Fausto Baldi – requisitoria processo di appello – quarta parte

Veniamo al Fianchini: il Fianchini è colui che il 15 dicembre del ’75 evade col D’Alessandro e con il Franci. Notissime sono le sue dichiarazioni, in sintesi dice: Tuti ha fornito timer ed esplosivi, Malentacchi ha costruito l’ordigno, la Luddi ha accompagnato Malentacchi a Firenze, dove Malentacchi con il ruolo di copertura del Franci ha piazzato la bomba. Per il momento lasciamo perdere queste dichiarazioni che sono il corpo centrale, perché Fianchini dice tantissime altre cose. Emettere un giudizio su un’attendibilità del teste l’ha detto bene il collega che mi ha preceduto non si può costruire in parte. Ma se vogliamo essere più cattivi, andare fino in fondo, io ritengo che tutto quello che ha detto Fianchini, che non riguarda la sua persona diretta per quanto dice la Corte anche un pazzo ha istinto di autoconservazione, togliamo quello che riguarda lui personalmente, tutto il resto ha un riscontro oggettivo, puntuale e preciso. Altre dichiarazioni di secondo rilievo, se vogliamo, di rilievo momentaneamente secondario sono queste. Il Franci gli confidò a proposito dell’attentato di Terontola che egli scontava colpe non sue, in quanto l’attentato era stato eseguito da tale Morelli e Gallastroni. L’esplosivo era stato fornito dal Tuti, che era stato trasportato da tale Luca – sappiamo poi che è Luca Donati – con la macchina del Tuti. Il Franci nella circostanza si era limitato ad operare come uomo di collegamento – ecco perché diceva non c’entro, perché per la loro mentalità fare questo non è una responsabilità. Queste dichiarazioni del Fianchini non sono mai pervenute ai giudici di Arezzo che hanno giudicato su quell’episodio. Ciononostante hanno riconosciuto la colpevolezza di queste persone con l’assoluzione di Gallastroni peraltro e di Morelli, per i quali poi ci fu immediatamente l’appello del pubblico ministero e furono valorizzati questi fatti, le dichiarazioni che Fianchini ha reso e che allora non erano neanche giunte. Nel verbale del 26 dicembre del 1975 il Fianchini ricorda che il Franci gli aveva confidato che prima dell’arresto in Francia del Tuti il suo processo sarebbe stato stralciato – questa per noi è una cosa abbastanza evidente, peraltro è latitante – ma che ora aveva il terrore di essere messo a confronto con il Tuti che egli durante la latitanza aveva esplicitamente accusato su suggerimento dell’avvocato Ghinelli e del dottor Marsili. Ora del terrore del Tuti abbiamo una puntuale e precisa conferma nelle annotazioni dei diari del D’Alessandro, 27 e 28 agosto 1975. E’ questa forse la spiegazione più logica per la quale, mentre il Malentacchi più scaltro aveva capito che la fuga in Albania era uno specchietto per allodole e che nessuno ci avrebbe creduto, il Franci, che si trovava in una situazione psicologica di grosso allarme e di grossa paura per l’arresto del Tuti, non vede altro che crederci, perché non è tanto la fuga che gli interessa, è l’espatrio in un posto dove molto probabilmente la giustizia nazional rivoluzionaria non lo potrà raggiungere. Tant’è che non la fuga, perché la fuga la fa, ma l’espatrio è venuto meno si riconsegna alla giustizia dopo aver chiarito evidentemente alcuni punti, alcuni momenti del suo reingresso in carcere con chi di dovere. Ma nel dibattimento di primo grado vi è una importantissima verbalizzazione su questo punto, perché noi veniamo a sapere, da quello che dice Fianchini nel 1975, che il Franci avrebbe fatto il nome del Tuti. A proposito di che cosa? A proposito dei fatti per cui l’hanno arrestato, l’esplosivo eccetera. Ma siamo sicuri che l’ha fatto, perché qui sono tutti riferimenti di Fianchini? La miglior comprova ce la dà l’avvocato Ghinelli. Perché purtroppo, l’avvocato Ghinelli è venuto meno, a me