Le inchieste di Giovanni Spinoso – sentenza appello Italicus

Spinoso Giovanni, giornalista prima di “Avvenire”, poi della sede RAI di Firenze, dichiarava che interessandosi del delitto Occorsio, si era recato in Corsica per un’inchiesta nel dicembre ’76, dopo 1’arresto di Pugliese. A Bastia aveva preso contatti con certo Orlando Moscatelli, il quale gli aveva parlato dei rapporti avuti col gruppo di estremisti italiani che aveva fatto capo alla città corsa. Nel gennaio ’77 era cosi tornato a Bastia ed aveva appreso dal Moscatelli di in commissione di inchiesta di O.N. che era stata in Corsica ad inda­gare nell’ambiente dei fuoriusciti italiani. A dire dello Spinoso, la notizia l’aveva interessato perché non gli risultava che l’Affatigato ne avesse parlato durante gli interrogatori. Anzi l’Affatigato aveva addirittura negato di essere stato a Londra ed in Corsica, sostenendo di avere trascorso in Italia l’intero periodo della sua latitanza.
Precisava lo Spinoso che l’Affatigato, secondo il Moscatelli era stato interrogato nel residence “Erbalonga “, dove abitava il Pugliese, ed aveva finito per stendere 5 cartelli su carta a quadretti così dettagliati, che gli stessi membri della commissione se ne erano meravigliati. A quanto aveva ca­pito lo Spinoso, il documento era stato consegnato al Pugliese, il quale lo aveva portato in Spagna e lo aveva fatto vedere al Graziani ed al Massagrande. Di poi lo stesso Pugliese – a dire del Moscatelli – l’aveva strappato in presenza dell’Affatigato, dicendo che era troppo pericoloso.
In seguito l’Affatigato, che era munito di un documento falso intestato a Mario Ricci, noto ordinovista trentino, si era messo troppo in vista sì che il Pugliese ed il Graziani avevano insistito perché andasse via dalla Corsica. Nel gennaio ’77 l’Affatigato era cosi tornato in Italia, ove era rimasto latitante fino al dicembre dello stesso anno, quando era stato arrestato. Secondo il Moscatelli, la relazione dell’Affatigato riguardava gli attentati commessi in Tosca­ne, nel ’74-’75» con l’indicazione dei relativi autori: per l’Italicus venivano escluse responsabilità di elementi di destra..Ciò era stato confermato in seguito dal Tomei, ma lo Spinoso aveva avuto la impressione che il Moscatelli non ci credesse. Lo stesso Moscatelli aveva riferito di come la relazione dell’Affatigato fosse stata fotocopiata dal Tomei.

Aggiungeva lo Spinoso che quando nel ’78 era entrato in contatto col Tomei, questi gli aveva parzialmente confermato le notizie apprese dal Moscatelli. In primo luogo aveva ammesso di aver fotoco­piato la relazione Affatigato, adducendo di aver consegnato il documento ad un camerata francese per il cui tramite era pervenuto ad un avvocato di Parigi. Tomei aveva anche confermato la notizia relati­va ad un viaggio in Francia dell’Affatigato nel periodo immediatamente precedente all’attentato dello Italicus; si era mostrato restio a parlare di quest’ultimo argomento: aveva detto che il Tuti negli ambienti pisani veniva soprannominato “Pietro Micca” e sarebbe stato tecnicamente in grado di confeziona­re un ordigno come quello usato per l’Italicus; che lo stesso Tuti non era a capo del F.N.R. ma si era lasciato coinvolgere dagli aretini, in un momento di disorientamento seguito agli arresti del Lamberti e del Batani; che il Tuti infine aveva fatto un at­tentato su ordine dell’Affatigato. Il Tomei conclusivamente e fra molte reticenze aveva espresso l’avviso che il Tuti non avesse mai partecipato fisicamente agli attentati, limitandosi a procurare tutto ciò che gli veniva richiesto, ivi comprese le armi.

