Msi e Ordine Nuovo ad Arezzo – Sentenza Italicus G.I. Vella

Del MSI di Arezzo, cui più volte si è accennato, faceva parte un gruppo di giovani (tutti o quasi iscritti al Fronte della Gioventù) i quali, aderendo alla predicazione del radicalismo neonazista sistematizzato dalle teorie dell’idealista Julius Evola e tradotto in programma operativo da Pino Rauti, Clemente Graziani, Franco Freda etc., erano usciti dal partito e dall’organizzazione dei giovani dello stesso parallela, allorché in quello in concomitanza con la fusione dei monarchici facenti capo all’on. Covelli, prevalse ufficialmente la linea moderata. E la consacrazione del loro dissenso era stata espressa dai giovani predetti con la costituzione di una sezione del movimento Ordine Nuovo facente capo ufficialmente a tale Batani Massimo, ma sponsorizzato dal Commissario della federazione aretina del MSI, avv. Oreste Ghinelli, che pagava il canone di locazione della sede di quella sezione, sovvenzionava i singoli, presiedeva le loro riunioni suggerendo la più opportuna linea di difesa nella ipotesi di persecuzione giudiziaria o di polizia e quindi utilizzando i giovani predetti come propagandisti, gorilla ed il Franci alfine come suo autista. Di quel gruppo faceva parte oltre al Batani, il Malentacchi, il Gallastroni, il Cauchi Augusto, il Franci, il Duchi, il Brogi, la Bellini, la Ghelli etc.

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In significativa azione di recupero al partito, ma sostanzialmente di fiancheggiamento, intrattenevano inalterati rapporti con detti giovani oltre al Ghinelli, il prof. Giovanni Rossi, il sindacalista della Cisnal Albiani, tal Capacci e altri. Disciolto il movimento di Ordine Nuovo in esecuzione della nota sentenza del Tribunale di Roma, la sezione aretina continuò la sua attività sotto la nuova etichetta del movimento “Ordine Nero”: attività espressasi negli attentati dinamitardi alla Casa del Popolo di Moiano ed in altre località toscane. Tratto in arresto il Batani per quell’impresa nel maggio ’74, molti esponenti di quel gruppo vennero inquisiti dalla magistratura bolognese, competente perché l’ultimo attentato rivendicato da Ordine Nero era stato commesso contro lo stabile ove aveva avuto la sede la “Chiari e Forti” in via Arnaud.
Nel corso dell’istruttoria di quel procedimento (n. 270/74 A G.I. Bologna) si accertava che le riunioni preparatorie ad imprese terroristiche si svolgevano prevalentemente nell’abitazione del Cauchi Augusto, marito della De Bellis, sita in località Verniana di Monte San Savino, ove, verso la fine della primavera del ’74 separatosi il Cauchi dalla moglie, era stato ospitato tale Bumbaca, giovane milanese legato al gruppo degli ordinovisti di quella città ed accertato elemento di collegamento tra costoro e i camerati aretini.

Sentenza ordinanza G.I. Vella 1.8.1980 pag 296-298

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