“Poteva essere una strage”

I fascisti volevano la strage. L’ordigno esploso stanotte sulla linea ferroviaria Firenze Roma al passaggio della Freccia del Sud, l’espresso per la Sicilia, partito dalla Stazione di Santa Maria Novella alle 23.27 con circa millecinquecento passeggeri poteva provocare una tragedia di enormi proporzioni. L’esplosione violentissima ha divelto circa un metro di binario all’imbocco di un viadotto a cento metri da una galleria artificiale in una semicurva accanto a una scarpata da otto metri in prossimità dell’Arno.
Il lungo convoglio avrebbe potuto finire nelle acque del fiume. Fortunatamente il treno con diciotto vetture, in piena velocità, è riuscito a “saltare” il tratto mancante, la rotaia spezzata dall’esplosione non è stata ritrovata o è finita in Arno o si è polverizzata. Probabilmente i terroristi neri – sulla matrice dell’attentato che si ricollega a numerosi episodi di criminalità fascista che si sono susseguiti in Italia gli inquirenti non hanno dubbi – hanno usato una bomba ad orologeria oppure un ordigno azionato a distanza. Soltanto l’inesperienza li ha traditi. Un'”inesperienza tecnica” dicono gli investigatori. La carica esplosiva è stata sistemata sulla rotaia a lato dell’Arno in direzione di Roma per cui la forza centrifuga ha “tenuto” il convoglio sul binario e gli ha fatto “saltare” il tratto mancante. Se invece l’ordigno fosse stato collocato sulla rotaia opposta il treno sarebbe stato proiettato fuori deragliando con conseguenze disastrose. La Freccia del Sud si sarebbe rovesciata nella scarpata finendo nel fiume.
Nel punto dove l’ordigno è esploso si è prodotta una buca di venti centimetri due traversine sono state sbriciolate e altre quattro rimosse.
“Un ordigno ad alto potenziale – ha detto uno degli esperti della direzione di artiglieria – di cui non si conosce la composizione in quanto non abbiamo trovato nulla”. Era le 23.58 il Milano-Siracusa aveva lasciato la stazione di Santa Maria Novella circa mezz’ora prima carico di passeggeri. Viaggiava circa a ottanta novanta chilometri all’ora quando a tre chilometri dalla Stazione di Incisa è avvenuta una violentissima deflagrazione che ha investito la parte anteriore del locomotore. I vetri sono andati in frantumi, il macchinista fiorentino Franco Biagini, pur rimanendo contuso ha azionato la rapida e ha bloccato dopo centocinquanta metri il convoglio al di là dell’interruzione. L’aiuto macchinista Antonio Fiorillo 23 anni pistoiese investito dalle schegge è rimasto ferito. Ha ricevuto i primi soccorsi da un medico che si trovava tra i passeggeri. “Sono stati attimi terribili – ha detto il macchinista – credevo proprio di non farcela. E’ un miracolo che il treno non sia deragliato”.
« Ho avvertito un botto il treno ha avuto un sobbalzo e io ho azionato la rapida. Ho visto il mio collega Fiorillo cadere con addosso i frammenti di vetro dei finestrini. Non mi sono reso conto subito di cosa stava succedendo. Anche alcuni passeggeri hanno tirato il segnale di allarme ». Lo spavento dei passeggeri è stato grande ma non si sono avute scene di panico. Il personale viaggiante si è adoperato per tranquillizzare i passeggeri. Alcuni appena il convoglio si è arrestato sono scesi assieme al personale viaggiante per accertarsi di quanto sia accaduto sulla linea. E’ stato allora che è stata notata la mancanza di un tratto di binario. Intanto il capo stazione di Incisa Valdarno che aveva udito la deflagrazione istintivamente ha guardato l’orologio, erano le 23.58 ha dato l’allarme.  Anche il capo treno ha avvertito i dirigenti e immediatamente è stato bloccato tutto il tratto sia per i treni diretti da Roma che per quelli diretti al Sud. (…)

Giorgio Sgherri – l’Unità 14 aprile 1975