Fausto Baldi – avvocato dello Stato requisitoria processo di appello – seconda parte

(…) Nel ’76 il clima cambia completamente: il Signorelli esce, viene fatto dimettere, viene cacciato via dal partito, in quanto ha già fatto un’altra scelta come lo fece Michelini quando nel dopoguerra costituì il partito con un’opzione costituzionale così Almirante in quegli anni fa una scelta chiarissima di messaggio agli eversori che egli sapeva avere in seno e fa la cosiddetta unione fra la destra e la destra Nazionale, Covelli. Questa è una scelta di tipo chiaramente borghese che nega sul nascere ogni aspirazione di tipo rivoluzionario tant’è che cambiano i discorsi, le attenzioni dei gruppi terroristi nei confronti del Movimento sociale. E allora qui si sprecano le denunce di delazione, tutti i dirigenti sono infami, sono tantissime le notazioni, non ve le voglio fare, perché quello che mi serve è per illustrare il clima del ’74 però, perché ancora nel ’74 questa rottura non c’è stata. Vedremo che in quegli anni si matura la rottura e la frattura. Vedremo che il Cauchi costringe alle dimissioni, qualcuno se ne va dalla federazione aretina, quelli troppo compromessi quando le indagini vanno verso il Batani, Batani deve dimettersi, Franci esce dal movimento sociale, addirittura nel 1975 si cercano retrodatazioni di oltre un anno all’iscrizione di oltre un anno al Movimento Sociale. Questi sono fatti accertati, sono fatti pacifici che hanno un loro rilievo, una loro importanza. Nel ’70 si è però purtroppo già posto in essere quella che sarà la strategia che ritroveremo nel ’74. (…) vi voglio far riferimento a quello che è la sentenza sul Golpe Borghese che voi avete acquisito in primo grado, che è agli atti del primo grado, ed al rapporto Sid che pure è acquisito. Come momenti fondamentali, unitari che illustrano quale fu il clima del 1970 noi abbiamo che il fronte Nazionale di Valerio Borghese in quell’occasione si unì ad Avanguardia Nazionale e dopo questa alleanza fu concepita la strategia stragista come funzionale al colpo di Stato. Il tentativo degli eversori di occupare il Ministero degli Interni riuscì perfettamente. Ne ho parlato brevi cenni quando fu sentito il Vinciguerra se quella minaccia aveva riferimento al tentativo riuscito e coronato da Stefano Delle Chiaie, perché anche questo si è accertato purtroppo, Stefano Delle Chiaie fu identificato fra coloro che avevano occupato il Ministero degli Interni. “Ritenni  – il questore D’Amato di Roma questo è il commento – che era meglio non procedere nei suoi confronti perché avrebbe potuto rivelare retroscena sconcertanti”. Addirittura c’è un episodio gustoso un’arma trafugata perché gli insorti riportano le armi, una manca, pensano bene di supplire alla carenza di quest’arma facendone fare un duplicato perfetto, copiandone anche il numero di matricola, dimostrazione di quanto fosse serio questo tentativo di Golpe. Non a caso Izzo, in uno dei suoi interrogatori, ricorderà come il Giannettini gli disse che merito grandissimo della campagna stampa di Avanguardia Nazionale è stato quello di aver indotto il Paese a ritenere che fosse stato un tentativo di golpe da burletta, i forestali che presiedono la Rai, eccetera, eccetera. Tutti i retroscena ben più pericolosi Avanguardia Nazionale riuscì a non farli filtrare. Finisce il rapporto Sid, perché sto parlando del rapporto Sid del Golpe Borghese, e dice che gli insorti nel ’70 erano coordinati tra di loro e dovevano servire come pretesto per un’azione militare caratterizzata dall’intervento anche di forze Nato. In particolare dovevano partire da Malta quattro navi della flotta Nato. Termina qui l’accenno che fa il rapporto Sid a quello che era il mondo che circondava gli eversori neofascisti. Questo riferimento alla flotta Nato, non se ne fa il nome ma a mio avviso è già estremamente indicativo del personaggio dell’ammiraglio Birindelli, ne parleremo meglio in seguito, era il comandante della flotta Nato di stanza a Malta. Stessa persona che di lì a pochi mesi, Dom Mintoff chiese alla Nato gli venisse rimossa perché nulla voleva a che fare, cito le parole testuali di Dom Mintoff, “con quel pazzo fascista”. Ma se tutto questo ci dice che nel ’70 è stata teorizzata questa strategia, la sentenza ve lo dice (…), che nel ’74 ci troviamo di fronte a un progetto di colpo di Stato che si pone negli stessi medesimi termini di quello del ’70, noi dobbiamo a mio avviso fare un’ulteriore breve analisi per vedere cosa è successo però nel ’74.
