Carlo Fumagalli – dichiarazioni 17.4.1986

“… Sono stato condannato poiche’ stavo lavorando attorno ad un progetto di colpo di stato. In estrema sintesi era mio intendimento creare una situazione insurrezionale nella Valtellina che avrebbe successivamente determinato, almeno in teoria, l’ intervento normalizzatore di qualche corpo dello stato, in particolare dei carabinieri.

Questo focolaio insurrezionale sarebbe stato determinato conoperazioni di carattere “partigiano” in Valtellina, ma non prevedeva la utilizzazione di attentati alle persone, ne’tantomeno alle ferrovie. Si parlava solo di attentati a tralicci dell’ energia elettrica. In tale progetto avevo come referenti l’ avvocato Degli Occhi e Picone Chiodo. Quando venni arrestato, cioe’ il 740509 , non ero assolutamente pronto all’ azione poiche’ mancavano proprio i collegamenti fra il mio gruppo e quegli ambienti istituzionali di cui prima ho parlato nonche’ con altri gruppi che avrebbero dovuto creare dei focolai analoghi a quelli che dovevo provocare in Valtellina. So bene che nel 1974 si agitavano numerose tensioni golpiste, ma fra me ed altri gruppi o altre persone portatrici di programmi analogo al mio non vi era ancora un adeguato accordo.

Ad esempio non vi era alcun collegamento fra me e sogno, che ho incontrato soltanto una volta il 740425 a grosio (So) in occasione di una manifestazione partigiana. Il Picone Chiodo era invece in contatto col generale Nardella il quale tuttavia non era ancora riuscito ad assicurare al mio progetto l’ appoggio di esponenti delle forze armate veramente importanti. Comunque aiutai il Nardella a fuggire durante la sua latitanza.

Il Picone Chiodo manteneva altresi’ contatti con dei ragazzi provenienti da formazioni di destra che avrebbero potuto essere utili per compiere le operazioni militari in Valtellina. Io personalmente non avevo rapporti con ordine nuovo e con avanguardia nazionale poiche’ non volevo dare al mio progetto una collocazione marcatamente fascista.

Sapevo che “colorato di nero” non avrei potuto ottenere aiuti ed adesioni in Valtellina. Mi interresava invece avere la collaborazione di singoli aderenti a questi gruppi che fossero disponibili ad aiutarmi. Il cemento che mi legava a costoro era dato soltanto dall’ anticomunimismo ed io apprezzavo la loro ideologia ed i loro atteggiamenti di tipo nazista.

– mi avvalevo di un gruppo di ragazzi di Brescia che facevano capo a tale tartaglia. Questi mi presentarono il Kim Borromeo, di avanguardia nazionale, e questi a sua volta, nel gennaio del1974 mi fece conoscere il D’Intino ed il Vivirito anch’ essi di an . I due mi dissero che erano stati espulsi da tale organizzazione. A sua volta, il D’Intino mi fece conoscere Esposti giancarlo nell’ aprile del 1974.

Per l’ esecuzione del mio programma avevo delle disponibilita’ economiche provenienti dal sequestro Cannavale ed il D’Intino era a conoscenza di cio’ . Costui mi proponeva l’ acquisto di ingenti partire di armi – mi parlava addirittura della possibilita’ di procurare missili – e talvolta mi ha fatto vedere degli elenchi che enumeravano le armi che avrebbe potuto procurare attraverso dei contrabbandieri che operavano in Germania. Io non ho mai acquistato armi dal D’Intino. L’ Esposti invece mi ha venduto un Fal civile ed uno Sten.

Non so se i discorsi del D’Intino avessero una qualche serieta’ a me sembrava un millantatore. Mi divideva dal D’Intino inoltre una differenza di impostazione strategica nel senso che io ero interessato esclusivamente alle operazioni in Valtellina mentre costui teorizzava forme di guerriglia urbana. Il D’Intino ed il Vivirito, in epoca successiva, allorche’ ci trovammo nel carcere di Milano del 1975, mi dissero che avevano ricevuto l’ ordine dai capi di an cioe’ tale Ballan di Milano e Tilgher di Roma, di portarmi via tutte le armi che avevo accumulato e di uccidermi. Mi dissero che i capi di an ce l’ avevano me perche’ avevo sottratto a tale organizzazione dei ragazzi. Non so se quanto mi dissero il D’Intino ed il Vivirito corrispondesse veramente agli intendimenti dei capi di an ma ad ogni buon conto, saputo cio’ chiesi al maresciallo del carcere di essere allontanato da loro. Cosicche’ mi fu effettivamente assegnata un’ altra cella.

