Stefano Delle Chiaie – audizione commissione stragi 16 luglio 1997 – seconda parte

SARACENI. E allora il gruppo “22 marzo”?

PRESIDENTE. Mi inserisco nello spunto dell’onorevole Saraceni. Lei disse che voi avevate svolto un’inchiesta sul gruppo di Valpreda e in appena sette giorni avevate accertato che non c’entrava nella strage. In quella inchiesta, che il gruppo “22 marzo” fosse composto in parte di poliziotti lo accertaste o no?

DELLE CHIAIENo. Le spiego pure che ci avevano detto che c’era un certo Andrea che stava in una pensione; arrivammo alla pensione e ci dissero che la polizia lo aveva arrestato. Questo è un documento sequestrato in via Sartori dove sono stampate da loro, non da noi, le cifre 61, 62. Si passa da una pagina dove sono riportate altre informazioni (noi raccoglievamo informazioni anche precedentemente) ad una dove sono riportate le informazioni sulla strage di piazza Fontana: il tassista Rolandi, prima della testimonianza su Valpreda, fece una riunione nella federazione del Pci. Si trattava di tutte le informazioni che noi andavamo raccogliendo per capire da dove veniva la strage di piazza Fontana. Prendemmo Ciccarella. Faccio i nomi, che voi siete in grado di riscontrare, perché i magistrati stranamente non lo hanno fatto. Questo è stato in mano alla Corte di Catanzaro, che, debbo dire la verità, è stata assolutamente puntigliosa e ha svolto un processo serio. Ciccarella era il giornalista che aveva intervistato Valpreda e Merlino. Noi l’abbiamo preso, l’abbiamo portato su via Asmara e in altri luoghi, abbiamo fatto delle domande, abbiamo effettuato delle registrazioni, cercammo di capire, ricostruimmo la giornata di Valpreda e di Mander. Dopo pochissimi giorni eravamo certi dell’estraneità di questo gruppo rispetto alla strage.

PRESIDENTE. Secondo l’onorevole Fragalà, le Brigate rosse avevano svolto un’inchiesta dello stesso tipo ed erano arrivati ad una soluzione diversa.

DELLE CHIAIE. Dovrei avere qui il fascicolo, lo voglio cercare. La tragedia è che queste inchieste sono state riprese più volte. Questa inchiesta delle Brigate rosse è arrivata a Catanzaro durante il mio processo nel 1988.

FRAGALA’. Si tratta dello stesso fascicolo che adesso secondo gli uffici giudiziari di Catanzaro non sarebbe reperibile. Lui ne ha una copia.

DELLE CHIAIE. Questo documento, che chiaramente non è il mio, dato che è evidente che non si tratta della mia grafia, è accompagnato da un foglio che riporta: appunti di Delle Chiaie. Questi sono appunti di Spiazzi che sono stati lasciati sul bancone di un’aula di giustizia, che furono presi da un avvocato e sono stati contrabbandati come miei appunti. Non trovo il fascicolo, comunque posso dirvi che il giudice Mastelloni (vi assicuro che non lo conosco e non credo di avergli fatto nulla di male) mandò a Catanzaro, durante lo svolgimento del mio processo, un fascicolo di un pentito delle Br, che mi impegno sul mio onore di farvi pervenire interamente. Ad un certo punto Mastelloni chiese di me a questo pentito, di cui mi sovverrà anche il nome mentre parliamo, e vi assicuro che dal verbale non si capisce perché chiede di me. Questi dice che le Brigate rosse avevano effettuato un’indagine e avevano accertato che Valpreda era collegato alla vicenda, cioè la vecchia versione che in un certo senso era scaturita grazie alle dichiarazioni di Ventura e che D’Ambrosio già aveva disarticolato e neutralizzato. La parte civile chiede, e io faccio associare la mia difesa, di ascoltare Franco Tomei, che purtroppo è morto, Bonavita e lo stesso interrogato. Arriva un telegramma secondo cui l’interrogato è introvabile, poi viene ritrovato, mentre vengono Tomei e Bonavita, i quali hanno testimoniato (ho anche i verbali e le cassette e se volete ve le farò pervenire). La sentenza di Catanzaro concluderà così dicendo: l’accusa ha tentato all’ultimo momento l’utilizzazione di due testimoni, i quali si sono risolti a difesa di Delle Chiaie. Questa cosa viene fuori di nuovo nell’agosto dell’altro anno, perché una giornalista avendo evidentemente necessità del “golpe estivo” giornalistico pubblica nuovamente questa notizia, non facendo il nome del soggetto delle Brigate rosse perché avrebbe rischiato, quando invece era notissimo. Ho scritto una lettera alla signora Andreoli.

PRESIDENTE. Torniamo a piazza Fontana. Questa vostra inchiesta accerta l’innocenza di Valpreda.

DELLE CHIAIE. Immediatamente ci convinciamo di questo, no che lo accertiamo.

PRESIDENTE. Un uomo di governo dell’epoca recentemente ci ha parlato della probabile responsabilità di un colonnello dei carabinieri che non sapeva però che la banca era chiusa per cui la bomba scoppio quando doveva scoppiare e ammazza della gente. (Commenti del senatore Mantica). Questo ci è stato detto in sede di audizione.

DELLE CHIAIE. Spesso mi son sentito dire: allora ci dica chi è stato. Io non ci cado, perché è assurdo. Io non so, però, se non so, sono colpevole o sono complice o sono in qualche modo coinvolto.

PRESIDENTE. E’ logico che rifiuti.

DELLE CHIAIE. Voglio dimostrare cose che ritengo fondamentali per questa Commissione, anche per il giudizio futuro, perché Salvini rivaluta un pezzo importante delle deviazioni di questo paese, cioè la velina del 16 dicembre. Voglio dimostrarvi con i documenti e non con le chiacchiere, sfidando chiunque a dimostrare il contrario, che si trattò di una deviazione utilizzata contro il sottoscritto e Mario Merlino, che fu articolata in modo diabolico. Da chi non lo so, certo che Maletti non può dire a Johannesburg che non sa chi siano Santoni e Tanzilli, quando in un suo appunto c’è scritto: “Santoni e Tanzilli, si mette male”. Ma cosa si metteva male? Si metteva male che non era loro la velina, perché avevano sempre detto che Serpieri aveva parlato solo dell’alibi.

PRESIDENTE. Su queste informative sono stati scritti volumi e sono state avanzate diverse ipotesi, cioè se fosse un depistaggio doppio o addirittura triplo, dato che vi si mischiano i vari Delle Chiaie, Serac e Leroy; perché dicono che siete anarchici. Sono tutte cose note alla Commissione.

DELLE CHIAIE. Saranno pure note, però poi un giudice dice che la velina è vera.

PRESIDENTE. Perché su un fatto di storia ci possono essere impostazioni diverse.

DELLE CHIAIE. Io sono convinto che ci sono documenti che non avete a disposizione su questa velina. Innanzi tutto, conoscete la differenza tra la velina del 16 dicembre e quella del 17. Già quella del 16 era comunque manifestamente disinformata: vi si scrive che ero stato espulso dal Movimento sociale, mentre Merlino era diventato “cinese”. Invece io ero andato via spontaneamente dal Movimento sociale nel 1956, non mi aveva espulso nessuno. Ma ci sono altri elementi che dimostrano la disinformazione o quanto meno la poca informazione dell’estensore della velina del 16. Quella del 17 cambia tutto: si parla di anarchici, sparisce il congegno elettrico, Delle Chiaie se ne è andato e non è più espulso: insomma, si corregge. Si è detto che questa velina non è stata trasmessa, è stata occultata.