Nel ’74 è stato acquisito nel giudizio di primo grado la sentenza di incompetenza del giudice Violante di Torino del 1976, con l’allegato rapporto dei servizi segreti. Illustra un fatto che per me è abbastanza sconcertante: l’8 luglio 1974 il generale Miceli, capo dei servizi segreti, inoltra al ministro Andreotti un allarmante rapporto, dirà meglio che egli ha fatto redigere al capitano Labruna, dove “desumendo notizie omogenee e uniformi provenienti da un rapporto del colonnello Condò, da una sua fonte confidenziale e da un rapporto del generale Maletti, può denunciare il fatto che il Paese fino a quella data ha corso serissimo pericolo di colpo di Stato. Questo colpo di Stato era stato programmato per il 12 maggio 1974 – Mar di Fumagalli primi esempi per interventi, Repubblica pacciardiana, ne abbiamo conferma di tutto questo – poi rinviato, addirittura si fa riferimento al 2 giugno – progetto di Giancarlo Esposti di uccidere il Presidente della repubblica per la celebrazione del 2 giugno – e infine successivamente rinviato”. Non termina qui il rapporto: “attenzione però perché gli insorti non hanno rinunciato al progetto, l’hanno rinviato e la scadenza prossima è fissata per il 10 sabato, notte di San Lorenzo, e il 15 giorno di ferragosto, in quanto confidano che sarà agevole agire in quel periodo in cui le grandi città hanno maggior rarefazione di abitanti che sono in ferie.

pacciardi-randolfo

Se noi guardiamo i nomi, tutti personaggi che la storia successiva ci dirà essere interni alla P2, tutti personaggi estremamente compromessi, dobbiamo porci la domanda perché mai forse si verrà a sapere che forse essi stessi non erano estranei a questo tentativo. Come mai l’8 luglio denunciano questo fatto? Non l’hanno fatto prima perché i rapporti, le fonti confidenziali, avrà il coraggio fra virgolette il generale Miceli di dire gli erano arrivate addirittura a febbraio, quando quelle scadenze pericolosissime ancora non si erano verificate. L’8 luglio dice lì è stato serio, attenzione adesso lo potrebbero fare in agosto. Per me non è casuale. Di lì a pochi giorni si inserisce la vicenda Almirante-Covelli, la famosa vicenda Sgrò, che si può valutare sotto mille aspetti. Non è rilevante direttamente per la posizione degli imputati, ma è rilevante a quel quadro generale a cui si inserisce anche la strage dell’Italicus. Certamente il modo con cui l’ha valutata la corte in mancanza di quel quadro generale, in mancanza di quegli ulteriori elementi che sembravano affiorare, l’ha fatta in maniera incompleta e comunque deviata. Perché Almirante e Covelli, qui non voglio parlare della vicenda Sgrò a fondo, ma voglio ricordarvela: Sgrò ha avuto un grosso merito in questo grado di appello, non ha voluto parlare, perché parlando Sgrò si qualifica immediatamente per quello che è. Ma anche se non si qualificasse immediatamente, è mai pensabile che il Presidente e il Segretario di un partito di fronte a una segnalazione anonima non svolgano accertamenti, prima di scendere in campo loro? La segnalazione di Sgrò tendeva a dire attenzione lì a Roma, nell’università di Roma ci sono depositi di esplosivi, vogliono fare attentati ai treni, cioè qualcosa di molto grave, molto specifico. E’ mai pensabile che prestino fede alle parole dell’avvocato Basile che filtra quelle del suo cliente Sgrò e si impegnano personalmente per andare da chi, dal capo dell’antiterrorismo dottor Santillo, a certificare l’importanza della denuncia fatta. E’ forse arbitrario porre in riferimento il collegamento, anche perché sono veramente contigui nel tempo, l’intervento Almirante-Covelli al dottor Santillo e l’inoltro del rapporto del Sid al ministro Andreotti? Per forse non è arbitrario. Le sezioni del Movimento Sociale di quell’epoca vivevano una vita comune agli ordinovisti. Molte sezioni, non tutte le sezioni. Era una realtà che volle affrontare successivamente il partito espellendo