Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale e P2

Nell’impugnata sentenza si afferma l’ascrivibilità della strage all’estrema destra eversiva sulla base di accertate analogie con fatti precedenti, sicuramente attribuibili al terrorismo neofascista. Quest’avviso, debolmente motivato, ha ricevuto in sede di rinnovazione parziale del dibattimento sostanziose conferme ed importanti arricchimenti.
E’ risultato invero di come, dopo lo scioglimento di Ordine Nuovo nel novembre del 1973 e dopo la denuncia pressoché contemporanea di Avanguardia Nazionale per ricostituzione del partito fascista, i due movimenti siano entrati in crisi e si sia imposta per loro la scelta della unificazione e della clandestinità.
Della unificazione, sia come di un tentativo non riuscito, ha parlato Vinciguerra Vincenzo, nell’interrogatorio reso il 2 luglio 1985 al G.I. di Roma, riferendo di un lungo dibattito iniziato nel ’74, dopo lo scioglimento di Ordine Nuovo, per la “necessità  di tentare un controllo su un ambiente disorientato come quello dei militanti di Ordine Nuovo o comunque di sbandati, come tali esposti al rischio di manovre di provocazione …”. Il dibattito – secondo Vinciguerra – era giunto al suo punto di maggiore intensità nell’estate-autunno ’75, quando ad Albano Laziale vi era stato un convegno fra esponenti dei due gruppi per tentare di definire i termini di una unificazione: il che peraltro non era avvenuto. Anzi nel dicembre ’75 l’ipotesi unitaria era definitivamente tramontata, dopo un incontro a Roma in via Sartorio cui avevano partecipato, fra gli altri, Adriano Tilgher per A.N., Paolo Signorelli e Massimiliano Fachini per O.N..
Sta di fatto però che immediatamente dopo suddetta riunione, nel corso di un’operazione di polizia che portò alla scoperta della base di via Sartorio ed all’arresto di esponenti di entrambe le organizzazioni, venne rinvenuto fra l’altro l’organigramma scaturito dall’unificazione delle organizzazioni stesse, formalizzata, secondo il Calore,  in una riunione tenutasi nel precedente mese di settembre ad Albano Laziale. Laddove la circostanza che il Vinciguerra intenda l’operazione di via Sartorio come diretta essenzialmente contro A.N.  e come frutto della collusione di esponenti di O.N. con i servizi di sicurezza, spiega ampiamente perché lo stesso Vinciguerra neghi strumentalmente che si sia giunti ad una effettiva, anche se momentanea riunificazione.
Al riguardo sono stati acquisiti in senso positivo altri, concordanti elementi di prova.
Nell’interrogatorio reso al PM di Bologna il 10 maggio 1982, acquisito al dibattimento di primo grado, Marco Affatigato dava atto di come la fusione tra O.N. ed A.N. si fosse realizzata nel ’75, precisando che verso la fine di quell’anno Clemente Graziani, prima titubante in quanto sospettoso di mene golpiste e di contatti di A.N. con i servizi segreti, venne quasi costretto, trovandosi in difficoltà a Londra, a mutare posizione e dare il suo assenso.
Va poi ricordato che Andrea Brogi ha collocato all’inizio del processo di unificazione – prima quindicina di gennaio ’74 – l’incontro di Villa Collemandina, tenutosi alla presenza di esponenti delle due organizzazioni (Tomei, Cauchi, Gubini, Enzo Castori, Enrico Pugliese per O.N. Adriano Tilgher per A.N.) al precipuo scopo di coordinare a livello territoriale toscano le strutture e l’azione di O.N e A.N.
Analogamente il Tisei ha datato al 1975 l’unificazione, precisando che anche Stefano Delle Chiaie e Flavio Campo erano entrati a far parte dell’ufficio politico unificato. A suo dire, nella realtà romana l’unificazione aveva retto fino all’arresto del Concutelli. Ne erano seguite delle polemiche, ma i rapporti personali erano continuati, tanto che Adriano Falabella di A.N. , gli aveva riferito di aver incontrato nel ’77 a Madrid Stefano Delle Chiaie in compagnia di Paolo Signorelli.
