Andrea Brogi – il finanziamento ricevuto da Gelli – terzo verbale

“Il nome del maggiore CC che accompagnò Augusto da Gelli è Salvatore Pecorella. Augusto era andato una prima volta da solo da Gelli, che voleva maggiori garanzie. Allora Augusto, sempre da solo, andò dal generale Giordano dalle parti di Massa che lui conosceva per fatti suoi. Fu Giordano ad Augusto di rivolgersi a Birindelli. Da una circolare del partito che arrivò alla sede del MSI di Arezzo, Augusto seppe che in quei giorni Birindelli arrivava a Pistoia non ricordo più per quale ragione specifica. Io accompagnai Augusto a Pistoia e vidi l’ammiraglio Birindelli arrivare con la macchina e con due persone che lo scortavano. Augusto io l’ho visto parlare con Birindelli e mi pare andare al bar.
Dopo il contatto telefonico, Augusto seppe da Birindelli che il maggiore arrivava per i fatti suoi ed avvertì Gelli dell’arrivo di questo maggiore. A sua volta avevamo saputo che Pecorella aveva garantito a Birindelli per la campagna elettorale del 1972 una protezione dei carabinieri ai comizi.

gelli
Gelli vide Pecorella e disse che non lo conosceva personalmente ma sapeva chi era e poi attraverso le sue conoscenze al Comando dell’Arma poteva intervenire. Dopo Augusto telefonò a Peppino Pugliese a Roma  e lo avvertì tutta la storia del Gelli si era chiusa bene. A questo punto Peppino avvertì gli altri che c’era questo rapporto con Gelli e Birindelli e con Pecorella, evidentemente la storia non incontrò il favore degli altri perché Peppino disse ad Augusto che gli altri erano abbastanza contrari e gli fece espressamente i nomi di Euro Castori e di Benardelli. Ricordo che trovammo Euro (Castori) ed Euro, davanti a me diceva ad Augusto che la storia finiva male, che saremmo stati strumentalizzati, che già nel 1970 all’ultimo, qualcuno, forse un generale si era tirato indietro, che con la massoneria era meglio non avere a che fare.”