molti di costoro, costringendoli alle dimissioni, tirando una saracinesca. In quel periodo però questa saracinesca era ancora aperta non era stata tirata giù. E allora se Covelli e Almirante, per inciso Covelli fa parte sempre dello stesso mondo P2, perché comunque ci muoviamo ci imbattiamo sempre in questa accomunanza di nomi, si sentono in dovere di andare dal dottor Santillo, lo fanno con chiarezza per mettere le mani avanti sia nel tentativo di Golpe che potrebbe essere ancora attuato, ma soprattutto nei confronti di quel mondo assai vicino alle loro sezioni, perché è interno alle loro sezioni, che stava attuando i presupposti per il golpe. Allora se questo è vero, è vero che il Golpe non si doveva più fare a luglio. E’ vero che i servizi segreti, il partito del Movimento Sociale, scende in piazza in prima persona con i suoi massimi dirigenti per denunciare fatti che potrebbero essere favorevoli al golpe, quindi il golpe ai servizi segreti, agli uomini della P2, non mi interessano i servizi segreti, non mi interessano il Movimento Sociale, ma a quegli uomini che risulteranno tutti accumunati dalla militanza sotto la loggia P2 evidentemente non era più rispondente alle loro finalità il perseguimento di questo colpo di Stato. Senza andare tanto lontano arrivo subito alla conclusione del significato di tutto quello che vi ho detto, l’ha chiarito Vinciguerra: “nell’estate del ’74 i servizi segreti americani furono decapitati”, ci fu una grossa crisi dei servizi segreti. Qui non è fantapolitica, purtroppo è la triste realtà del Paese. Vorrei ricordarvi questa è storia, cosa avvenne nel ’67 in Grecia. In Grecia il colpo di Stato dei colonnelli avvenne il 21 aprile del ’67, forse sarà un caso ma anche il 21 aprile scoppia la bomba di Vaiano, l’Italicus scoppia il 4 agosto forse anche questo è un caso, il principale gruppo operante in Italia degli eversori greci durante il regime si chiama “4 agosto”, tutte casualità, però ce lo dice lo stesso Izzo. Nel ’67 la presa dello stato da parte dei colonnelli venne in attuazione del cosiddetto piano Prometeo. Era un piano elaborato dai servizi segreti Nato, non certamente a quel fine. Era un piano che voleva fronteggiare l’avanzata del comunismo e prevedeva varie possibilità di intervento eccetera. I colonnelli sfruttarono per i loro interessi quel piano ma certamente era un piano Nato dei servizi segreti. Nel novembre ’74 il noto giornalista Mario Tedeschi pubblica, il colpo di stato sappiamo che è già bloccato, un articolo che è veramente allucinante, lo pubblica su “Il Borghese” dice che “L’Italia ha l’alter ego del piano Prometeo si chiama piano di sopravvivenza” non so se sia vero, so che è fortemente probabile, perché se troviamo questo collegamento, allo stop del colpo di Stato che si era programmato da uomini della P2, facenti parte di quei settori che pure facevano da contorno a quest’intervento una risposta logica la possiamo trovare soltanto in quello che ha detto Vinciguerra: non era più possibile garantire un appoggio internazionale, una copertura di tipo internazionale a questo tipo di colpo di Stato per cui, ecco i diversi livelli di compartecipazione, chi aveva una compartecipazione di tipo di vertice, diversa da quella dal porre in essere un attentato di tipo terroristico fa il contrordine, ma fa il contrordine per il suo settore. Le frange estremiste, terroriste del neofascismo non possono essere messe a tacere, “no il colpo di stato non lo facciamo più”. Si cerca di fermarlo, si cerca di calmarlo per quello che si può. Si teme che possano andare avanti, indirettamente si denunciano. E indirettamente se ne prende le distanze. La denuncia Almirante-Covelli ha soltanto questo significato plausibile e logico. (…) Queste sono acquisizioni diciamo di date che precedono immediatamente la strage dell’Italicus: 8 luglio l’inoltro del rapporto Sid, 15 luglio denuncia Almirante-Covelli.