– L’ Esposti era senz’ altro una persona piu’ seria del D’Intino e disponeva di una propria organizzazione, cioe’ le note sam l’ Esposti aveva bisogno di denaro e mi proponeva l’ acquisto di armi. Non so cosa l’ Esposti fosse andato a fare a Pian del Rascino, secondo me era semplicemente in fuga. In realta’ nel 1974 eravamo un po’ tutti allo sbaraglio e mi sono reso conto solo troppo tardi che i nostri programmi non avevano alcuna possibilita’ di esito.

– Avevo messo a disposizione del D’Intino un mio appartamento di Milano che veniva abitualmente denominata “la chiesa rossa” . In tale appartamento trovo’ rifugio il Danieletti nel periodo in cui fu latitante e per una notte anche il generale Nardella. Era il D’Intino ad avere le chiavi dell’ appartamento ed io non sono mai entrato in contatto personale con Danieletti, persona che ho conosciuto soltanto in carcere. Il D’Intino, tuttavia, prima di ammettere persone nella “chiesa rossa” doveva chiedere il mio benestare. Per quanto ne so Danieletti trovo’ rifugio in tale appartamento e non se ne allontano’ fino al momento della fuga assieme ad Esposti.

– nulla so in ordine a questioni sorte fra D’Intino e Vivirito da un lato ed il Danieletti dall’ altro in ordine alla permanenza di quest’ ultimo nel mio appartamento. Se questi per qualche ragione se ne allontano’ certamente non mi venne riferito.

–  il D’Intino mi disse che avrebbe alloggiato alla “chiesa rossa” per una notte due ragazzi di destra veneti latitanti dei quali non ho mai saputo i nomi. L’ idea di organizzare un appartamento da mettere a disposizione dei ricercati era stata del D’Intino ed io avevo approvato ed avevo preso in affitto l’ appartamento dandone a D’Intino la gestione.

– Il Colombo l’ ho conosciuto soltanto in carcere ed apprendo soltanto ora da quando lei in questo momento mi ha detto che costui si sarebbe recato a fare visita a Picone Chiodo in ospedale allorche’ questi subi’ un periodo di degenza.

– Il Massagrande l’ ho conosciuto soltanto in carcere a Parma nel 1975. Ricordo che mi accusò di avere utilizzato la sigla on per coprire l’ organizzazione di Ordine Nero. Tale accusa nei miei confronti era del tutto infondata ed io protestai duramente per quanto dettomi dal Massagrande. Anche lo Zani l’ ho conosciuto soltanto in carcere, a san Vittore, ed ha sempre negato di avere commesso gli attentati Ordine Nero.

– Anche Benardelli l’ ho conosciuto soltanto in carcere a Brescia nel 1977. Questi era un amico di Esposti ma soprattutto di Nardi Gianni.

– Il Degli Occhi faceva parte del gruppo di cospiratori cui io appartenevo ed avrebbe dovuto creare le condizioni favorevoli per il colpo di stato. L’ arresto di Spiazzi e l’ emissione di provvedimento restrittivo nei confronti del generale Nardella precipitarono gli eventi, nel senso che diedero inizio ad una “corsa” fra gli inquirenti e chi come me sperava ancora che si potesse arrivare al colpo di stato. I contatti, per questo, divennero piu’ intensi e frenetici ma non ebbero esito. Avendo fretta iniziai ad essere meno prudente anche nei miei contatti coi gruppi giovanili. Fino ad allora infatti mio riferimento era soltanto il tartaglia di Brescia che consideravo persona affidabile.
E proprio all’ epoca dell’ arresto di Spiazzi che stabilii il primo contatto ad esempio col D’Intino. Naturalmente spiegai ai ragazzi che facevano capo a me che a questo punto era urgente compiere l’ azione in Valtellina. Nei miei progetti tuttavia sarebbero dovuti andare in montagna soltanto i ragazzi di Brescia, che gia’ erano stati addestrati dal tartaglia e che avevano conoscenza dei luoghi.
Contavo sul D’Intino, Vivirito ed Esposti invece, per l’approvvigionamento di armi.

Si da atto che a questo punto, dopo una breve sospensione dell’ esame testimoniale interviene il pm dr Mancuso libero.

– Ricevo integrale lettura di un documento tratto dal processo contro il mar e redatto con una macchina da scrivere rientrante nella mia disponibilita’ datato 740507, documento in cui si fa riferimento ad attentati alle reti ferroviarie ed aeree ad opera ad opera dei gruppi Sam. An e potere nero.

Tale documento mi venne contestato nel corso del processo di Brescia, ma D’Intino ammise di esserne l’ autore. Fu effettivamente redatto con la macchina da scrivere del mio ufficio e ricordo che fu ricostruito grazie alla carta carbone. Ho visto questo documento soltanto al processo ed il D’Intino affermo’ di averlo redatto in un momento di ozio quasi si trattasse di una esercitazione letteraria.