PRESIDENTE. E’ uno dei problemi: è un depistaggio che resta nascosto per moltissimi anni. E’ uno strano modo di depistare.

DELLE CHIAIE. Ho portato qui documenti che dimostrano che la velina fu portata al colonnello Alfarano, il quale infatti su di essa mi interrogò, come dimostra il verbale di interrogatorio. Perché allora si continua a dire delle cose, quando ci sono prove contrarie anche all’ufficio politico della questura?

SARACENI. Può ricordarci le date?

DELLE CHIAIE. Fui interrogato il 19 dicembre del 1969, dopo che Serpieri condusse gli uomini dei Servizi nella casa in cui stavo dormendo. E prima di questa azione c’è stata tutta una preparazione, dimostrata dalla corrispondenza interna al Servizio. Infatti, mentre nelle veline si dice che Delle Chiaie scappa, si nasconde, c’è un telex nel quale è scritto che abitavo in via Tuscolana 572 e che il 19 mattina sarei dovuto andare dall’avvocato Mariani a dire che Mario era a casa mia. C’è un telex dove queste cose vengono dette e quindi i Servizi erano al corrente di tutto. Peraltro la mia casa era sotto controllo dalla questura e Mario Merlino fu visto entrarvi. Quando contestai queste cose al dottor Improta al processo di Catanzaro…

PRESIDENTE. Restò tutto il giorno a casa sua Merlino?

DELLE CHIAIE. No, ma tra l’altro l’alibi non serviva a niente, perché lui arrivò da me alle cinque e quindi quell’alibi era inutilizzabile.

PRESIDENTE. Il problema di piazza Fontana non è soltanto capire chi ha messo la bomba alla Banca dell’agricoltura, ma anche chi le ha messe contemporaneamente a Roma all’Altare della patria e alla Banca romana.

DELLE CHIAIEQuando parlo di piazza Fontana mi riferisco al complesso degli attentati e quindi a quello che è avvenuto a Roma e a Milano. Si fece di tutto per invalidare l’alibi di Merlino, che alla fine risultò inutile, perché lui arrivò a casa mia alle cinque e tutto quanto era accaduto prima. Per quale motivo allora avremmo dovuto studiare quell’alibi? Per quale motivo avrei dovuto farlo venire a casa mia? E’ un’assurdità. Tutto questo era conosciuto anche dalla questura e Improta a Catanzaro alle nostre contestazioni rispose che avevano sbagliato appartamento ed erano andati a via Tor Caldara. Poi ad un sottufficiale, che era venuto per altri motivi, si chiese dove abitavo nel periodo degli attentati e lui rispose subito: “A via Tuscolana”. Questo è riportato nella sentenza. Ci sono due rapporti, uno dell’11 giugno 1970 del tenente colonnello Alfarano, ed uno del 17 febbraio 1975 per il capo servizio, dal quali si desume che la velina fu portata a Cudillo ed Occorsio. Quindi non soltanto fu ricevuta, come dimostra la firma sulla copia, da Alfarano e Provenza, che hanno dichiarato di averla ricevuta subito, ma c’è anche una frase di D’Ambrosio il quale dice che il tutto veniva raccolto a verbale dai magistrati. D’Ambrosio esprimeva meraviglia per il fatto che i giudici romani non l’avessero informato di conoscere l’esistenza di questa velina fin dall’aprile 1970.

PRESIDENTE. Recentemente il giudice D’Ambrosio ha confermato a questa Commissione che secondo lui quella velina è un depistaggio.

DELLE CHIAIE. Credo di sapere quale fosse l’opinione di D’Ambrosio, perché grazie a lui fui prosciolto e grazie ad altri nel 1982 ho avuto un mandato di cattura per la strage di piazza Fontana. Se il giudice Salvini dice di essere colui che prosegue il lavoro di D’Ambrosio, queste cose bisogna dirle. Quella velina non solo arrivò ai carabinieri ed alla questura, ma anche ai giudici. Per quale motivo si è creata questa leggenda? A chi serviva far credere che quella velina, che tra l’altro era una chiara deviazione, era stata occultata quando invece non lo fu?

SARACENI. Nello stesso interrogatorio del 19 dicembre le chiesero di Serac. Questa è un’ulteriore dimostrazione che avevano la velina. Ma perché i magistrati romani abboccano a questo depistaggio, secondo lei?

DELLE CHIAIEQuesto non lo so.

SARACENI. Perché abboccano sugli anarchici e non sul depistaggio che riguarda lei e Merlino, che peraltro aveva fornito un alibi falso?

DELLE CHIAIE. Le dico la mia opinione: questa velina nel 1969 ha molteplici obiettivi, il primo dei quali è coprire i responsabili e spostare le indagini.

PRESIDENTE. Sugli anarchici?

DELLE CHIAIE. Non soltanto sugli anarchici: Delle Chiaie è anarchico? Che ci si Indirizzi contro gli anarchici o contro Delle Chiaie, l’obiettivo è quello di coprire qualcuno. Si dovevano spostare le indagini e cioè rallentare una certa azione che probabilmente in quel giorni si stava sviluppando.

PRESIDENTE. Ci sono due livelli di depistaggio, infatti.

SARACENI. In quel momento anche i magistrati romani sapevano che Merlino aveva fornito un alibi falso, dato che all’inizio negò di essere stato a casa sua. Disse che ci doveva venire, ma che poi non c’era più stato.

DELLE CHIAIEPoi si corresse.

SARACENI. Sta di fatto che Merlino era suo amico e faceva parte del gruppo “22 marzo”. Gruppo che viene ritenuto responsabile in quel momento dai magistrati e dalle Forze di polizia. Perché se Merlino che, per così dire, era un suo uomo offri un alibi quanto meno incerto e contradittorio, lei venne “graziato” in quella prima fase delle indagini? Badi, non ho un atteggiamento accusatorio nei suoi confronti, sono solo interessato a capire perché lei fu “graziato” in quella prima fase di avvio delle indagini: per la telefonata di Fabruzzi, di Santillo, del vostro Guido Paglia?

DELLE CHIAIE. Paglia mi chiamò dalla sala stampa in un bar e mi disse: “Vieni subito, qui è un casino”. Scappai alla sala stampa e cominciai a vedere i telex che arrivavano e dissi: vedrai che tutto si scaricherà su di noi.

SARACENI. Merlino sì e Delle Chiaie no. Perché? Questa è la mia curiosità.

DELLE CHIAIE. Ho capito benissimo. Datemi un po’ di tempo per spiegare: mi rendo conto che molti passaggi sono ignorati. Quando viene fermato Merlino noi iniziamo le indagini. Questo è confermato anche da Stefano Serpieri. Si spiega l’interesse dei Servizi per Serpieri perché egli promette di riferire loro le nostre indagini e lo dice nel verbale di Catanzaro che non viene preso in considerazione da nessuno e che io ho allegato qui. Egli dice di aver accompagnato Stefano per le indagini; vi era anche un compagno che ci aiutava – perché collaboravamo con un certo settore – che ho rimproverato di non aver testimoniato al momento opportuno. Il Presidente chiede a Serpieri il motivo per cui non avesse detto prima queste cose ed egli risponde dicendo che nessuno glielo aveva chiesto. Immediatamente viene riferito l’alibi di Merlino perché solo quello Serpieri poteva aver sentito da Merlino. Non è vero affatto che Merlino e Serpieri furono in cella insieme; Serpieri e Merlino furono in una rientranza del corridoio insieme ad altri. Quindi, non potevano evidentemente parlare ed articolare un lungo discorso. Quindi, l’unico elemento di cui si viene a conoscenza è l’alibi di Merlino. Se leggete bene le veline che lascerò, la corrispondenza, la preoccupazione principale in quel momento dei Servizi era quella di invalidare l’alibi perché è questo che chiese Occorsio. Occorsio disse: vi è un alibi che deve essere smontato. Badate bene che sia Serpieri che Tanzilli dicono di essersi incontrati il 13 dicembre, non il 16. Anche su questo vi sono i loro verbali. Essi dicono di essersi incontrati il 13 dicembre. Pertanto il 13 dicembre Serpieri avrebbe detto a Tanzilli dell’alibi e gli avrebbe detto che lo avrebbe tenuto informato di quello che sarebbe riuscito a sapere. La velina esce il 16 dicembre. A questo punto deve essere accaduto qualcosa tra il 13 ed il 16 dicembre per cui era necessario tentare di rallentare le indagini. Il discorso è simile a quello della Cia e della Spectre. Quando mai si potrà provare che la Cia era responsabile? E’ molto più facile provare che Maletti sia responsabile.