msi1

Sempre in ordine cronologico, quanto al loro formarsi, non quanto al loro venire in evenienza, abbiamo il colloquio Birindelli-Bittoni. Anche qui credo che vadano spese due parole, tenuto conto di questo quadro generale, per capire l’importanza di questo colloquio. Perché col colloquio Birindelli-Bittoni possiamo delimitare meglio l’area di osservazione: denuncia Sid, area del terrorismo in genere, gruppo eversore composito; la denuncia Almirante al contrario possiamo delimitarne nell’ambito di cui era la preoccupazione delle frange terroristiche che potevano operare; denuncia Birindelli da uno squarcio preciso perché fa di questo colloquio si fanno due nomi precisi, guarda caso due dei nostri imputati. Questo colloquio avviene, qui e su questo punto c’è un grosso problema perché sembra nascere, queste sono le prime dichiarazioni del generale Bittoni il 23 agosto 1974. E’ incerto se fosse il 18 o il 23, sicuramente dopo Ferragosto del 1974, siccome è stato in ferie fino al 22 sapeva che l’ammiraglio Birindelli l’aveva cercato, l’ho ricevuto immediatamente il giorno dopo, quindi è il 23. Queste sono le prime dichiarazioni che rende nel novembre ’81 al giudice Galasso di Firenze il generale Bittoni. La sentenza di primo grado scava a fondo su tutta questa vicenda, sono stati sentiti Birindelli, Bittoni, sono stati addirittura processati per questi fatti tenendosi una reticenza dell’uno, una falsa testimonianza dell’altro eccetera e alla fine giunge alle conclusioni che i ricordi dei personaggi non sono sicuramente affidabili, che anzi riscontri oggettivi fanno retrodatare il loro incontro a prima della strage dell’Italicus, dal che se di esecutori di attentati hanno parlato, parlarono con riferimento a Vaiano, l’unico attentato ai treni che precedette l’Italicus e su questo termina. Se lì vogliamo analizzare un attimino più a fondo, noi abbiamo la certezza che questo colloquio è sicuramente avvenuto dopo la strage dell’Italicus, che non poteva aver alcun riferimento a Vaiano e che si riferiva con precisione alla strage dell’Italicus. Birindelli, Bittoni, Tuminello: tre nomi che compaiono in questa vicenda tutti della P2. Birindelli, lo dice Fumagalli, ha un riferimento più specifico nel ’74 nelle trame eversive. Non è più quell’indiretto riferimento del rapporto Sid del ’70 per le quattro unità navali della flotta Nato che dovevano venire da Malta, qua si fa proprio espressamente il suo nome. Capo del complotto, di quello in cui era inserito il gruppuscolo Mar, che si doveva limitare ad accendere un focolaio in Valtellina, quindi era poca cosa quella che doveva fare il Fumagalli, era l’avvocato Degli Occhi. Costui disse che l’intervento del Fumagalli si esauriva in quel breve lasso di tempo, ma che altre forze della legione militare nord est e Nato capeggiata dall’ammiraglio Birindelli, qui per la prima volta si fa veramente il suo nome, sarebbe dovuta intervenire. Se Birindelli fa parte di questo gruppo eversore, Birindelli fa qualcosa di più: quando scoppia quello scandalo ai servizi segreti americani, sa che il colpo di Stato, perché chiaramente lui fa parte di quel livello superiore, non potrà essere attuato si dimette dal partito. Questo fa il Birindelli. Tant’è che diventerà il presidente del partito Covelli, che lo sostituisce, e i due, Covelli con Almirante andranno a fare la denuncia a Santillo. Perché si dimette dal partito? Perché denuncia il partito di essere troppo debole nei confronti dei terroristi di destra e quindi di dare l’immagine di un