Del processo di clandestinizzazione seguito allo scioglimento di O.N. ha riferito diffusamente Paolo Aleardi, precisando che venisse visto diversamente dai politici – Graziani e Signorelli – e dai militari, in particolare dal Concutelli. Mentre i primi si limitavano ad accettarla in quanto necessaria al sopravvivere dell’organizzazione, con la tendenza a limitarla a gruppi operativi destinati a specifiche organizzazioni armate, i secondi davano importanza molto maggiore alla clandestinità, vedendola in funzione di uno sviluppo – da loro auspicato – della lotta armata.
Sui  particolari del processo di clandestinizzazione ha riferito poi Sergio Calore, parlando delle istruzioni che vennero date dal Graziani e dal Pugliese ai membri del circolo Drieu La Rochelle di Tivoli, subito dopo lo scioglimento di O.N.
Al riguardo si fa rinvio a quanto esposto al punto 81 della narrativa, sottolineando come – secondo il Calore –  fosse apparsa a tutti evidente la diretta connessione fra tali istruzioni e la serie di attentati iniziati nel ’74 sotto la sigla di Ordine Nero. Certo è che questi attentati, seguiti a breve dalle stragi di Brescia e dell’Italicus, furono immediatamente successivi ai fatti di cui si è trattato.
Ove si consideri che si sono acquisite molte e valide prove di come fossero stati elaborati programmi di attentati strategicamente finalizzati ad un colpo di stato, può giungersi fondatamente a ritenere che, al di là del dato meramente temporale, l’unificazione delle due principali organizzazioni della destra eversiva – anche se in fase di graduale attuazione – e la loro clandestinizzazione costituiscono gli antecedenti logici agli attentati del ’74-75.
(…) Sergio Calore ha riferito di aver appreso dal Signorelli nell’autunno ’73 – ossia proprio all’epoca dello scioglimento di O.N. e della clandestinizzazione delle strutture – di un progetto di colpo di stato previsto per la primavera-estate dell’anno successivo.
In ambienti militari e dei servizi segreti si tendeva ad un rivolgimento istituzionale ed alla instaurazione della Repubblica Presidenziale: la stessa aspirazione – come si è visto – del capo della P2, Licio Gelli, il quale addirittura, a suo dire, ne aveva accennato al Presidente della Repubblica dell’epoca, on. Leone.
Gli attentati, destinati ad opera di sommovimento, dovevano essere compiuti contro vari obiettivi, linee di trasporto, sedi della sinistra e simili. Dovevano essere attuati da vari gruppi – fra i quali esistevano gravi problemi di connessione – e rivendicati con diverse sigle, anche di fantasia. L’ordine avrebbe dovuto essere poi ristabilito da gruppi dell’esercito di stanza nella regione militare del nord-est.
Lo stesso Calore, nella deposizione resa al G.I. di Bologna il 28 maggio 1985, ha parlato della riunione tenutasi a Tivoli nel novembre-dicembre ’73, durante la quale si era trattato, in termini generici, di azioni militari e attentati esplosivi.  Né la voce di calore resta isolata.
Di un programma di attentati parla il Brogi, il quale, nell’interrogatorio del 29 gennaio 1986 al G.I. di Bologna, riferisce di come nelle diverse riunioni preparatorie (Villa Collemandina, Montesilvano, Roma) si fosse determinata una spaccatura fra chi – come il Pugliese – accentuava il momento “politico” degli attentati, i cui obiettivi avrebbero dovuto essere individuati in modo selettivo sulla base di specifiche ragioni,  e chi, come i milanesi, tendeva alla destabilizzazione fine a sé stessa. Su questa posizione erano allineati, in Toscana il Tuti ed il Cauchi.
Dalle dichiarazioni rese dallo stesso Brogi al G.I. il 9 gennaio 1986 risulta poi che sul piano locale aretino, contemporaneamente alle riunioni di cui si è parlato, “stava iniziando un processo di individuazione delle persone che avrebbero potuto rendersi disponibili per compiere azioni di tipo militare”.