PRESIDENTE. Maletti nel ’69 non era in Italia.

DELLE CHIAIE. Ho fatto un esempio, anche se – mi permetta – dopo evidentemente ha ereditato le responsabilità di quell’ufficio e dopo, vedremo, quando fu chiesto da D’Ambrosio di individuare le macchine con le quali erano state scritte quelle veline, perché – come dice Santoni – Maletti non dette nessun contributo tecnico e dall’elenco delle macchine ne mancano soltanto quattro che sembrano – guarda caso – le quattro macchine dell’ufficio D. E vedremo anche Giannettini come è collegabile con la velina. Ho una lettera autografa di Giannettini – una cosa nuova, signor Presidente – che chiede informazioni a Leo Negrelli in Spagna sulla Aginter Press un mese prima di fare quella velina che gli verrà chiesta di informazione sulla Aginter Press. Quindi, non sapeva nulla della Aginter-Press; non solo, quando viene interrogato da Salvini di cui dice: “dal ’64 conosco Serac”. Dopo vedrete la lettera autografa del 1970 dove, scrivendo a Leo Negrelli, gli chiede che cosa sia questa Aginter Press, gli chiede se ha notizie e Leo Negrelli risponde. Vi allego anche la lettera di Negrelli perché mi furono date proprio da lui dicendomi che un giorno mi sarebbero potute servire a proposito di questo signore.

PRESIDENTE. Di quale signore?

DELLE CHIAIE. Del signor Giannettini.

SARACENI. Ma lei non apparteneva alla Aginter Press?

DELLE CHIAIEDopo le spiegherò anche questo.

SARACENI. E Fabruzzi?

DELLE CHIAIE. Allora, lei vuole una risposta. Non mi sottraggo a nessuna risposta. Assolutamente. Ho un capitolo intero sulla Aginter Press dove parlo dei miei rapporti con Serac che rivendico, perché devo avere la prova provata che Serac non era quello che io ho creduto che fosse.

SARACENI. Il 19 dicembre allora ha detto una bugia. Non è vero che lei dice sempre la verità. Lei ha negato di conoscere Serac ai carabinieri.

DELLE CHIAIE. Certo. Aspetti. Ho un verbale di Romano Cantore di Panorama al giudice Migliaccio (non l’ho portato con me perché ritenevo fosse scontato), nel quale spontaneamente dichiaro di conoscere Serac. Badi bene, la nostra cultura di gruppi, da una parte e dall’altra, era quella di non rispondere né alla polizia né ai magistrati; non l’ho fatto nemmeno in tribunale. Non lo farei nemmeno qui.

SARACENI. Allora quando lei dice che è solo reticente deve pur dire che qualche volta racconta bugie.

DELLE CHIAIENo. lo risposi in questo modo: è possibile che li conosco. Non ricordo di conoscerli ma non associo questo nome a nessun viso. Questo io risposi; questo è pacifico. Il mio verbale lo dice. Ricordo tutto; ricordo benissimo quello che ho detto. Io non sapevo perché me lo domandavano; era un’informazione gratuita, su un soggetto o su soggetti, che non ero tenuto a dare ai carabinieri. Tornando comunque alla velina, tra il 13 ed il 16 dicembre deve essere accaduto qualcosa per cui la situazione è precipitata ed è stata necessaria una informativa che deviasse, che rallentasse le indagini. A chi viene inviata immediatamente? Ai carabinieri ed all’ufficio politico, i primi ad indagare sul fatto e che cosa fa il Sid? Si fa schermo della legge che proibiva ad esso di indagare direttamente: quindi, manda l’informativa ai carabinieri ed all’ufficio politico; cosa che infatti avvenne allora; il magistrato comincia a chiamare perché arriva il documento ai magistrati che dice che Merlino è stato smentito nell’interrogatorio del 19. Da quel momento inizia l’azione tra magistrati e Servizi. Il magistrato vuole la fonte dell’informazione; non poteva utilizzare la velina anonima e lo dice; tra l’altro vi è un fatto; a loro interessava portare avanti il discorso iniziato. Badi bene che io, in quel periodo, vengo interrogato quattro o cinque volte da Cudillo ed Occorsio; non una sola volta. Quando mi allontano (e non mi allontano dalla finestra del bagno) ma normalmente dal tribunale, è perché un deputato mi avverte dicendomi che vi sono quelli della “Estiva”, della Traduzione. Era luglio, non c’era nessuno, quindi pensava che fossero là per me. Mi consiglia di andare a piazza Mazzini dicendomi di lasciare fare a loro, gli avvocati. Ecco come io mi allontano. Io ancora non capivo. C’era stato già uno scontro con Occorsio e Cudillo. Queste cose lo le ho dette quando tutti gli attori erano vivi.

SARACENI. Si sta riferendo al favoreggiamento?

DELLE CHIAIEcerto. Se si voleva stabilire chi diceva la verità allora bisognava farlo. Questo è il discorso; non capisco perché riemergono cose – e dopo parleremo di D’Amato – perché non posso tralasciare questo argomento, quello che veramente mi sconvolge e mi offende insieme allo stragismo e che veramente ha distrutto la mia esistenza interiore. Per voi è facile; non sapete che cosa significa vedersi sbattuti sul giornale con accuse infamanti. E’ terribile. Tutto questo continua da ben trent’anni. Allora, arriviamo al collage.

PRESIDENTE. Sono stati trent’anni di una vita piena però.

DELLE CHIAIE. Sì, Presidente, ma io voglio essere condannato per quello che ho fatto e non per quello che non ho fatto o per infamie che non ho commesso e che non ho mai neppure pensato o immaginato: una strage è fuori della mia cultura.

PRESIDENTE. Ma lei per piazza Fontana è stato assolto, non è stato condannato.

DELLE CHIAIE. Il 20 febbraio 1989, mi scusi se è poco, con una sentenza che dovrei incorniciare, che non so se voi avete, e devo ringraziare quella Corte sia di primo grado che di appello.

PRESIDENTE. Tra tutti i documenti che abbiamo vi sono almeno le sentenze!