Poiché all’epoca erano note le dichiarazione dell’Affatigato sull’incontro lucchese con un massone, lo Spinoso ne aveva chiesto conferma al Tomei. Questi non solo aveva dato atto dell’incontro, ma aveva precisato che vi erano state in precedenza due telefonate di presentazione da parte del Batani; che lo sconosciuto era giunto con una macchina targata AR, e si era offerto di aiutare finanziariamente gruppo di Lucca; che di seguito esso Tomei aveva pensato di informarsi dal Batani sull’identità di quel massone; che l’Affatigato, avendo riferito per telefono al Graziani dell’incontro, ne aveva ricevuto una gran lavata di capo. Adduceva ancora lo Spinoso di aver chiesto espressamente al Moscatelli chi avesse potuto mette­re la bomba sull’Italicus. Al che quegli, dando l’impressione di non sapere con certezza come fossero andate le cose, aveva fatto solo il nome del Franci, precisando che costui, pratico di treni perché lavo­rava alla stazione di Firenze, aveva suggerito di scegliere l’Italicus per l’attentato; aveva detto vagamente che il Tuti sarebbe stato in grado di fare l’attentato, senza per altro accusarlo; aveva omesso ogni riferimento al Malentacchi.

Il Moscatelli – secondo lo Spinoso – era chiara mente a conoscenza delle rivelazioni del Fianchini, che avevano trovato ampia eco sulla stampa. Riferiva al riguardo lo Spinoso che secondo quando appreso dal Moscatelli e dal Tomei, la commissione di O.N. era stata una priva volta in Corsica nel maggio ’75, indirizzata al Tomei dal Cauchi. In questa occasione l’Affatigato aveva escluso che il Tomei avesse avuto parte negli attentati del ’74 in Toscana, e la commissione, dopo qualche mese, gliene aveva dato atto per telefono. Quando nel dicembre ’75 “Epoca” aveva pubblicato le rivelazioni del Fianchini, nell’ambiente dei fuoriusciti si era determinata un grande scompiglio e l’Affatigato – che come si è visto aveva escluso che gli attentati fossero stati opera della destra – era stato messo sotto torchio: si era indotto così a scrivere la sua lunga relazione, di poi strappata dal Pugliese. In questa relazione, attentato per attentato, se ne indicavano gli autori: per l’Italicus l’Affatigato aveva insistito nel direi “non siamo stati noi”.

Il Tomei, messo a confronto con l’Affati­gato, insisteva nel negare l’incontro a Lucca con sconosciuto massone aretino. L’Affatigato dal suo canto negava la paternità della dichiarazione o relazione attribuitagli dal Tomei, il quale finiva per ammettere di non avere elementi per stabilire con certezza che il documento fotocopiato provenisse dall’Affatigato. Sia il Tomei che l’Affatigato, dando atto di aver conosciuto a Bastia il Moscatelli, che anzi aveva prò curato un lavoro al Tomei in un ristorante vicino al suo, negavano di aver parlato con lui di politica. Tomei lo definiva “un truffatore”; l’Affatigato riferiva di come il Moscatelli avesse tentato di ottenere del danaro da O.N. per rinnovare il suo locale e farne una base ordinovista, e gli avesse carpito dei soldi, minacciando quindi di denunciarlo e di farlo rimpatriare.

Il Tomei, messo a confronto anche con lo Spino­so, sosteneva che gran parte delle dichiarazioni at­tribuitegli dal giornalista non le aveva mai rese, o comunque non corrispondevano a verità. Lo Spinoso infatti l’aveva intervistato in nu­merose occasioni ed aveva più che altro formulato delle ipotesi, alle quali aveva spesso risposto a caso, anche inventando.

Solo per quanto riguarda il documento fotocopiato e finito a Parigi, annetteva di averne parlato e di essersi anche offerto di andare in Corsica per tentarne il recupero. Negava in particolare di aver confermato allo Spinoso l’incontro col massone: detto incontro non era mai avvenuto, e l’Affatigato al riguardo aveva deposto il falso.  Il Moscatelli, sentito per rogatoria, assumeva un atteggiamento del tutto negativo. Riconosce­va in fotografia l’Affatigato sostenendo di averlo conosciuto come “Mario” e di avergli procurato lavoro nella pizzeria “Chéz Avenoso”. il ragazzo era tornato un paio di volte per ringraziarlo, ma non avevano mai parlato di politica. Poiché il suo era l’unico ristorante italiano del vieux-port, la clientela era composta essenzialmente da italiani, che l’andavo a trovare per i più diversi motivi. E su questa ammissione il Moscatelli si fermava.