Natura, struttura, posizione e collocazione dell’ordigno esplosivo – Sentenza G.I. Vella

Sul luogo corrispondente al punto della linea ove avvenne l’esplosione vennero rinvenuti, dopo alcune ore, frammenti di una sveglia marca Peter, costruita dalla ditta Peter Uhrur di Rottweil della Germania Federale nel 1973, dall’esame dei quali i periti di ufficio poterono determinare che quella sveglia, per le modifiche apportate e risultanti ancora superstiti sul relitto del coperchio posteriore di essa – constanti dell’applicazione di un tassello isolante di “presspan”, di due piastrine di rame di cui una fissa e l’altra mobile saldata a stagno e di un serrafilo elettrico – era stata impiegata come “interruttore elettromeccanico, comandato a tempo dal congegno di suoneria della sveglia”.
Per la impossibilità di accertare chimicamente la natura dell’esplosivo impiegato, del quale alcune traccia era stata rinvenuta e sul relitto di sveglia e sulle strutture della vettura investita dal fuoco succeduto alla esplosione e sulle pareti della galleria, i periti ritennero, in via di ipotesi, sulla base degli effetti accertati, in relazione alle caratteristiche del luogo dell’esplosione, di poter affermare essere la carica costituita da una miscela esplosiva di kg 2+2.5 di peso, di TNT e NH4 e NO3 (trinitotonuele, ammoniaca e nitrato) commista ad una miscela incendiaria (termite: Al metilico e Fe2 O3), causa dell’incendio furiosamente divampato contestualmente all’esplosione e della quale tracce vennero rinvenute sulla volta della galleria.

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Gli esami degli effetti della esplosione sulle strutture della vettura incendiata, – caratterizzata in particolare dalla vistosa deformazione del longherone sottostante la poltrona del 2° scompartimento di 1a classe(a partire dalla piattaforma anteriore), rivolta contro il senso di marcia e prossima al corridoio della vettura, deformazione a mo di avvallamento, imputabile presumibilmente all’onda di spinta dell’esplosione, – ha indotto i periti di ufficio a determinare il punto in cui l’ordigno era stato collocato come lo spazio sottostante il sedile della poltrona innanzi indicata idoneo perla mobilità del sedile stesso a nascondere un contenitore di forma parallepipedoidale.
Tale rilievo veniva confermato dai risultati dell’accertamento medico-legale sulle salme di coloro che sedevano nello scompartimento indicato ed in quelli immediatamente contigui: schegge metalliche nelle parti basse e negli arti inferiori dei corpi e fratture del bacino, reperti di natura diversa da quelli relativi alle salme dei viaggiatori seduti negli scompartimenti di 2a classe della  stessa vettura, distanti da quello sede dell’esplosione.

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In ordine al luogo in cui l’ordigno sarebbe stato collocato ed a quello in cui avrebbe dovuto verificarsi l’esplosione, i periti balistici considerate la “rudimentalità, la pericolosità” e la scarsa affidabilità del congegno di sicurezza la cui capacità è legata alla maggiore “o minore frizione della piastrina sul presspan” e, quindi, per l’estrema sensibilità dell’ordigno, la necessità di assicurarne al massimo la stabilità; il lungo tempo di sosta del convoglio alla stazione Tiburtina, dal momento del suo “garaggio” (13.30) a quello in cui i primi viaggiatori iniziarono ad occuparlo (17.30) ed a quello di partenza (h 20.35), ritennero di formulare la ipotesi che l’ordigno dovette essere collocato alla Stazione predetta.
Considerando inoltre l’ora dell’esplosione, l’approssimazione di cui gode il congegno di suoneria della sveglia e l’ora prevista per l’arrivo del convoglio alla Stazione di Bologna Centrale, i periti predetti ritennero di poter affermare in via di deduzione che l’ordigno “era stato attivato perché esplodesse poco prima dell’arrivo del treno” nella detta stazione.
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