L’attentato al treno Italicus – Commissione stragi

In termine di uguale ragionevolezza deve ritenersi riferibile al medesimo contesto unitario anche la terza strage insoluta, e cioè quella del 4 agosto del 1974 sul treno Italicus che causò dodici morti e quarantaquattro feriti. La riferibilità della strage al contesto è stata già affermata in sede parlamentare. Nella relazione di maggioranza della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia P2 è stato, infatti, affermato:

«1. La strage dell’Italicus è ascrivibile ad una organizzazione terroristica di ispirazione neofascista o neonazista operante in Toscana;

2. La loggia P2, al cui vertice c’era Licio Gelli, già implicato nel tentato golpe Borghese, svolse opera di istigazione agli attentanti e di finanziamento nei confronti dei gruppi della destra extraparlamentare toscana;

3. La loggia P2 è quindi gravemente coinvolta nella strage dell’Italicus e può considerarsene anzi addirittura responsabile in termini non giudiziari ma storico-politici quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale».

E` conclusione che può essere ribadita alla stregua di nuove e notevoli acquisizioni, benché la complessa vicenda giudiziaria abbia sinora condotto ad esiti assolutori. In particolare nuovi e decisivi elementi – da un punto di vista storico-politico – sono stati acquisiti nel corso dell’ultima inchiesta dei pubblici ministeri di Bologna Mancuso e Giovagnoli e del giudice istruttore, Leonardo Grassi. La prima istruttoria sull’Italicus si concluse con il rinvio a giudizio di Mario Tuti, Luciano Franci e Piero Malentacchi, estremisti di destra appartenenti all’ambiente toscano del Fronte Nazionale Rivoluzionario.

Con i tre furono imputati anche Margherita Luddi, legata sentimentalmente al Franci, per detenzione di armi, e Francesco Sgro` per calunnia. Quest’ultimo era stato autore di un tentativo depistante tendente ad attribuire l’organizzazione di un attentato ad un treno ad un movimento studentesco romano di sinistra. Successivamente lo Sgro` riconobbe il carattere calunnioso delle sue dichiarazioni affermando di aver tentato con le stesse di ottenere denaro dal MSI. Sgrò era stato infatti la fonte che aveva indotto il segretario del MSI, onorevole Almirante, ad annunciare, per cosı ` dire, la strage recandosi, accompagnato dall’onorevole Alfredo Covelli, dal dottor Emilio Santillo, direttore dell’Ispettorato generale antiterrorismo, per denunciargli il proprio timore di un imminente attentato ad un treno ad iniziativa di ambienti universitari romani di sinistra.

Un secondo preannuncio della strage sarebbe stato operato da Claudia Aiello, una italo-greca dipendente del SID con funzioni di interprete (ma infiltrata per conto del servizio segreto nel PCI e negli ambienti degli esuli greci) che pochi giorni prima dell’attentato sarebbe stata ascoltata in una ricevitoria del lotto di Roma affermare per telefono frasi quali «le bombe sono pronte…» e fare riferimento a passaporti e treni e alle citta` di Bologna e Mestre.

L’episodio, oggetto di ripetuto e attento esame giudiziario, non ha portato a sviluppi indagativi che abbiano assunto concreto rilievo. I due ricordati episodi appaiono peraltro di un qualche rilievo almeno per confermare, da un lato, nell’attentato dell’Italicus il carattere di strage annunciata, più` volte sottolineato nella pubblicistica, dall’altro, il clima di estrema tensione che caratterizza il periodo. La direzione indagativa che si sviluppò nei confronti di Mario Tuti, Luciano Franci e Pietro Malentacchi prese le mosse e sostanzialmente continuò a fondarsi sulle dichiarazioni accusatorie di Aurelio Fianchini, al quale il Franci, suo compagno di detenzione, avrebbe confidato di avere eseguito la strage indicando nel Tuti il gestore dell’esplosivo e nel Malentacchi colui che materialmente avrebbe sistemato l’ordigno.

