Intervento avv. Roberto Montorzi 16.12.1981

(…) Desidero ora esaminare il filone organizzativo che si è sviluppato principalmente attraverso la fornitura di armi a gruppi di persone manifestanti ideologie contrapposte e propense alla violenza.
Nel 1971-72, quando il terrorismo di sinistra non è ancora sviluppato nel modo che oggi conosciamo, mentre quello di destra ha già al suo attivo Piazza Fontana ed i tentativi di golpe programmati sotto il comando di De Lorenzo e di Junio Valerio Borghese, esce un articolo sul settimanale il Borghese , dedicato alle Brigate Rosse “neonate”. Si anticipa nell’articolo la struttura ed organizzazione delle BR e se ne denuncia l’ingente disponibilità di armi. Potrebbe essere un episodio insignificante se non fosse il perno di una colossale operazione mistificatrice e golpista. Da questo articolo scaturiscono infatti varie operazioni, programmate e gestite dal Comando Generale dei Carabinieri, che hanno come metodo quello di coinvolgere su larga scala gli organi periferici, e quale scopo quello di avallare, come fondato, il timore di un’azione violenta e destabilizzante di una consistente frangia armata dei partiti di sinistra ed in particolare del PCI.
Una lunga serie di “casuali” perquisizioni e rinvenimenti consentono alle forze dell’ordine di attribuire fittiziamente alle BR ed al partito comunista una disponibilità davvero eccezionale di armi. Si noti che i ritrovamenti più significativi di armi delle BR pare vengano effettuati dalla Compagnia Carabinieri di Brescia (con centinaia e centinaia di armi) che ha nella sua giurisdizione la fabbrica d’armi Beretta, la quale dispone a sua volta di un magazzino con tante vecchie armi inutilizzabili.
Alcuni ritrovamenti di armi BR sono ciclici. Un reparto ad esempio trova 50 mitra, 20 fucili e 5 bombe a mano. Un mese dopo ritrova 35 mitra dello stesso tipo di quelli precedentemente segnalati e 2 bombe a mano. Il trucco consiste nella disponibilità all’epoca, presso ogni caserma, di armi, residuati bellici o di varia provenienza e nell’omesso versamento alle direzioni di artiglieria competenti delle partite di armi segnalate come ritrovate. In pratica si sviluppa occultamente un traffico di armi non registrate ed esplosivi che vanno e vengono dalle caserme e non si saprà dove finiscono. Le segnalazioni ufficiali parlano invece degli incredibili sviluppi che hanno avuto le indagini sulle BR, con la scoperta di centinaia di depositi di armi a seguito dell’articolo sul Borghese. Pare che il MSI abbia reso un servizio eccezionale alle forze dell’Ordine. In periferia non si capisce però dove il vertice voglia andare a parare sollecitando ritrovamenti fittizi di armi fittiziamente attribuite alle BR. Solo oggi chi ha vissuto quegli anni può finalmente capire che l’articolo del Borghese e le operazioni compiute sulla base delle indicazioni ivi riportate, erano l’innesco di una provocazione golpista. Si volevano convincere i vertici politici, gli alleati internazionali, i dubbiosi, dell’opportunità di preparare per tempo un antidoto. Un colpo di stato preventivo. In maniera più articolata e più sottile si perseguiva la solita idea. Nasce il cosiddetto Piano di Sopravvivenza elaborato dalla Nato. La prima notizia ufficiale di tale piano la si apprende ancora una volta da un articolo del sen. Mario Tedeschi sul periodico fascista “Il Borghese”.
Rivela il senatore missino che in base ad un piano Nato sono stati costituiti nel nostro paese dei gruppi di civili, ai quali sono stati messi a disposizione depositi di armi ed esplosivi affinché nell’ipotesi di un tentativo di presa del potere da parte dei comunisti, possano organizzare immediatamente dei centri di guerriglia, la cui attività consenta successivamente un intervento Nato in Italia per ristabilire “l’ordine costituito”.