Dal suo canto e nello stesso senso Angelo Izzo riferisce di aver appreso da Tuti come costui avesse partecipato in Toscana ad alcune riunioni del gruppo ordinovista, cui aveva aderito. Ad una di tali riunioni era stato presente Clemente Graziani (di poi, quando si era tentato di prendere le distanze da Tuti, si era fatto circolare la voce che si fosse trattato di un sosia), il quale aveva parlato di attentati alle ferrovie ed ai treni.
Nell’interrogatorio al G.I. di Bologna dell’8 maggio 1985 l’Izzo ha confermato queste dichiarazioni, precisando come il Tuti fosse irritato per le voci sulla partecipazione alla riunione di un sosia del Graziani e come – a suo dire – il discorso sui treni non fosse immediatamente operativo: treni e ferrovie erano stati indicati come obiettivo primario da colpire ai fini di una rapida destabilizzazione, ma non erano stati programmati specifici attentati.
Per ulteriori particolari su queste dichiarazioni si richiama il punto 82.

In termini pressoché analoghi si è espresso il Calore (interrogatorio  del 28.5.1985 al G.I. di Bologna): “Il Tuti, durante la comune detenzione, mi confidò di aver preso parte ad una riunione preordinata all’organizzazione di attentati  alle ferrovie, cui prese parte anche il Graziani. Tuti era certo si trattasse proprio di Clemente Graziani e irrideva quella tesi  secondo cui si sarebbe trattato di un sosia”.
Riunioni dunque in preparazione di un programma di attentati, ma anche persone che sollecitavano gli attentati stessi, li finanziavano o si dicevano disposti a farlo.
(…) si ricordano le dichiarazioni rese da Marco Affatigato sullo sconosciuto massone, verosimilmente aretino, che venne a Lucca, presentato da Batani, per sollecitare un programma terroristico e per offrire finanziamenti. Ove si consideri come il teste Spinoso – della cui attendibilità non è lecito dubitare – abbia ricevuto da Mauro Tomei piena conferma dell’episodio, deve ritenersi che la posizione negativa assunta al riguardo dal Tomei non impedisca affatto di considerare l’episodio stesso come validamente provato.
Né certo va trascurato che Affatigato – come si è visto, pienamente attendibile sul punto – ha riferito di aver appreso dal Graziani di ben più consistenti offerte di finanziamento da parte di ambienti massonici.
Più specifici elementi in tema di finanziamenti ha fornito il Brogi, attestando (…) di aver visto il Cauchi in possesso di una notevole somma di denaro che lo stesso Cauchi aveva detto essergli stata consegnata dal Gelli. Al riguardo, ed anche ai fini di valutare l’attendibilità del Brogi, è importante ricordare come la polizia aretina avesse avuto il sospetto che il Cauchi fosse finanziato dal Gelli. Come si è evidenziato (…) il Maresciallo Baldini, notando come il Cauchi avesse una certa disponibilità di danaro e sapendo che era solito frequentare la casa del Gelli, ne aveva dedotto che questi gli desse del denaro. Il Cauchi, naturalmente, lo ha negato: ha dovuto però ammettere di averne frequentato la casa, ed allora resta da chiedersi il perché di un fatto certamente inusuale, data la differenza di età, di posizione sociale, di interessi dei due personaggi.
Si deve considerare, nella doverosa valutazione d’assieme delle emergenze processuali, come fin dall’istruttoria siano emerse non solo le aspirazioni del Gelli ad mutamento istituzionale in senso autoritario, ma le preoccupazioni, nutrite ai vertici massonici, di un suo coinvolgimento in trame golpiste (punto 10).
Si ricordano al riguardo le precise accuse dell’avv. Ermenegildo Benedetti; le dichiarazioni di Angelo Sambuco su come il Gran Maestro Salvini desse quasi per sicuro un colpo di stato proprio nell’estate del 1974; le ammissioni a denti stretti dello stesso Salvini  sulla possibilità che nel luglio ’71 si fosse espresso in senso favorevole a “far fuori” Gelli (naturalmente in senso massonico).