DELLE CHIAIEPer quanto riguarda il collage, si parla di Serac, della Aginter Press e di Leroy. Cosa si dice dei tre? Che avevano contatti con la Cina, di Berna, che avevano l’agenzia, che erano a Lisbona. Si dice che Serac ha 45 anni, che Leroy abita a La Seine sur Mer, Parigi (l’estensore è anche ignorante perché non sa che è una località sulla costa). .Ebbene, vi leggo queste notizie una per una e lascio il testo agli atti. Nota del 23 giugno 1967: si parla dell’agenzia Aginter Press con sede a Lisbona, agenzia diretta da un tale Serac di circa 45 anni. Nota del 14 aprile 1969: Serac si recherebbe spesso in Svizzera (ricordate la notizia? passa per la Svizzera per venire). Nota del 5 dicembre 1967: si avverte dell’imminenza di un viaggio di Serac a Roma e si raccomanda il suo controllo; quindi quando egli viene a Roma è controllato; nella velina si dirà che Serac ha rapporti con me, ma io ho avuto con lui un solo incontro prima del 1969, cioè in quel periodo, ed è chiaro che può essere stato detestato, soprattutto se si pensa che Serac veniva per incontrare (queste cose le ho sapute dopo) l’agenzia Oltremare di quel tale Giorgio Torchia che era in contatto con i Servizi. Nella nota del 21 gennaio 1966 si dice che Leroy è in contatto con l’Ambasciata di Cina a Berna e con quella di Parigi, a Marsiglia e nei dintorni (La Seine sur Mer), c’era tutto. Ma non solo. La falsa velina continua.

PRESIDENTE. L’attività filocinese di Leroy è vera o no?

DELLE CHIAIEIn parte è vera. Il gruppo filocinese di Roma, in contatto con l’analogo gruppo di Carrara. Questa notizia era stata data da Alfredo Sestili nel 1968 quando la questura romana tentò, attraverso promesse di lavoro e di denaro, di farmi accusare da alcuni miei camerati. Qui avete i verbali di Catanzaro dove Sandro Pisanò conferma la circostanza, c’erano altri nomi e li posso fare.

PRESIDENTE. Secondo lei sarebbe l’unico contatto, sia pure indiretto, che lei avrebbe avuto con D’Amato, se ricordo bene.

DELLE CHIAIE. Lei fa un errore con i manifesti cinesi. Le spiego. Nel 1968 scoppiano delle bombe a Roma alle pompe di benzina; ad un certo momento viene fatta la solita retata ed il dottor Improta ed il dottor Noce promettono ad alcuni elementi fermati dei benefici se mi accusano. Alcuni di questi mi faranno delle dichiarazioni che Almirante presenterà in Parlamento e che verranno invece poi contrabbandate come dichiarazioni contro di me. Ad uno vengono offerti dei soldi, il posto alla dogana, ad un altro che aveva un concorso al Ministero del tesoro viene promessa l’assunzione. Tra questi c’era un certo Sestili il quale mi rilascia una dichiarazione a “La pergola”, una trattoria, in presenza di testimoni, dicendomi che gli avevano fatto fare un verbale però non lo ripeteva bene ed allora glielo avevano fatto cambiare. Mi dice quello che il verbale diceva e cioè che io avrei insegnato a lui a fare le bombe in una traversa di via dell’Acquasanta. Mi precipito a via dell’Acquasanta e quella traversa, nel periodo cui egli si riferiva, non c’era. Quando mi fermano evidentemente mi salvo dalla situazione: in seguito verrò condannato a tre anni e mezzo e poi assolto quando la Corte, con una sentenza anche in quel caso interessante, indica le falsificazioni effettuate. Quindi nel 1968 questo Sestili dichiara fra l’altro di essere stato infiltrato tra i cinesi e parla di questo gruppo analogo di Carrara che viene inserito nella velina del 16 dicembre. Non so se sono chiaro, so che vi sono delle cose che sembrano incredibili. Ricordate che nella velina si ipotizza che analoghi attentati all’Altare della Patria dovevano essere indirizzati alle banche; sempre nella stessa velina si preannunciano attentati presso i grandi magazzini. Nel corso dell’udienza del 18 novembre 1988 a Catanzaro il colonnello Genovesi dice che Serpieri poteva aver dato notizia sulle pompe di benzina, quindi il gruppo analogo di Carrara. Improta dirà invece che subito dopo gli attentati, tra le varie ipotesi di lavoro che furono fatte vi fu anche quella che gli attentati potessero avere scopo dimostrativo, nel senso che si ipotizzò anche che gli attentatori non volessero fare vittime e che vi fu un errore di valutazione. Fu fatta anche l’ipotesi che gli ordigni esplosi all’Altare della Patria fossero in realtà destinati alle banche. La notizia che attentati sarebbero stati probabilmente commessi presso i grandi magazzini circolava a Roma e Milano già prima del 12 dicembre 1969. Queste sono tutte notizie contenute nella velina. Come si fa a dire che non è stato un collage di notizie già in possesso dei Servizi, tra l’altro un collage fatto male, approssimativo? Non c’è una sola notizia nuova nella velina che non sia di quelle che essi avevano già all’interno degli archivi. Badate bene, questa velina è stata sottoposta a più verifiche anche con una serie di atti interni: non si saprà mai chi ha battuto l’appunto; Tanzilli smentirà; nel 1988, a Catanzaro nel mio processo, Marocco, il superiore del maresciallo Tanzilli, dirà che questi andò da lui e gli disse che lo aveva chiamato Genovesi dicendo che doveva confermare…

PRESIDENTE. Resta il fatto che ha sottolineato l’onorevole Saraceni e cioè che le indagini immediatamente si indirizzano sulla pista anarchica, Merlino viene coinvolto perché anarchico, lei resta fuori e su Aginter Press non si indaga. Deve venire la rivoluzione dei garofani perché si capisca bene cosa facessero questi della Aginter Press. Questi sono fatti.

DELLE CHIAIE. Non sono fatti e le spiego perché. Prima di tutto Merlino viene fermato prima, non dopo la velina. Se la velina è uscita il 16 Valpreda già era stato preso. Badate bene, posso fare solo ipotesi, io il 19 dicembre vengo fermato e sono Cudillo e Occorsio che danno l’ordine di lasciarmi, c’è nella corrispondenza interna. Occorsio e Cudillo dicono che non ci sono elementi sufficienti per trattenermi. Allora sono Cudillo e Occorsio che mi hanno protetto se hanno voluto proteggermi, ma i Servizi indubbiamente mi hanno colpito. Questa velina non appare nel 1974, come dopo alcuni diranno. Io il 19 dicembre 1969 vengo fermato e interrogato e vedrete da questi documenti che Occorsio e Cudillo dicono di rilasciarmi perché non esistono elementi sufficienti. Ci sono le indagini fatte dalla questura che dicono: ma noi di Serac già lo sapevamo, ma non lo dicono immediatamente perché potevano annullare la velina. Perché l’ufficio Affari riservati contribuisce a coprire la deviazione.

PRESIDENTE. Venne fermata mezza Italia, a Milano fecero retate subito dopo piazza Fontana.

SARACENI. Merlino viene fermato perché lei era il suo capo.

DELLE CHIAIE. Lei sta affermando un’imprecisione perché in quel momento io non ero il capo di nessuno.

SARACENI. Agli occhi della polizia, non ai suoi.

DELLE CHIAIE. Non è vero. Per quanto riguarda Merlino, se lei pensa che ci sono informative della polizia che avvertono che nel movimento studentesco c’è un settore che la pensa come me – perché io avevo contatti con Baroni, avevo contatti quotidiani con il movimento studentesco – di che infiltrazioni parliamo? Fino allo scontro nell’università, maledetto scontro, avevo rapporti costanti: facevamo insieme l’occupazione. Valle Giulia: hai voglia a dire che Valle Giulia aveva un significato politico e non quello che qualcuno vuole dare. Scusate, ma a me sembra veramente assurdo. Perdonatemi ma è una questione di logica minima!

SARACENI. Merlino era uno che passava le giornate a casa sua, come lei ci ha detto.

DELLE CHIAIENo.

SARACENI. Ce lo ha detto un momento fa.

