Dichiarazioni Biagio Pitarresi

Biagio PITARRESI ha rilasciato delle dichiarazioni di estremo rilievo, in quanto  fornisce un probabile legame tra ESPOSTI ( appartenente a quelle SAM alle quali, secondo DIGILIO, sarebbe stata consegnata la bomba da SOFFIATI) e la strage di Piazza della Loggia. Il predetto è stato escusso all’udienza dibattimentale del 26.3.2009 (trascriz. da pag.35). E’ stato sostanzialmente un uomo di azione nell’ambito della destra degli anni 70, fino a quando, attorno al 72’ è via via diventato soprattutto un delinquente comune. Ancora oggi sta scontando la pena per un sequestro di persona del ’74 (GERLI) che all’epoca aveva fruttato 3 milioni di dollari.
Iscritto al MSI sin dal ’62, ha fatto il militare nei paracadutisti, conoscendo NARDI (che gli presenterà ESPOSTI) e MONTICONE. Ha frequentato la Giovane Italia in Corso Monforte di Milano, all’epoca retta da Gianni RADICE. Occasionalmente ha svolto funzioni di guadiaspalle dell’On. SERVELLO e, quando c’era qualche comizio non si tirava indietro quando “c’era da andare a prendere le botte”. Lo stesso avveniva anche a favore dell’On. ALMIRANTE. Ha ricordato di aver fatto propaganda elettorale nella campagna del 1970. Tra il 70° e il 72 aveva conosciuto anche ROGNONI e in seguito si era spostato in Portogallo. Ha ricordato l’AGINTER PRESSE, legata alla polizia politica portoghese (PIDE), attraverso la quale alcuni “di loro “furono inviati alcuni mesi in Angola.
Dalle sue risposte sembra arguirsi che fosse DELLE CHIAIE a “manovrare il discorso” degli spostamenti facenti capo all’AGINTER PRESSE. L’AGINTER PRESSE (59) si proponeva come finalità “quello che hanno fatto sempre questi americani, da 60 anni aquesta parte. Sapevo che c’erano degli americani lì, quello che più o meno gli americani hanno sempe fatto dal ’45 fino a ieri mattina”.
Tutte queste informazioni, e cioè cosa fosse questa “Agenzia” e la “copertura della C.I.A.” PITARRESI le ha apprese da Carlo ROCCHI (60) , personaggio con un ufficio in San Babila, che si presentò come un camerata, e che gli disse di far parte della C.I.A.. In particolare (62) gli disse che l’AGINTER PRESSE “era un ufficio che coordinava alcune attività della Agenzia in Europa” e che strumentalizzava loro “scemi di destra”. ROCCHI faceva parecchi viaggi sia in Spagna, che in Portogallo, e soprattutto negli U.S.A. Tra le persone conosciute da PITARRESI anche Angelo ANGELI, detto “il golosone”.Ha ricodato che all’epoca sia lui che ANGELI disponevano di olte armi, che occultavano sotto la metropolitana di San Babila. Si trovavano a poca distanza dall’Università Statale, e ciò consentiva loro di fronteggiare lo strapotere della
controparte. ANGELI aveva una casa in Svizzera, dove era possibie comprare armi, ma il predetto aveva soprattutto “roba vecchia”, che poteva provenire da qualche apparato dello Stato. Ha ricordato (da pag 65) il coinvolgimento di ANGELI nella violenza sessuale ai danni di Franca RAME, avvenuta nel 1973. PITARRESI ha confermato che mandanti del delitto furono i Carabinieri della Caserma di Via
Lamarmora, rivolgendosi ad Angelo ANGELI, “perché era un po’ ricattabile”.
Si tratta di un particolare non trascurabile, in quanto ANGELI era strettamente collegato a Giancarlo ESPOSTI, e pertanto ciò conferma indirettamente i rapporti, dimostrati per altra via, tra quest’ultimo e i Carabinieri proprio di quella caserma.
PITARRESI ha confermato questi stretti rapporti tra ESPOSTI e ANGELI, facendo intuire, parlando in termini di “fatti loro personali…proprio personali, fisici, personali” che tra i due ci fosse una relazione sessuale o sentimentale. I due proteggevano, peraltro, un locale frequentato da omossessuali e travestiti, con la tolleranza delle forse dell’Ordine, e proprio da questa situazione potrebbe essere nato
poi il ricatto ai danni dell’ANGELI da parte dei Carabinieri.
PITARRESI ha ricordato di aver sempre sentito parlare di colpo di stato che sarebbe stato fatto con i Carabinieri (73) e che ESPOSTI apparteneva alla categoria di quelli che dicevano “adesso facciamo, adesso arriveranno gli Americani”. Aveva appreso, ma solo in ambiente carcerario, che ESPOSTI era stato “ammazzato” dai Carabinieri “come un cane” e che lui e gli altri dovevano andare a Roma a sequestrare il
Presidente LEONE. Che in occasione del conflitto “potevano fare a meno di ammazzarlo”. ESPOSTI sarebbe uscito dalla tenda disarmato e sarebbe stato ucciso da un maresciallo dei Carabinieri mandato apposta sul luogo per ucciderlo. Non ha escluso di aver potuto ricevere queste confidenze dallo stesso DANIELETTI.