Chi era il Cauchi è sicuro e dimostrato: il leader, con il Batani, degli ordinovisti aretini. Come tale lo indica la moglie, De Bellis Alessandra. Analogamente il Brogi, che lo dà presente a tutte le riunioni tenute in preparazione degli attentati. Viene indicato dall’Affatigato come membro del F.N.R. ed era certo di stretti rapporti col Tuti, che lo attendeva, il giorno del duplice omicidio di Empoli, per darsi assieme alla latitanza. Era presente col Franci al sequestro del Borgi; venne raggiunto da ordine di cattura per i fatti del gennaio ’75; fu di poi latitante in Spagna aiutato da esponenti di A.N. (vedi Vinciguerra punto 78), a riprova di come all’epoca fossero tutt’altro che inusuali i contatti fra Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale.
La De Bellis inoltre descrive il Cauchi, con riferimento all’epoca della loro convivenza, cessata nell’ultimo torno del ’73, come un individuo con occupazioni incerte e saltuarie, né vi sono motivi per ritenere che nel periodo immediatamente successivo le sue condizioni economiche siano decisamente migliorate. Il Brogi inoltre riferisce dei numerosi viaggi fatti dal Cauchi nel febbraio-marzo ’74, fornendo un elemento che singolarmente coincide – rafforzandolo – col rilievo del maresciallo Baldini sulla sua successiva e inspiegabile disponibilità di denaro.
Deve aggiungersi che Vincenzo Vinciguerra (punto 78) ha dato atto di aver saputo dallo stesso Cauchi di suoi rapporti di notevole intimità col Gelli, il quale di tanto in tanto – a suo dire – gli aveva versato delle piccole somme di denaro a titolo di finanziamento.
Inoltre dal documento consegnato da Mauro Tomei al G.I. di Firenze il 16.10.1985 (si tratterebbe di una relazione autografa di Affatigato al Graziani, pervenuta alT tramite certo George Tamboulive) risulta, oltre ad una conferma dell’incontro a Lucca col massone, che il Cauchi era entrato in contatto col finanziatore del gruppo aretino per parlargli di un acquisto di armi. Il documento (…) sembra di mano dell’Affatigato – come dichiarato dallo stesso Tomei – ma reca numerose aggiunte e correzioni eseguite con diverse grafie; è inoltre incompleto e quindi ha un valore probatorio piuttosto modesto, anche in considerazione del modo non certo chiaro con cui è pervenuto al Tomei. Da comunque un ulteriore riscontro agli elementi in base ai quali può ritenersi validamente accertato che ambienti massonici, ed in particolare il Gelli, nel periodo fine ’73- inizio ’74 fossero in contatto con gruppi ordinovisti lucchesi ed aretini e, sia pure parzialmente, ne finanziassero le attività.
Né certo va trascurato di porre in rilievo che lo stesso Franci, nel confronto Batani dell’8.9.1976 afferma espressamente  di aver appreso dal Batani e dal Cauchi – all’epoca latitante – notizie sui “collegamenti fra esponenti della massoneria di Arezzo, o meglio della P2, il SID ed alcuni elementi di destra sempre di Arezzo” nonché sui “rapporti avuti dal Batani con un certo Maresciallo dei Carabinieri di Arezzo”.  Il Batani in quella circostanza ammise di aver fatto queste confidenze al Franci, parlò dei suoi rapporti con Maresciallo Cherubini mentre si rifiutò, per timore, di fare dichiarazioni sui collegamenti fra la Loggia P2 ed esponenti della destra aretina.
Non è chi non veda quindi la debolezza del successivo assunto del Franci di aver parlato soltanto per evitare il trasferimento al carcere di Nuoro. Che questo fosse il suo intento lo si può dare per acquisito (al termine del confronto consegnò al PM perché l’inoltrasse, una domanda di trasferimento dal carcere di Nuoro):  che avesse però riferito solo voci correnti ad Arezzo non è vero affatto, se lo stesso Batani ammise di avergli parlato dell’argomento P2, e non certo in termini banali se rifiutò ogni dichiarazione al riguardo adducendo l’aver paura.
Tutto ciò si pone come ulteriore, anche se generica conferma dei rapporti fra il Cauchi ed il Gelli emersi sulla base degli accertamenti della Squadra politica della Questura di Arezzo, delle ammissioni del Cauchi, delle dichiarazioni dell’Affatigato, dello Spinoso, del Brogi, nonché di quanto risulta dal suddetto documento consegnato dal Tomei.

Sentenza di appello Italicus 1986

Annunci