partito che non condanna con la doverosa severità la violenza che costoro stanno ponendo in essere, implicando in maniera negativa il buon nome del partito. Questo lo dice Birindelli a luglio. Se è vero però che Birindelli ha avuto questi rapporti con la federazione di Arezzo, conosceva perfettamente l’ambiente di Arezzo, conosceva quei giovani, non so come li frequentasse, che cosa vuol dire frequentare Birindelli per Franci, certamente è vero quello che ha detto Brogi, non so se lo frequentava, forse è improbabile nel senso che lo intendiamo noi, certamente lo corteggiava, faceva di tutto per mostrarsi zelante nel momento in cui faceva la guardia del corpo e partecipava ai servizi d’ordine. Birindelli sapeva che una denuncia verso quei giovani, che formalmente c’è, una denuncia di facciata prima di dimettersi dal partito, prima del luglio in concomitanza di quei fatti cui avvengono, sarebbe potuta stare pericolosa perché questi personaggi avevano fatto parte con lui del servizio d’ordine fino allora. Per fronteggiare questo è sufficiente l’uscita dal partito, poi si sa che il colpo di stato non dev’esser fatto. Birindelli si ritira. Succede un evento particolarmente grave qual è la strage dell’Italicus. Se allora Birindelli ha una necessità personale, che non è più di partito, di porre una frattura fra il suo nome che fa parte del gruppo eversivo, non già del gruppo terrorista, in senso specifico e pregnante, quest’interesse gli insorge quando vede che quegli attentati che non c’erano più stati, perché attenzione da giugno da quando lui si dimette fino ad agosto non succede più niente, ci si blocca ai primi di luglio, mi sembra l’ultimo sia il 5 luglio, scoppia l’Italicus, la paura è terribile. Perché la paura non è l’implicazione del partito ma del suo nome.  E deve lasciar traccia del suo intervento, ma non già per colpire i colpevoli, perché se noi ci mettiamo in quest’ottica chi sono i personaggi che si muovono, li guardiamo a fondo, vediamo da chi va. Da un generale prestigioso dell’Arma dei carabinieri, che è il generale Bittoni, però un uomo della P2 come lui. Il generale Bittoni cosa fa a seguito del colloquio, della denuncia che gli fa Birindelli? “Ho saputo dalla federazione di Arezzo, mi hanno passato un bigliettino – non può esser vero perché lo sapeva per conoscenza diretta i fatti che avvenivano della federazione di Arezzo – con cui si dice che Franci, Malentacchi e un terzo che non ricordo esattamente, forse Batani hanno fatto la strage dell’Italicus”. Notizia gravissima data il 23 di agosto, poi dirò perché sono sicuro di questa data, a un generale dell’Arma dei Carabinieri. Cosa fa Bittoni di tutto questo? Chiama il colonnello Tuminello e gli dice indaga, accertati. Fingiamo di credere a quello che dice la sentenza. Forse si sono sbagliati, parlavano di Vaiano, mettiamo che sia vero, che l’intervento sia stato prima quindi giugno-luglio e abbiano parlato di Vaiano. Questi tre sono responsabili per Vaiano. Il Tuminello fa fare delle indagini e accerta che il nome di Franci è sbagliato perché per Vaiano era ricoverato aveva un alibi e così via. Le indagini si fermano, non vanno avanti. Passa un mese scoppia l’Italicus, vivaiddio se anche quel colloquio fosse stato fatto prima, ma il Birindelli che ha un interesse personale ha porre una frattura fra il suo nome e costoro, Bittoni che ha già ricevuto una confidenza così grave, il colonnello Tuminello che ha già indagato in quel mondo non si ricorda che c’era stata una denuncia precedente, non fa ulteriori