DELLE CHIAIEL’appuntamento glielo diedi proprio quel giorno. Doveva venire a casa mia ma rimase a casa a suonare il piano. Mi dimenticai proprio. lo me ne andai da un’altra parte. Ero talmente disabituato all’incontro che me ne andai da un’altra parte. Non ci pensavo: stavo con Gianmaria Russo a via Catania a parlare di cinema e di teatro.

SARACENI. Lei era stato sospettato anche delle bombe alla caserma di via Guido Reni.

DELLE CHIAIE. No, ma quando mai! Le pompe di benzina! Lei non può dire questo perché altrimenti mi trovo delle cose che non sapevo nemmeno.

SARACENI. Io non dico che queste accuse sono fondate. I sospetti sui suoi rapporti con Merlino ce li avevano la stessa polizia, gli stessi carabinieri che danno l’input per la pista anarchica.

DELLE CHIAIE. No. Io dico una cosa, scusate, e poi voi mi trascinate in una specie di circuito vizioso. Insomma, c’è una velina con il mio nome: mi chiamano e mi fermano, mi interrogano diecimila volte, e poi questa velina sarebbe stata a mia protezione? Credete veramente che questa sia una logica da portare avanti? Avanzare sospetti, perché Delle Chiaie stava fuori e quello dentro. Io non capisco, domandatelo a loro. So solo una cosa: che ho avuto un processo per la strage di piazza Fontana! Questo so.

SARACENI. Nel 1988. Io dico che lei, nel momento di cui parliamo, cioè il 16, 17, 18, 19 dicembre, stava nella stessa condizione di innocenza di Valpreda. C’è Merlino che fa da trait d’union teoricamente tra lei e Valpreda. Valpreda viene arrestato e lei no. Questo resta da spiegarlo. Sono contento per lei che ha risparmiato degli anni di galera.

DELLE CHIAIEL’ho detto prima, qui si può andare per intuizione. La velina sicuramente viene fatta per deviare e per creare confusione. Prende forse corpo quella pista e la velina serve a sostegno, non lo so. Una cosa è certa: la velina ha il nome mio. Mi domando: perché è uscita la velina? Questo mi interessa. Allora dico: deve essere accaduto qualcosa che ha messo in agitazione qualcuno che in un laboratorio ha creato quella velina. Al di là di quello che servirà, intanto si prepara, intanto si sposta l’attenzione. Questo io devo pensare, altro non posso pensare.

SARACENI. Ma che ci faceva Merlino nel gruppo “22 marzo”? Era disomogeneo.

DELLE CHIAIENon era disomogeneo, lo domandi a Valpreda. La maggior parte era disomogenea perché c’era una tale confusione che non si capiva niente.

SARACENI. E’ quello che rendeva la situazione eccellente.

DELLE CHIAIEC’era disorientamento in molti giovani, era una cosa terribile. Lasciamo perdere perché poi sennò si raccontano le leggende e si fanno i romanzi, ma in realtà era molto più semplice da capire. Come dicevo, nel processo di Catanzaro sia Marocco che il capitano Santoni, Cacciuttolo, tutti praticamente, contribuiscono a smentire la compilazione di questa velina. Poi avete un’ultima parte che, a mio avviso, denuncia in qualche modo la presenza di Giannettini nella velina. Infatti capitano alcune cose strane. Il capitano Santoni all’udienza del 17 novembre 1988 a Catanzaro dice: “II generale Maletti non diede risposta alla mia richiesta di essere aiutato dai tecnici per la ricerca delle macchine”. C’è l’appunto sequestrato a Maletti. Giannettini all’epoca, come dicevo prima, non aveva informazioni e invece le riceve da Leo Negrelli e fa una velina di informazione sull’Aginter Press. Viene pubblicata sul settimanale francese l’Express la dichiarazione fatta il 15 settembre 1974, nella quale si dice che erano “accusati i cittadini francesi Guerin Serac, ex ufficiale dell’Oas, e Robert Leroy, ex capitano delle Waffen SS, di aver mantenuto contatti, secondo le recenti dichiarazioni di Giannettini, con gli estremisti di destra italiani Merlino e Delle Chiaie”. Giannettini due mesi prima aveva incontrato il capitano Labruna a Parigi e, dato che lui non conosceva nulla dell’Aginter Press, come da lettera da lui inviata a Leo Negrelli per avere informazioni, evidentemente la cosa gli è stata suggerita perché così doveva essere e così serviva.

PRESIDENTE. Nel periodo in cui Leroy era in ltalia, 1968, quali rapporti aveva con lui?

DELLE CHIAIE. No, le spiego subito. Avrò visto Leroy due o tre volte in riunioni. Una, ad esempio, riguardava quel famoso Nuovo Ordine Europeo di cui tanto si è parlato e che nessuno ha spiegato fosse praticamente un circolo intorno ad un solo uomo. La posizione di Leroy era semplice. Non so se voi siete al corrente di una cosa che era abbastanza nota all’epoca. Molti elementi, o meglio anche molte ex SS o comunque ex nazional-socialisti, ritenevano – badate bene, dico quello che io so, quindi non voglio che si dica che era un’altra questione…

PRESIDENTE. Non devi dal discorso.

DELLE CHIAIENo, stiamo ai fatti. Molti di questi, dicevo, erano convinti che si dovesse continuare la battaglia contro gli Stati Uniti d’America e che questo era possibile soltanto con Mao. Vi era una formula di giuramento che veniva effettuata in Svizzera, presso l’ambasciata svizzera…

PRESIDENTE. Voglio capire. Lei ci sta dicendo che Leroy era effettivamente filo-cinese.

DELLE CHIAIE. Non era filo-cinese, era nazional-socialista e riteneva di dover continuare a combattere, dopo la fine del nazional-socialismo, accanto alla Cina che era l’unico pilastro contro il Nord America. Per questo vi era un grande conflitto nell’ambiente.

MANTICA. Delle Chiaie, le nostre vite si sono incontrate più volte. Tuttavia, onestamente alle 22,15 vorrei capire il senso di questo colloquio. Lo chiedo anche al Presidente, come una specie di mozione d’ordine. Questa Commissione – almeno così ho capito – non è un insieme di magistrati; noi non facciamo processi. Se ha un senso l’incontro con Delle Chiaie, che è comunque un personaggio di quel tempi – giusto, sbagliato, attaccato – è quello di aiutarci a capire alcuni episodi. Lei sta dicendo alcune cose che io capisco scandalizzino gli altri commissari perché sembrano strane. Avendo vissuto quei tempi dalla sua parte, io le capisco. Però cerchiamo di aiutare la comprensione dei fatti. Tra il volare alto sulla trilateral commission, che è a livello di fantasy, e scivolare nelle piccole cose ormai ripetute e rimasticate, credo che lei potrebbe dare un contributo a questa Commissione se, ovviamente dal suo punto di vista, ci aiutasse a ricostruire un poco quegli anni ’60 e il ruolo avuto da Avanguardia nazionale. Riprendo alcune sue affermazioni e vorrei dire ai colleghi commissari che sono molto vere. L’odio antiamericano della Destra radicale, che forse colpisce molti commissari, è un fatto fortemente assodato. E’ talmente forte che forse qualcuno si dimentica che anche un partito ufficiale della Destra, di fronte all’attacco degli americani all’Iraq, ebbe molti problemi a schierarsi dalla parte degli americani. Nel nostro mondo la definizione di occidentale è contestata. Molti di noi non si ritengono appartenenti al mondo occidentale inteso come mondo capitalista americano, anglosassone, calvinista, eccetera. L’episodio di Valle Giulia è importantissimo. Delle Chiaie diceva prima cose importanti per cui non vedo si possa parlare né di infiltrati di destra nella sinistra, né di infiltrati di sinistra nella destra. Le prime occupazioni all’università statale di Milano vengono fatte dalla destra e dalla sinistra congiuntamente.