giancarloesposti
Circa un mese o due prima della strage di Brescia ESPOSTI gli disse che, visto come le cose stavano andando in Spagna, in Portogallo “bisognava..c’era da fare qualche situazione da poter portare un cambiamento, qualcosa un po’ di eclatante”.
PITARRESI a sua volta gli aveva fatto notare che loro erano adoperati, strumentalizzati. Questo fatto del “colpo di stato”era comunque per ESPOSTI “una cosa eterna”, nel senso che era il suo chiodo fisso.
Qualche tempo prima della strage (82-PITARRESI ritiene, comunque, molto meno di due mesi prima) ESPOSTI gli chiese di approntargli un documento falso, cosa che lui fece (ricorda, appunto, che c’era sopra la foto di ESPOSTI) , consegnandoglielo (uno o due pezzi) nel bar di TORTI . Il giorno stesso della strage, o un giorno prima, o il giorno dopo (83) ESPOSTI espresse a PITARRESI la sua preoccupazione. A
questo punto gli è stato contestato il passo del verbale del 10.5.94 in cui PITARRESI colloca la preoccupazione di ESPOSTI due o tre mesi prima della strage e l’accompagna con la crescita della barba. Che tale paura (84) era nei confronti dei Carabinieri. Che, in particolare “Aveva paura dei Carabinieri” perché “non se la sentiva di portare avanti un certo impegno che aveva preso con i Carabinieri, e che
prima o poi i Carabinieri l’avrebbero fatto fuori” . PITARRESI, a 15 anni dalle precedenti dichiarazioni, ha confermato la preoccupazione di ESPOSTI, non escludendo che si trattasse della paura di essere ucciso (85). Tuttavia ha tendenzialmente collocato questa paura in un momento più prossimo rispetto all’uno o due mesi prima della strage, indicato in precedenza. In ogni caso (86) ha confermato che ESPOSTI disse di essere in rapporto con i Carabinieri. Ha questo punto gli sono stati contestati in successione i vari passi che in precedenza lo avevano portato ad affermare in sede di indagini che ESPOSTI gli aveva parlato di un attentato, simile a quello di Piazza Fontana, da realizzarsi proprio a Brescia, nel quale sarebbe stato coinvolto in prima persona. Si riportano i passi in quanto la sua attuale versione
dibattimentale ne costituisce una parziale conferma :
“Con ESPOSTI già in precedenza, e verso l’inizio del ’74, avevo avuto modo di parlare, sempre nel locale del TORTI, del grosso botto da realizzare al fine di stimolare un colpo di stato o un intervento americano. La particolarità del discorso fatto con ESPOSTI rispetto a quanto anche altri in quell’ambiente andavano dicendo era che l’ESPOSTI ne parlava come di una cosa che li stesso avrebbe realizzato”(10.5.94).
Tornando al discorso relativo a Giancarlo ESPOSTI devo dire che io ho appreso proprio da lui e sicuramente prima del 28 maggio 4, che proprio a Brescia era in programma un grosso attentato del tipo di quello di Piazza Fontana. Il fine era quello di stimolare e appoggiare un colpo di stato. In quel periodo Brescia rappresentava una sede importante sia perché si diceva che con i Carabinieri in quella città non
avremmo avuto problemi, sia perché vi era una sezione del partito comunista piuttosto forte, e quindi ciò rappresentava un bersaglio politico per noi significativo” (18.5.94)

