Le dichiarazioni del detenuto Sanfilippo – sentenza Italicus bis

Durante il dibattimento del processo per la strage dell’Italicus contro Tuti, Franci e Malentacchi, si presentò spontaneamente a deporre innanzi alla Corte di Assise di Bologna un detenuto – condannato per gravi reati di criminalità comune – di nome Salvatore Sanfilippo, il quale, all’udienza del 20.4.82, affermò di essere stato compagno di detenzione di Tuti nel carcere di Nuoro e di aver da lui appreso – nel contesto di un rapporto di confidenza creatosi durante la detenzione – che la strage era stata organizzata dallo stesso Tuti, nonché da Stefano Delle Chiaie e da Adriano Tilgher.
Secondo le confidenze di Tuti, inoltre gli autori materiali si identificavano nel Franci, nel Malentacchi e in un’altra persona che – in un’udienza successiva – il Sanfilippo indicò col cognome di Badani, evidentemente assonante a quello di Massimo Batani, personaggio interno alla destra eversiva toscana e già inquisito per Ordine Nero.
Il Sanfilippo ribadì le proprie dichiarazioni al P.M. dell’istruttoria bis, il quale emise ordine di cattura per strage contro Delle Chiaie e Tilgher sulla base delle dichiarazioni anzidette, nonché sulla base di elementi ulteriori, afferenti al ruolo di Delle Chiaie e Tilgher in A.N. ed al ruolo di A.N. nel contesto della destra eversiva.
Il Batani, tuttavia, si trovava in carcere al tempo della strage dell’Italicus e ciò indusse un ulteriore elemento di perplessità circa le dichiarazioni del Sanfilippo, tant’è che già in data 31.5.82 il P.M. dispose la scarcerazione di Adriano Tilgher.
Il Delle Chiaie, raggiunto da ulteriori indizi di colpevolezza e all’epoca latitante, come poi si vedrà verrà scarcerato soltanto il 28.9.88. Nel frattempo il P.M. d’udienza, ritenendo la deposizione del Sanfilippo palesemente falsa ne aveva chiesto l’incriminazione. Salvatore Sanfilippo venne quindi sottoposto al giudizio del Pretore di Bologna, che in data 12.10.84 lo assolse per insussistenza del fatto. L’anzidetta sentenza, impugnata dal P.M. , venne quindi confermata il 12.2.86 dal G.I. che scrive, nella veste di giudice dell’impugnazione delle sentenze istruttorie del pretore. La Corte d’Assise di Bologna si sbarazzò delle ambigue dichiarazioni del Sanfilippo mettendo in luce la sua personalità, connotata, secondo la Corte, dalla mancanza di ogni scrupolo morale. Sta di fatto che la semplice protervia d’animo o qualche turbamento psicologico non valgono a spiegare i comportamenti del Sanfilippo, in ogni caso estremamente compromettenti per la sua sicurezza in carcere e per la sua attendibilità di collaboratore in materia di delinquenza comune, ed è da notare, inoltre che l’attribuzione (o l’autoattribuzione) di turbamenti psichici a testimoni in processi per strage appare troppo abusata per apparire persuasiva. Insomma, il Sanfilippo o ha deposto ritenendo di portare un contributo di verità al processo (semmai distorcendo in qualche misura, più o meno consapevolmente, le asserite confidenze di Tuti), ovvero è stato lo strumento di qualche disegno teso a incidere sulle posizioni processuali degli imputati. Dopo che la questione Sanfilippo è stata accuratamente analizzata in ben tre procedimenti, questo dilemma resta ancora aperto. Resta da dire che a favore della prima ipotesi valgono le ragioni esposte nella sentenza pretorile e nella successiva sentenza di appello, nonché l’ulteriore fatto che Sanfilippo si trovava in carcere col Tuti assieme anche a tale Invernizzi, persona che risulta aver redatto assieme al Tuti un documento (il doc. c.d. “Progressione Rivoluzionaria”) di carattere stragista e che, in detto contesto, appare possibile che abbia raccolto notizie sulla strage dell’Italicus. A favore della seconda ipotesi vale invece l’obiettiva debolezza e laconicità della deposizione – ripetutamente messa in evidenza dal P.M. di udienza e dalla Corte di Assise. Peraltro non si è stati in grado di raccogliere alcun elemento in ordine agli eventuali committenti dell’anzidetta deposizione.

 

Sentenza ordinanza Italicus bis pag 52-53