DELLE CHIAIELo stesso accade a Roma.

MANTICA. Alle prime assemblee presiedute da Capanna partecipa tranquillamente il Fuan e non ci sono problemi. Pertanto queste aree che si sovrappongono devono stupire il meno possibile. Voglio anche ricordare ai commissari – e certamente Delle Chiaie se lo ricorda – che gli anni ’60 sono anche gli anni della decolonizzazione. L’Oas, i Katanga, i legionari, la legione straniera, che sono tutto un altro tipo di sfogo di attività politica – diciamolo tra virgolette – di una realtà. Io però vorrei riprendere una frase e vorrei cercare di aiutare a ricostruire questa strana vicenda. Non esiste la spectre, non esiste l’uomo nero, non esiste il grande vecchio: sono affermazioni di Delle Chiaie. Però cerchiamo di spiegare, e lei ci deve aiutare. Lei ha molta esperienza, ha viaggiato molto per il mondo, non condivido molte delle cose che ha fatto, anche se apparteniamo allo stesso schieramento. Lei ha cercato all’inizio – anche se poi secondo me ha perso il filo del ragionamento – di sostenere, se ho capito bene, questa tesi: esistono negli anni ‘60 dei gruppi che fanno capo ai partigiani bianchi, gruppi anticomunisti. Io partecipai alla prima manifestazione in piazza per l’Ungheria nel 1956 – lo seppi molto dopo – organizzata da un circolo che faceva capo a Sogno a Torino. Era un’occasione evidentemente importante: era facile in quel momento mettere in piazza 10, 20 o 30.000 ragazzini delle scuole medie e fargli fare una manifestazione. Ora, questo mondo esiste, sono i Mar di Fumagalli. Io voglio anche immaginare che abbia ragione lei quando dice che questo mondo risponde ad una logica tipica del potere, chiamiamolo democristiano, perché non vedo come chiamarlo in un altro modo.

PRESIDENTE. Scusi Mantica, democristiano soltanto è ingiusto: social-democratico, pacciardiano.

MANTICA. Chiamiamolo centrista. Che in questo mondo centrista ci siano forze diverse mi pare evidente. Non a caso alla fine degli anni ‘60 il Msi era praticamente entrato in un Governo; Tambroni è l’espressione di un Governo con i voti di maggioranza anche del Msi. Che nell’ambito centrista ci fossero forze che muovevano contro questo tipo di impostazione è altrettanto vero. Mi stupisco che per fare una battaglia politica su due posizioni di linee politiche diverse si usassero anche altri sistemi, ma a quanto pare ne dobbiamo prendere atto. Nella sua impostazione, Avanguardia nazionale e Ordine nuovo escono praticamente dopo il congresso di Milano del 1956, quando Almirante perde per due o tre voti; quindi abbandonano l’ipotesi del Movimento sociale italiano che si inserisce, perché allora sembra che per molti versi era quasi più inserito di adesso; voi rifiutate questo discorso dell’inserimento. Da lì nasce questo radicalismo di destra, che era nato prima a Viareggio, le correnti, i “figli del sole”, Imperium, e tanti nomi che lei ha citato anche stasera. Sono nomi che sono stati per molti di noi – diciamolo onestamente – i miti degli anni giovanili, perché non dirlo? Erano gli eroi degli anni ‘50. Quindi voi nascete in una posizione di radicalismo che rifiuta la democrazia e il tentativo di inserimento nella democrazia e siete gli epigoni dell’alternativa al sistema. Non c’era battaglia dei ludi cartacei, che viene rifiutata; altri mezzi, altri strumenti, i militanti, l’organizzazione chiusa, eccetera. Mi pare che lei stia sostenendo davanti alla Commissione che questi due mondi sono due mondi nettamente separati, cioè il mondo delle organizzazioni anticomuniste, inserite nel gioco del sistema, e il mondo di quelli che invece sono alternativi al sistema, anche se hanno lo stesso obiettivo anticomunista. Però c’è una cosa che lei dice, ed è questo che io vorrei capire perché credo che tutti abbiamo qualche responsabilità in quello che è avvenuto. A un certo punto questi due mondi, che nascono separati, con logiche profondamente diverse, con culture profondamente diverse, a un certo punto – ed è qui che vorrei capire che cosa succede – forse ai bassi livelli, forse erano i quadri, forse non i comandanti, ma in realtà le forze bianche, le forze del regime, cominciano ad usare alcuni militanti o uomini di questi altri mondi. Questo io vorrei capire da lei: quando e perché succede questo? Lei dice giustamente: io mando un sacco di circolari. Posso ricordare che l’onorevole Almirante mandava un sacco di circolari che proibivano la frequentazione di San Babila, che proibivano la frequentazione di alcuni nomi, uno è quello che ha citato Corsini, visto che ci accorgemmo dopo che era passato dall’altra parte. E questo io credo che dobbiamo cercare di capire: che cosa succede, che cosa avviene, chi manovra, perché qualcuno manovra evidentemente; anche a voi sfuggono determinate situazioni, anche voi cominciate a dire: chiudete le sedi, quello non è più un camerata, ha tradito, poi si innestano anche processi strani, per cui lì chi è il più puro dei puri, chi è il più duro dei duri è difficile capirlo; allora uno diventa ancora più rivoluzionario. La domanda è questa: se è vero che all’inizio degli anni ’60 esistono questi due poli anticomunisti, uno legato al mondo anticomunista espressione della Resistenza e dei partigiani bianchi, l’altro che nasce come purezza ideale di alternativa al sistema, quando, secondo lei, e chi, secondo lei – se esiste questo qualcuno -, mette in contatto questi due mondi? E lì non ci sono più infiltrazioni, ci sono utilizzi di ragazzi e di giovani a fini diversi da quelli per cui questi giovani avevano aderito. Io questo vorrei capire da lei questa sera. Non facciamo fantasia, cerchiamo di capire sui fatti.

PRESIDENTE. La domanda del senatore Mantica mi sembra molto pertinente e gradirei che lei desse una risposta, perché penso che questo è il contributo che lei stasera può dare alla Commissione.

DELLE CHIAIE. Il contributo è anche quello di chiarire la nostra posizione. Innanzitutto, vorrei spiegare la nostra psicologia, di quelli che furono praticamente i gruppi extraparlamentari. Noi ritenevamo che la Resistenza si fosse spaccata e che ci fosse un regolamento di conti tra due componenti della Resistenza, quella comunista e quella anticomunista; e che comunque queste due componenti facevano parte di un regime che noi rigettavamo totalmente. Quindi eravamo l’alternativa a questo, ed ecco la radicalizzazione della nostra lotta. E’ chiaro che quasi certamente le infiltrazioni ci sono state sempre, ma non ce ne eravamo mai accorti; noi ce ne accorgiamo nei primi anni ‘70.

MANTICA. Non nel 1969?

DELLE CHIAIE. No, noi in quel momento non ci accorgiamo. Anche perché – badi bene – per quanto riguarda noi, nel 1965 terminiamo di essere un movimento, ci autosciogliamo. Quindi cominciamo, individualmente o insieme, a vivere in un’area che era abbastanza fluida, che era quella che poi girava intorno alla “Caravella”; cioè in quel momento l’area si divide in più anime. C’è il Movimento sociale italiano, che noi riteniamo inserito nel sistema, riteniamo che sia al servizio di un anticomunismo di Stato; poi c’è praticamente una componente nazi-maoista, che sogna di mettere insieme e di far sposare il nazional-socialismo ed il maoismo; poi ce ne è un’altra che invece ritiene praticabile una possibilità con il movimento studentesco, attraverso la contestazione e la nascita di un movimento generazionale che superasse fascismo e antifascismo; ce ne era ancora un’altra che era per conto suo, e che noi praticamente non ritenevamo vicina dal punto di vista dell’impostazione.