– A mio giudizio il D’Intino era un esagitato, aveva sempre idee nuove e ricordo che ad esempio mi disse che occorreva trovare i soldi per acquistare un intero camion di armi che avrebbe potuto procurare grazie alle sue relazioni con contrabbandieri operanti in Germania. A me questa storia del D’Intino non ispirava molta fiducia e comunque non avevo neppure il denaro sufficiente per acquistare grosse partite di armi. Questi discorsi il D’Intino me li ha fatti nel periodo antecedente al mio arresto.

– Non ho mai conosciuto ne’ Rampazzo, ne’ De Marchi, ne Cavallaro.

– Effettivamente all’ epoca avevo un socio nella gestione della officina di via Folli di nome Martinelli.

– Insisto a dire che erano gli avvocato Degli Occhi ed il Picone Chiodo che avevano il compito di stabilire quei contatti con altri gruppi ed altri ambienti necessari per il buon esito del colpo di stato. Delle persone con cui questi erano in relazione non ho mai saputo il nome. In questo momento ricordo soltanto che Picone Chiodo mi parlo’ dell’ ammiraglio Birindelli indicandomelo come uno dei capi del complotto. Il riferimento del Picone Chiodo all’ ammiraglio Birindelli risale ai primi mesi del 1974, ma e’ successivo all’ arresto di spiazzi. E’ avvenuto dunque in quel periodo in cui tendevamo ad intensificare i rapporti ed accelerare i tempi del golpe.

– Birindelli interrogato nel processo di Brescia ha negato tale coinvolgimento. Ho creduto al discorso di Picone Chiodo poiche’ in precedenza avevo visto il Birindelli uscire dallo studio dell’avvocato Degli Occhi, il quale era a capo della cospirazione.

– Non sapevo che il Birindelli ed il Nardella fossero legati alla P2. Sapevo invece che Degli Occhi era massone.

– Nel contesto delle azioni che avrebbero dovuto portare al golpe io dovevo essere il primo a partire. Contestualmente alla mia iniziativa avrebbe dovuto crearsi un governo ombra con a capo Degli Occhi Adamo. Cio’ almeno mi e’ stato detto dal Degli Occhi stesso.

– In sintesi, per il successo del colpo di stato, sulla base di quanto detto dal Picone Chiodo e dal Degli Occhi contavo che dopo il mio intervento in Valtellina vi sarebbe stato un intervento dell’ arma dei carabinieri, del Birindelli e di un gruppo di ufficiali a lui facenti capo e di alcuni ufficiali italiani della Nato. Non so comunque essere piu’ preciso in quanto sia il Degli Occhi che il Picone Chiodo non mi hanno detto nulla di piu’ di quanto ora riferito in ordine ai loro accordi.

– Interrogato in merito alle diverse tensioni golpiste succedutesi dal 1970 al 1974, ricordo che nell’ aprile del1970 mi ero reso disponibile ad un progetto di colpo di stato in forma personale. Allora, insomma, non avevo il mio gruppo. Anche nel 1970 avevo contati soltanto con Degli Occhi e Picone Chiodo. Nell’ aprile del 1973, poi, si prospettò la possibilita’ di un altro tentativo di golpe. In quel periodo portai un gruppo di ragazzi di Brescia a fare una esercitazione in Valtellina. La cosa non ebbe seguito. Noi eravamo pronti ma evidentemente non si erano create le premesse necessarie. La disponibilita’ mia e del mio gruppo rimase comunque dall’ aprile del 1973 fino all’ epoca del mio arresto.

– Dell’ avvocato De Marchi sapevo che faceva parte del complotto a livello dirigenziale. Ripeto di non averlo mai conosciuto. Il ruolo di De Marchi mi fu indicato dal Picone Chiodo. Tutti i miei contatti con l’ avvocato Degli Occhi passavano attraverso il Picone Chiodo.

– L’ Esposti prima di fuggire da Milano si reco’ a chiedere soldi all’ avvocato Degli Occhi perche’ sapeva che era il capo ed era convinto che disponesse dei fondi dell’ organizzazione. Cio’ non era vero perche’ ero io a gestire il denaro. L’ avvocato Degli Occhi si spaventò a morte per la visita di Esposti perche’ la ritenne compromettente. Come ho gia’ accennato io stesso non frequentavo lo studio dello avvocato Degli Occhi col quale avevo contatto attraverso il Picone Chiodo.

Carlo Fumagalli – verbale 17.4.1986 reso al G.I. Grassi

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