Corroboravano l’accusa del Fianchini la comune militanza nel Fronte Nazionale Rivoluzionario, la disponibilità di armi ed esplosivi, la responsabilità in altri attentati senza vittime, la personalità sicuramente terroristica ed eversiva di Tuti, autore di numerosi omicidi, alcuni dei quali consumati con notevole ferocia; infine il fatto che il Franci, carrellista presso la stazione di Santa Maria Novella di Firenze, la notte dell’attentato si trovava in servizio fuori turno ed in esito ad una sua richiesta, mai giustificata, proprio in prossimità del binario dove aveva sostato l’Italicus.

Si trattava, come si vede, di un quadro probatorio consistente ma incompleto per la mancanza di sufficienti riscontri all’accusa del Fianchini. Ciò giustifica l’altalenanza dei risultati giudiziari. Tuti, Franci e Malentacchi furono assolti in primo grado dall’accusa di strage per insufficienza di prove. In appello Tuti e Franci furono condannati all’ergastolo. La sentenza fu annullata dalla prima sezione della Corte di cassazione e la Corte di assise di appello di Bologna, in sede di rinvio, assolse Tuti e Franci con formula piena; l’assoluzione divenne definitiva a seguito di sentenza del 24 marzo 1992 della Corte di cassazione. Mentre era in corso il giudizio di primo grado, la Procura di Bologna ravvisava la necessita` di proseguire le indagini sul duplice presupposto che gli imputati rinviati a giudizio non avevano potuto agire isolatamente e che la prima istruttoria poteva essere stata oggetto di inquinamenti e depistaggi di cui si imponeva l’accertamento. Nel nuovo procedimento la matrice eversiva di destra trovava ulteriori conferme, articolandosi tuttavia in un ventaglio di ipotesi diverse per le specifiche responsabilità individuali.

Mentre tale istruttoria era in corso giungeva a dibattimento anche il procedimento per la strage della stazione di Bologna, di sei anni successiva. In quella sede furono peraltro stralciate le posizioni di Stefano Delle Chiaie, Adriano Tilgher, Marco Ballan ed altre. Il giudice istruttore di Bologna – presso il quale erano concentrati i procedimenti per strage (Italicus bis e Bologna bis) che proseguivano con il vecchio rito – considerati gli sviluppi relativi alle possibili strategie emergenti dalle rispettive indagini, la ricorrenza di medesimi soggetti e gruppi dell’eversione, i legami di costoro con gli stessi esponenti degli apparati di sicurezza, la medesima natura delle interferenze e degli ostacoli frapposti alle attività di accertamento con notevoli analogie tra gli episodi di inquinamento e di depistaggio che si andavano verificando nelle due vicende processuali, veniva indotto a disporre nell’ottobre del 1993 la riunione dei due procedimenti.

L’istruttoria si è quindi conclusa con la sentenza-ordinanza 3 agosto 1994, trasmessa per ulteriori sviluppi e quindi per competenza a diverse procure e acquisita da questa Commissione. Come sostanzialmente espresso nel provvedimento, le conclusioni del giudice istruttore dottor Grassi definiscono il procedimento ma non esauriscono le prospettive aperte dal lavoro degli inquirenti per l’accertamento della responsabilità e i motivi di riflessione storico-politica sui risultati processuali, dandosi carico l’ordinanza di evidenziare acquisizioni e collegamenti probatori anche non decisivi per l’immediata e definitiva soluzione positiva o negativa di singoli episodi e sottostanti alle complessive strategie. Tuttavia l’ordinanza-sentenza appare esemplare per comprendere quanto negativamente incidano in indagini di tal tipo sia gli effetti formali del decorso del tempo, con l’intervento di cause di estinzione di reati, anche gravi, per prescrizione, sia gli esiti processuali assolutori intervenuti medio tempore in altre sedi.

Questi ultimi assumono una duplice valenza negativa, tanto per l’impossibilità di un secondo giudizio (e quindi per l’effetto preclusivo naturalmente connesso al giudicato), quanto per l’effetto, anch’esso formale, che il consolidamento di una pronuncia su di un determinato episodio produce sulla possibilità di inserire l’episodio stesso in uno sviluppo argomentativo più ampio, ogni volta che una diversa valutazione di quello si appalesi di quest’ultimo passaggio ineludibile.

Sono ostacoli che ovviamente non sussistono ai fini di una valutazione diversa da quella giudiziaria quale quella storico-politica che compete a questa Commissione.