L’attentato di Vaiano – Sentenza primo grado processo Vaiano

Con rapporto del 22.4.1974 i CC della stazione di Barberino del Mugello segnalavano all’A.G. che alle ore 8,45 circa del giorno precedente era stato compiuto un attentato dinamitardo lungo la linea ferroviaria Bologna-Firenze, tra le stazioni di Vernio e Vaiano. Riferivano, in particolare, che una potente carica esplosiva aveva spezzato la rotaia sinistra del binario dispari all’altezza del km 29,500, determinando il sollevamento contromarcia del binario stesso e provocando la frantumazione parziale di due delle traverse di legno ed una buca di oltre un metro di diametro e di circa 80 cm di profondità. La rottura della rotaia non aveva provocato il deragliamento del direttissimo DD 113, che sarebbe dovuto transitare per quel punto, da lì a qualche momento, perché l’interruzione del binario aveva fatto scattare un segnale automatico di allarme e questo aveva indotto il personale di macchina ad arrestare immediatamente il convoglio. Era stato possibile accertare questa circostanza nell’immediatezza e d’altra parte in questo senso si era pronunziato il Direttore del Compartimento di Bologna delle Ferrovie dello Stato con nota del 22 aprile di quello stesso 1974.
Da un punto di vista tecnico era, tuttavia, la perizia subito disposta sulle modalità dell’attentato a fornire le in formazioni più esaurienti. Invitati ad accertare “il tipo di esplosivo e la sua quantità” nonché a spiegare “i congegni di innesco usati” e “le cause dell’esplosione ed eventualmente quelle di un mancato funzionamento del dispositivo di innesco ipotizzabile allo stato degli atti”, i periti facevano presente che erano stati utilizzati grammi 400 circa di esplosivo a combustione completa del tipo gelatinato da cava o al plastico. Quanto al congegno di innesco, spiegavano che nelle intenzioni degli attentatori l’esplosione avrebbe dovuto essere determinata dal passaggio stesso del treno, per effetto dello schiacciamento contro la rotaia, ad opera della prima ruota, di una staffa in lamierino e della conseguente chiusura di un circuito elettrico. L’interruttore-staffa costituiva una delle due estremità del circuito ed era stato sistemato a cavaliere sul binario ed elettricamente isolato dallo stesso con materiale apposito: la pressione della ruota del primo treno in transito avrebbe reso possibile il contatto con la rotaia (cui pochi metri più lontano era stata collegata l’altra estremità del circuito), la conseguente chiusura dello stesso e, con questa, la detonazione voluta.
Le cose non erano andate  evidentemente (e per fortuna!) a questa maniera. Ipotizzavano i periti che un qualche convoglio in transito per quel punto prima del direttissimo 113 aveva fatto schizzare lontano la staffa piuttosto che schiacciarla contro il binario. La chiusura del circuito elettrico al momento dell’esplosione delle ore 8,45 circa andava addebitata, dunque a cause diverse e del tutto accidentali.
In occasione di un’altra indagine peritale, traente origine dall’attentato del 12.4.1975 al km 281 della tratta Reggello-Incisa Valdarno (linea Roma-Firenze), gli esperti accertavano l’impiego di un doppio dispositivo di comando dell’esplosione: il primo costituito dal solito interruttore-staffa azionato dalla prima ruota del convoglio in transito; il secondo, alternativo al primo, da una sveglia opportunamente predisposta, funzionante da secondo interruttore indipendente dal circuito elettrico per il comando ad orologeria dell’esplosione. Sulla base delle analogie tra i due casi, il Collegio dei periti opportunamente incaricato dal G.I. nell’aprile 1986 (nel corso della relativa fase istruttoria) esprimeva la persuasione che anche a Vaiano fosse stato adottato lo stesso doppio sistema e che l’esplosione fosse dipesa in quella circostanza piuttosto che da cause accidentali, come sostenuto in precedenza, da un congegno di riserva ad orologeria.

Sentenza primo grado Vaiano 1987 pag 10-13

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