Il sequestro Brogi – dichiarazioni Brogi, Sanna, Giovanni Rossi e quaderni D’Alessandro

Andrea Brogi
“Cacciati dal Cauchi io e la Sanna andammo da un certo Pocci che abitava intorno al Pietriccio, subito sotto Siena, le cui figlie erano amiche della Daniela; poco dopo, una sera, da un cespuglio saltarono fuori Cauchi, Luca Donati ed un terzo di cui adesso non mi ricordo il nome. Ci portarono in campagna per qualche chilometro verso Poggibonsi. Scendemmo all’aperto; Cauchi ci fece grosse minacce di morte e minacciò di rifarsi sulla Sanna e quindi mi costrinse a scrivere un foglio che, siccome qualcuno stava passando dei guai, sarebbe saltato fuori al momento opportuno. In questo foglio io, Andrea Brogi, mi assumevo la responsabilità di tutti gli attentati avvenuti qui in Toscana ed in umbria di Ordine Nero. Lo firmai e dopo fui minacciato ancora di andare via da Siena e di stare attento.
… Diverso tempo dopo quest’episodio di Siena, e direi 5 o 6 mesi dopo, una sera a Firenze io rientravo a casa dei miei a ponte di Mezzo quando fui aggredito da Cauchi e da un altro che era travisato; Cauchi mi minacciò con la pistola: me la mise vicino alle gengive e mi uscì il sangue; minacciò ancora di morte la Sanna e mi ordinò di cancellare due cose dalla mente: Peppino e Pecoriello. Altrimenti se non lui, altri mi avrebbero ammazzato. Dovevo dimenticare, disse Cauchi, più che i personaggi le circostanze nelle quali lo avevo accompagnato da Peppino e dal Pecoriello. Augusto disse che aveva commesso sbagli con me ma gli era stato detto di rimediare. Io di questa aggressione parlai solo con mio padre, non volendo terrorizzare la Sanna. Mio padre mi disse di venire qui in Questura ma io non lo feci”.
Interrogatorio 24.12.1984

“Per quanto riguarda l’episodio di Siena, esso è vero e lo confermo in tutto, ma io ho avuto anche altre minacce e di queste intendo parlare perché spiegano anche i fatti che sono accaduti. Confermo che molto dopo Siena, una sera a Firenze Augusto in compagnia di un uomo travisato mi batté con la pistola sulle gengive, ma sbagliò perché mi fece la lista precisa delle cose da dimenticare e cioè: i soldi, l’esplosivo, i viaggi in lucchesia, il viaggio a Roma. Poi quando fui in carcere a Bologna, fui minacciato da Zani che non solo conosceva sicuramente Cauchi, ma addirittura mi contestò di essere stato a Verniana, in casa di Cauchi, e di certi viaggi che avevo fatto col Cauchi ed altri. Io che non avevo mai conosciuto Zani, non ho potuto non chiedergli chi gliel’avesse detto… Una sera, ma non so quando, e forse nel 1981 ma può essere anche nell’82, in San Clemente fui avvicinato da due persone che mi fecero grosse minacce: mi dissero che Franci mi mandava i saluti, che era meglio se mi ricordavo solo dei fatti miei, che sapevano come mi muovevo e se parlavo mi ammazzavano. I due avevano un accento romano e li vidi andar via con una macchina che mi sembrò un maggiolino che loro avevano lasciato vicino al cimiterino che è all’ingresso del paese”.
Verbale sentenza attentato Vaiano primo grado pag 119-120

Daniela Sanna:
“(…) una sera io e Brogi stavamo a Siena da un amico che si chiamava o Pecci o Pocci. Uscendo trovammo Cauchi, Franci e una terza persona che non mi ricordo più come si chiama ma era comunque piccolino e forse faceva il macellaio… Accusarono Brogi di fare la spia alla polizia e gli chiesero di restituire in tempi molto brevi dei soldi che lui doveva. Lo obbligarono e gli fecero scrivere sulla pagina di una agenda che lui Brogi era un corriere di Ordine Nuovo o di Ordine Nero e ora si prendeva la responsabilità di tutto quanto era accaduto. Fu quella la prima volta che sentii la parola Ordine Nero… Mentre andavamo in macchina fummo fermati da una persona in divisa, ma non ricordo che cosa fossero, i quali ci identificarono e fecero una contravvenzione per il gasolio. Che fine abbia fatto il biglietto che scrisse il Brogi non lo so; so solo che rimase in mano del Cauchi. Io ricordo le prime due frasi del biglietto che praticamente erano così: “Io sottoscritto Brogi Andrea nel pieno possesso delle mie facoltà dichiaro senza costrizioni…” e poi non ricordo più come continuava. Augusto disse al Brogi tu lo firmi perché sennò la Daniela rimane con noi ad Arezzo. La discussione fu animata ma non vidi pistole ed armi di nessun genere”. (…)

