Bombe SRCM – Sergio Calore deposizione 15.2.1991

 

marino

” Faccio innanzitutto presente che il gruppo di Tivoli, guidato ideologicamente da Signorelli, ed il gruppo di Milano denominato “La Fenice”, di cui l’esponente di maggior rilievo era Rognoni, nacquero praticamente insieme tra il ’70 ed il ’71 e sulla base di un medesimo disegno politico.
Del resto la rivista “La Fenice” ed il bollettino ciclostilato “Noi Europa”, che pubblicavamo a Tivoli, avevano praticamente il medesimo contenuto. Ricordo che Rognoni venne a Tivoli all’inizio del 1973 proprio per incontrare Signorelli, anche alla mia presenza, ed il nostro gruppo era in contatto per corrispondenza e scambio di pubblicazioni particolarmente con DE MIN e MARZORATI, che tuttavia di persona non ho mai conosciuto. A domanda dell’Ufficio, ho sentito parlare di un certo DAVIDE PETRINI, che ricordo era soprannominato “Cucciolo”, il quale all’incirca in quegli anni si trasferì a Tarquinia, in Lazio. So che conosceva da molto tempo Signorelli ed infatti Signorelli mi parlava spesso di lui, ma in merito non saprei dire altro.
Per quanto concerne la consegna delle bombe a mano da parte di Signorelli, confermo che egli mi diede una busta con 36 bombe a mano SRCM che erano quelle in uso allora, di colore rosso, e ricordo che il numero di lotto faceva riferimento agli anni ’60. Signorelli mi disse che tali bombe a mano provenivano dalla stessa cassa da cui provenivano anche quelle che a Milano erano state usate durante la manifestazione in cui fu ucciso l’agente Antonio Marino. Mi furono affidate affinché io le custodissi ed infatti le riposi in un cunicolo, all’interno dei ruderi di Villa Adriana, che serviva da ripostiglio al padrone di un ristorante, posto fuori dalla villa, che
conosceva Signorelli. Era un cunicolo chiuso da una semplice porta di legno a staccionata.

azzierognoni
Man mano, queste bombe a mano vennero utilizzate o cedute nel modo seguente: Periodicamente io ne provai diverse a distanza di tempo l’una dall’altra per controllarne l’efficienza. Faccio presente che io mi intendevo abbastanza di bombe a mano perché durante il servizio militare avevo svolto l’incarico di artificiere. In questo modo ne usai due o tre. Inoltre ne consegnai altre a varie riprese a Signorelli, su sua richiesta, ed in particolare una di tali occasioni fu la consegna di 7 o 8 bombe a un militante di Verona, presente Signorelli, al bar del tennis al Foro Italico, luogo che abitualmente Signorelli frequentava. Questo incontro dovrebbe essere avvenuto nel 1975 e ricordo che meglio precisai le circostanze e la data in un precedente interrogatorio dinanzi all’A.G. di Roma.
Un’altra bomba a mano fu utilizzata per l’episodio dimostrativo, di cui ho già parlato, che mi fu chiesto da Pugliese. Disattivai la bomba a mano togliendo l’esplosivo e la capsula detonante e ricostruendo il solo involucro esterno. Poi la consegnai in un pacchettino a Leone Di Bella, un militante di Catania, il quale lo consegnò con un mazzo di fiori a casa di una persona che era in contrasto con Pugliese.
Non ricordo se fu consegnato direttamente alla persona o al portiere.
Insieme c’era un bigliettino in cui, come ho già detto, c’era la parola “sindaco”. Portai poi le ultime bombe rimaste, non più di cinque o sei, nell’appartamento di Via dei Foraggi che io avevo affittato con Rossi e Sparapani ed in cui fu arrestato Concutelli. Del resto tutto l’altro materiale era concentrato presso Concutelli che era il responsabile logistico. Dopo il mio arresto, dall’ottobre 1980 al maggio 1982, fui detenuto a Novara nello stesso reparto dove c’era Nico AZZI con altri militanti di destra. Con Nico AZZI entrai abbastanza in confidenza e questi stava superando con gli altri militanti di destra dovute al fatto che egli, dopo il suo arresto, aveva chiamato in correità Giancarlo ROGNONI. Azzi, che pure io non avevo ma conosciuto da libero, mi disse che aveva già sentito parlare di me da Signorelli e del resto aveva mandato giù a Roma da noi mezza cassa di bombe a mano SRCM da lui rubate ove aveva prestato servizio militare. Faccio presente che, per esperienza militare, una cassa di bombe a mano è composta da 72 pezzi.”

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