Questa rivelazione non verrà mai smentita, a quanto mi risulta, ed anzi sarà confermata da altri articoli di stampa tra cui quello apparso sul mensile Maquis del dicembre 1974, dove si legge fra l’altro: “Il parlamentare fascista Tedeschi ha accusato il giudice Tamburino di aver preso visione di documenti coperti dal doppio segreto militare”. Esattamente: “tali documenti coinvolgono interessi dello Stato e di altri paesi della Nato e possono essere visionati soltanto dal Presidente del Consiglio e dal Ministro della Difesa, nonché dai rappresentanti governativi, al medesimo livello degli altri paesi della Nato. In particolare essi riguardano il piano “di sopravvivenza” che prevede l’impiego di gruppi costituiti da uomini di paesi della Nato, addestrati segretamente in Sardegna, e rispediti in continente con l’incarico di costituire basi segrete, depositi di armi e materiale destinati ad essere usati in caso di invasione dei paesi occidentale da parte sovietica”.
(…) Siamo di fronte ad una prova della insensata fornitura da parte dello Stato di armi a civili in funzione preventiva anticomunista. In barba alle leggi vigenti (Con garanzia che le stesse armi non vengano usate subito). Questo avviene ad opera dei servizi segreti sicuramente dal 1972 al 1974. Ed è un altro gravissimo episodio di terrorismo. Anche perché i prescelti per questo genere di attività clandestina sono individuati nei soliti gruppi extra-parlamentari di destra, Avanguardia Nazionale ed Ordine Nuovo in testa. Sono le stesse persone, con qualche adepto in più, che erano già coinvolte nel tentativo di Junio Valerio Borghese.
La situazione prospettata consente di capire quale livello di reciproco coinvolgimento abbiano raggiunto in quegli anni i rapporti tra i servizi segreti inquinati ed i gruppi neofascisti. E’ possibile oggi notare un’altra stranezza dell’epoca. Un gran numero di fascisti, che poi risulteranno implicati in stragi od altri episodi di terrorismo, sono confidenti, informatori della polizia, dei Carabinieri o dei servizi. Sembra un dato sconcertante, inverosimile, ma se appena lo si analizza, si potrà comprendere il significato. In quegli anni così come sono necessari i falsi rinvenimenti di depositi delle BR, si rendono necessari i provocatori, i falsi informatori sulle presunte attività della sinistra. E’ una capillare operazione destabilizzante. Ha preso avvio dalla teoria degli opposti estremismi, è stata rafforzata dai numerosi ritrovamenti di armi delle Br, viene perseguita attraverso l’uso distorto delle forze dell’Ordine e dei gruppi di fascisti armati. Non è un gioco questo che si limita ai servizi segreti, ai vertici militari ed ai gruppi neofascisti. Entrano in campo per la prima volta e pesantemente i massoni e la P2. Due verbali di interrogatorio acquisiti alla Corte del Processo Italicus sono illuminanti al riguardo. Uno è reso dal fascista Marco Affatigato il quale ha affermato che un emissario della massoneria gli chiese di compiere attentati su commissione, costituendo cellule terroristiche clandestine. L’altro verbale è quello reso da Gallastroni che riferisce di aver saputo dal latitante Augusto Cauchi, iscritto al MSI di Arezzo e capo di una cellula fascista aretina coinvolta in vari episodi terroristici,come questi ricevesse soldi dal capo della P2 Licio Gelli.