accertamenti per l’Italicus nei confronti di questi tre nomi o di questi due sicuri fatti (Franci e Malentacchi)? Perché una cosa è certa il capitano dell’Anno, mi sembra, portò i risultati delle indagini fatte erano esclusivamente per Franci e Malentacchi con riferimento a Vaiano. Il sospetto qual è? Che siano state fatte ad arte su un falso obiettivo. Perché non dovevano servire a scoprire i colpevoli, perché non si fanno le indagini a quel livello. Perché se è vero che quel colloquio è antecedente alla strage è assolutamente impensabile che un generale dell’arma dei carabinieri e un colonnello quando fanno questo di mestiere quando scoppia l’Italicus, non si ricordano che soltanto un mese prima e quindi da pochissimi giorni avevano indagato per un attentato ai treni, in Toscana con quei nomi, perché nulla di questo viene fatto. Ma se allora questo è vero e guarda caso, l’ho già detto forse prima, Tuminello risulterà iscritto nelle liste della P2, non possiamo dimenticarci che quand’è che Bittoni sente il dovere di riferire tutto questo alla magistratura? 74?, 75?, 76? ’81, novembre ’81 dopo che a gennaio sono stati sequestrati gli elenchi segreti di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi, dopo che nell’estate s’incominciano a trapelare i nomi dei possibili iscritti. Ma se la denuncia possibilmente non doveva essere fatta per colpire i colpevoli, ma per lasciare una traccia storica del fatto che il cospiratore Birindelli non poteva aver nulla a che vedere con costoro perché in epoca non sospetta li aveva già denunciati per fatti stragisti troviamo una risposta logica a tutto questo. Non dovevano essere fatte delle indagini, occorreva lasciare una traccia e la traccia c’è. Il rapporto che ci porta il colonnello Dell’Anno per le indagini fatte da Tuminello all’occorrenza questi nomi non lo avrebbero compromesso perché lui l’aveva denunciati, lui che già a giugno era uscito con protesta dal partito, troppo debole coi terroristi che si annidavano al suo interno. (…) Bittoni diede grande risonanza a questo, perché tutti quelli dell’Arma dei carabinieri sapevano che il prestigioso, perché era prestigioso come figura non era un uomo di secondo piano l’ammiraglio Birindelli, di primissimo piano (…). Poi la storia ha dimostrato che questa traccia non era necessaria perché nessuno aveva posto in collegamento l’ammiraglio Birindelli con costoro. Fino a che periodo? Perché dopo purtroppo vengono fuori questi collegamenti. Ne parlerò in seguito perché il nome dell’ammiraglio Birindelli diviene poi più pregnante all’interno dell’Italicus. Un breve accenno a quello che è stato il ricordo che ha lasciato l’ammiraglio Birindelli in questo procedimento penale, tanto per creare un momento di divagazione. Venne qui a deporre, ci fu il confronto davanti alla Corte di primo grado davanti al generale Bittoni, un confronto mi dispiace doverlo dire ma piuttosto umiliante per tutti e due da come viene verbalizzato, perché effettivamente preferiscono far la figura del reticente e del non più compos sui, piuttosto che ammettere quello che era la realtà e non poteva essere ammessa dagli interessi di entrambi. Tuti in una sua lettera commenta questo fatto. E’ noto leggendo i verbali di udienza di quel periodo che Tuti a Marco Affatigato che gli passava vicino gli disse: “adesso vammi a salutare Mennucci”  o qualcosa del genere. Affatigato denunciò il fatto perché Mennucci era stato appena ammazzato per infamità e ci fu un piccolo screzio in aula. Meno noto però che l’omicidio