Giovanni Gallastroni su Cauchi/P2 sentenza Italicus 1986

Il dott.Sebastiano Luongo, capo dell’Ufficio politico della Questura di Arezzo, riferiva fra l’altro come dopo l’attentato alla stazione ferroviaria di Bologna del 2 agosto 1980 avesse ricevuto disposizioni per interrogare il Gallastroni. Nell’oc­casione questi, parlando dei mezzi, per gli spostamenti, avrebbe accennato a finanziamenti del Gelli. Riferendosi al ’75, avrebbe precisato che il Gelli teneva i collegamenti col Cauchi, all’epoca latitante, e dava del danaro allo stesso Cauchi.

Avendo il Gallastroni negato la circostanza, emergeva da un confronto con il M.llo Sergio Baldini che questi aveva saputo come il Cauchi disponesse di molto danaro e fosse stato a cena dal Gelli. Coordinando questi dati, il sottufficiale ne aveva dedotto che il Gelli dava del danaro al Cauchi, ed aveva comunicato la notizia al suo superiore. Il Gallastroni,dal suo canto, ammettendo di aver parlato al M.llo Baldini di una cena del Cauchi a casa del Gelli, escludeva di aver voluto fare intendere che quest’ultimo desse del danaro al Cauchi.

L’istruttoria dibattimentale, ripercorrendo senza nuove acquisizioni le indagini svolte in istrut­toria sull’ambiente massonico, non evidenziava altri fatti che consentissero di ritenere provati rapporti fra la massoneria, la loggia P.2, il Gelli e gli am­bienti dell’eversione toscana di estrema destra che meno trovava conferma il sospetto che i servizi segreti avessero avuto un ruolo nella strage e successivamente nel proteggerne gli esecutori ed i mandanti. L’esame del Gelli, richiesto per rogatoria alle Autorità elvetiche, non poteva aver luogo per la fu­ga dello stesso Gelli e per la sua successiva lati­tanza.

sentenza appello Italicus 1986 pag 157

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