MANTICA. Lei mi sta dicendo che dopo il 1965 non c’è più nessuna struttura organizzata, c’è un magma.

DELLE CHIAIE. C’è solo Ordine nuovo, ma in crisi. C’è la crisi anche in Ordine nuovo, tant’è vero che Rauti nel 1965 tenta una famosa riunione al Brancaccio per riunire tutti i gruppi. Però nascono gruppi locali, qui si parla ad esempio del gruppo veneto come gruppo di Ordine nuovo. Ma quello era il gruppo veneto, non era Ordine nuovo; che poi avesse rapporti con elementi di Ordine nuovo, o elementi di Ordine nuovo fossero più spostati verso il gruppo veneto che verso Ordine nuovo, è un’altra cosa. Ma il gruppo veneto non era Ordine nuovo, agli occhi nostri, o comunque dell’area.

MANTICA. Quindi ci sono gruppi non organizzati.

DELLE CHIAIE. No, ci sono gruppi organizzati e praticamente un’area che si muove. Nasce anche un’altra tendenza, questo, Presidente, credo di poterlo dire: nascono orientamenti diversi anche rispetto all’alternativa stessa del sistema. C’è un settore che crede nel golpismo, crede che vi è una possibilità di capovolgere con un atto tecnico la situazione per poi iniziare la rivoluzione: cioè la rivoluzione come atto successivo al fatto tecnico. C’è chi invece, soprattutto l’ambiente di Ordine nuovo, ritiene di respingere questa ipotesi golpista e diceva che la conquista del potere doveva essere la conclusione della rivoluzione. Una differenza non irrilevante, che poi gli studiosi e i magistrati hanno ritenuto superflua.

MANTICA. Allora, fino al 1969 non vi accorgete di queste cose.

DELLE CHIAIE. No: nel 1968, nel movimento studentesco, ci riunivamo, facevamo riunioni di notte, organizzavamo cortei insieme, cercando soltanto di convincere altri elementi che erano più radicali; ma alcuni esponenti, come Capanna che veniva da Milano, cercavano di trascinarli su posizioni antifasciste. La strage di piazza Fontana è l’atto tremendo che sconvolge tutti quanti noi, determina disorientamento e sospetto. Nasce così una situazione preoccupante e a quel punto decidiamo di far risorgere Avanguardia nazionale, nel 1970. La facciamo risorgere subito, perché immediatamente ci poniamo il problema che possa accadere qualche altra cosa, per cui cerchiamo di tamponare, di frenare, o eliminare ipotesi e rischi di questo genere. Nasce Avanguardia nazionale; da quel momento non abbiamo sensazioni di infiltrazioni dirette al centro ma cominciamo a individuare elementi strani che girano. A questo punto lei mi chiede: “Chi erano e chi li muoveva?”. E’ una parola! Si possono fare supposizioni, ma non avevamo elementi. Sapevamo che c’era un certo Chiesa, che poi è sparito dalla circolazione siamo andati a cercarlo, contattava i ragazzetti e li sollecitava, per le armi, per le bombe; e poi Spiazzi. Due dirigenti di Avanguardia nazionale si recarono a Milano, da Degli Occhi e lo minacciarono: avevamo saputo che Degli Occhi chiamava dei ragazzini di 17-18 anni e dava loro cose che non doveva dare, ammonendoli: “E non dite niente ai dirigenti di Avanguardia nazionale, che sono spie dei Servizi”. Due dirigenti andarono a Milano e minacciarono Degli Occhi, il quale infatti denunziò questi camerati per essere stato da loro aggredito. Cercammo anche Spiazzi con il quale non avevamo avuto rapporti diretti. Come ricevevamo una voce ci muovevamo in questo senso. Anch’io, all’estero, mi mobilitai per intercettare chi usciva da questo paese. Ci facemmo l’idea che si era frantumata un’area e che una serie di gruppi locali era facilmente manovrabile. Faccio un esempio: se si spacca una bottiglia, è responsabilità del gruppo sollecitato a spaccarla o di un altro che fa ricadere la responsabilità sul primo? Non era facile l’individuazione.Posso dire con tutta tranquillità che noi abbiamo tentato e abbiamo fatto in modo che i guasti fossero i minori possibile. Su questo ho la coscienza assolutamente tranquilla. Ecco il significato di quelle circolari, di quell’allertare continuo, dello scioglimento dei gruppi. Spiazzi, per esempio. Noi abbiamo ritenuto che quello di Fumagalli, Mar, fosse un gruppo di provocazione per il nostro mondo (seguivano una loro strategia); e viene considerato uno dei gruppi fascisti. Ma Orlando veniva dalla socialdemocrazia, Fumagalli dalla Resistenza. Dunque notizie che si accavallavano, “Attenzione che succede questo e quello”; e vi ho detto dei fatti in Calabria.

PRESIDENTE. Voglio provare io a dare una risposta all’interrogativo, secondo me intelligente, del senatore Mantica. E’ chiaro dove avviene il coagulo, avviene a livello istituzionale, direi prevalentemente negli apparati militari (ma non soltanto), è lì che avviene questa forma di contatto, è lì che molte persone che venivano dal vostro mondo fanno cadere la pregiudiziale atlantica, Beltrametti, Giannettini, Rauti; e poi i giovani: Esposti… Dove sta il mistero? E’ chiaro dove avviene il coagulo tra i due mondi, avviene attraverso gli apparati istituzionali, i quali erano immersi nella logica atlantista e nello stesso tempo erano vicini alle vostre posizioni. Perché misterioso? So che qualcuno di voi pensa che io abbia enfatizzato il convegno dell’istituto Pollio, ma lì parlano Beltrametti, Giannettini, Rauti; e c’erano dei giovani; Delle Chiaie dice che non era presente, non c’era, ma c’erano altri. Io sto rispondendo all’interrogativo di Mantica. Esposti muore in un campo militare, la Land Rover l’aveva data Fumagalli. Dove sta il mistero?

DELLE CHIAIELei, Presidente, conclude per l’atlantismo di alcuni soggetti, ma mentre alcuni potevano rientrare in quello schema piuttosto per il loro tornaconto…

PRESIDENTE. Ricordo Paglia.

DELLE CHIAIEMa quella velina fu fatta da Giannettini, il testo ce l’ho qui.

PRESIDENTE. Lei ha confermato che Labruna cercò il contatto con lei tramite Paglia.

DELLE CHIAIE. Questo è vero. Chi mi conosce non può dire che io sia amico di Rauti, eppure non si può dire che egli abbia rinunciato alla sua posizione nel convegno dell’istituto Pollio. A Trento ci furono provocazioni effettuate contro la sinistra e contro la destra, e sia noi che loro attacchiamo una terza componente, cioè il sistema. Il sistema o amministrava quello che veniva fatto o provocava quanto si faceva. Mi sembra invece troppo articolata questa ricostruzione per cui entravano in uno schema…

ZANI. Insomma tutto il giorno vi difendevate dalle infiltrazioni!

DELLE CHIAIENo, facevamo quello che faceva la sinistra.

PRESIDENTE. Quale era lo schema organizzativo di Avanguardia nazionale nel 1970?

DELLE CHIAIE. Era molto semplice; tra l’altro non c’ero in quel periodo. I gruppi nascevano spontaneamente nelle città ed entravano in Avanguardia nazionale.