Mennucci esaltò tanto Tuti in quel periodo, che in una sua lettera a Francesca Mambro parla dell’episodio del confronto, la lettera è del 17.11.82, si era appena svolto in aula il confronto fra Bittoni e Birindelli in primo grado. E dice Tuti, certamente era presente, vediamo quello che dice a Francesca Mambro, che ha assistito a un confronto fra “un vecchio coglione e un vecchio infame. Quando durante l’intervallo l’infame mi è passato a un paio di metri dalla gabbia l’ho pregato molto garbatamente di salutarmi, appena lo vedeva, Mennucci”. Era tanto esaltato in quel periodo da questo omicidio che gli avevano fatto Fabrizio Zani ed amici che anche a Birindelli infame gli dice vammi a salutare Mennucci. L’infame nel loro gergo ha un significato ben specifico, non è casuale. (…) Fra la denuncia di Almirante e Covelli, fra l’inoltro del rapporto Sid e fra il colloquio Birindelli-Bittoni si inserisce però, perché seguo questa cronologia nell’insorgere dei fatti, quello strano episodio di Bono. Non mi voglio soffermare molto su Bono, sul volantino di rivendicazione di Bono. Però alcune cose le vorrei dire perché si è valorizzato in maniera pregnante in questo secondo grado l’episodio Bono. Vedete un errore grave è stato fatto in istruttoria, che non riconosco al giudice di primo grado perché il giudice di primo grado si mosse a ben altri livelli, è stato quello di aver frantumato tutti gli elementi accusatori come piste alternative. E non si è colto che queste piste, per la massima parte, scorporate quelle che non c’entravano assolutamente niente, però molte di queste piste si intersecavano fra di loro. Brevissimamente cosa succede: il giorno prima il 3, prima che scoppi la bomba, mi sembra si chiami Taverna della scimmia, un ristorante bolognese il cameriere avvicina la famiglia Faccioli gli dice “ah c’è troppo lavoro, perché il mio compagno Bartoli cameriere con me, stasera – lui è un ordinovista – è impegnato in qualcosa di grosso, che domani vedrete sui giornali che cos’è”. Scoppia la tragedia dell’Italicus, il giorno dopo i giornali parlano dell’Italicus, questa signora va immediatamente in Questura a denunciare il fatto. La Questura indaga, si scopre anche che questo Bono ha fatto un biglietto di rivendicazione della strage dell’Italicus a nome di Ordine Nero, ha fatto delle telefonate, che sono state registrate al Resto del Carlino, c’è la trascrizione di alcune telefonate in cui dice andate a vedere questo biglietto di rivendicazione. Insomma la pista si incanala chiaramente verso Bono. E’ abbastanza significativo: si scopre che questo Bono non vale una cicca, è un personaggio di uno squallore intellettivo incredibile. E dice giustamente la sentenza, ma insomma Bono noi non possiamo credere in alcun momento, perché anche se l’istinto di autoconservazione si deve lasciare anche a un pazzo come Bono, avrebbe impedito se egli fosse stato a conoscenza che quella notte si stava perpetrando la strage dell’Italicus di parlarne con tanta facilità presso l’ignara Faccioli. Non è una risposta appagante perché il giorno sei, tre giorni dopo, l’istinto di autoconservazione del pazzo è chiaramente in allarme, perché la strage si è verificata, incontra la Faccioli sotto la Questura e ha il coraggio costui di dirgli “Hai visto, te l’avevo detto. Quella sera il Bartoli è tornato a casa mia, è venuto a dormire da me tutto sconvolto perché ha detto che aveva visto bruciare un’auto, ma chissà avrà visto bruciare un treno mica un’auto lui”. Un pazzo sicuramente, una persona