non piace parlare delle persone assenti sotto mille profili, però aveva tutti i titoli per partecipare ma in un altro posto a questo dibattimento. L’avvocato Ghinelli salta su a quel punto e dice “Sì il nome Franci l’ha fatto il 23 gennaio ’75, proprio il giorno dell’arresto, nel primo interrogatorio del dottor Marsili, c’ero presente anch’io”. Quello che dice Fianchini, che non poteva sapere dell’intervento in aula dell’avvocato Ghinelli che se lo lascia scappare (…), trova un riscontro incredibile e sorprendente. Aveva motivo veramente di temere il Franci dopo che il Tuti era stato arrestato, perché quel nome l’aveva fatto, io dico alla presenza dell’avvocato Ghinelli e del dottor Marsili, non sono così cattivo come dice il Fianchini su suggerimento del dottor Marsili e dell’avvocato Ghinelli, però a quei personaggi l’aveva fatto e quindi erano due testimoni. Sarà forse un’ipotesi astratta pensare che dopo due giorni di latitanza il Franci ritiene opportuno rientrare in carcere? Non avrà forse concordato un qualcosa per poter garantirsi la vita, perché quello era il suo timore, e rientrare così in carcere? Credo che la risposta più logica sia questa. Non credo che sia scappato, come dice lui, al solo fine di ricostituirsi, per dimostrare che lui era innocente da quello che poi chiaramente era colpevole. Questo ce lo viene a raccontare, ma perché il Franci ha quel livello, ha quel calibro. Ma lo stesso D’Alessandro e Fianchini avevano visto che di tutti quei componenti eh beh, Malentacchi che se vogliamo doveva avere un ruolo secondario in quest’organizzazione era un personaggio di maggior rispetto che non il Franci. Il Franci le racconta, ma anche male. Malentacchi le dice in una maniera più presentabile. E’ sicuramente un duro maggiore. Vedete nei diari le annotazioni di Malentacchi sono molto precise, Franci si è lasciato andare completamente dopo la cattura di Tuti. Nel medesimo verbale del dicembre 1975 il Fianchini ricorda che il Franci si dimostrava entusiasta dell’attentato di Terontola, si dichiara soltanto dispiaciuto perché era fallito. Cosa vorrà dire che era fallito un attentato che poteva causare dei morti e non li ha causati? Lascio a voi il commento su questo. Perché il Fianchini riferisce tutto quello che gli ha detto Franci, sia vero o non vero, riferisce esclusivamente quello che gli ha detto Franci. Sempre ancora nel medesimo verbale il Fianchini ricorda che il Franci non gli fece i nomi dei mandanti della strage, dal che il Fianchini pensò che li ignorasse, anche se gli fece i nomi di Ghinelli, Birindelli e Graziani come di coloro che manovravano la manovalanza della cellula aretina. Circostanze oggettivamente vere. Birindelli dirà che Ghinelli andava a prendere i soldi da Licio Gelli, dalla massoneria in generale, per poterli dare ai gruppi toscani. Ma quando le dice Fianchini queste cose, che non può che averle apprese dal Franci, dice cose che oggettivamente si dimostreranno vere. Perché si dimostrerà vero, ma all’epoca era assolutamente insospettabile, che Graziani latitante all’estero, in quel periodo, venne in Toscana a partecipare a delle riunioni sicuramente successive all’allontanamento di Brogi (…). Abbiamo un riunione a cui partecipa Graziani, Tilgher e tutti gli altri (…). Lo poteva immaginare il Fianchini da solo? Non glielo ha detto il Franci, gli ha rivelato una cosa che si è rivelata esattamente in tutte le sue circostanze esatta. Vedete fra le annotazioni marginali, poi parleremo di quelle di maggior interesse, ce n’è anche un’altra, soltanto a un anno di distanza, un po’ meno di un anno, dopo diversi mesi di distanza dai suoi primi interrogatori e precisamente il 29 settembre del 1976 il Fianchini viene interrogato su un fatto che non aveva mai riferito. Gli viene chiesto, ma scusa tu della