Questi episodi unitamente ai fatti prima esposti testimoniano come nel 1974 si muovessero verso un obiettivo unico le forze del partito del golpe. Si doveva creare quella situazione di pericolo per le istituzioni che avrebbe scattare come un detonatore il piano di sopravvivenza di cui parlava il sen. Tedeschi del MSI e quindi consentito il colpo di stato con l’appoggio degli alleati. Si noti che mentre venivano avanzate queste offerte di armi e munizioni ai fascisti, affinché costituissero nuclei armati clandestini, le BR (nonostante tra le carte dei Carabinieri fossero divenute inconsapevolmente di primaria importanza) quelle che oggi conosciamo, erano ancora scarsamente pericolose ed ancora prive di una efficace organizzazione. Sul piano logico dobbiamo ritenere che se furono fatte offerte di armi e denaro ad esponenti fascisti tra il 1972 e il 1974, è verosimile che, con finalità di provocare una destabilizzazione, siano state armate e finanziate le stesse BR. A sostegno di questa tesi abbiamo il fatto che, come si è appreso da indagini recenti, per un certo periodo sia stata identica la provenienza delle armi distribuite alle BR ed ai terroristi fascisti. L’obiezione più comune che viene avanzata all’ipotesi di un solo disegno criminoso che abbia azionato sia il terrorismo di destra che quello di sinistra è quella della inconciliabilità delle rispettive posizioni. A chi parla sembra, invece, che per lunghi tratti le finalità del terrorismo di sinistra, sebbene mascherato  da paludamenti pseudo-ideologici, siano identiche agli obiettivi perseguiti dai terroristi fascisti. In più occasioni le BR hanno affermato di volere smascherare il vero volto autoritario e repressivo di questo stato, dimostrare che opprimere gli italiani e quindi entrare in conflitto armato con esso. Se esaminiamo l’obiettivo immediato di un piano così espresso dobbiamo convenire che esso si identifica (in un primo momento) col tentativo di favorire l’ascesa al potere di forze reazionarie. Anche i terroristi fascisti non hanno mai nascosto le loro aspirazioni ad un avvento dei militari o delle forze reazionarie al potere. Da ciò deriva che gli obiettivi dei terroristi di sinistra e di destra coincidono. Coincidono in gran parte le fonti di rifornimento delle armi. Altri particolari vanno sottolineati. Ogni volta che i gruppi eversivi di destra sono stati posti in difficoltà da indagini o arresti, l’opinione pubblica e gli inquirenti sono stati distolti dalle azioni clamorose dei terroristi di sinistra. Esiste un’alternanza (concordata) di movimenti ed azioni. Non occorre stupirsi quindi del fatto che i gruppi estremisti di destra e di sinistra (come logica vorrebbe) evitino ogni conflitto armato tra loro. Questi gruppi non cercano il consenso popolare, proponendosi come paladini per risolvere alcune situazioni di iniquità, tra le più sentite, dall’opinione pubblica. (…) Gli obiettivi del terrorismo nostrano sono altri. ma si possono riassumere in una parola sola: anticomunismo. Moro è stato ucciso perché voleva formare un governo con il PCI. L’ordine di ucciderlo, secondo le rivelazioni di Prospero Gallinari è stato dato dal solo Moretti in contrasto con le decisioni del vertice BR. Da chi ha preso ordini a sua volta il “brigadiere” Moretti? Non è dato saperlo. Quando si potranno conoscere le gerarchie delle strutture terroristiche ed i nomi dei mandanti si avrà forse la conferma del coinvolgimento di organi dello stato in azioni clandestine ed illecite. Altro tema di riflessione è dato dalla constatazione che le BR, potendo con tale gesto conquistare simpatie politiche e connotazione antifascista, non hanno, in uno dei loro tantissimi comunicati, mai condannato gli attentati fascisti avvenuti nel nostro paese: Brescia, Italicus, strage di Bologna. Se i brigatisti rossi fossero ideologicamente, di sinistra, e non qualunquisti asserviti alla logica della violenza e della destabilizzazione, essi avrebbero colto l’occasione per mostrarsi alla popolazione in una luce più accettabile. Ma così non è perché i terroristi sedicenti di destra o di sinistra sono delinquenti comuni e strumenti di provocazione, utilizzati a fini politici. Ed il fine politico che li guida è il medesimo. Il terrorismo sedicente di sinistra è servito, e serve, essenzialmente a destabilizzare il paese, colpendo obiettivi singoli con il proposito, conseguito, di impedire l’assunzione a responsabilità di governo del PCI. Esso è il principale