scriteriata, tutto quello che volete, l’istinto di autoconservazione non ce l’ha, però è così fuori da questo movimento? Vedete la sentenza si perde in moltissime pagine per dimostrare una realtà che è evidentissima: il Bono quel documento, quel volantino se l’è fatto da solo, a suo uso e consumo, per la sua esaltazione. Certamente nessuno di Ordine Nero gli ha detto fammi quel volantino. E’ una verità abbastanza evidente, però la sentenza l’approfonda talmente tanto che gli dedica uno spazio che non meritava. Insomma mi sembra sette-otto pagine per dimostrare che non poteva averlo avuto come ordine da Ordine Nuovo perché tant’è che fu visto il Poli, ben altro personaggio di Ordine Nuovo bolognese che gli andava rimproverare di aver fatto il volantino. Sì infatti, certamente è stata un’iniziativa personale di costui. Ma costui dove viveva, che cosa faceva? Era completamente fuori da questo mondo? No, purtroppo era dentro questo mondo, era inserito in questo mondo. Sarà colpa degli ordineristi bolognese che dovevano avvalersi di personaggi così squalificati, ma di lui si avvalevano. Perché è dentro? Vi leggo brevemente la trascrizione della telefonata che fa al “Resto del Carlino” Bono: “Lei redattore, sono quel ragazzo che ha telefonato ieri, di Ordine Nero. Sono lo scritturale di Ordine Nero. Io confermo che siamo stati noi a fare quell’attentato. Poi per quanto riguarda il volantino lo abbiamo scritto a macchina, con una macchina difettosa come ho sentito alla televisione – perché la televisione aveva commentato che aveva scritto – ma non siamo riusciti a scriverlo in caratteri gotici, caratteri che sanno quelli della polizia, perché non abbiamo il ragazzo, in quanto il ragazzo è carcerato in galera a Milano, non possiamo farci niente”. Il ragazzo è Fabrizio Zani che scriveva con i caratteri gotici, il quale non era carcerato a Milano, non è assolutamente vero che Ordine Nero gli ha detto di fare questo volantino, non è assolutamente vero che lui sia lo scritturale di Ordine Nero, però sa che Fabrizio Zani scrive in caratteri gotici e che è di Milano. Ma soprattutto c’è un altro episodio lo conoscete, l’accenno semplicemente: il Bono andò pochi mesi prima in quel di Genova a comprare armi per conto di Ordine Nero. Fu bidonato, perché gli diedero dei sassi al posto delle armi. E’ stato così intelligente da lasciar traccia anche di questo, perché è andato in Questura a denunciare che doveva essere l’acquisto di un apparecchio e non armi, macché apparecchio tu volevi le armi, eccetera, eccetera. Quindi abbiamo una traccia storica. (…) Parla di un volantino, parla in maniera preventiva o successiva, a me interessa poco, dell’Italicus. Il suo riferimento ci porta a Ordine Nero di Bologna, ci porta a quel Barbieri che guarda caso partecipa alla riunione di Montesilvano e un’altra riunione precedente insieme con tutti i massimi organizzativi della Toscana: Avanguardia Nazionale, Ordine Nero, Ordine Nuovo eccetera. Questo per dire cosa? Per dire che il responsabile è Bono, è il Barbieri? Assolutamente no. E’ una conferma ulteriore, perché Bono va utilizzato per quello, che il quadro associativo che già vi ha delineato il collega, deve spaccare quelle barriere ad arte posteci davanti, delle sigle, delle differenziazioni. Solo questo vuol dire l’episodio Bono, non è che ci può dire niente di più. Ci identifica un’area. Ma se noi abbiamo un avvicendamento graduale, sempre molto lento a quest’area, nei primi di dicembre, fine di novembre ’74 c’è una delimitazione molto più netta.