“Parlatomi in generale ma poi direttamente dal G.I: di paura, io dico che la paura vera l’ho provata a Siena. E’ stata una vera strizza. Augusto è persona che quello che dice lo fa. Dopo Siena dissi ad Andrea: “Andiamo via e basta!”. A Siena Augusto era arrabbiatissimo e violento più del solito e spaventava anche gli altri tanto che ad un certo punto gli dissero: “Datti una calmata!”.
Verbale sentenza attentato Vaiano primo grado pag 122-123

Giovanni Rossi:
“Io non so cosa scattò nella mente di Cauchi; so soltanto che ebbi una telefonata e Cauchi, molto alterato, mi disse che aveva saputo che Brogi stava a Siena; che sapeva quando e dove trovarlo; che aveva intenzione di mettersi al sicuro e che a Siena aveva altri con sé… Io al Cauchi per telefono dissi di calmarsi; per parte mia ero incerto ma trovai Albiani il quale mi disse: “Andiamo a vedere!”. Allora, all’incirca verso le 22 io ed Albiani andammo alla stazione di Siena dove avevamo appuntamento. Lì trovammo Cauchi, Franci, Donati e Batani, io parlai con Cauchi anche da solo a solo – il colloquio fu concitato ed io prendevo le distanze da quello che diceva Cauchi – Cauchi disse: “Si è scoperto che Brogi è confidente della polizia. Chissà cosa può inventare; noi lo si piglia e si cerca la maniera di neutralizzarlo e si cerca di avere un’arma per impedirgli di nuocere”. Io mi opposi drasticamente, prima di tutto perché si correva il rischio di commettere un reato molto grave, come il sequestro di persona; poi io contestai al Cauchi che quello che lui voleva fare era una cosa insensata perché se Brogi gli firmava un foglio di carta mezz’ora dopo Brogi poteva andare dai carabinieri ed accusare Cauchi, sul cui gruppo a questo punto i sospetti diventavano automatici. Soltanto Batani fu d’accordo e rientrammo ad Arezzo io Batani ed Albiani. Nei giorni successivi, io non rividi Cauchi che aveva una certa frizione con me perché mi ero opposto a quello che lui voleva fare. Non ricordo da chi ma seppi che i tre rimasti a Siena avevano poi trovato Brogi e la Sanna ma mentre erano tutti e cinque nella macchina furono fermati dalla polizia che fece una contravvenzione ma proprio perché la polizia li aveva visti i tre non andarono più oltre. Soltanto dopo, quando finii in carcere, da Franci e Donati e soprattutto dalle contestazioni che mi faceva il G.I. seppi che quella sera Cauchi aveva fatto scrivere a Brogi su un foglio di carta che lui Brogi era colpevole di tutti gli attentati accaduti in Toscana. Ora non ricordo bene se Brogi, in quel foglio voluto scrivere dal Cauchi, si dichiarasse colpevole di Ordine Nero”.
Verbale sentenza attentato Vaiano primo grado pag 124-125

Estratto dai quaderni di felice D’Alessandro in carcere:
Il P.M. a più riprese lasciava soldi e sigarette a tutti e 4. Promise a (incomprensibile) l’interessamento per la pensione della moglie. Negli interrogatori gli inquirenti non insistevano sui mandanti bensì sulle mezze tacche e in particolare puntavano a scoprire il nascondiglio di Tuti, colpo a sensazione. La fonte confidenziale, un ex ordinarista non è mai stato fatto venire alla luce e credo si siano dati da fare per metterlo a tacere, fra l’altro so che gli è stato concesso il porto d’armi. È stata messa a tacere anche la storia del sequestro dell’altra fonte (incomprensibile) che, con la moglie «incinta» deve la vita ad una pattuglia della stradale. Venne sequestrato sotto casa (incomprensibile) e lì dai nostri che volevano fargli pagare il bidone di un falso acquisto di mitra.

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