brescia strage

“Pochi giorni prima della strage di Piazza della Loggia, comunque sicuramente nello stesso mese della strage, seppi a Milano da Giancarlo ESPOSTI , che ricordo vestito con un impermeabile, che si sarebbe dovuta verificare una grossa esplosione in una piazza di Brescia, e che la colpa sarebbe dovuta ricadere sui comunisti” (21.11.94).
“Dai discorsi dell’ESPOSTI l’attentato a Brescia poteva avere per oggetto una sede del Partito Comunista o comunque una manifestazione di comunisti”.
PITARRESI ha anzitutto confermato (89) di aver visto nel ‘74 ESPOSTI una decina di volte. Ha cominciato col ricordare, poi, che effettivamente a Brescia c’era qualcosa in programma: “il fatto di Brescia…che siamo venuti qui qualche volta, che volevano far saltare anche una…adesso non mi ricordo la via, su una piazza c’è una cosa dei partigiani, del partito socialista…” (89). Ha aggiunto (92) di ricordare che ESPOSTI gli parlò con riferimento a Brescia. Che all’epoca aveva pensato all’attentato alla sede del partito comunista, pur convenendo che, in tal caso, sarebbe stato ben difficile attribuire la colpa”ai rossi”, come sostenuto.
Ha confermato che “il botto dovesse riferirsi o al Partito Comunista o ad una manifestazione di comunisti”.(94)
Ha specificato che doveva comunque trattarsi di “un attentato di un certo rilievo” Ha precisato (97) che le cose che ESPOSTI avrebbe potuto fare per i Carabinieri ( e che quindi, dato il suo rifiuto, avrebbero potuto costituire la causa della sua apprensione) avrebbero potuto essere molteplici, e che quindi avrebbe potuto esserci un rapporto con l’attentato, ma soltanto come ipotesi.
Come si può notare alla fine ci si trova in presenza di una versione non di molto differente da quella di quindici anni fa: il programma di un grosso botto a Brescia, in coincidenza con l’epoca della strage, da attuarsi ai danni del Partito Comunista e di una manifestazione di comunisti.
PITARRESI (98) ha confermato che i rapporti con i Carabinieri erano “buonissimi” e che con loro questi non erano accaniti.
PITARRESI ha riferito di di aver appreso da ESPOSTI di suoi rapporti con la polizia politica portoghese (98-PIDE), vero braccio armato del regime, che avrebbe garantito appoggi a rifugiati. La circostanza l’aveva appresa da un funzionario della Polizia Politica Portoghese, presentatogli da Carlo ROCCHI, agente della C.I.A.. Tale funzionario gli aveva anche chiesto di collaborare con loro, anche con riferimento
(100) all’invio di latitanti in Angola e Mozambico. Anche NARDI aveva rapporti con la PIDE. ESPOSTI gli riferì di aver il compito di controllare i portoghesi emigrati in Italia per conto della Polizia Politica Portoghese. (101).
Ha dichiarato (104) di aver conosciuto FUMAGALLI, presumibilmente a San Vittore, e presumibilmente anche Kim BORROMEO, o comunque di aver ricevuto indicazioni su questi da parte di Angelo ANGELI, conoscendolo poi direttamente,a Bergamo o a Brescia. Ha confermato di aver appreso, da FUMAGALLI o da ANGELI dell’episodio dell’arresto di BORROMEO e SPEDINI con l’esplosivo. Di aver appreso che qualcuno li aveva venduti e che i Carabinieri li aveano arrestati.
Ha confermato che FUMAGALLI gli “disse che aveva fatto una operazione e poi gli stessi Carabinieri l’avevano arrestato…”; che “c’era qualcosa con un ufficiale dei Carabinieri su questo arresto qua” e ha confermato il “tradimento dei Carabinieri” , emergente dal seguente passo, pur precisando che la cosa l’aveva appresa non direttamente da Kim BORROMEO, ma da Angelo ANGELI, non soltanto presente, ma autore della confidenza:
“…ribadisco che il primo in presenza di Angelo ANGELI …mi raccontò di essere andato a prendere dell’esplosivo poi sequestrato perfettamente d’accordo o comunque coperto da un ufficiale dei Carabinieri di Brescia. In sostanza quell’ufficiale era d’accordo con lo stesso BORROMEO nel senso che avrebbe permesso di fare transitare l’esplosivo. Detto ufficiale poi non era stato ai patti e l’aveva fatto arrestare”.
Come si può notare viene confermata una volta ancora ilo tradimento da parte di DELFINO di SPEDINI e BORROMEO.
PITARRESI (109) ha confermato che ESPOSTI gli disse di avere rapporti diretti con DELFINO, ma non solo con lui, ma anche con tanti altri tra cui il “capitano ROSSI”.

Memoria Pm strage di Piazza della Loggia

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