“La lunga corsa verso la fine inseguito da eroina e killer” – La Repubblica 27.11.1988

Era un ragazzino ancora, aveva quattordici anni e ne dimostrava diciotto, la barba già scura e forte, un corpaccione da lottatore. Diceva: Sono un italiano nazionalista. Soprattutto odiava i comunisti. Raccontano che un giorno dinanzi alla sua scuola di Tivoli gli dissero: Il professore ha fondato un’ associazione speciale contro i rossi. Vieni anche tu. Ci andò. Era il 1971. Il circolo era intitolato a Pierre Drieu La Rochelle. Il professore era Paolo Signorelli. Il ragazzino cresciuto troppo per la sua età era Aldo Stefano Tisei. Quel giorno si intrecciarono i destini dell’ ideologo dell’ eversione nera e del primo pentito del terrorismo di destra. Lungo il loro percorso si ritrova l’ intera storia dell’ eversione nera dalla strage di piazza Fontana alla strage di Bologna. E nel mezzo la strage dell’ Italicus, il delitto Occorsio, l’ omicidio Amato. E rapine per autofinanziarsi, sequestri, fredde esecuzioni, rapporti con la malavita, traffici di droga. E tradimenti, inganni, sospetti, doppia vita e il grande e indecifrabile gioco dei servizi segreti. I massimi dirigenti del circolo Drieu La Rochelle ha ricordato Tisei erano personaggi diventati noti alle cronache del terrorismo di destra: Paolo Signorelli, innanzi tutto, e poi Sergio Calore, Carlo Filippo Todini… In realtà, il circolo non era altro che una emanazione di Ordine nuovo. In quel circolo rimasi quattro anni. Quattro anni in cui appresi tutto quello che si doveva apprendere sul piano politico. Avevo 18 anni, entrai nel gruppo militare dell’ organizzazione, prima come un militante qualsiasi, dopo qualche tempo con un ruolo direttivo. E come dirigente militare partecipai a molte azioni…. La fuga all’ estero dei massimi dirigenti dell’ organizzazione, Elio Massagrande e Salvatore Francia, accelerò la sua ascesa ai vertici dell’ organizzazione. Giovanissimo, Tisei si ritrova ad esser coordinatore militare e addetto all’ autofinanziamento di Ordine Nuovo. Tisei spiegò così le ragioni del suo pentimento: Seppi di essere stato esclusivamente uno strumento nelle mani dei servizi segreti. Mi convinsi che il nostro progetto politico era un’ utopia, una folle utopia e che le nostre azioni si erano trasformate in una violenza barbara. E tutto questo mi ha spinto a parlare. Quando si decise a vuotare il sacco, seppe raccontare ai giudici, con memoria di ferro, voce calma e quasi distaccata, i protagonisti e gli episodi grandi e piccoli del terrorismo di destra. La spietata precisione di Pier Luigi Concutelli nell’ uccidere il giudice Vittorio Occorsio. Occorsio disse ai magistrati fu l’ unico giudice a capire che dietro il movimento politico Ordine Nuovo vi era un’ organizzazione terroristica, collegata con altre organizzazioni straniere. Gli scambi di favore con la polizia segreta di Francisco Franco, il caudillo. Da Madrid ci segnalavano gli esponenti dell’ Eta, gli indirizzi dove rintracciarli in Francia. I fascisti raggruppati in una formazione di killer chiamata Ate eseguivano gli omicidi su commissione. In cambio gli agenti di Franco ci consegnavano armi come i micidiali mitra d’ assalto Inghram. Occorsio fu ucciso con uno di quelli. Il delitto del presidente della Dc Leighton commissionato dagli OO7 della Dina cilena. Concutelli sparò a Leighton alla testa, la moglie gridò. Pierluigi si girò di scatto e la ferì alla gola. Stava per dare il colpo di grazia poi rinunciò convinto della sua morte. Sopravisse. Concutelli mi disse: ‘ E’ stato l’ unico errore della mia vita’ . I sospetti e i tradimenti. Concutelli che diffida di Signorelli, Signorelli che sospetta di Concutelli. Concutelli e Signorelli che hanno grossi dubbi su Stefano Delle Chiaie. Tisei: Tradiva tutti o quasi tutti. Lui arrivava in un posto e subito dopo arrivavano i carabinieri o la polizia. Tutti finivano in carcere tranne lui che spariva sempre in tempo. Ora mi chiamano infame, ma un tipo come Delle Chiaie ha un ruolo ormai chiaro: è una spia prezzolata. Aldo Tisei non si faceva molte illusioni sul suo destino. Lo avrebbe ucciso o l’ eroina o un killer. Era drogato da anni e i killer già ci avevano provato. Roma, 4 gennaio 1986. Era un sabato sera. Tisei aveva appena varcato il portone di via Alessandria 192 dove viveva con un altro pentito Paolo Bianchi. Da un angolo buio partono quattro colpi. Vanno tutti a vuoto. Tisei e Bianchi fuggono. Non sono inseguiti. Non si faceva illusioni, Tisei. I terroristi neri che parlano pagano più duramente dei rossi la loro decisione. Ecco perché siamo così pochi. Posso ricordare quattro nomi: Perucci, De Luca, Pizzari, Mennucci. Tutti hanno collaborato, tutti sono morti ammazzati. In questa tragica corsa verso verso la morte, l’ eroina ha battuto i killer.

Giuseppe D’Avanzo – La Repubblica 27 novembre 1988