Giovanni Pellegrino sulla strage dell’Italicus

La vicenda giudiziaria dell’Italicus ha ricalcato il copione già noto di piazza Fontana e soprattutto di piazza della Loggia: un indirizzarsi dell’accusa verso elementi della destra radicale (Tuti, Franci e Malentacchi), esiti giudiziari altalenanti e conclusioni finali assolutorie, probabilmente determinate anche da un impressionante coacervo di depistaggi e inquinamenti probatori da parte di apparati e Servizi. Nè la riapertura di nuove istruttorie ha condotto a esiti diversi.
Un’ulteriore strage impunita, quindi, come piazza Fontana e piazza della Loggia. Furono appunto questi deludenti esisti processuali che indussero il Parlamento a istituire una Commissione con il compito di accertare le ragioni che avevano impedito l’individuazione dei colpevoli.

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In una mia proposta di relazione del 1995, sulla base delle acquisizioni di cui allora la Commissione era in possesso e nell’ambito di una prima ricostruzione della strategia della tensione, ritenni di poter concludere che piazza Fontana, via Fatebenefratelli, Peteano, Brescia e Italicus costituivano episodi che, pur probabilmente attribuibili ad autori diversi, venivano a situarsi in un medesimo contesto eversivo. Invece, il quadro complessivo si è notevolmente chiarito per effetto di inchieste giudiziarie che, riprendendo e sviluppando vecchi filoni di indagini, ci consentono di leggere con maggiore facilità l’intero periodo; addirittura cogliendone, come ho cercato di fare sinora, differenze di fasi e dinamiche interne, e in cui è emersa con chiarezza l’unicità di un filo ricostruttore che parte da piazza Fontana per arrivare a piazza della Loggia. Tuttavia non è emerso nulla che riguardi l’Italicus, e cioè l’ultima delle grandi stragi, che chiuse una fase, perché nel decennio, il 1974 costituisce indubbiamente un punto di svolta, sia sul piano internazionale che su quello interno…
Tutto quello che ho appena detto mi porterebbe a pensare che la strage dell’Italicus sia riferibile a un ambito almeno parzialmente diverso da quello in cui maturarono gli altri gravi eventi del periodo. Taviani mi ha fatto capire di avere in proposito un’idea precisa, senza aggiungere altro. La sua reticenza su questo punto mi fa ritenere che sia preoccupato delle ripercussioni che, anche attualmente, potrebbero aversi sul piano dei rapporti internazionali con Paesi alleati, se esplicitasse il suo sospetto e le sue valutazioni riguardo all’ambito in cui maturarono gli attentati ai treni.

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Non ci resta che attendere sue ulteriori rivelazioni, che probabilmente riusciranno a spiegarci il quadro in cui venne a inserirsi una strage, che si distinse dalle altre anche per essere annunciata. E’ noto infatti che il segretario MSI dell’epoca, Giorgio Almirante, in compagnia di Alfredo Covelli, si recò dal dottor Santillo, allora direttore dell’ispettorato generale antiterrorismo, preannunciadogli l’imminenza dell’attentato a un treno.

Giovanni Pellegrino estratto dal libro “Segreto di Stato”