Sentenza di appello attentato di Vaiano pag 39

Andrea Brogi – il finanziamento ricevuto da Gelli – primo verbale

“Dopo i tralicci e dopo che Augusto (Cauchi) andò a vedere gli effetti materiali dell’esplosione rimanendone molto deluso, Augusto ne parlò con Mario (Tuti) e decisero di riparlarne ancora bene con il Bumbaca. Io ricordo che Augusto andò dal Bumbaca che abitava verso Montepulciano. Al ritorno dal colloquio col Bumbaca e col Mario, Augusto sembrò risollevato ed aveva di nuovo dell’entusiasmo. Una sera andammo a cena insieme io, Augusto e Francesco Bumbaca. Francesco disse chiaramente che lui conosceva la strada per rifornirsi di armi ed esplosivo ma ci volevano dei soldi. Fu a questo punto che Augusto si procurò quella tal valigia di cui ho sempre parlato e sulla quale posso anticipare fin da ora che proveniva da Gelli.
Mi si riassumono ed in parte mi si rileggono le dichiarazioni da me rese anche il 14.1.1985,l’8.2. e il 13.2.1985 a proposito di soldi, industriale, Pugliese e Gelli. Ritornando su tutta la vicenda ed ammettendo che le prime dichiarazioni furono reticenti perché mi pesava arrivare a parlare di Gelli, quindi di P2, le cose stanno così: dapprima vi fu il viaggio a Roma da Pugliese, di ritorno dal quale Augusto mi disse che con i soldi non avremmo avuto problemi. Però venne fuori che questi soldi che Roma metteva a disposizione erano falsi. Per tale ragione non era facile spenderli, tanto che a distanza di tempo, quando si pose il problema di pagare la camionata di roba che veniva da Rimini il Bumbaca avvertì che si doveva pagare con denaro buono. Il discorso dei soldi divenne attuale dopo il fatto dei tralicci che drammatizzò la necessità di approvvigionarsi di roba buona. Da qui le due visite che il Cauchi fece al Gelli, la prima da solo, la seconda con me. A queste due visite c’è da fare una premessa. In epoca precedente ed ancora nella campagna elettorale del 1972 vi erano stati dei contatti per il problema del finanziamento tra ambienti della massoneria e il partito, contatti che non avevano dato esito perché il partito aveva conservato la sua tradizionale ostilità alla massoneria. In questo ambito Augusto, che era stato responsabile provinciale del settore giovanile del MSI di Arezzo, aveva avuto contatti con lo stesso Gelli ed anche con altri operatori economici della zona del Trasimeno, che quindi erano rimaste persone che avrebbe potuto contattare.
Anche il Gelli aveva proposto soldi al MSI nel ’72 ma anche la sua proposta era stata respinta per la ragione che ho detto.  Dopo lo scioglimento di Ordine Nuovo ad Augusto era tornata l’idea di cercare appoggi finanziari presso queste stesse persone tanto che era andato all’estero, credo in Francia, per avere il benestare su questa iniziativa, benestare che però gli era stato rifiutato dicendogli anche, non so da parte di chi, che non era un’iniziativa che potesse essere coltivata in ambiente locale. Tra l’altro, quanto alle persone più vicine ad Augusto noi si sapeva che il Gubbini ed in genere i perugini avevano come il fumo agli occhi gli ambienti massonici. Da ultimo rammento che il prof. Rossi aveva raccontato, ed Augusto lo sapeva, che il Gelli aveva a che fare con la massoneria in modo particolare, nel senso che il Gelli, dentro la massoneria, faceva in un certo senso parrocchia da solo.
Chiusa questa premessa, che mi proviene da quanto confidatomi da Augusto, Augusto stesso decise di andare dal Gelli per sovvenire ai problemi che avevamo. Augusto contava sul fatto della disponibilità a suo tempo esternata dal Gelli ed anche sul fatto che questi, avendo avuto parte dirigente nell’associazione industriali di Arezzo avrebbe potuto esercitare l’influenza anche su quei quattro o cinque industriali del Trasimeno, i quali pure, a suo tempo, si erano dichiarati disponibili finanziariamente. Io con Augusto si parlò del tipo di discorso da fare al Gelli. Andava escluso che si chiedevano i soldi per il partito in vista del referendum, sia per il precedente del ’72, sia perché mentre il partito aveva ufficializzato la scelta del “si” era noto che la massoneria, anche se non ufficialmente, era per il “no”.
D’altra parte non si poteva nemmeno essere espliciti col Gelli sull’esistenza di strutture clandestine che avevano già in atto un programma di lotta armata. Si decise quindi che bisognava puntare sul tema della difesa dell’iniziativa privata in rapporto alla scelta dell’anticomunismo in vista del dopo referendum, il cui esito appariva scontato a beneficio dei partiti di sinistra. Siccome il Gelli sapeva che Augusto veniva da Ordine Nuovo e che Ordine Nuovo avrebbe cercato e cercava di arare nel campo del MSI per fare nuovi adepti, Augusto avrebbe dovuto dire al Gelli che i soldi sarebbero serviti per iniziative tutte volte allo scopo di dare maggior forza a queste forze di destra alternative al MSI (gli avrebbe parlato anche di una libreria di edizione come Ar) e, in particolare, compiere un’azione di addestramento e di preparazione, sul piano militare, cioè con armi ed esplosivi, a persone che avrebbero potuto e dovuto, nel dopo referendum, assumere iniziative. Augusto avrebbe dovuto dire al Gelli che per addestrare questi giovani si trattava di fargli fare delle azioni non di grossa entità in vista di una loro preparazione. Augusto andò dal Gelli e al ritorno mi riferì che gli aveva puntualmente detto quello che avevamo concordato.  Aggiunse che aveva parlato al Gelli da solo, che aveva fatto un bel po’ di anticamera e che c’era andato vestito bene. Disse che Gelli era rimasto d’accordo sulla proposta e che si era preso l’incarico di mettersi in contatto con quei 4 o 5 industriali che l’Augusto stesso gli aveva nominato e forse con altri che lui conosceva. Ad Augusto aveva detto che si sarebbero rivisti e riparlati dopo il referendum. Il Gelli in cambio aveva chiesto due cose: tre o quattro ragazzi capaci, che sapessero guidare l’automobile e sapessero, o potessero imparare a guidare l’elicottero; penso che gli servissero come guardie del corpo. E poi aveva chiesto di essere tenuto al corrente di come venivano spesi i soldi e di quali iniziative, riferendosi ad azioni di addestramento, sarebbero state compiute.
Dopo una decina di giorni Augusto tornò dal Gelli ed io lo accompagnai trattenendomi nel giardino antistante la villa, dove rammento anche delle piante di limoni. Cauchi si sbrigò alla svelta e mi disse che il Gelli gli aveva confermato di aver fissato di lì a pochi giorni l’appuntamento con gli altri industriali, un paio dei quali gli avevano dato la loro adesione appena contattati, ed io e Augusto pensammo che questi due fossero due della zona del Trasimeno che anche Augusto conosceva e riteneva con minori remore di altri a darci i soldi. Dopo qualche giorno vi fu la consegna dei soldi nei termini già da me riferiti. Io e Augusto Cauchi si ritenne che l’appuntamento di cui Gelli gli aveva parlato ci fosse in effetti stato e con esito positivo”.
“Per quanto concerne il ritiro dei soldi Augusto andò da solo; sono sicuro che l’operazione avvenne nel centro di Arezzo e che vi fu coinvolto uno studio notarile, i soldi ad Augusto materialmente li ha dati un segretario o una sorta di galoppino di Gelli, io ho visto i soldi nella ventiquattrore ed erano nuovi e messi a mazzette. Non so quanti fossero, Augusto mi aveva detto di voler chiedere cento milioni ma deve avere avuto molto di meno”.