massoneria ne hai sentito parlare in carcere? E dice sì è vero, adesso mi ricordo. Quando parlava del processo di Terontola il Franci e si dichiarava sicuro che l’avrebbero stralciato la posizione dal dottor Marsili, lui era abbastanza convinto che questo andasse a buon fine in quanto Marsili era un massone. Chiesero in quell’occasione a Fianchini, tu conosci, sai niente della massoneria? Lui disse poco o niente. Allora lui mi spiegò in Italia ci sono tre logge, una potentissima è quella a cui appartiene il dottor Marsili, ecco perché sono convinto di. Ecco vedete il Fianchini in questa circostanza non l’ha recepita subito come importante, sapeva poco o niente della massoneria, per lui molto probabilmente la massoneria era tipo un rotary club o qualcosa di simile, un’associazione culturale, poteva essere qualunque cosa perché il Fianchini si dimostra ignorante in materia. Soprattutto poi in quell’epoca nessuno sospettava nulla, non della massoneria, perché della massoneria non parliamo, parliamo della loggia P2 a cui si potevano riferire quei discorsi. Per cui sarebbe stato forse sospettoso che il Fianchini avesse valorizzato un elemento che allora era assolutamente neutro così come prospettato. Ma il Fianchini non ha risparmiato accuse nei confronti del dottor Marsili è stato anche abbastanza preciso su questo, però non valorizza quest’elemento. Perché gli viene chiesto dopo al Fianchini? Perché nel frattempo Franci ha pensato bene di parlare. Lui dirà il pericolo di essere trasferito all’Isola di Nuoro eccetera, potrebbe essere l’abbia fatto per quello, non mi interessa, mi interessa quello che ha detto e come lo dice. Perché il 13 di agosto lui si presenta al dottor Vigna e dice io potrei far – il 13 agosto del 76, era pochi giorni prima che venisse sentito il Fianchini – si presenta dal dottor Vigna e dice io potrei farle delle rivelazioni assai importanti, ma non parlo se non c’è anche il Batani presente perché ho paura e lì imbastisce un discorso che gli sta a cuore, cioé evitare di andare a finire a Nuoro. Vigna l’asseconda, fa venire il Batani e così viene sentito l’8 settembre del ’76 alla presenza del Batani e il Franci qui esplode: egli poteva riferire qualcosa di molto importante perché in Arezzo vi erano collegamenti stretti fra esponenti della massoneria, meglio della P2 – guardate lo dice nel ‘76 della P2 non so voi, io non sapevo assolutamente nulla della P2 in quell’epoca – il Sid ed alcuni elementi della destra, circostanze che il Franci dice di aver saputo in massima parte dal Batani che è lì presente. Batani imbarazzatissimo dice sì ho detto qualcosa a Franci ma non intendo parlarne, non voglio dire niente e finisce lì. Ecco perché dopo vanno dal Fianchini e il Fianchini successivamente si ricorda di questo fatto perché non gli aveva dato nessuna importanza. Questo per me è un motivo di genuinità del teste che non è secondario, di questo la corte ha omesso qualunque valutazione, non l’ha preso neanche in considerazione. Sulla bontà oggettiva, non dico per il dottor Marsili, dei collegamenti massonici, ma di questi discorsi, cioè che Franci in carcere parlasse di massoneria ne abbiamo una riprova: verbale di interrogatorio 19 maggio ’82 del Bumbaca davanti al pm dottor Nunziata, ricorda che il Franci in carcere aveva dichiarato diverse volte di aspettarsi l’aiuto della massoneria. Murelli, Latini rispettivamente il 25 giugno ’82 e il 9.10.81 potranno dichiarare che il Tuti aveva manifestato propositi omicidi nei confronti del Franci accusandolo di aver rivelato contatti infamanti, che non si dovevano conoscere, fra il loro ambiente e la massoneria. Non mi interessa se sia vero la tesi di questi rapporti, mi interessa che oggettivamente in carcere il Franci avesse parlato di questo. E’ un riscontro oggettivo.