PRESIDENTE. Ma difendersi dalle infiltrazioni presuppone una logica di gerarchizzazione e di compartimentalizzazione.

DELLE CHIAIE. Alcuni elementi venivano dalla vecchia Avanguardia nazionale, ed è vero che le sedi in cui vi erano elementi nuovi vennero chiuse.

PRESIDENTE. Non c’era una divisione per cellule.

DELLE CHIAIE. Noi, prima di Bossi, avevamo una organizzazione federalista: i centri regionali dipendevano dal quadro regionale che aveva piena autonomia di agire e di operare sul territorio; poi verrà quanto dicono Labruna e Giannettini, primo, secondo e quinto livello.

CORSINI. A me interessano sostanzialmente tre o quattro cose. La prima è una curiosità di carattere del tutto personale. Se è possibile rivolgerle questa domanda – conosco i passaggi della sua biografia politica, i suoi spostamenti e le sue presenze soprattutto all’estero – come viveva, come si manteneva, come tirava a campare all’estero?

DELLE CHIAIEDovrei risponderle come ho fatto prima con il Presidente, quando all’altra Commissione dissi che era una domanda che non accettavo, forse lei prima era disattento o non c’era. Se mi dà un suo indirizzo, le posso mandare la documentazione di quel che ho fatto nei diversi paesi. Ho sofferto la fame, ho lavorato quando potevo, ho fatto combattimento politico quando potevo. La mia risposta è che non ho mai ottenuto da nessuno aiuti di alcun genere, se non dai miei camerati italiani o dai miei camerati o compagni argentini peronisti. In alcuni paesi ho lavorato, ho fatto anche il guardiano. E’ la prima volta che lo dico, perché mi umilia rispondere a questo. E’ come se chiedessi a lei: come fa a vivere? Se ha una casa: come ha fatto a comprarla? Non mi permetterei mai di farlo.Queste domande nascono dall’immagine che si è costruita su di me.

PRESIDENTE. Proprio questa sera un uomo politico importante, saputo che si teneva questa audizione, mi ha detto di aver saputo da sacerdoti della Bolivia che sono stati interrogati da lei insieme alla polizia boliviana. E’ vero o no?

DELLE CHIAIEMe lo porti e lo ripeta davanti a me. Ho avuto un sacerdote italiano che è venuto da me e mi ha inguaiato, perché all’ambasciata ha detto – mi scusi se sono presuntuoso – che c’era un angelo italiano in Bolivia. Quindi non ho mai interrogato sacerdoti; ho avuto al contrario sacerdoti, soprattutto nell’altipiano, che hanno fatto battaglia politica con noi.

CORSINI. Non volevo fare alcun processo alle intenzioni, quindi le chiedo di non farlo alle mie.

DELLE CHIAIENon ho mai avuto denaro da nessuno. In Bolivia ero il consigliere del Presidente della Repubblica e non ho accettato mai denaro per questo.

PRESIDENTE. Collaborava con apparati istituzionali.

DELLE CHIAIEPresidente, io non ho collaborato mai con nessuno, perché non sono stato mai al servizio di nessuno. Laddove ho avuto rapporti con organismi che comunque lei può definire, li ho avuti non come subalterno, perché ovunque sono stato ho condotto la mia battaglia politica e gli altri l’hanno seguita, non io quella degli altri. Ripeto, al di là delle parole e delle chiacchiere, così come ho fatto nei miei processi sfido chiunque a dimostrarmi il contrario, con i fatti e non con le parole. Non sono stato mai al servizio di nessuno.

PRESIDENTE. Capisco che la parola collaborazionismo si carica di una valenza negativa, ma volevo dire che lei collaborava, seppure paritariamente.

DELLE CHIAIEMai ho avuto assolutamente situazioni di subordinazione o di servizio a qualcuno. Laddove sono stato, ho impostato le mie battaglie politiche, che hanno orientato gli altri, non gli altri le mie. Non ho mai assunto in nessuna parte del mondo, né in Costarica né in Bolivia, posizioni filo-atlantiche e ho avuto sempre dall’altra parte i Servizi americani, come l’ambasciatore Corr, Richard Adles e altri che hanno tentato persino di levarmi la vita. Quindi non accetto assolutamente che mi si metta laddove io non ero. E questi sono fatti, non parole.

CORSINI. Prendo atto della sua risposta.

DELLE CHIAIEQuesto è riportato nei processi: laddove sono stato ho avuto l’appoggio dei miei camerati e ho lavorato. Mi scusi se l’ho interrotta.

CORSINI. Non intendevo suggerire eventuali ipotesi diffamanti verso la interpretazione che lei dà della sua biografia. Si trattava semplicemente di una curiosità personale, perché questa militanza “rivoluzionaria” mi interessa anche come fenomeno di dimensione umana e antropologica. Veniamo ad una domanda più precisa. Nel 1969 Almirante ritorna, dopo una lunga parentesi, alla segreteria del Msi e inaugura una politica, tra la fine degli anni sessanta e gli inizi degli anni settanta, che viene definita del “doppio binario”. Da un lato, la parola d’ordine è “doppio petto”, dall’altra parte invece, nell’ambito di una forte drammatizzazione del pericolo comunista (poi chiarirò in quale senso), viene condotta una politica di scontro più rude. “Julius Evola è il nostro Marcuse” è una famosissima dichiarazione di Almirante. Quindi c’è una drammatizzazione anche dal punto di vista dei referenti ideologici e della lotta politica. Quando si parla di pericolo comunista, nell’immaginario neofascista dei primi anni settanta non si intende soltanto la presenza del Pci, ma anche quella di un vasto mondo della sinistra che è in ebollizione, che sta conducendo delle lotte abbastanza intense, che eredita quel capitale di lotta che deriva dai movimenti del 1968 e così via. Tempo fa ho letto, ma non sono in grado di dirle né l’anno né l’autore, una lettera molto interessante che è stata pubblicata sul giornale “la Repubblica” da un esponente della sua area politica, Avanguardia nazionale. Forse è possibile reperirla nella nostra documentazione. In questa lettera sostanzialmente si polemizza con l’Msi e con Almirante in prima persona perché da parte del Msi si dà una versione dei rapporti che si tengono nei confronti dell’area del radicalismo di Destra, del mondo cosiddetto nazional-rivoluzionario, in termini di una forte contrapposizione. L’autore di questa lettera, che rende una sorta di testimonianza pubblica, chiama in causa il segretario del Msi imputandogli in qualche misura rapporti di copertura, di tutela, di sostegno e così via. Lei dal 1970 è fuori dall’Italia, ma a quanto pare è notevolmente informato, probabilmente per contatti, per collegamenti che avrà avuto con i suoi commilitoni, di quel che si muove in questo mondo della Destra radicale. Le domando: quali sono i rapporti? Sono solo di contrapposizione e di contrasto sulle strategie, sulle tattiche, sulle interpretazioni ideologiche del momento o per molti versi c’è un rapporto anche di tutela, di osmosi, di coperture da parte del Msi?

DELLE CHIAIE. Rispondo per quel di cui sono a conoscenza. E’ indubbio che l’entrata di Ordine nuovo, che provoca la spaccatura del movimento, per cui parte di Ordine nuovo rimane fuori, fa pensare a un ritorno di Almirante alle posizioni prima del 1963-1964, quando si svolse il congresso di Pescara e ci fu l’accordo con Michelini. Ecco perché dopo lo scioglimento di Avanguardia Nazionale per noi non c’era più nulla da fare. Nel 1972, per esempio, ci fu un rapporto con Almirante da parte nostra, che ho già raccontato.