Sentenza appello Vaiano 1989 pag 33-36

Il deposito di esplosivo di Cauchi e Franci dell’Alpe di Poti

Si accertava inoltre che nell’estate del 1974 si era recato dai Carabinieri di Arezzo un loro confidente, tale Maurizio Del Dottore; inserito nel medesimo gruppo eversivo del Franci, il quale aveva segnalato che costui disponeva di esplosivo in certa quantità.

Di più ancora, subito dopo la strage del 4.8.1974, il Del Dottore era tornato dai Carabinieri di Arezzo e si era detto preoccupato degli attentati che erano stati eseguiti alle linee ferroviarie, in quanto riteneva che responsabili di questi delitti fossero Franci e gli altri suoi camerati. Aggiungeva in quell’occasione il Del Dottore che egli era a conoscenza del deposito nel quale Franci e soci custodivano l’esplosivo da loro utilizzato per compiere quegli attentati.

Il 7.8.1974, pertanto, il Maresciallo Cherubini si recava con il Del Dottore in località dell’Alpe di Poti, ove effettivamente veniva rinvenuta una certa quantità d’esplosivo. Sequestrato il materiale, veniva redatto in data 10.8.1974 il relativo rapporto giudiziario a carico di ignoti, che era inoltrato alla Procura della Repubblica di Arezzo. L’esplosivo veniva però distrutto; dirà, poi, il M.llo Cherubini di non ricordarsi perché si fece brillare l’esplosivo se perché loro non disponevano di un luogo dove custodirlo, o se forse perché ciò era stato ordinato dalla Procura della Repubblica.

Di fatto, però né quel rapporto venne mai inviato all’A.G. che indagava per la strage dell’Italicus (è pervenuto dall’A.G. di Firenze che si occupava di altri attentati stragisti, solo in occasione del giudizio di rinvio dopo la sentenza con la quale la Corte di Cassazione ha annullato la condanna all’ergastolo di Tuti e Franci), né i carabinieri di Arezzo compirono alcuna attività di controllo nei confronti del Franci. Il Del Dottore, esasperato e addirittura disgustato dalla scandalosa copertura assicurata al Franci ed al suo gruppo dai carabinieri di Arezzo si era “sfogato” verso la fine del 1974 con il M.llo Proietti della Polizia Stradale di Arezzo. Quest’ultimo a sua volta aveva inoltrato un’allarmata segnalazione ai colleghi della Squadra Politica, gli stessi che già sapevano che Franci fabbricava “pericolosi ordigni”, ovvero “bombe di carta” in casa. Ma ancora una volta non si fece assolutamente nulla nei confronti del Franci, neppure un semplice controllo sulla sua utenza telefonica.

Fu solo dopo l’attentato di Terontola del 6.1.1975, e più precisamente quando il Del Dottore tomo alla carica con la Questura di Arezzo affermando che Franci e Tuti stavano per compiere un altro attentato contro la Camera di Commercio di Arezzo, che finalmente verso il 20 gennaio scattò un’operazione di controllo verso costui. Fu così che Franci venne colto con le mani nel sacco, nel mentre stava prelevando esplosivo da un deposito segnalato dal Del Dottore, e Tuti si sottrasse agli accertamenti uccidendo due poliziotti ad Empoli, nel mentre i Servizi Informativi facevano fuggire Augusto Cauchi (cfr. quanto sopra illustrato sub 1.8.6), il quale, all’evidenza, apparteneva ad un livello superiore. Di straordinaria importanza è il fatto che per la strage di Terontola, dopo che l’attentato era stato eseguito e non aveva provocato vittime, non fu attuata alcuna copertura. Nel mentre prima che l’attentato fosse stato eseguito, quando era peraltro già agevolmente possibile intervenire con l’aiuto del medesimo informatore, attivato solo quando i terroristi stavano volgendo le loro attenzioni alla Camera di Commercio di Arezzo, nulla era stato fatto.

Avvocatura dello Stato – Motivi a sostegno della dichiarazione d’impugnazione proposta nell’interesse delle parti civili costituite.
http://www.stragi.it/2agost80/sen01/mavv0591.htm