responsabile delle attuali misure legislative in atto che diminuiscono o ledono le garanzie individuali di libertà (fermo di polizia – perquisizione senza mandato – obbligo di denunciare le variazioni anche temporanee di alloggio – inasprimento di pene per violazioni alla legge sulle armi – perseguibilità “sub-condicione” degli agenti di polizia giudiziaria responsabili di reati). Il terrorismo di destra invece è servito essenzialmente a compiere, nei momenti ritenuti opportuni, gesti clamorosi e tali da indurre fenomeni di repulsione nei confronti dell’attuale guida politica del paese. I vari attentati eseguiti dai fascisti in Italia, sono in  linea con la richiesta della pena di morte e della dichiarazione dello stato di guerra, avanzate anche recentemente da esponenti del MSI. In questo caso, come nella teoria degli opposti estremismi, non è dato sapere se sia nato prima l’uovo o la gallina.  Di certo se dopo l’attentato dell’Italicus o della Stazione di Bologna, un Tejero italiano, un generale De Lorenzo, avesse attuato propositi golpisti, dichiarando che assumeva il potere, al posto di un governo imbelle, al fine di fare giustizia, una parte anche se piccola della popolazione, sciaguratamente, non gli sarebbe stata avversa, anziché chiedere la punizione degli autori di tali gesti e dei loro complici. Viene alla mente il colpo di Stato avvenuto in Turchia. Se ricordate, per conflitti tra estremisti di destra e di sinistra e per attentati vari, ogni giorno morivano in quel paese decine di persone. Conquistato il potere, i militari dichiaravano che il loro fine era far cessare i disordini e riportare la tranquillità nel paese. Di fatto dal giorno seguente non si verificarono più scontri o attentati. Tale rapidità di attuazione ha lasciato molti osservatori sconcertati. Poiché anche in Turchia i gruppi terroristici vivono nella clandestinità, possiamo formulare due ipotesi:
a) i militari golpisti e le forze di polizia conoscevano i nominativi ed i rifugi dei terroristi, già da tempo, ma non intervenivano per fare maturare la situazione e trarne profitto per la conquista del potere;
b) i terroristi di destra e di sinistra, prendevano ordini (con qualsivoglia mezzo) dai militari e quindi non avevano più ragione di agire dopo il golpe.
La situazione italiana che somma il fenomeno terroristico a quello mafioso e camorristico è molto vicina a quella della Turchia ante-golpe. Ultimo argomento che affronterò è quello della inadeguatezza delle strutture giudiziarie e di polizia giudiziaria per combattere il fenomeno terroristico. Quando vengono emesse sentenze assolutorie scandalose come quelle pronunciate per gli attentati di piazza Fontana, di Brescia e per gli attentati commessi da Ordine Nero, le persone oneste rimangono sconvolte e dubitano ogni volta di più della possibilità di ottenere giustizia a mezzo dell’opera di magistrati e carabinieri e poliziotti. I più, per il diffuso fenomeno della superficialità, attribuiscono la colpa di tale evento al formale ultimo responsabile, Corte di Assise e di Assise di Appello, in quanto organo collegiale composto prevalentemente da ignari cittadini, inidoneo perciò a giudicare. In realtà se potesse celebrarsi in ogni sede giudiziaria un contro-processo, emergerebbero particolari sconcertanti. Ad esempio in occasione di un processo celebratosi a Bologna contro alcuni terroristi di Ordine Nero, che avevano tra l’altro posto un ordigno con 5 kg di esplosivo nella casa di un condominio di via Arnaud, facendo saltare il lucernario al sesto piano e crollare parzialmente la tromba delle scale, dei due magistrati togati componenti il collegio uno era noto per le sue idee di destra e sottoposto inoltre ad accertamenti con l’accusa di infamanti gravissimi illeciti commessi a Milano, sede dalla quale era stato trasferito d’autorità. In quanto tale egli era ricattabile. La sua scelta quale componente il collegio  era forse casuale? Da chi proposta, da chi voluta non è dato saperlo. Di certo è che da quella Corte è scaturita una decisione inaccettabile sotto il profilo tecnico e sostanziale.  (…) Questo discorso delle eventuali complicità, coperture od altro di cui beneficiano i terroristi, lo dobbiamo però limitare agli esponenti della destra. Gli altri, anche i brigatisti più noti, ove si eccettuino i casi controversi di Scalzone e Piperno, non risulta siano stati aiutati. Ma altri fatti inquietanti dobbiamo analizzare per trarne deduzioni logiche.
