveva parlato troppo ed era stato «giustiziato» in carcere.
L’assassinio di Mauro Mennucci è avvenuto verso le 22 nell’intervallo dell’Incontro di calcio Francia – Germania. L’uomo, che abitava con la moglie e il figlio alla periferia di Pisa in via Di Gello 26, era sceso al bar per prendere un gelato; quando è rientrato pochi minuti dopo ha trovato il killer appostalo nell’ombra del piccolo giardino del con dominio che lo ha avvicinato sparandogli al volto da brevissima distanza. Alcune persone sedute al bar poco distante dalla casa hanno visto allontanarsi subito dopo una Golf in direzione del centro cittadino. Ieri gli inquirenti hanno ritrovato l’auto abbandonata nella piazza della torre pendente a meno di un chilometro dal luogo del delitto.
La targa è risultata falsa, rubata a Roma giorni addietro a testimonianza che il delitto è stato preparato con cura. Dei rapporti fra Mario Tuti Mauro Mennucci si seppe dopo il 24 gennaio 1975 data nella quale Tuti sparò nella sua casa di Empoli uccidendo i due poliziotti che erano andati ad arrestarlo.

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L’assassino riuscì a restare per molti mesi latitante, aiutato dai «camerati» di Ordine nuovo, sulle montagne della Garfagnana. Alcuni mesi dopo Tuti commise però un errore: già Impiegato nel Comune di Empoli tentò di compiervi una rapina o forse di recuperare alcuni documenti. Riconosciuto, riuscì a fuggire, ma abbandonò l’auto, una 500 bianca che risultò intestata a Mauro Mennucci. Malgrado questi avesse dichiarato che gli era stata rubata fu arrestato. Cosa disse agli Inquirenti? Fino a che punto si spinse la sua collaborazione? Quali impegni prese per uscirne pulito? Poche settimane dopo Tuti veniva arrestato in Francia a Cap d’Antibes. Mauro Mennucci era uscito dal «giro».
Aveva fatto, a suo tempo, rivelazioni esplosive a qualche settimanale e agli amici più intimi aveva anche confidato di considerarsi condannato a morte. Ma 11 tempo passava senza che di lui si fosse più sentito parlare; a Pisa faceva l’operalo In una ditta di prefabbricati e conduceva una vita apparentemente tranquilla. L’ultima citazione era stata dcll’8 luglio 1980 (esattamente due anni prima del delitto): era accaduto in occasione del processo a quegli appartenenti a Ordine nuovo accusati di aver favorito la fuga di Mario Tuti. Alla sbarra, Claudio Pera, Mauro Tornei, Giovanni Giovannino Mauro Catola oltre a quattro contumaci: Mauro Mennucci, Mirella Saltini, Dionigi Torchia, Marco Affatigato. La sentenza fu difforme, ma la condanna più mite andò proprio al Mennucci: due anni e mezzo. Perché? Forse un pentito «ante litteram forse per una soffiata giusta agli inquirenti che Infatti pescarono poco dopo Mario Tuti in Francia? Ipotesi che lo stesso Tuti avvalorò durante il processo per la strage dell’Italicus. Una «prova» del ruolo svolto da Mauro Mennucci nella cattura di Mario Tuti è venuta di recente: l’ex «ordlnovista» aveva fatto causa al ministero dell’Interno perché gli fosse pagata la taglia offerta per la cattura dell’empolese (trenta milioni). Ieri è giunta a un quotidiano milanese una telefonata che ha rivendicato il delitto a nome degli «Amici di Mario Tuti».

La Stampa 10.7.1982