Processo Italicus. Nella fase istruttoria, quando gli attuali imputati non sono ancora stati identificati, il commissario di Pubblica Sicurezza Ennio Di Francesco svolge intelligenti indagini, facendo emergere le responsabilità di un gruppo neo-fascista aretino e provocando l’arresto del vice-federale del MSI di Arezzo, tale Rossi Giovanni, quale presunto terrorista. Le indagini vengono svolte anche in relazione all’attività del geometra di Empoli, Mario Tuti. Ebbene questo funzionario onesto viene chiamato da un giudice, Mario Marsili, già sostituto procuratore della Repubblica di Arezzo e, sopra tutto, genero di Gelli ed iscritto alla P2. Marsili minaccia di esercitare l’azione penale contro il commissario Di francesco perché questi ha comunicato gli esiti delle sue indagini ad un magistrato dell’Ufficio Istruzione di Bologna, competente per territorio. L’azione penale non verrà esercitata, ma il Di Francesco, 24 ore dopo, senza alcuna giustificazione, verrà trasferito ad altra sede. Il suo superiore Santillo gli dirà che il suo trasferimento è conseguenza di ordini venuti dall’alto. Venendo ad altra circostanza emersa nello stesso processo: la moglie del neofascista Cauchi, amico del Tuti e terrorista di Ordine Nero, nell’agosto 1975 pochi giorni dopo l’arresto di Tuti, presso la Questura di Cagliari rivela che ad eseguire l’attentato al treno Italicus sono stati gli attuali imputati ed altri. La De Bellis viene trasferita da Cagliari a bordo di aereo e messa a disposizione del solo dott. Marsili che informerà i giudici bolognesi solo in un secondo momento. Nel frattempo la De Bellis verrà fatta ricoverare in una clinica psichiatrica e sottoposta ad elettro-schock. Quando successivamente sarà sentita come teste dirà di non ricordarsi niente. Anche le indagini circa la responsabilità del Franci, accusato di attentati ai treni nel gennaio 1975 e trovato in possesso di esplosivo, vengono avviate con estremo ritardo. Eppure un maresciallo, nel gennaio 1975, segnalava ai suoi superiori che il 4 agosto 1974, in occasione dell’attentato al treno Italicus era in servizio al binario accanto al treno il Franci, noto fascista, autista dell’avv. Ghinelli suo difensore e federale di Arezzo. Questo contributo, decisivo se utilizzato tempestivamente, viene completamente trascurato. Solo dodici mesi più tardi si iniziano gli accertamenti sul Franci, quando i ricordi sono divenuti più incerti. Capirete che da situazioni come queste, dalla lentezza con la quale si procede possono nascere le assoluzioni. A chi giova perdere tempo? non è facile rispondere. Purtroppo in questo clima è lecito dubitare di tutto e di tutti; per cui dobbiamo perseguire, nonostante tutto, un fine prioritario: diffondere quanto più possibile ogni notizia significativa, affinché le sentenze vengano emesse direttamente dal popolo italiano e non da qualcuno in suo nome. La verità è rivoluzionaria. In mancanza di meglio anche questa è giustizia.

Estratto dal testo “Strategia del terrore”